Strade chiuse e tangenziale bloccata, protestano i commercianti di Santa Caterina: “Noi penalizzati”

Cresce il malcontento tra i commercianti della zona industriale di Santa Caterina, a Bari, alle prese con pesanti disagi legati ai lavori stradali che stanno interessando l’area. Al centro delle proteste la chiusura, senza alcun preavviso, di due arterie considerate strategiche per l’accesso alla zona.

Secondo gli operatori commerciali, i lavori, inizialmente previsti con tempi più contenuti, sono stati prolungati e andranno avanti almeno fino a settembre. Una situazione che sta provocando ripercussioni quotidiane sulla viabilità e sull’attività delle aziende.

A complicare ulteriormente il quadro c’è la tangenziale di Bari, dove il traffico risulta ormai costantemente congestionato anche a causa dei vari incidenti. Gli ingorghi si registrano sia in entrata sia in uscita dalla zona industriale, con pesanti conseguenze per clienti, fornitori e dipendenti.

Proprio questi ultimi sono tra i più penalizzati: ogni giorno restano bloccati nel traffico per lunghi periodi, sia per raggiungere il posto di lavoro sia al termine della giornata lavorativa, con tempi di percorrenza notevolmente aumentati.

I commercianti chiedono ora interventi urgenti per migliorare la gestione della viabilità, una comunicazione più efficace sui cantieri e soluzioni in grado di limitare i disagi fino al completamento dei lavori.

Santeramo, protesta degli operai Natuzzi. Corona funebre davanti alla sede: “Qui giace il Made in Italy”

Una corona di fiori con la scritta “Qui giace il Made in Italy” è stata deposta dagli operai Natuzzi davanti alla sede centrale dell’azienda, a Santeramo in Colle, nel giorno in cui sono scattate le chiusure annunciate dal gruppo.

Il piano prevede la cessazione definitiva dello stabilimento Jesce 2 di Santeramo e la sospensione temporanea degli impianti Graviscella e Ps di Altamura, con il trasferimento di quasi 700 lavoratori in altre sedi, in gran parte destinati alla cassa integrazione.

I sindacati hanno contestato duramente la decisione. Il segretario generale della Fillea Cgil Puglia, Ignazio Savino, ha definito il piano industriale un grave colpo al territorio, accusando l’azienda di ridurre la produzione italiana e chiedendo alle istituzioni di intervenire per ottenere il ritiro del progetto e la riapertura del confronto.

Savino ha inoltre ricordato il peso del comparto, che coinvolge circa 9mila lavoratori nell’area murgiana, e ha chiesto l’ingresso di Invitalia nella gestione della crisi, sottolineando i consistenti aiuti pubblici ricevuti da Natuzzi negli ultimi 23 anni.

La protesta arriva dopo il fallimento del tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dell’ultimo incontro tra azienda e sindacati nella sede di Confindustria Bari, conclusosi senza alcun accordo.

Tirana, nel cuore della rivoluzione: “L’Europa aiuti gli albanesi perbene. Rama e Berisha in galera”

Siamo tornati in Albania e durante il nostro soggiorno a Tirana ci siamo ritrovati nel cuore di una protesta contro il primo ministro Edi Rama e contro il leader dell’opposizione Sali Berisha. In piazza tanti albanesi in un movimento sociale ribattezzato “Rivoluzione dei fenicotteri”. Dalla diaspora europea alle richieste di arresto per i leader politici, le proteste diventano un movimento contro corruzione e oligarchi.

Chiama “ciucci” i colleghi della centrale 118, Papappicco: “Voglio la messa alla prova per protesta”

Spesso non corre buon sangue tra gli operatori del 118 impegnati sul territorio e chi gestisce tutto dalla centrale operativa del 118. Le interviste fatte di recente a Francesco Papappicco, medico che ai nostri microfoni ha parlato delle ambulanze come corrieri Amazon, hanno creato ulteriori polemiche.

Un operatore della centrale operativa del 118 ci ha contattato per rispondere alle sue parole. Papappicco è finito a processo per diffamazione dopo aver definito sui social “ciucci” e “incompetenti” i colleghi della centrale operativa.

Lo stesso Papappicco è stato ascoltato e ha chiesto la messa in prova, senza presentare memoria. Una scelta provocatoria per far accendere i riflettori sull’emergenza 118.

I residenti di Bari Vecchia contro il Comune: “Il nuovo piano ZTL sarà un disastro”. Annunciata mobilitazione

Ancora tensione a Bari Vecchia per il nuovo piano ZTL. I residenti protestano contro le ultime decisioni dell’amministrazione comunale e annunciano iniziative di protesta, sostenendo che gli accordi raggiunti durante un incontro con il sindaco Vito Leccese, l’assessore Scaramuzzi e il direttore generale Ranieri siano stati successivamente modificati.

La vicenda va avanti dallo scorso autunno, quando il primo progetto prevedeva una consistente presenza di strisce gialle riservate ai residenti. Un piano accolto con favore dagli abitanti, ma più volte rinviato: prima a dicembre, poi dopo le festività natalizie, successivamente a Pasqua, quindi dopo la festa di San Nicola e infine al prossimo 1° luglio.

Nel frattempo, il Comune ha introdotto l’ipotesi di stalli a pagamento anche per i residenti. Dopo una raccolta lampo di circa 300 firme, sembrava essere stato raggiunto un compromesso durante un vertice a Palazzo di Città: le strisce a pagamento sarebbero state collocate sul lato mare, nella zona della banchina del piazzale Mincuzzi, mentre all’interno del quartiere, a partire dall’ingresso di Santa Chiara, sarebbero state previste strisce blu gratuite per i residenti e a pagamento per i visitatori.

Secondo i cittadini, però, subito dopo l’incontro l’amministrazione avrebbe nuovamente modificato il piano, invertendo la disposizione degli stalli e spostando le strisce a pagamento all’interno dell’area di Santa Chiara. I residenti precisano che la loro battaglia non è rivolta contro le attività commerciali, che “hanno il pieno diritto di lavorare serenamente e di accogliere i visitatori”, ma nasce dalla necessità di tutelare la vivibilità del quartiere.

Tra le principali criticità segnalate figurano l’assenza di posti dedicati ai lavoratori turnisti e a chi svolge servizi di reperibilità, la disparità di trattamento tra residenti e turisti in materia di controlli e sanzioni, e la mancanza di aree di sosta alternative durante gli eventi che comportano la rimozione delle auto.

I 300 firmatari chiedono quindi di collocare le strisce blu all’interno del quartiere e di destinare gli stalli a pagamento alla zona lato mare. Intanto, la mobilitazione degli abitanti di San Nicola è destinata a proseguire fino a quando, assicurano, non saranno garantite “certezze e tutele reali per il diritto alla sosta”.

Bari, flash mob del centrodestra sul lungomare contro l’aumento Irpef: “Emiliano e Decaro pagate voi”

Il centrodestra pugliese è sceso in piazza contro l’aumento dell’addizionale Irpef deciso dalla Regione per coprire il deficit della sanità. Davanti alla Presidenza della Regione, sul lungomare Nazario Sauro di Bari, si è svolto un flash-mob con striscioni e bandiere che ha provocato rallentamenti al traffico. La protesta rappresenta il primo passo di una raccolta firme che coinvolgerà tutti i Comuni pugliesi per chiedere il blocco dell’aumento dell’aliquota.

Nelle stesse ore il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e l’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, erano impegnati nel primo incontro ufficiale con i dieci manager delle aziende sanitarie pugliesi, sette dei quali nominati il 22 maggio scorso.

Duri gli interventi degli esponenti del centrodestra. Il senatore di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo ha criticato la gestione della sanità regionale sostenendo che “più mettono soldi più ne sprecano”. Anche il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Paride Mazzotta, ha definito l’aumento dell’Irpef “un’iniziativa autoritaria”, accusando la Regione di voler sanare anni di cattiva gestione «mettendo le mani nelle tasche dei cittadini».

Sulla stessa linea il coordinatore regionale della Lega, Roberto Marti, che ha replicato alle dichiarazioni di Decaro sui deficit sanitari presenti anche in altre regioni italiane: “Gli altri governatori non si sono comportati così”, ha affermato, aggiungendo che il governatore avrebbe dovuto annunciare l’aumento già durante la campagna elettorale.

“Chiediamo il ritiro del piano di aumenti fiscali. Blocco turn over, blocco spese non obbligatorie e efficientamento spesa farmaceutica. Accordi con sanità privata accreditata per non sforare costi. Sono alcune delle misure che possono essere messe in campo al posto dell’ esplosione delle tasse annunciata da Decaro – le parole del consigliere comunale Carrieri -. Un salasso fiscale che comporterà per chi ha imponibile di 30mila euro (2500 mensili) di pagare il 33%+3,2%+0,8%= il 37% di irpef e di poter contare quindi solo su 19mila euro per sostenere la propria famiglia. Per costoro e per tanti altri, stamane abbiamo protestato duramente a Bari in strada”.

Natuzzi, rischio chiusura stabilimenti e licenziamenti. Continua la protesta: lavoratori bloccano la provinciale 41

Continua la mobilitazione di lavoratori e lavoratrici contro il piano industriale presentato dall’azienda che prevede chiusure di stabilimenti e licenziamenti.

“Oggi, in un’altra giornata con il 100% di adesione agli scioperi proclamati dalle sigle sindacati, gli operai hanno manifestato in corteo bloccando la strada provinciale 41, tra Puglia e Basilicata, che unisce Jesce 2, sito Natuzzi a rischio chiusura, e Jesce 1, con la partecipazione di lavoratori di entrambi gli stabilimenti”.

Lo comunicano i sindacati. “Finché il piano non verrà ritirato e non si riprenderà una trattativa seria che salvaguardi occupazione e produzione la mobilitazione continuerà”, dichiara Davide Lavermicocca, segretario generale Fillea Cgil Bari-Bat.

Bari, protesta di agricoltori e allevatori. Trattori e striscioni sul lungomare: “Costi alle stelle e campagne al collasso”

Gli agricoltori e allevatori pugliesi sono scesi in piazza a Bari sul lungomare Nazario Sauro “contro le emergenze che mettono a repentaglio la sopravvivenza stessa dell’agricoltura pugliese, – dice Coldiretti Puglia – dalla burocrazia alle filiere in crisi, dall’acqua alle calamità, dalla Xylella alle minacce al cibo made in Puglia”.

Su cartelli e striscioni si legge “costi alle stelle campagne al collasso”, “basta burocrazia servono risposte ora”, “stop importazioni sleali”, “no Xylella sì alla rinascita degli ulivi”, “la terra non aspetta la burocrazia”, “difendiamo chi produce cibo vero”, “senza acqua niente raccolti”, “meno carte più lavoro nei campi”, “il cibo nasce nei campi non nei palazzi”, “le stalle resistono ma fino a quando?”, “dalla stalla alla tavola: il latte ha un valore”, “l’acqua va conservata non sprecata”, “acqua cara raccolti a rischio”, “costi alle stelle grano sottocosto”, mentre dietro il palco c’è una grande scritta “Senza agricoltura non c’è futuro”.
Sono attese circa 8mila persone.

Al loro fianco “si sono schierati esponenti delle istituzioni, sindaci con i gonfaloni e cittadini preoccupati per le emergenze agricole, la sicurezza del cibo e il futuro del territorio” aggiunge Coldiretti Puglia, spiegando che “sul lungomare Nazario Sauro sfilano giovani e donne che hanno lasciato i campi e le stalle e con le loro storie testimoniano un profondo disagio per le emergenze agricole che incidono sul reddito e sul futuro stesso del loro lavoro in agricoltura”.

Ferrovie Sud-Est, continuano le proteste e il caos: oggi soppresse oltre 130 corse di bus. La Regione avvia controlli

Ancora disagi nella giornata di oggi, 19 febbraio, per i pendolari di Ferrovie Sud-Est. A causa dell’assenza degli autisti dei bus, sono oltre 130 le corse soppresse di bus.

La protesta è partita lunedì 16 dopo la vertenza sindacale che ruota attorno alla riorganizzazione dei turni. Circa il 30% del personale risulta assente tra malattie, infortuni, permessi e legge 104.

Ferrovie Sud-Est ha cercato di riorganizzare il servizio, violando anche il contratto con la Regione Puglia, ma sottolineando la necessità di garantire il minimo di corse affidando il servizio ai bus del Consorzio Bari Nord.

Le proteste dei pendolari, a causa del disservizio, non si placano. E la protesta dovrebbe proseguire anche nella giornata di domani. Secondo quanto risulta, la Regione Puglia ha intanto avviato accertamenti per verificare la corretta erogazione dei servizi previsti dal contratto di servizio.

‘Giù le mani da Taranto’, sit-in di associazioni e cittadini contro l’ex Ilva: “I bambini vogliono vivere basta veleni”

Cartelli, slogan e immagini simboliche davanti al municipio di Taranto, in piazza Castello, per una nuova mobilitazione contro l’ex Ilva. Il sit-in, intitolato “Giù le mani da Taranto”, è promosso da Genitori Tarantini, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Lavoratori metalmeccanici organizzati (Lmo) e Terra Jonica.

Al centro della protesta la rivendicazione del diritto della città a decidere il proprio futuro, a partire dalla tutela della salute, dell’ambiente e delle prossime generazioni.Dalle 16 alle 18 è in programma un’assemblea pubblica aperta, convocata per costruire un documento condiviso da consegnare al sindaco di Taranto, con richieste precise sulle scelte industriali e sul destino dell’area siderurgica.

Tra i cartelloni esposti, uno elenca i “colpevoli” e gli “innocenti” della vicenda industriale, indicando tra i primi Stato, governo, istituzioni locali e sindacati, e tra i secondi bambini, cittadini e lavoratori dello stabilimento e dell’indotto.

Spicca anche una vignetta del disegnatore Leonardo Zaza che raffigura Palazzo di Città, i volti della premier Meloni, del presidente della Regione Puglia Decaro e dell’ex governatore Emiliano, del sindaco di Taranto Bitetti e di cittadini che protestano con cartelloni che riportano le scritte ‘No ex Ilva’, ‘Stop ai voltafaccia’, ‘Basta veleni’, ‘I bambini di Taranto vogliono vivere’.

Le associazioni denunciano l’assenza di una reale prospettiva di risanamento e decarbonizzazione e chiedono una soluzione strutturale: chiusura dell’impianto in tempi brevi, bonifica dell’area e avvio di alternative economiche sostenibili per il territorio, anche attraverso il reimpiego della manodopera diretta e dell’indotto.