Omicidio a Taranto, Bakari Sako agonizzante a terra. Il 20enne del branco fumava una sigaretta: “È ancora vivo?”

A pochi giorni dall’omicidio di Bakari Sako, emergono dettagli sempre più drammatici sull’aggressione avvenuta in piazza Fontana, nella città vecchia di Taranto. Il gip Gabriele Antonaci ha disposto il carcere per il 20enne Fabio Sale, ritenuto uno dei presunti coautori del pestaggio mortale, definendo la sua condotta «più bestiale che umana». Secondo gli inquirenti, mentre Sako agonizzava a terra, il giovane sarebbe rimasto vicino al corpo fumando una sigaretta e parlando con gli amici.

Davanti al giudice, Sale – assistito dall’avvocato Andrea Maggio – si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a dichiarazioni spontanee con cui ha negato ogni coinvolgimento, sostenendo di essere arrivato sul posto a delitto già avvenuto. Una versione che contrasta con quanto ricostruito dagli investigatori attraverso immagini di videosorveglianza e testimonianze.

Per l’accusa il 20enne, che presto diventerà padre, sarebbe stato tra i giovani che hanno accerchiato Sako, insultandolo e aggredendolo con pugni e coltellate. Il coltello sarebbe stato impugnato da uno dei due 15enni fermati. L’uomo, dopo aver cercato rifugio in un bar senza ricevere aiuto, sarebbe stato trascinato fuori dal locale e nuovamente picchiato fino a morire.

Secondo il gip, il branco avrebbe agito con estrema brutalità e senza alcun timore delle conseguenze, manifestando una «spregiudicatezza» e una «freddezza» tali da giustificare la misura cautelare in carcere. Gli investigatori parlano inoltre di un clima preoccupante nella città vecchia, dove sui social alcuni giovanissimi avrebbero espresso solidarietà agli indagati, invocandone la liberazione.

Intanto, centinaia di persone sono scese in piazza a Taranto per ricordare Bakari Sako e ribadire il rifiuto della violenza e del razzismo, chiedendo giustizia per una vicenda che continua a scuotere profondamente la città.

Omicidio Bakari Sako, interrogato il 19enne Fabio Sale: “Non l’ho toccato nemmeno con un dito”

Si è concluso nel carcere di Taranto l’interrogatorio di garanzia di Fabio Sale, il 19enne coinvolto nell’aggressione culminata con l’omicidio di Bakari Sako.

Davanti al gip Gabriele Antonaci, il giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a rilasciare dichiarazioni spontanee nelle quali ha negato ogni coinvolgimento nell’azione violenta.

Nelle prossime ore è attesa la decisione sulla convalida dell’arresto. Sale è assistito dall’avvocato Andrea Maggio, che al momento ha scelto di non rilasciare dichiarazioni.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, si cerca una sesta persona: “Gli ha sferrato un pugno”. Venerdì gli interrogatori

La polizia è alla ricerca anche di una sesta persona che avrebbe partecipato all’aggressione sfociata nell’omicidio di Sako Bakari, il 35enne maliano ucciso a coltellate all’alba di sabato scorso in piazza Fontana a Taranto.

Si terranno venerdì prossimo gli interrogatori dei quattro minorenni e del 20enne sottoposti a fermo di indiziato di delitto. Nel provvedimento si parla di “un sesto individuo che in quel momento era ai tavolini del bar, il quale aggredisce Sako con un pugno”. Alla scena, da quanto emerge dalle immagini di una telecamera di videosorveglianza, ha assistito anche una ragazza, non indagata. I minorenni, tutti tra i 15 e i 16 anni, compariranno dinanzi al gip Paola Morelli, mentre l’unico maggiorenne sarà ascoltato dal gip del tribunale ordinario Antonaci. Nella stessa giornata potrebbe essere affidata l’autopsia.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti è stato un ragazzo di 15 anni (ne compirà 16 tra qualche giorno) ad accoltellare la vittima, uccidendola. Bakari, stando a quanto viene riportato nel capo d’imputazione, è stato prima circondato e aggredito con pugni e spintoni. Poi ha cercato di fuggire ma è stato rincorso e colpito con tre fendenti all’addome e al torace. L’arma è stata ritrovata in una siepe su indicazione di uno dei minori fermati.

Prima di Bakari il gruppo avrebbe importunato un altro straniero, un extracomunitario di origine subsahariana, che percorreva via Garibaldi in direzione piazza Fontana. Durante il tragitto, il giovane è stato affiancato da uno scooter bianco con a bordo due ragazzi che hanno effettuato una manovra pericolosa con il chiaro intento di intimorirlo. Poco dopo è giunto Sako Bakari ma la sorte per lui è stata diversa: è stato circondato, picchiato e accoltellato a morte. Il 35enne aveva cercato invano di trovare riparo in un bar, ma era stato mandato via.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, caccia al sesto membro della baby gang. Attesi interrogatori e autopsia

Proseguono le indagini sull’omicidio di Bakari Sako, il bracciante originario del Mali ucciso all’alba di sabato scorso. Gli investigatori sono ora sulle tracce di un possibile sesto componente del branco che avrebbe partecipato all’aggressione insieme ai cinque giovani già fermati.

Determinanti per la svolta nelle indagini sarebbero stati i filmati delle telecamere di videosorveglianza, nei quali compaiono chiaramente i quattro minorenni e il maggiorenne coinvolti. Gli inquirenti avrebbero identificato i ragazzi attraverso abiti, voci e persino i nomi pronunciati durante l’aggressione.

Secondo la ricostruzione della Procura, uno dei due 17enni avrebbe avuto un ruolo centrale, guidando il gruppo durante il pestaggio e impartendo indicazioni agli altri. La violenza sarebbe maturata al termine di una notte trascorsa tra vicoli e una sala slot, dove il branco si sarebbe trattenuto fino alle 2.30.

Gli investigatori hanno ricostruito anche le fasi precedenti all’omicidio: il gruppo avrebbe inizialmente intimidito una prima persona in via Garibaldi, per poi spostarsi in piazza Fontana, dove i giovani avrebbero circondato Bakari Sako mentre, con lo zaino in spalla, si stava recando al lavoro.

Nelle prossime ore saranno fissati l’autopsia sul corpo della vittima e gli interrogatori. I minorenni si trovano attualmente nei centri di prima accoglienza di Lecce e Bari, mentre il maggiorenne è detenuto nel carcere di Taranto.

Omicidio a Taranto: Bakari Sako si era rifugiato nel bar ma il titolare lo ha fatto uscire senza chiedere aiuto

Si era rifugiato all’interno di un bar nel tentativo di sfuggire al branco che lo inseguiva, ma sarebbe stato invitato a uscire dal locale senza che venissero allertate le forze dell’ordine. Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Bakari Sako, il 35enne originario del Mali ucciso a Taranto lo scorso 9 maggio mentre si stava recando al lavoro.

A ricostruire gli ultimi istanti della vittima è stata la procuratrice Eugenia Pentassuglia durante una conferenza stampa, sottolineando come il gruppo di aggressori — composto da quattro minorenni e un maggiorenne — scegliesse le proprie vittime tra le persone più vulnerabili della comunità. Gli investigatori stanno ancora raccogliendo elementi per verificare la possibile matrice di odio razziale.

La procuratrice del Tribunale per i Minorenni, Daniela Putignano, ha definito l’accaduto una “vicenda immotiva”, spiegando che non sarebbe emerso alcun movente concreto dietro la violenta aggressione culminata con le coltellate mortali all’addome e al torace inferte da un 15enne. Il ragazzo ha poi indicato agli inquirenti dove recuperare l’arma del delitto.

I cinque giovani coinvolti, tra cui il 20enne Fabio Sale, sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto ma non sono ancora stati interrogati. “Sono tutti incensurati, provenienti da contesti difficili. Le problematiche erano state intercettate ma non superate”, ha aggiunto Putignano, evidenziando la necessità di “una nuova grammatica civile” più che di un semplice inasprimento delle pene.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, 15enne confessa: “L’ho ucciso io”. Consegnata l’arma del delitto

Il 15enne fermato, che compirà 16 anni tra pochi giorni, ha confessato di aver ucciso Bakari Sako durante la violenta aggressione avvenuta il 9 maggio a Taranto. Il giovane avrebbe anche consegnato agli investigatori l’arma del delitto, un coltello utilizzato per colpire il 35enne all’addome. A riferirlo è stato l’avvocato Salvatore Maggio, difensore del minore insieme al collega Pasquale Blasi.

Secondo la ricostruzione della polizia, coordinata dalla Procura ordinaria e da quella per i minorenni, Sako sarebbe stato fermato mentre era in bici. Il branco, composto da cinque giovani tra i 15 e i 20 anni, lo avrebbe accerchiato e aggredito brutalmente. L’uomo avrebbe tentato di fuggire, ma sarebbe stato rincorso e colpito nuovamente. Durante il secondo assalto sarebbero stati inferti tre fendenti, due al torace e uno all’addome, risultati fatali.

Ferito gravemente, il 35enne avrebbe cercato rifugio all’interno di un bar, ma sarebbe stato trascinato fuori dai suoi aggressori prima che il gruppo si dileguasse tra i vicoli. Tutto si sarebbe consumato in pochi minuti. Determinanti per le indagini sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che hanno consentito agli investigatori di identificare i presunti responsabili e raccogliere ulteriori riscontri. Per tutti l’accusa è di omicidio in concorso.

Bakari Sako, originario del Mali, viveva e lavorava a Taranto. La mattina dell’aggressione si stava dirigendo verso la stazione ferroviaria per raggiungere i campi dove lavorava da qualche tempo, dopo aver perso il precedente impiego in un ristorante. Nelle prossime 48 ore i cinque indagati compariranno davanti ai giudici per le indagini preliminari del tribunale ordinario e di quello per i minorenni per la convalida del fermo e gli interrogatori.

Omicidio a Taranto, ucciso il 35enne Bakari Sako. Fermati 5 giovanissimi: un 15enne ha sferrato i fendenti mortali

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti è stato un ragazzo di 15 anni (ne compirà 16 tra qualche giorno) a sferrare i fendenti all’addome di Bakari Sako, con un coltello o un cacciavite, uccidendolo.

Il 35enne originario del Mali è stato accerchiato all’alba di sabato scorso da un gruppo di cinque giovani e ferito mortalmente da uno di loro in piazza Fontana, nella città vecchia di Taranto.

Sono cinque i fermi disposti, quattro dalla procura minorile e uno della procura ordinariaIl maggiorenne è Fabio Sale, di 20 anni, i quattro minori hanno tra i 15 e i 16 anni.

Bakari, stando a quanto viene riportato nel capo d’imputazione contestato nel provvedimento di fermo, è stato prima circondato e aggredito con pugni e spintoni. Poi ha cercato di fuggire ma è stato rincorso e colpito tre volte nella zona toracica e addominale con un’arma da taglio che il 15enne portava con sé.

Omicidio a Taranto, Bakari Sako ucciso mentre andava al lavoro: aspettava un figlio. L’ipotesi della baby gang

Taranto è ancora sotto shock per il brutale omicidio di Bakari Sako, 35enne originario del Mali, ucciso all’alba di sabato in piazza Fontana, nel centro storico della città. L’uomo, residente da anni in Italia, stava raggiungendo il posto di lavoro nei campi di Massafra quando è stato aggredito da un gruppo di persone e colpito più volte con un oggetto acuminato. Inutili i soccorsi: il suo corpo è stato ritrovato riverso sul basolato della piazza, a pochi passi dal mare.

Bakari viveva a Taranto da circa dieci anni e aveva lavorato prima come cameriere in un ristorante giapponese e poi come bracciante agricolo. Era ben inserito nella comunità cittadina e sognava di tornare a lavorare nella ristorazione. In Mali ha lasciato la madre, la moglie incinta e un figlio che non nascerà mai conoscendo il padre.

Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza e ascoltando i residenti della zona. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un’aggressione compiuta da un gruppo di giovani, alcuni forse minorenni. Nessun fermo è stato ancora eseguito.

La vicenda ha suscitato forte commozione e indignazione. Enzo Pilò dell’associazione Babele ha denunciato il clima di ostilità verso gli stranieri, parlando di una crescente “caccia allo straniero”. Da Bari è arrivato anche il fratello della vittima, Soulemayne, che ha lanciato un appello agli aggressori: “Avete ucciso un padre, un marito, un figlio”.

Dalla politica locale è arrivata una dura condanna. Il presidente del consiglio comunale, Gianni Liviano, ha ribadito che “nessun disagio può giustificare la violenza”. Intanto in città qualcuno propone di intitolare proprio a Bakari Sako la piazza dove è stato assassinato.

Omicidio a Taranto, il 35enne Sacko Bakari accoltellato: si segue anche la pista della baby gang

Le indagini sull’omicidio di Sacko Bakari si concentrano su un gruppo di giovani del posto che, secondo quanto emerso nelle ultime ore, avrebbe avuto un ruolo nella violenta aggressione costata la vita al 35enne maliano all’alba di ieri in piazza Fontana, nella Città vecchia di Taranto.

Gli uomini della Squadra Mobile stanno passando al setaccio le immagini delle telecamere di sorveglianza per identificare tutti i presenti e ricostruire con precisione le fasi dell’accaduto.

Tra le persone finite sotto la lente degli investigatori, come anticipato da alcuni media locali, ci sarebbero anche ragazzi molto giovani, forse minorenni, che dopo l’aggressione si sarebbero allontanati rapidamente dalla zona.

Bakari, regolarmente residente in Italia e impiegato come bracciante agricolo, stava raggiungendo il posto di lavoro quando sarebbe scoppiata una discussione degenerata in pochi istanti. L’uomo sarebbe stato circondato e colpito con almeno tre fendenti tra torace e addome con un’arma che non è stata ancora recuperata. Gli inquirenti non escludono possa trattarsi di un cacciavite o di un altro oggetto acuminato.

Le ferite riportate si sono rivelate fatali: il 35enne è morto poco dopo l’aggressione. Con sé aveva soltanto uno zaino contenente effetti personali. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Paola Francesca Ranieri e affidata alla Squadra Mobile diretta dal vice questore Antonio Serpico, punta ora a chiarire il movente e le eventuali responsabilità di più persone coinvolte nella lite sfociata nel delitto.