Porto di Barletta, sequestrate 5mila false pizze e pinse precotte Made in Italy: indagate due persone

Circa 5mila false pizze e pinse ‘Made in Italy’ precotte sono state sequestrate dalla guardia di finanza nel porto di Barletta. Due persone sono indagate dalla Procura di Trani con le accuse di introduzione nel territorio italiani di prodotti alimentari recanti indicazioni e denominazioni di origine contraffatte.

Si tratta di un autotrasportatore e del destinatario della merce, per lo più alimenti da forno come pizze e pinse. A bordo del tir sbarcato dall’Albania, i militari hanno trovato 5mila alimenti precotti con imballaggi e confezioni che “riportavano immagini, scritte e segni” che avrebbe indotto in errore il consumatore, che così avrebbe ritenuto “che il prodotto fosse di provenienza o origine italiana”, spiega una nota. A confermare i sospetti della guardia di finanza è stato l’esame della documentazione, che ha anche permesso di individuare i destinatari dei prodotti.

Sono state svolte perquisizioni in provincia di Napoli, Milano e Reggio Calabria, dove sono stati scoperti “prodotti della stessa natura e imballo con indicazioni contraffatte sul Made in Italy”, aggiunge la nota.

La Procura di Trani ha disposto la devoluzione in beneficenza dei prodotti alimentari a favore delle Caritas di Barletta, Andria e Trani, per “destinarli alle famiglie più bisognose della provincia”.

“Iniziare Medicina a 25 anni? Meglio consegnare le pizze”, la prof si scusa: “Volevo spronare gli studenti”

“Ho sempre incoraggiato i ragazzi a non mollare gli studi e cerco di aiutarli in tutti i modi. Chi mi conosce sa che non avevo la minima intenzione di demotivarli, anzi. Il mio discorso è nato dopo che i ragazzi mi hanno manifestato qualche difficoltà con questo nuovo sistema”.

A parlare è la docente del semestre filtro della facoltà di Medicina dell’Università di Bari finita al centro delle polemiche negli ultimi giorni. Secondo quanto denunciato dagli studenti avrebbe detto che “dovrebbe studiare Medicina solo chi proviene dal liceo classico o scientifico” e “se avessi avuto un figlio di 25 anni lo avrei mandato a consegnare le pizze piuttosto che fargli seguire il semestre filtro”.

La protagonista della vicenda fa dietrofront, amareggiata dal clamore della vicenda e dal fatto di essere stata fraintesa. “Ho spiegato loro che dovrebbero stare attenti a non perdere troppi anni per cercare di entrare a medicina, ma utilizzare l’opportunità di iscriversi a un corso affine che potrebbero trovare anche interessante – le parole riportate da La Repubblica -. Il rischio sarebbe quello di entrare a medicina, magari a 25 anni, ma dover frequentare le lezioni in modo obbligatorio, studiando di giorno, e guadagnarsi uno stipendio magari consegnando pizze, visto che è un lavoro serale. Solo una voglia di spronarli non c’era la minima intenzione di farli desistere. Mi spiace se non sono stata molto chiara”.

“La mia è stata una risposta a una studentessa che proveniva da un tipo di scuola superiore in cui non ha mai studiato la mia materia, e che mi ha riferito di avere grandi difficoltà a studiare. Le ho risposto che per quel motivo ho consigliato ai miei figli di iscriversi al liceo classico oppure allo scientifico, solo per avere basi più adeguate a certi corsi di laurea – ha aggiunto -. Se mi avessero interrotta e chiesto spiegazioni avrei chiarito il mio punto di vista. Nella mia esperienza ho sempre avuto un ottimo rapporto umano con gli studenti, cercando di instaurare un dialogo costante con loro, motivandoli alla collaborazione, al confronto e al sostegno reciproco”.

Medicina a Bari, prof choc in aula: “Il semestre filtro a 25 anni? Meglio consegnare le pizze”. È polemica

“Si dovrebbe studiare medicina e provare l’ingresso con il semestre filtro solo se se si proviene da un liceo classico o scientifico altrimenti sarebbe inutile provarci. Se mio figlio iniziasse a 25 anni, farebbe meglio ad andare a consegnare le pizze”.

Queste sono alcune delle frasi pronunciate da una professoressa agli studenti che frequentano il semestre filtro della facoltà di Medicina a Bari. A denunciarlo sui social è l’Unione degli studenti universitari (Udu). La novità del semestre filtro prevede lezioni per sei mesi e tre esami che, se superati, consentono di accedere al semestre successivo.

“Sarebbe meglio lascia perdere se non lo si passa alla prima volta, senza neanche fare il secondo tentativo 20 giorni dopo”, avrebbe poi affermato la stessa professoressa.

“Parole che, soprattutto se pronunciate da una docente durante le lezioni, aumentano il senso di inadeguatezza che molti studenti provano già dai primi anni di università – denuncia l’associazione -. Nessuno può permettersi di dire che non siete in tempo, ognuno ha il suo e non è sbagliato. Superare il semestre filtro è possibile, nonostante le condizioni di partenza siano variegate e manchino politiche che possano assicurare equità nel paese, nonostante il contesto socio-economico sempre più difficile per noi, prime generazioni della storia italiana più povere rispetto a quelle precedenti. Ognuno di noi troverà la propria strada, e in particolare a medicina la strada si percorre come una maratona, non in velocità”.

“Dopo questo scivolone sarebbe meglio riflettere sul fatto che non sono gli studenti a essere sbagliati, ma il sistema ingiusto che lei in questo modo ha perpetrato – conclude l’associazione -. Qui non si stabilisce solo chi sarà uno studente di medicina, ma delle vite e della salute della generazione del futuro. In questo sistema tossico ci stiamo confrontando continuamente con la pressione psicologica fortissima che subiamo, pressione che può arrivare a uccidere. Per chi non ce la farà, saremo pronti a manifestare la nostra rabbia”.

Il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini in merito alle dichiarazioni attribuite a una docente del semestre aperto di Medicina dell’Università di Bari secondo cui solo chi proviene dal liceo classico o scientifico dovrebbe studiare Medicina e un venticinquenne sarebbe meglio che “consegnasse pizze» invece di frequentare il corso afferma che si tratta di «parole che tradiscono la missione stessa dell’Università, fondata sul rispetto, sull’inclusione e sul valore del merito. Diventano ancor più inaccettabili se riferite al semestre aperto di Medicina, pensato per superare test di ingresso e corsi di preparazione privati. Un sistema che allarga le opportunità, garantisce l’accesso indipendentemente dalle condizioni economiche e valorizza i talenti e le aspirazioni di migliaia di giovani. Mi auguro che l’Ateneo e la docente possano chiarire al più presto l’accaduto, perché nessuno studente deve sentirsi escluso o umiliato nel suo diritto di studiare”.