Donato Monopoli ucciso dopo una lite in discoteca, ancora ridotte le condanne: la rabbia della famiglia

Nuova riduzione delle pene per Francesco Stallone e Michele Verderosa, ritenuti responsabili della morte di Donato Monopoli, il 26enne di Cerignola deceduto dopo sette mesi di coma in seguito al pestaggio avvenuto nella discoteca “Le Stelle” di Foggia nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2018.

La Corte d’Appello di Bari, nel nuovo giudizio disposto dalla Cassazione limitatamente alla determinazione della pena, ha condannato Stallone a 7 anni e 2 mesi di reclusione e Verderosa a 4 anni, 11 mesi e 20 giorni, riducendo ulteriormente le condanne già diminuite nel precedente processo d’appello.

In primo grado i due erano stati condannati dalla Corte d’Assise per omicidio volontario a 15 anni e 6 mesi e 11 anni e 4 mesi. Nel maggio 2024 il reato era stato riqualificato in omicidio preterintenzionale, con pene ridotte rispettivamente a 10 e 7 anni. Il nuovo processo d’appello ha portato a un ulteriore alleggerimento.

Nel procedimento bis il procuratore generale aveva chiesto la conferma delle precedenti condanne, mentre la difesa aveva contestato la configurabilità dell’omicidio preterintenzionale, richiamando anche presunte patologie pregresse della vittima, circostanza sempre respinta dalle parti civili.

Durissima la reazione dei genitori di Donato Monopoli, che hanno definito la sentenza «un insulto alla vita umana» e «uno schiaffo» inflitto dallo Stato. In un messaggio pubblicato sui social hanno annunciato che presenteranno un nuovo ricorso in Cassazione: «Combatteremo fino all’ultimo grado di giudizio. Lo dobbiamo alla dignità, al sangue e alla memoria di Donato».

Donato Monopoli ucciso dopo una lite in discoteca, il 13 luglio la sentenza a Bari. La famiglia: “Vogliamo giustizia”

Sarà pronunciata il prossimo 13 luglio la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bari sull’omicidio di Donato Monopoli, il giovane di 26 anni, di Cerignola (Foggia) morto nel maggio del 2019, dopo sette mesi di agonia trascorsi in ospedale, dopo un violento pestaggio all’esterno di una discoteca di Foggia nell’ottobre del 2018.

La Cassazione il 15 febbraio del 2025 aveva annullato la sentenza del processo di appello rinviando ad un’altra sezione della Corte d’appello di Bari per nuovo giudizio.

Nell’udienza di ieri la Procura generale, a seguito del rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, ha chiesto la conferma delle condanne già inflitte in appello: 10 e 7 anni di reclusione per Francesco Stallone e Michele Verderosa, accusati di omicidio preterintenzionale.

All’udienza, svoltasi a porte chiuse, erano presenti anche i familiari della vittima. “Non cerchiamo vendetta ma giustizia”, le loro parole.

Donato Monopoli ucciso dopo una lite in discoteca a Foggia, nuovo rinvio del processo. Il padre: “Un’offesa”

È stata rinviata al 23 marzo 2026 l’udienza del processo d’appello bis a Bari per l’omicidio di Donato Monopoli, il giovane di 26 anni, di Cerignola (Foggia) morto nel maggio del 2019, dopo sette mesi di agonia trascorsi in ospedale, dopo un violento pestaggio all’esterno di una discoteca di Foggia nell’ottobre del 2018.

La Cassazione il 15 febbraio del 2025 aveva annullato la sentenza del processo di appello rinviando ad un’altra sezione della Corte d’appello di Bari per nuovo giudizio. L’udienza per l’appello bis prevista per oggi è stata rinviata, dunque, al 23 marzo prossimo (per questioni tecniche legate, a quanto si apprende, alla nomina di un nuovo legale da parte di uno degli imputati).

Gli imputati sono Francesco Stallone e Michele Verderosa, condannati in secondo grado rispettivamente a 10 e 7 anni di reclusione. Nel maggio 2024, la Corte di assise di appello di Bari derubricò in omicidio preterintenzionale la precedente condanna a omicidio volontario, con conseguente riduzione della pena. La Corte d’assise di Foggia nel giugno del 2022 aveva condannato a 15 anni e 6 mesi Stallone e ad 11 anni e 4 mesi Verderosa.

“Ancora una volta il processo è stato rinviato – ha sottolineato Giuseppe, il papà di Donato – Sette anni di dolore, di attese, di processi che si allungano. Sette anni in cui abbiamo avuto pazienza, dignità e rispetto per le istituzioni. Ma oggi, dopo l’ennesimo rinvio, ci sentiamo lasciati soli”. Il padre di Donato, con la sua famiglia, chiede “cosa dobbiamo aspettarci la prossima volta? Ancora un rinvio? Ancora silenzi? Quello che stiamo vivendo è un’offesa non solo a noi, ma soprattutto a nostro figlio Donato”.