Timbra il badge e torna a casa durante il turno in ospedale: chirurgo assenteista ai domiciliari nella BAT

Per mesi avrebbe timbrato il badge delle presenze dando così il via al suo turno in ospedale per poi lasciare il posto di lavoro.

Nei turni notturni o pomeridiani avrebbe marcato il cartellino, preso le consegne dai colleghi del turno precedente per poi tornare a casa in auto o in bici.

Per questo un dirigente medico dell’ospedale di Bisceglie è finito agli arresti domiciliari con le accuse di truffa aggravata e false attestazioni. Secondo quanto accertato dagli agenti del commissariato di Trani, coordinati dalla Procura, il medico avrebbe, “senza soluzione di continuità”, timbrato il cartellino per poi abbandonare il posto di lavoro.

Anche quando i poliziotti hanno eseguito l’ordinanza cautelare il medico aveva timbrato e stava lasciando la struttura ospedaliera. Gli accertamenti investigativi sono iniziati dopo una segnalazione secondo cui l’indagato, dal novembre dello scorso anno, specialmente quando avrebbe dovuto svolgere i turni pomeridiani o notturni, “dopo aver timbrato il cartellino e aver effettuato il passaggio di consegne con i colleghi del turno precedente – spiegano gli investigatori – si allontanava dall’ospedale” tornando “poco prima della conclusione del turno di servizio o se contattato telefonicamente” dai colleghi che ne richiedevano la presenza in sala operatoria. Le indagini si sono basate anche sui pedinamenti.

Domiciliari nel b&b occupato, Elvira torna dai Carabinieri: “Decreto Sicurezza inutile” (3)

Torniamo ad occuparci della storia di Elvira e del b&b “La casa della nonna” situto al civico 39 di via Pesole, a Noicattaro. Da ottobre scorso, come vi abbiamo raccontato nella prima parte di questa incredibile vicenda, non può più affittare la struttura e neppure può ristrutturare l’intero stabile.

Un uomo, insieme alla compagna (pare incinta), ha eletto il suo domicilio nel b&b per poter scontare gli arresti domiciliari, salvo poi continuare a delinquere e finire in carcere. La storia resta molto ingarbugliata e oggi a Elvira viene negato il diritto a gestire una proprietà nelle sue disponibilità.

Nel video precedente e in questo, potrete vivere insieme a Elvira la disperazione di non sentire la tutela delle istituzioni. Da ottobre scorso Elvira ha sporto almeno tre denunce, ha provveduto a fare una messa in mora, si è rivolta un numero imprecisato di volte ai Carabinieri del paese e a quelli della compagnia di Triggiano, a cui fa capo la stazione di Noicattaro.

Ci siamo recati con lei sul posto e, a causa del clima particolarmente teso, abbiamo ritenuto di dover chiamare il numero 112 per le emergenze. Dopo avervi fatto ascoltare il resto della telefonata al 112, abbiamo accompagnato Elvira presso la stazione dei Carabinieri di Noicattaro.

“Appalti in cambio di voti” a Molfetta, arrestato il sindaco Minervini: ai domiciliari anche dirigente comunale

Il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza su presunte irregolarità relative all’affidamento di appalti in cambio di voti.

Lo ha deciso il gip a seguito dell’interrogatorio preventivo cui il 2 maggio erano state sottoposte otto persone. L’ordinanza cautelare ha disposto i domiciliari anche per la dirigente comunale Lidia De Leonardis, 58 anni, di Bari.

La gip di Trani, Marina Chiddo, ha disposto l’interdizione per un anno per i dirigenti comunali Alessandro Binetti e Domenico Satalino, il divieto di dimora a Molfetta per l’ex luogotenente della Guardia di Finanza, Michele Pizzo, e il divieto di contrarre per un anno con la Pubblica amministrazione per l’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo.

Nei confronti di Minervini, che è alla guida di una coalizione civica che raggruppa il centrodestra e il centrosinistra, la gip ha riconosciuto quasi tutte le contestazioni avanzate dalla Procura. Le accuse, contestate a vario titolo, sono di corruzione, turbativa d’asta, peculato e falso.

Tutto ruota attorno alla realizzazione del nuovo porto commerciale di Molfetta, già al centro di un’inchiesta per corruzione da tempo a dibattimento. L’accusa ritiene che Minervini abbia promesso all’imprendtore portuale barese Totorizzo la gestione per trent’anni delle nuove banchine portuali in cambio di sostegno elettorale.

Corruzione in Puglia, chiesti i domiciliari per l’assessore Delli Noci. Emiliano lo difende. I nomi degli 11 indagati

La guardia di finanza di Lecce ha notificato in queste ore 11 richieste di interrogatori preventivi finalizzati all’emissione di misure cautelari personali nell’ambito di una inchiesta su una presunta associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa e frode di finanziamenti pubblici con i Pia.

Tra gli indagati figurano nomi di imprenditori e della politica, di Lecce e Bari. Tra questi Alessandro Delli Noci, assessore alle Attività Produttive della Regione Puglia, e Maurizio Laforgia, ingegnere, figlio del presidente dell’Aqp Domenico Laforgia. L’accusa per tutti è associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa e frode di finanziamenti pubblici con i Pia.

Tra i destinatari delle 11 richieste anche il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Lecce Angelo Mazzotta, e gli imprenditori Marino Congedo e Alfredo Barone. L’operazione è condotta dal nucleo di polizia economico – finanziaria della guardia di finanza di Lecce.

La Procura di Lecce ha chiesto gli arresti domiciliari per Delli Noci. La Procura leccese ha inoltre chiesto la custodia cautelare in carcere per l’imprenditore Alfredo Barone, altre cinque arresti domiciliari e quattro misure interdittive. “Ho appreso questa mattina di essere oggetto di indagine”. Così, in una nota, l’assessore regionale pugliese allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci. “Fiducioso come sempre nei confronti della magistratura – ha aggiunto Delli Noci – attendo di conoscere meglio le accuse che mi vengono rivolte per poter chiarire al più presto la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati”. Secondo quanto si è appreso a Lecce, sono inoltre in corso sequestri preventivi per un totale di circa dieci milioni di euro a carico delle quattro società coinvolte nell’inchiesta.

Oltre che per Delli Noci, i domiciliari sono stati chiesti dalla Procura di Lecce anche per Maurizio Laforgia, ingegnere, figlio del presidente dell’Aquedotto Pugliese, Domenico Laforgia, per il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Lecce Angelo Mazzotta, per l’imprenditore Marino Congedo, per Nicola Capone e per Ilaria Santoro. La richiesta delle quattro misure interdittive riguarda invece Luciano Ancora, Michele Barba, Corrado Congedo e Giovanni Rapanà.

“Abbiamo fiducia nella giustizia e abbiamo fiducia in Alessandro Delli Noci”. Lo ha detto, in una dichiarazione, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, riferendosi all’inchiesta della Procura della Repubblica di Lecce che ha chiesto i domiciliari per Delli Noci.

“Aspettiamo – ha aggiunto il governatore – di conoscere gli atti processuali e la sua difesa. Le procedure giudiziarie sono necessarie per conoscere la verità e auspichiamo che arrivino a conclusioni certe nel tempo più breve possibile”, ha concluso Emiliano.

Picchiata in casa dal marito nel Brindisino, donna ricoverata in gravi condizioni: l’uomo era ai domiciliari

Una donna è ricoverata in gravi condizioni nell’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi dopo essere stata picchiata in casa, a Latiano (Brindisi).

Al momento i sospetti ricadono sul marito, già detenuto agli arresti domiciliari, e che ora è stato trasferito in carcere con l’accusa di lesioni gravissime.

La donna ha subito un grave trauma toracico ed è in prognosi riservata. Ad allertare i soccorritori e le forze dell’ordine, a quanto si apprende, sarebbero stati alcuni vicini.

Morte Fabiana Chiarappa, il Riesame accoglie il ricorso: don Nicola d’Onghia lascia i domiciliari e torna libero

Don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne di Noci arrestato per omicidio stradale e omissione di soccorso in relazione alla morte di Fabiana Chiarappa dello scorso 2 aprile, lascia i domiciliari e torna libero con l’obbligo di dimora.

Il Riesame ha accolto il ricorso della difesa, confermando allo stesso tempo i gravi indizi di colpevolezza. La tesi della difesa è che la giovane vittima, soccorritrice del 118, fosse già morto quando è stata colpita dall’auto guida dal sacerdote sulla provinciale 172 nel tratto tra Turi e Putignano.

La stessa posizione mantenuta sin dal primo interrogatorio avvenuto il giorno successivo alla morte di Fabiana. ll gip di Bari Nicola Bonante nei giorni scorsi aveva respinto la richiesta di revoca della misura presentata, al termine dell’interrogatorio, dai legali del parroco, Federico Straziota e Vita Mansueto.

Il sacerdote ha sempre dichiarato di non essersi accorto di avere travolto una persona perché la strada era buia e di avere pensato di avere urtato un sasso. Ora però il Riesame lo ha scarcerato.

Ai domiciliari crea un tunnel sotterraneo per spacciare: arrestato 47enne. In casa 5 chili di droga

Nascondeva nella sua abitazione di Ginosa (Taranto) circa cinque chili di stupefacente di vario tipo (cocaina, hascisc, eroina, mdma e marijuana), oltre a materiale vario per il confezionamento delle dosi, tre bilancini di precisione, un giubbotto antiproiettile e cinquemila euro in contanti.

Si tratta di un 47enne che era ai domiciliari ed è finito in carcere con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito e spaccio di sostanze stupefacenti.

I carabinieri gli hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Dda. Il 12 maggio scorso l’uomo era evaso dagli arresti domiciliari, rendendosi irreperibile.

Dalla perquisizione è emerso che il 47enne aveva creato un passaggio sotterraneo costituito da un’intercapedine, lunga circa 25 metri e larga un metro, situata tra le fondazioni in cemento armato del condominio, che conduceva ad una botola, abilmente occultata tra la vegetazione, posta nel terreno adiacente, a circa 12 metri dal suo appartamento.

L’uomo aveva anche predisposto un impianto di illuminazione e un sofisticato sistema di videosorveglianza, con telecamere e monitor che gli permettevano di monitorare in tempo reale l’interno e l’esterno dell’abitazione. Le indagini proseguono per accertare eventuali responsabilità di terzi nel supporto logistico e nella realizzazione delle strutture utilizzate per eludere la cattura.

Far west piazza Moro, lancia monopattino contro la vigilessa: 2 anni ai domiciliari con la fidanzata

Nella giornata di ieri vi abbiamo dato notizia della condanna a 2 anni di reclusione inflitta a Iheb Novira, il 25enne di nazionalità tunisina che ha aggredito verbalmente la nostra troupe e ferito una vigilessa in piazza Moro lo scorso 14 aprile.

Il giovane, processato con rito abbreviato, è stato scarcerato dopo un mese e resterà ai domiciliari a casa della fidanzata.  Le accuse nei suoi confronti sono quelle di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il 25enne è stato in carcere per quasi un mese ed è stato arrestato qualche istante dopo l’aggressione. Nel video editoriale alcune precisazioni in merito alla notizia e alla vicenda.

 

Morte Fabiana Chiarappa, respinta la richiesta della difesa: don Nicola D’Onghia resta ai domiciliari

Resta ai domiciliari don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne arrestato martedì scorso per omicidio stradale e omissione di soccorso in relazione alla morte di Fabiana Chiarappa dello scorso 2 aprile.

Il gip di Bari Nicola Bonante ha infatti respinto la richiesta di revoca della misura presentata mercoledì, al termine dell’interrogatorio, dai legali del parroco, Federico Straziota e Vita Mansueto.

La Procura aveva dato parere negativo, gli avvocati di D’Onghia hanno annunciato che presenteranno la stessa richiesta al Riesame.

Secondo le indagini, la sera del 2 aprile D’Onghia avrebbe travolto Fabiana Chiarappa – caduta pochi secondi prima dalla sua moto Suzuki – sulla provinciale 172 tra Turi e Putignano, causandone la morte, e non si sarebbe poi fermato a prestare soccorso.

Il sacerdote ha sempre dichiarato di non essersi accorto di avere travolto una persona perché la strada era buia e di avere pensato di avere urtato un sasso.

Appalti in cambio di voti a Molfetta, in 8 rischiano i domiciliari. Tra loro il sindaco Minervini: “Chiarirò” – I NOMI

“Carissimi tutti, purtroppo devo darvi una brutta notizia. Dopo lunghi anni di indagini, mi hanno notificato un avviso di comparizione per il 2 maggio p.v. di fronte al Gip di Trani ove, unitamente ad altri dovrò essere interrogato preventivamente in relazione a vicende amministrative con riferimento alle quali la Procura chiede misure cautelari. Sono profondamente addolorato e mortificato per quanto accaduto perché, a giudicare dalle contestazioni a me elevate, vengono letti in chiave di penale rilevanza fatti e circostanze della gestione politico-amministrativa della città che, invece, ad una lettura semplice e lineare, disvelano condotte svolte sempre nell’interesse della collettività e poste in essere, paradossalmente, proprio per evitare le collusioni e le irregolarità di cui mi si accusa”.

Inizia così il post pubblicato sui social da Tommaso Minervini, sindaco di Molfetta per il quale la Procura di Trani ha chiesto l’arresto ai domiciliari per un presunto sistema di scambi di favori tra politica e imprenditori.

Il primo cittadino, al suo secondo mandato e a capo di una giunta di liste civiche, è coinvolto in una inchiesta che conta complessivamente otto indagati, relativa a presunti favori fatti a imprenditori in cambio di sostegno elettorale. Le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, sono corruzione, turbativa d’asta, peculato e falso, per un totale di 21 capi di imputazione. L’attività di indagine è successiva agli accertamenti fatti dai finanzieri che tre anni fa hanno iniziato a indagare su possibili irregolarità nella gara per la realizzazione della nuova area mercatale: il cantiere fu poi sequestrato. Da queste verifiche sarebbero emerse altre irregolarità.

Oltre a Minervini, i dirigenti comunali Alessandro Binetti, 58 anni di Bari, Lidia De Leonardis, 58 anni di Bari, Domenico Satalino, 54 anni di Bari, il funzionario Mario Morea, 64 anni di Bari, l’autista e cugino del sindaco, Tommaso Messina, 66 anni di Molfetta che risponde di peculato per l’utilizzo dell’auto di servizio, l’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo, 79 anni di Bari e un luogotenente della Finanza, Michele Pizzo, 60 anni, residente a Molfetta.

“Spero, pertanto, di non essere bersaglio di comportamenti di sciacallaggio mediatico in quanto sapete benissimo voi tutti, così come l’intera cittadinanza, che ho sempre agito nell’interesse pubblico e non mi sono mai appropriato di un solo centesimo ne’ per me, ne’ per altri – aggiunge Minervini -. Avrò anche questa volta, statene certi, la forza d’animo, datami dalla onestà intellettuale con la quale ho sempre agito, di rappresentare tutto al Giudice ed agli organi di Giustizia, nella quale continuo a credere con rispetto e fiducia, dimostrando con elementi concreti la correttezza di ogni procedimento, mio e dell’apparato comunale. Confido, ed auspico, di poter risolvere quanto prima ogni profilo di questa incresciosa ed imbarazzante situazione”.