Picchia la moglie, la figlia minorenne che la difende e i Carabinieri intervenuti: 51enne arrestato a Gallipoli

Aggredisce la moglie e la figlia minorenne che tenta di difendere la madre. Poi, quando i carabinieri arrivano nell’appartamento in cui vive la famiglia, aggredisce i militari colpendo uno di loro al volto con un casco.

È accaduto ieri sera a Gallipoli dove un 51enne è stato arrestato e portato in carcere con le accuse di maltrattamenti in famiglia, violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

Secondo quanto riferito dai militari, l’uomo, in stato ebrezza, avrebbe aggredito verbalmente e fisicamente la moglie e la figlia anche davanti a loro, tentando di colpire la donna con una bottiglia di vetro.

“Fammi vedere mia figlia o salteranno teste”: a Bari donna a processo per maltrattamenti nei confronti dell’ex

Saranno processati per il reato di stalking e danneggiamenti nei confronti di un 33enne barese la ex compagna convivente e un amico di lei, accusati di aver perseguitato l’uomo per quasi due anni, minacciando di «far saltare le teste» se non avesse consentito alla donna di vedere la figlia di 4 anni affidata dai giudici minorili al padre.

Al termine dell’udienza predibattimentale, nella quale il 33enne si è costituito parte civile, il giudice ha fissato l’inizio del processo al 4 giugno 2026. La vicenda contestata risale al periodo compreso tra novembre 2023 e giugno 2025. La relazione tra i due era cessata a settembre 2023.

Da allora, ha raccontato l’uomo nella querela, la donna, anche lei di 33 anni, e l’amico 37enne avrebbero iniziato a pedinarlo, appostandosi sotto casa o davanti al luogo di lavoro, strappandogli dalle mani il cellulare e lanciandolo per terra, tentando in una occasione di tamponarlo con l’auto.

Comportamenti che si sarebbero intensificati da aprile 2025, dopo la decisione del Tribunale per i Minorenni di collocare la figlia a casa del padre. Stando all’imputazione, a quel punto la donna avrebbe iniziato a minacciarlo e ingiuriarlo anche tramite continui messaggi.

«Se entro stamattina non mi fai vedere mia figlia…salteranno le teste, questa volta si fa sul serio» è uno degli sms incriminati. Nei mesi successivi avrebbero iniziato a pedinare e minacciare anche la nuova compagna della vittima con frasi come «ti ammazzo, ti vengo a picchiare».

Dopo la denuncia, la donna, difesa dall’avvocato Daniela Castelluzzo, è stata sottoposta agli arresti domiciliari. Nei giorni scorsi, su richiesta della stessa procura, la misura cautelare è stata revocata ed stato disposto il divieto di avvicinamento.

Insulta, minaccia e picchia la moglie. La figlia di 12 anni chiama il 112 e lo fa arrestare: nei guai 49enne di Crispiano

Un 49enne di Crispiano (Taranto) è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate nei confronti della compagna.

L’intervento dei militari è scattato in seguito alla chiamata al 112 da parte della figlia minorenne. Secondo la ricostruzione dell’Arma, l’uomo – con problemi di tossicodipendenza – sin dall’inizio della convivenza nel 2010 avrebbe offeso e minacciato la compagna, episodi mai denunciati fino al 6 dicembre.

Nel corso dell’ultima lite, avrebbe insultato, minacciato e colpito la donna alla presenza della figlia minorenne, cercando anche di impedirle di chiedere aiuto sottraendole il cellulare. La convivente sarebbe stata afferrata al collo e colpita con pugni al capo e al volto, riportando la rottura degli occhiali.

I carabinieri sono arrivati in pochi minuti dopo la telefonata al 112 della adolescente, bloccando l’uomo. La vittima è stata soccorsa dal 118 e trasportata all’ospedale di Martina Franca, dove è stata medicata e dimessa. Informata delle tutele previste dalla legge, ha scelto di non essere collocata in una struttura protetta. Il 49enne, su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stato condotto alla casa circondariale di Taranto.

Bari, suicida dopo le minacce della moglie di portare via la figlia: 30enne egiziana condannata a 7 anni

Morsy Noura Said Saad Mohamed, la 30enne egiziana finita a processo per gli insulti e le minacce rivolti al marito, Paolo Silletti, il 34enne barese che si è tolto la vita il 10 aprile 2024, è stata condannata a 7 anni di reclusione al termine del processo con rito abbreviata.

Una condanna superiore rispetto alla richiesta della Procura che aveva invocato 4 anni, escludendo l’aggravante della morte come conseguenza dei maltrattamenti, ma confermando l’aggravante dell’aver commesso il fatto in presenza di minori.

Nel processo i genitori della vittima si sono costituiti parte civile, il giudice ha disposto il risarcimento dei danni con una provvisionale di 30mila euro. Alla bambina 40mila euro. Il difensore della donna ha annunciato che presenterà ricorso.

I due si sono conosciuti a Sharm el Sheikh, si sono sposati nel 2019 al Cairo, prima di trasferirsi in Puglia. I maltrattamenti sarebbero iniziati nel 2021, dopo la nascita della figlia. La donna avrebbe chiesto al marito soldi, poi una casa più grande, il trasferimento a Bari fino a minacciarlo ripetutamente di scappare in Egitto con la figlia e di non fargliela più vedere.

Gli insulti sono arrivati tramite messaggi e la donna avrebbe trascorso periodi sempre più lunghi in Egitto, dai suoi genitori, con la bambina, causando così “uno stato di profonda prostrazione psichica e di terrore di non poter più vedere la figlia minore”,  a causa del quale – secondo l’accusa – “l’uomo decise di togliersi la vita”.

 

Parto in ambulanza, bodycam del 118 per interagire con i medici della centrale: mamma e piccola stanno bene

Il parto è avvenuto in ambulanza a pochi chilometri dall’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi. Una corsa contro il tempo, quella di sabato, che si è trasformata in una grande emozione per un’equipe del 118 della Sanitaservice Asl Brindisi, che ha assistito una giovane mamma durante tutto il travaglio, fino al momento della nascita di una bambina, avvenuto in sicurezza.

Ed in questa fase fondamentale è stato anche il supporto delle bodycam da qualche settimana a disposizione dei soccorritori: in questo modo il personale (infermiere, soccorritore e autista) del 118 è stato in stretto contatto con i medici della centrale operativa.

Subito dopo la nascita, il personale è stato coadiuvato dall’equipe di un’automedica di Ostuni, fino all’arrivo al ‘Perrino’. Mamma e figlia, a quanto si apprende da fonti Asl, stanno bene.

La donna è originaria del Senegal e vive a Carovigno da diverso tempo. Una gravidanza portata praticamente a scadenza. Ieri pomeriggio la richiesta al numero d’emergenza in quanto aveva intuito che il parto sarebbe stato imminente. Ed infatti la piccola è poi nata in ambulanza durante il tragitto verso l’ospedale.

Unioni LGBT, figlia contesa. La mamma biologica: “Victoria non è un pacco postale”

Spesso ci siamo occupati di separazioni dolorose e di figli contesi. La storia che vi stiamo per raccontare è particolare e diversa dalle precedenti. Abbiamo raggiunto Antonella nella sua abitazione a Casamassima.

Antonella si è unita civilmente con una donna e dalla loro relazione è nata nel 2022 Victoria. La relazione tra le due è arrivata ai titoli di coda, il giudice ha stabilito che la piccola di tre anni deve vivere a Trani a casa dell’ex moglie di Antonella.

La storia è davvero complessa e la decisione è spiazzante, visto che Antonella è la mamma biologica. Abbiamo approfittato per documentare le condizioni dell’abitazione e non troviamo spiegazioni a questa decisione. Nel video allegato tutti i dettagli.

Cuori disegnati sulla sabbia, un messaggio d’amore di un papà per la figlia in ospedale: la foto commuove il web

Decine di cuori disegnati sulla spiaggia del porticciolo di Torre Vado. Dietro lo scatto diventato virale sul web si nasconde una storia profonda e un messaggio d’amore di un papà per la figlia piccola in ospedale.

La fotografia scattata dall’alto da Antonio Pellico ha commosso tutti. La piccola è finita in sala operatoria per sottoporsi a un delicato intervento agli occhi.

Ostuni, 80enne mangia funghi selvatici e muore: la figlia 56nne in terapia intensiva. Indaga l’Asl di Brindisi

La 56enne di Ostuni che nei giorni scorsi ha mangiato funghi selvatici, insieme alla madre 80enne morta lunedì per un’intossicazione, è ricoverata in prognosi riservata. È stata trasferita dal reparto di Nefrologia nell’Unità di terapia intensiva cardiovascolare (Utic) dell’ospedale Perrino di Brindisi.

Dopo il decesso della mamma, la donna è stata contattata dall’Asl Brindisi per essere sottoposta a una serie di accertamenti clinici. Poi la decisione di ricoverarla.

Parallelamente prosegue l’attività d’indagine da parte dell’Asl Brindisi per individuare il luogo dove sono stati raccolti i funghi, poi consumati da madre e figlia, e la loro tipologia.

Tragedia a Ostuni, mangia funghi selvatici: muore 80enne una settimana dopo. Sotto osservazione la figlia

Una donna 80 anni è morta nelle scorse a Ostuni, in provincia di Brindisi, dopo aver mangiato circa una settimana fa alcuni funghi selvatici.

Anche sua figlia ha mangiato gli stessi funghi ed ha accusato sintomi simili a quelli della madre, e l’Asl di Brindisi ha deciso di sottoporla ad accertamenti e di monitorare l’evoluzione del quadro clinico.

Al momento le sue condizioni sono buone. A quanto si apprende, l’anziana, a distanza di qualche giorno dopo avere ingerito i funghi non si è sentita bene ed è andata al pronto soccorso dell’ospedale di Ostuni.

Dopo le prime cure, però, avrebbe deciso autonomamente di tornare a casa. Sono in corso ulteriori accertamenti anche per stabilire la velenosità dei funghi ingeriti.

“Ti porteranno i fiori al cimitero”, picchia la compagna e la figlia minorenne: 38enne condannato a Bari

La Corte di Appello ha dimezzato la condanna a 7 anni inflitta in primo grado ad un 38enne barese per aver maltrattato la convivente e per aver offeso e percosso la figlia minorenne che prendeva le difese della madre.

L’uomo è stato così condannato a 4 anni di reclusione, gli abusi sono andati avanti dal 2020 al 2024. La vittima, una 36enne, ha poi trovato coraggio di denunciare. Il 38enne è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale, per questo la pena è stata dimezzata in Appello.

“Ti devo uccidere, ti devo impiccare, ti devo mettere due dita in gola, io andrò in carcere ma a te porteranno i fiori al cimitero”, queste alcune delle frasi pronunciate nei confronti della donna da parte dell’uomo. La vittima sarebbe stata colpita anche con calci, schiaffi e pugni. In un’occasione la donna ha rimediato la frattura di una costola, in un’altra occasione il 38enne le avrebbe stretto le mani intorno al collo fino quasi a soffocarla.

Nei confronti della figlia 16enne invece l’uomo avrebbe riservato “umiliazioni con frasi scurrili, offensive e denigratorie, accusandola di prendere le difese ed essere complice della madre, picchiandola in modo violento e senza motivo”, fino a cacciarla di casa e farla andare a vivere con la nonna materna dopo averla colpita con un cellulare in testa.