Bancarotta fraudolenta e distrazione patrimoniale: sequestro beni per 3,2 milioni. Due indagati a Barletta

Il Gip di Trani, su richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo di beni per un ammontare superiore a 3,2 milioni di euro, eseguito dalla Gdf, nei confronti di due società operanti nel settore della fabbricazione e commercializzazione di ricambi per autoveicoli riconducibili a due persone di Barletta indagate per di bancarotta, reati fiscali e riciclaggio.

Il provvedimento cautelare arriva dopo l’indagine che, partendo dagli ingenti debiti accumulati verso gli enti pubblici, ha acclarato – dice la Gdf – “lo stato di decozione e dissesto finanziario di una società a causa degli ingenti debiti maturati con l’erario con seguente svuotamento dei beni appartenenti alla medesima e la contestuale creazione di una nuova società, avente lo stesso oggetto sociale della precedente, all’interno della quale sono stati fatti confluire fraudolentemente i beni immobili/mobili della società in liquidazione giudiziale”.

I Finanzieri di Barletta avrebbero scoperto come, “nelle more della definizione della liquidazione giudiziale, il compendio aziendale della società “madre” fosse stato integralmente e fraudolentemente trasferito in una nuova società creata ad hoc, evidenziando plurimi elementi indiziari dell’azione fraudolenta, tra cui, in particolare: •la corrispondenza delle sedi legali ed operative; la coincidenza dei dipendenti, i quali svolgevano, nella nuova società, le medesime mansioni, ruoli e compiti rispetto alla precedente; il reimpiego dei beni aziendali, distratti dalla società fallita verso la nuova impresa; l’esecuzione da parte della nuova società, della medesima attività svolta dalla fallita, con coincidente oggetto sociale”.

Bari, area privata trasformata in discarica abusiva. Blitz della Locale al Libertà: scatta il sequestro

A seguito di segnalazioni pervenute al Comando di via Aquilino, nella giornata di ieri la Polizia locale ha provveduto a porre sotto sequestro – ex art. 321 del Codice di Procedura penale – un’area privata trasformata in una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto a pochi chilometri dal centro cittadino, nel quartiere Libertà.

All’interno dell’area sequestrata gli agenti di Polizia locale intervenuti hanno riscontrato l’abbandono illecito di oltre 100 mq di rifiuti vari, tra cui materiali rivenienti da attività di costruzione e demolizione, miscugli di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche diversi, legno, vetro, plastica, ferro, materiali isolanti, rifiuti urbani domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali, RAEE diversi da quelli pericolosi, rifiuti ingombranti, imballaggi, polistirolo.

Il sequestro contro ignoti, sotto la direzione della Procura della Repubblica, si è reso necessario per interrompere l’accumulo sistematico e ripetuto di rifiuti nell’area, trasformata in deposito con carattere di definitività con lo spianamento di una porzione di terreno a configurare, a tutti gli effetti, una discarica non autorizzata.

Il proprietario dell’area è stato nominato custode giudiziario; a breve seguirà l’emissione di un’ordinanza di bonifica dell’area a carico dello stesso proprietario.

“Grazie alle segnalazioni puntuali di cittadini che non intendono rassegnarsi al degrado e agli abbandoni illeciti di rifiuti che continuano a interessare diverse aree della città, la Polizia Locale ha portato a termine un intervento di grande importanza sotto il profilo della legalità e della tutela dell’igiene urbana – commenta l’assessora alla Vivibilità urbana e Polizia Locale Carla Palone -. La collaborazione tra istituzioni e cittadini si conferma uno strumento fondamentale per individuare e contrastare comportamenti che arrecano danni all’ambiente, al decoro urbano e alla qualità della vita delle persone”.

“Desidero esprimere il mio ringraziamento agli agenti della Polizia Locale per il costante impegno profuso a tutela della città – prosegue l’assessora al Clima, Transizione ecologica e Ambiente Elda Perlino -. Il sequestro di un’area privata trasformata in una vera e propria discarica abusiva rappresenta un risultato significativo, reso possibile dalla stretta collaborazione tra la Ripartizione Igiene e Ambiente, la Polizia Locale e l’Autorità giudiziaria. Interventi come questo testimoniano l’attenzione dell’amministrazione comunale nella lotta agli illeciti ambientali e nella salvaguardia del territorio. Proseguiremo con determinazione nelle attività di vigilanza, prevenzione e contrasto dell’abbandono incontrollato dei rifiuti, consapevoli di dover lavorare per una sempre maggiore sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente, bene comune da tutelare nell’interesse della collettività e delle future generazioni”.

Andria, capannoni e operai irregolari: sequestrata maxi fabbrica abusiva. Denunciato il titolare

Lavorazione di marmi e pietre in capannoni abusivi, operai irregolari e presunte violazioni ambientali: è quanto scoperto dalla Guardia di Finanza ad Andria durante un controllo in una ditta del settore marmifero. Denunciato il titolare per reati ambientali e abusi edilizi, mentre l’intera area è stata sequestrata.

I sigilli hanno riguardato sei capannoni in ferro e lamiera, estesi su circa 750 metri quadrati e risultati privi di autorizzazioni, dove – secondo gli investigatori – si operava senza adeguate misure di sicurezza. Gli accertamenti, svolti con il supporto dello Spesal della Asl Bat, hanno evidenziato anche condizioni precarie per i lavoratori: spogliatoi ricavati in container e servizi igienici realizzati in lamiera.

Sequestrati inoltre un piazzale di 10mila metri quadrati pavimentato abusivamente, due discariche abusive per gli scarti di lavorazione e un vascone contenente fanghi e liquami che, secondo gli inquirenti, avrebbero contaminato il terreno circostante e potenzialmente la falda acquifera. Sotto sequestro anche 2mila litri di gasolio agricolo detenuti senza autorizzazioni e una villetta di 200 metri quadrati risultata completamente abusiva.

Porto di Barletta, sequestrate 5mila false pizze e pinse precotte Made in Italy: indagate due persone

Circa 5mila false pizze e pinse ‘Made in Italy’ precotte sono state sequestrate dalla guardia di finanza nel porto di Barletta. Due persone sono indagate dalla Procura di Trani con le accuse di introduzione nel territorio italiani di prodotti alimentari recanti indicazioni e denominazioni di origine contraffatte.

Si tratta di un autotrasportatore e del destinatario della merce, per lo più alimenti da forno come pizze e pinse. A bordo del tir sbarcato dall’Albania, i militari hanno trovato 5mila alimenti precotti con imballaggi e confezioni che “riportavano immagini, scritte e segni” che avrebbe indotto in errore il consumatore, che così avrebbe ritenuto “che il prodotto fosse di provenienza o origine italiana”, spiega una nota. A confermare i sospetti della guardia di finanza è stato l’esame della documentazione, che ha anche permesso di individuare i destinatari dei prodotti.

Sono state svolte perquisizioni in provincia di Napoli, Milano e Reggio Calabria, dove sono stati scoperti “prodotti della stessa natura e imballo con indicazioni contraffatte sul Made in Italy”, aggiunge la nota.

La Procura di Trani ha disposto la devoluzione in beneficenza dei prodotti alimentari a favore delle Caritas di Barletta, Andria e Trani, per “destinarli alle famiglie più bisognose della provincia”.

Taranto, truffa aggravata per i fondi europei destinati alla pesca: sequestrati 290mila a impresa

Sequestrati oltre 290mila euro a una società di Taranto e al suo rappresentante legale nell’ambito di un’inchiesta su presunte frodi legate ai fondi europei per la pesca e l’acquacoltura. Il provvedimento è stato eseguito dai finanzieri della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Taranto su disposizione del gip del Tribunale, su richiesta della Procura europea – ufficio di Bari.

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero ottenuto indebitamente finanziamenti del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca attraverso la produzione di documenti e dichiarazioni false. In particolare, avrebbero attestato la realizzazione e l’avvio di un’attività economica per la trasformazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura entro i termini previsti dalla normativa, quando in realtà ciò non sarebbe avvenuto.

L’inchiesta, coordinata dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari e sviluppata dal Reparto Navale di Taranto, ipotizza il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Fitoplancton tossico, maxi operazione al Porto di Brindisi: sequestrate 20 tonnellate di cozze nere pericolose

Maxi sequestro al porto di Brindisi, dove 20 tonnellate di cozze nere potenzialmente pericolose sono state bloccate prima di essere immesse sul mercato italiano.

Il carico, proveniente dalla Grecia e trasportato su un mezzo refrigerato partito da Igoumenitsa, è stato intercettato durante controlli congiunti effettuati da Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane, Guardia Costiera e servizio veterinario della Asl.

Gli accertamenti sanitari hanno rivelato che parte dei mitili proveniva da un’area greca soggetta a restrizioni per la presenza di fitoplancton tossico, che vieta raccolta e commercializzazione di molluschi destinati al consumo umano.

L’intero carico di cozze nere della specie Mytilus galloprovincialis è stato quindi sequestrato e respinto dalle autorità sanitarie, che hanno applicato il principio di precauzione per evitare rischi ai consumatori.

Disastro ambientale a Molfetta, nichel e arsenico nella falda: 72 indagati. Sequestrati beni per 150 milioni di euro

Una falda acquifera “consapevolmente” inquinata da chi avrebbe scelto di risparmiare soldi, violando la legge e a scapito dell’ambiente. Un sottosuolo impregnato di arsenico, zinco, cadmio, nichel tutte sostanze “altamente pericolose e cancerogene”. Un disastro ambientale compiuto con l’utilizzo di pozzi disperdenti non autorizzati, che drenavano gli scarichi della zona industriale di Molfetta (Bari) direttamente nella falda provocando un inquinamento che “non potrà mai essere eliminato ma solo arginato”.

È quanto emerso dall’inchiesta della Procura di Trani, denominata Ground water ovvero Acque sotterranee, che conta 72 indagati, di cui 44 persone fisiche e 28 giuridiche, tutti accusati a vario titolo di disastro ambientale colposo e scarico illecito di reflui industriali. Tra gli iscritti nel registro degli indagati ci sono anche dirigenti e funzionari del consorzio per l’Area di sviluppo industriale (Asi) di Bari, del settore Ambiente della Città metropolitana di Bari e del Comune di Molfetta oltre a numerosi titolari di imprese con sedi legali sia a Molfetta, sia in altre regioni italiane.

Sotto sequestro sono finiti beni per un valore complessivo di 150 milioni di euro. Si tratta di 17 aziende, parti di altre 5 imprese e 11 pozzi disperdenti di cui 10 abusivi che avrebbero compromesso l’equilibrio ambientale. L’inchiesta è partita da un dato, ovvero “la presenza di molteplici impianti nella zona industriale di Molfetta”, ha spiegato nel corso della conferenza stampa il capo della procura di Trani, Renato Nitti, e poi si è sviluppata sulla “qualità dello scarico che finiva direttamente nell’acqua di falda. Parliamo di un agglomerato industriale esteso per 230 ettari”.

Le indagini della Capitaneria di porto si sono avvalse di video-ispezioni e campionamenti di tipo biologico, chimico e ingegneristico. I risultati hanno mostrato “uno sforamento dei limiti di sostanze inquinanti fino a oltre diecimila volte rispetto alle concentrazioni soglia di contaminazione stabilite per legge – ha continuato Nitti – e riteniamo che tutta una serie di presidi che avrebbero dovuto essere messi in atto, in primo luogo dal Consorzio e dalle aziende, non siano stati messi in essere consapevolmente, determinando un risparmio di spesa e rendendo conveniente investire lì ma con un danno ambientale non sanabile. Chi avrebbe dovuto rilasciare le autorizzazioni, non è stato mai interpellato: parlo della Città metropolitana di Bari mentre venivano date autorizzazioni rilasciate dal Consorzio che consentivano di avvalersi delle rete e non allo scarico”. La Procura ha richiesto, infatti, anche il commissariamento giudiziale del Consorzio e di Asi Spa, società partecipata dal Consorzio.

Crac Matarrese, cinque società fallite e 14 indagati: sequestrate quote societarie per 7,3 milioni

Maxi inchiesta della Guardia di Finanza sul gruppo riconducibile alla famiglia Matarrese di costruttori baresi. Secondo gli investigatori, sarebbero stati dissipati patrimoni societari per oltre 18 milioni di euro attraverso operazioni infragruppo, finanziamenti e pagamenti preferenziali effettuati in violazione della par condicio creditorum. Nel mirino anche il mancato versamento di imposte per circa 7 milioni di euro, ritenuto dagli inquirenti un sistema illecito di auto-finanziamento con danni per l’Erario. La finanza ha quindi sequestrato quote societarie della Imco per oltre 7,3 milioni di euro.

L’inchiesta coinvolge 14 indagati. Tra loro figurano Amato Matarrese (classe 1942), Antonio Matarrese (classe 1940), Marco Matarrese, Michele Matarrese, e due omonimi Salvatore Matarrese (classi 1957 e 1962).  Accanto a loro compaiono manager e professionisti che a vario titolo hanno ricoperto ruoli apicali nelle società del gruppo: Nicola Locuratolo, Gaetano Roberto Filograno, Valerio De Luca, Marco Mandurino, Vitangelo Pellecchia, Vincenzo Robles, Luca Russo e Oronzo Trio. Per quattro persone — Salvatore Matarrese, Amato Matarrese, Marco Mandurino e Nicola Locuratolo — è stato notificato l’invito a comparire davanti al gip il prossimo 20 maggio, dopo la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura.

L’inchiesta riguarda il fallimento e le procedure concorsuali di cinque società legate al gruppo imprenditoriale Matarrese.  Per la I.CON srl, fallita nel 2022, vengono contestate distrazioni patrimoniali e debiti tributari per circa 1,8 milioni. La FINBA spa, dichiarata fallita nel 2023, avrebbe concesso finanziamenti senza garanzie e disposto pagamenti preferenziali a ex soci. Nella Strade e Condotte spa gli investigatori contestano la cessione sottocosto di una partecipazione societaria con un danno stimato di quasi 14 milioni di euro. Per Betonimpianti srl le accuse riguardano cessioni sottostimate, fatture per operazioni inesistenti e mancati versamenti fiscali per oltre 3,4 milioni. Infine, per Ecoambiente srl vengono contestati finanziamenti infruttiferi ad altre società del gruppo e inadempimenti fiscali e previdenziali per circa 1,8 milioni di euro. Le indagini sono partite dall’analisi delle procedure concorsuali di una delle società del gruppo già in stato di insolvenza. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato gravi squilibri economici e finanziari e una forte esposizione debitoria verso il Fisco. Secondo gli investigatori, per ritardare l’emersione del dissesto sarebbero stati anche falsificati i bilanci delle società capogruppo tramite la sopravvalutazione delle partecipazioni infragruppo.

Bari, banchetto abusivo sul lungomare per la sagra di San Nicola: scatta il sequestro. Controlli serrati

Controlli serrati durante la Sagra di San Nicola a Bari, dove la Polizia locale ha sequestrato un banchetto abusivo per la vendita di sgagliozze sul lungomare Imperatore Augusto, all’angolo con Arco San Nicola. Un uomo è stato sorpreso mentre preparava e vendeva senza autorizzazione il tipico street food barese.

Nel corso dell’operazione, effettuata con il supporto della Polizia di Stato, sono stati sequestrati materiali e attrezzature utilizzati per l’attività, tra cui olio, sale, impasto lievitato, tavolini, una padella per la frittura e un bruciatore collegato a una bombola del gas da 30 chili, successivamente messa in sicurezza dai vigili del fuoco.

Il Comune ha ricordato che erano 34 le concessioni regolarmente autorizzate per la vendita di street food durante la festa patronale. L’assessora alla Polizia locale Carla Palone ha parlato di controlli efficaci anche contro gli abusivi, riferendo inoltre il sequestro di circa 400 bevande tra birre, acqua e bibite gassate.

Novità in vista anche per le prossime edizioni della sagra: l’assessore allo Sviluppo locale Pietro Petruzzelli ha annunciato che dal prossimo anno la manifestazione punterà maggiormente sui prodotti locali e sarà vietata la vendita di giocattoli che riproducono armi.

Bari, società “fantasma” e fatture false: maxi sequestro della Finanza. Nei guai azienda di abbigliamento

Maxi operazione della Guardia di Finanza nel capoluogo pugliese contro una presunta frode fiscale nel settore dell’abbigliamento. Le Fiamme Gialle hanno sequestrato beni e disponibilità finanziarie per circa 1,3 milioni di euro a un imprenditore attivo nell’area metropolitana.

Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stata accertata un’evasione fiscale – tra imposte e Iva – per lo stesso importo. L’inchiesta ha inoltre portato alla luce un sistema più ampio basato su fatture false per oltre 150 milioni di euro, emesse da 12 società “cartiere”.

Le aziende fittizie, secondo gli investigatori, risultano localizzate principalmente tra Campania e Toscana. Diversi i soggetti denunciati, mentre proseguono le indagini per recuperare le somme sottratte al fisco.