Minervini annienta De Nicolo, è lui il sindaco. Antonio scuote la coalizione: “Voglio una delega”

Manuel Minervini è il nuovo sindaco di Molfetta. Il trionfo del candidato del centrosinistra (Pd, M5S, Sel, Rc, Spazio Riformista e altre tre civiche) è arrivato al ballottaggio contro il candidato civico, Pietro Mastropasqua, sostenuto da una coalizione di 11 liste. Una sconfitta anche per De Nicolo, amministratore unico dell’Arca Puglia. Nonostante l’iscrizione al Pd e le regole chiare dello statuto, ha sostenuto Mastropasqua con la lista “Fare Comune”. Una piccola vittoria anche per noi di Quinto Potere, non per ideale politici, ma perché abbiamo cercato nelle ultime settimane di accendere i riflettori sul solito “marciume” della politica di oggi.

Molfetta, Manuel Minervini è il nuovo Sindaco: sconfitto il civico Pietro Mastropasqua al ballottaggio

Manuel Minervini è il nuovo sindaco di Molfetta. Il trionfo del candidato del centrosinistra (Pd, M5S, Sel, Rc, Spazio Riformista e altre tre civiche) è arrivato al ballottaggio contro il candidato civico, Pietro Mastropasqua, sostenuto da una coalizione di 11 liste.

“La comunità di Molfetta ha espresso una scelta chiara, democratica e inequivocabile, affidando a Manuel Minervini e alla coalizione progressista la responsabilità e l’onore di guidare la città. Quando la politica si fonda sull’ascolto autentico, sulla partecipazione e sul rispetto delle cittadine e dei cittadini, il consenso si trasforma in un mandato collettivo per il futuro”, le parole del consigliere regionale Felice Antonio Spaccavento alla luce dei risultati del ballottaggio.

​“Avevamo percepito il crescente interesse per il nostro progetto politico. – argomenta – Ora questa istanza di cambiamento sarà tradotta in un’azione di governo solida, lungimirante e vicina ai bisogni dei cittadini. Il risultato maturato al primo turno e suggellato dalla vittoria al ballottaggio – prosegue Spaccavento – va ben oltre il dato numerico. È il riconoscimento formale di un progetto politico autorevole, costruito nel tempo attraverso il dialogo costante con il territorio. Un consenso trasversale e intergenerazionale che unisce l’intera città e che oggi ci consegna una precisa responsabilità istituzionale”.

​Il Consigliere Regionale sottolinea la compattezza e la pluralità del progetto: “La vittoria di Minervini e della coalizione “Insieme” dimostra la bontà di una proposta politica matura, capace di federare l’azione delle forze civiche autentiche e la sensibilità delle diverse culture politiche progressiste attorno a una visione condivisa di sviluppo”. ​Guardando alle sfide immediate, Spaccavento traccia la rotta della nuova stagione amministrativa: “Il successo elettorale non è un punto di arrivo, ma il punto di partenza di una fase che richiede rigore, competenza e massima responsabilità. Il nostro compito, ora, è tradurre le linee programmatiche in atti amministrativi concreti, onorando il patto di fiducia siglato con i cittadini, anche e soprattutto con quelli che non ci hanno votato. Molfetta ha premiato la serietà e la trasparenza; questa fiducia va custodita e alimentata ogni giorno attraverso la condivisione di scelte all’altezza delle aspettative della città”.

​“Manuel Minervini è il sindaco di tutta Molfetta, il garante di una domanda diffusa di stabilità, innovazione e crescita. Esaurita la stagione del confronto elettorale, si apre il tempo del lavoro e finalmente del buon governo. Molfetta ha scelto la sua direzione: ora inizia la fase più alta della politica, quella del governo della città. ​Al sindaco Manuel Minervini e a tutta la squadra i miei più sentiti auguri di buon lavoro. Al servizio di Molfetta, insieme!

Molfetta, la Corte di Cassazione annulla l’arresto dell’ex sindaco Minervini: “Nessun indizio di colpevolezza”

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio a gennaio le misure cautelari nei confronti dell’ex sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, mettendo definitivamente fine alla vicenda giudiziaria che lo aveva coinvolto nel 2025.

Nelle nove pagine di motivazioni, i giudici della Suprema Corte sottolineano come “non sia prospettabile un diverso epilogo in un eventuale giudizio di rinvio”, cancellando sia l’ordinanza del gip del tribunale di Trani che aveva disposto l’arresto, sia quella del Tribunale del Riesame che aveva successivamente attenuato la misura imponendo il divieto di dimora negli uffici comunali per un anno.

La decisione chiude il caso che aveva portato Minervini agli arresti domiciliari dal 6 al 28 giugno 2025, nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione degli appalti pubblici a Molfetta. Sono rimaste coinvolte anche altre persone.

Secondo la Cassazione, per tutti e nove i capi di imputazione non sussistono indizi di colpevolezza e viene esclusa qualsiasi rilevanza penale delle contestazioni. In sostanza, l’ex primo cittadino non avrebbe dovuto essere arrestato.

La vicenda giudiziaria aveva avuto ripercussioni anche sul piano amministrativo: il Comune era stato inizialmente guidato dal vicesindaco Nicola Piergiovanni, per poi arrivare allo scioglimento dell’amministrazione a seguito delle dimissioni di tredici consiglieri. Attualmente, la gestione dell’ente è affidata a un commissario straordinario nominato dalla Prefettura.

Molfetta, la Corte di Cassazione annulla senza rinvio l’arresto dell’ex sindaco Minervini: accolto il ricorso della difesa

La Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, i provvedimenti cautelari nei confronti dell’ex sindaco di Molfetta, nel Barese, Tommaso Minervini, accusato della concessione di appalti in cambio di voti al Comune di Molfetta.

In particolare, la Cassazione ha accolto il ricorso della difesa di Minervini, l’avvocato Mario Malcangi, annullando sia l’ordinanza cautelare genetica del gip di Trani del 6 giugno 2025, che aveva disposto gli arresti domiciliari, sia il provvedimento del Riesame di venti giorni dopo che aveva stabilito il divieto di dimora presso i locali di Palazzo di città.

Molfetta, 13 consiglieri si dimettono. Si chiude l’era Minervini: Armando Gradone nominato commissario

Francesco Russo, prefetto di Bari, ha nominato Armando Gradone, prefetto a riposo, commissario prefettizio per la gestione provvisoria del Comune di Molfetta dopo le dimissioni di 13 consiglieri comunali dello scorso 16 ottobre che hanno portato alla fine dell’era Minervini.

Minervini è stato arrestato il 4 giugno scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta concessione di appalti in cambio di voti ed era stato sospeso dalla carica.

Contemporaneamente è stato sospeso il consiglio comunale. “Il provvedimento si è reso necessario a seguito delle dimissioni contestuali di tredici consiglieri comunali, che hanno fatto venir meno il quorum strutturale in seno al Consiglio”, si legge nella nota ufficiale. Gradone aveva ricoperto il ruolo di prefetto di Perugia.

Appalti in cambio di voti a Molfetta, 13 consiglieri si dimettono: si chiude l’era Minervini

Tommaso Minervini non è più il sindaco di Molfetta. Sono 13 i consiglieri (Annamaria Gagliardi, Felice Spaccavento, Girolamo Lanza, Giovanni Infante, Domenico Gagliardi, Gabriella Azzollini, Alberto d’Amato, Pietro Mastropasqua, Mauro Binetti e Ippolita Germinario) che hanno firmato le dimissioni facendo cadere l’amministrazione.

Minervini è stato arrestato il 4 giugno scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta concessione di appalti in cambio di voti ed era stato sospeso dalla carica. Toccherà ora al prefetto di Bari nominare un commissario. 

 

“Appalti in cambio di voti” a Molfetta, arriva la sospensione bis: Minervini non può fare il sindaco da casa

Il prefetto di Bari, Francesco Russo, ha adottato un nuovo decreto di sospensione nei confronti di Tommaso Minervini. Dopo la decisione del Tribunale del Riesame che ha revocato i domiciliari, il 70enne non potrà comunque ricoprire il ruolo di primo cittadino e potrà avvicinarsi agli uffici del Comune solo su autorizzazione del gip di Trani, Marina Chiddo.

In base al decreto 235/2012 il divieto di avvicinamento comporta la sospensione dalle cariche elettive “quando riguarda la sede dove si svolge il mandato elettorale”.

Minervini era stato arrestato il 4 giugno nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta concessione di appalti in cambio di voti. Il primo cittadino ha lasciato gli arresti domiciliari ed è tornato in libertà, come stabilito dal tribunale del Riesame che ha però disposto la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio per un anno..

 

Appalti in cambio di voti a Molfetta, Minervini lascia i domiciliari ma non torna sindaco: un anno di interdizione

Il sindaco di Molfetta Tommaso Minervini, lascia gli arresti domiciliari e torna in libertà. Lo ha stabilito il tribunale del Riesame che ha però disposto per il primo cittadino la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio per un anno. Quindi non potrà tornare a fare il sindaco.

Minervini era stato arrestato il 4 giugno nell’ambito di una inchiesta sulla presunta concessione di appalti in cambio di voti. Accolto anche il ricorso della dirigente Lidia De Leonardis, che lascia i domiciliari con una interdizione dai pubblici uffici di sei mesi.

Il sindaco di Molfetta, alla guida di una lista civica che unisce centrodestra e centrosinistra, era finito agli arresti domiciliari perché coinvolto in una inchiesta della Procura di Trani su presunte irregolarità relative all’affidamento di appalti. Misura che la gip Marina Chiddo aveva disposto anche per la dirigente comunale Lidia De Leonardis, 58 anni di Bari.

Le accuse, contestate a vario a tutti gli indagati, erano di corruzione, rivelazione di segreti di ufficio, turbativa d’asta, frode, truffa e falso.

Gli avvocati Michele Laforgia e Alessandro Dello Russo, che difendono De Leonardis, sottolineano che “la dottoressa De Leonardis non ha pilotato nessuna gara pubblica e non ha depistato le indagini. La gravità indiziaria è stata riconosciuta, allo stato, solo per i reati di peculato e falso asseritamente commessi per effetto delle stesse indagini, e cioè nella rimozione delle microspie collocate nel suo ufficio dagli inquirenti per cercare la prova di reati che non aveva commesso. Con il dovuto, reciproco rispetto che ha contrassegnato tutte le fasi di questa delicata vicenda giudiziaria, e del quale diamo atto ai pubblici ministeri, al gip e al Tribunale, aspettiamo le motivazioni del provvedimento che ha restituito la libertà a una dirigente pubblica dalla carriera, sino ad oggi, trasparente e specchiata. Vedremo se l’impianto accusatorio residuo reggerà nelle fasi successive

“Appalti in cambio di voti” a Molfetta, arrestato il sindaco Minervini: ai domiciliari anche dirigente comunale

Il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza su presunte irregolarità relative all’affidamento di appalti in cambio di voti.

Lo ha deciso il gip a seguito dell’interrogatorio preventivo cui il 2 maggio erano state sottoposte otto persone. L’ordinanza cautelare ha disposto i domiciliari anche per la dirigente comunale Lidia De Leonardis, 58 anni, di Bari.

La gip di Trani, Marina Chiddo, ha disposto l’interdizione per un anno per i dirigenti comunali Alessandro Binetti e Domenico Satalino, il divieto di dimora a Molfetta per l’ex luogotenente della Guardia di Finanza, Michele Pizzo, e il divieto di contrarre per un anno con la Pubblica amministrazione per l’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo.

Nei confronti di Minervini, che è alla guida di una coalizione civica che raggruppa il centrodestra e il centrosinistra, la gip ha riconosciuto quasi tutte le contestazioni avanzate dalla Procura. Le accuse, contestate a vario titolo, sono di corruzione, turbativa d’asta, peculato e falso.

Tutto ruota attorno alla realizzazione del nuovo porto commerciale di Molfetta, già al centro di un’inchiesta per corruzione da tempo a dibattimento. L’accusa ritiene che Minervini abbia promesso all’imprendtore portuale barese Totorizzo la gestione per trent’anni delle nuove banchine portuali in cambio di sostegno elettorale.

“Appalti in cambio di voti” a Molfetta, il sindaco Minervini interrogato per 8 ore: “Mio operato corretto”

“Ha risposto su tutto con grande puntualità, spiegando la correttezza del suo operato, improntato esclusivamente al bene pubblico. Confidiamo nel giudice che ha mostrato estrema attenzione durante l’interrogatorio”.

Queste le parole dell’avvocato Tommaso Poli al termine dell’interrogatorio del sindaco Minervini per il quale sono stati chiesti gli arresti domiciliari il 24 aprile scorso. Con lui restano indagate altre 7 persone con le accuse, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta, peculato e falso, per un totale di 21 capi di imputazione.

L’interrogatorio è durato dalle 9.30 alle 17.30. Secondo l’accusa, il primo cittadino avrebbe scambiato favori con sostegno elettorali.  Nell’ambito della stessa inchiesta sono indagati anche i dirigenti comunali Alessandro Binetti e Lidia De Leonardis, Domenico Satalino, e il funzionario Mario Morea. Ci sono poi l’autista del sindaco, Tommaso Messina, l’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo, e il luogotenente della Gdf Michele Pizzo.