Nessun eco nazionale, nonostante il colpaccio nella sede Unicredit di corso Garibaldi, a Brindisi, la meritasse tutta. Un anno fa una banda riuscì a penetrare nel caveau dell’istituto di credito e svaligiò tutte le cassette di sicurezza.
I ladri utilizzarono flessibile, martello pneumatico, una scala e altri arnesi e fecero irruzione dal tetto di quella che sarebbe dovuta essere la stanza più impenetrabile della banca e invece si è rivelata la più vulnerabile.
Stando all’esito delle indagini dei Carabinieri, pare che la colpa grave dell’Unicredit non sia in discussione. I cassettisti, almeno quelli che non custodivano averi con valori importanti, hanno accettato i 26mila euro previsti dall’assicurazione, una delle più alte tra tutte quelle delle banche cittadine. Almeno il 60 per cento, però, aspetta di trovare un accordo. Alcuni di loro hanno citato Unicredit in giudizio.
I periti hanno stabilito il valore del contenuto delle singole cassette in base alle denunce presentate dai cassettisti, alcuni dei quali anche dipendenti della banca, alle autorità competenti. La banca, che ovviamente tende a fare i propri interessi, sta proponendo cifre giudicate irricevibili. La transazione è gestita direttamente da Milano, ma i tempi si stanno allungando e quelli della legge italiana non permettono niente di buono, seppure la giurisprudenza in questi casi, seppure a distanza di 8 o 10 anni, dà ragione ai cassettisti.
Trovare un accordo converrebbe a tutti, ma la banca cincischia. A un anno dal furto, siamo tornati a Brindisi, abbiamo ricostruito ciò che è successo, ascoltato clienti, funzionari e annotato tutti i dubbi emersi in piazza, diventati in molti casi certezze nelle carte delle indagini. Il colpo grosso all’Unicredit chiude una trilogia della paura. In 11 anni, secondo quanto siamo riusciti a sapere, i colpi analoghi a sedi Unicredit sarebbero stati tre, nelle sedi di Foggia, Cerignola e l’anno scorso a Brindisi.