Slot, scommesse e riciclaggio. Maurizio Viola respinge le accuse: “Mai avuto rapporti illeciti con gli Snidar”

Si è dichiarato estraneo al presunto sistema di riciclaggio riconducibile alla famiglia Snidar Maurizio Viola, 50 anni, finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bari sulle videolottery gestite, secondo gli investigatori, dalla criminalità organizzata.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Antonella Cafagna, Viola si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee sostenendo di non aver mai avuto rapporti con le attività illecite degli Snidar e di non aver mai sospettato che il denaro utilizzato per le scommesse, quasi un milione di euro movimentato in sei anni, potesse provenire da attività criminali.

Titolare di un bar con agenzia scommesse in corso Sonnino, Viola è accusato di concorso in riciclaggio aggravato dal metodo mafioso. Secondo la Procura avrebbe consentito ad Alessandro Snidar di effettuare scommesse a credito, ricevendo successivamente pagamenti in contanti o tramite ticket vincenti provenienti dalle sale slot riconducibili alla famiglia.

L’indagato, però, ha respinto ogni accusa, ribadendo di non essere mai stato a conoscenza del presunto meccanismo di riciclaggio e di non aver immaginato di poter favorire un’associazione mafiosa attraverso l’attività di raccolta scommesse.

Riciclaggio con le slot a Bari, i fratelli Snidar restano in silenzio davanti al gip. Proseguono gli interrogatori

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i fratelli Alessandro, Massimiliano e Antonio Snidar, arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bari sul presunto sistema di riciclaggio nel settore delle videolottery. I tre, comparsi davanti al gip Antonella Cafagna, si sono riservati di essere interrogati dopo aver esaminato gli atti dell’indagine denominata “Mercato”.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dal pm Lanfranco Marazia e condotta dal Gico della Guardia di Finanza di Bari, coinvolge complessivamente 116 indagati.

Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, peculato, emissione di fatture false e altri reati, aggravati dal metodo mafioso. Il gip ha disposto 23 misure cautelari e sequestri patrimoniali per circa 63 milioni di euro, oltre alla chiusura di 13 sale giochi ritenute riconducibili alla famiglia Snidar.

In carcere sono finiti anche Debora Passaquindici, moglie di Alessandro Snidar, il suo guardaspalle Alessandro De Biasi e il commercialista Sergio Petrosino, mentre questa mattina sono state sentite le persone finite ai domiciliari tra cui Annarita Snidar, 38 anni di Bari (sorella di Alessandro, Antonio e Massimiliano), Donato Snidar detto Dani, 30 anni di Bari (figlio di Massimiliano) e la moglie Patrizia Angela Antonicelli, 36 anni di Noci (difesi dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto).

Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe gestito per oltre vent’anni un articolato sistema di riciclaggio attraverso i ticket vincenti delle videolottery, favorendo anche la criminalità organizzata barese e consentendo di ripulire denaro illecito proveniente da diverse attività.

Riciclaggio con le slot a Bari, tra gli indagati l’ex campione del mondo di pugilato Piccirillo. Al via gli interrogatori

Si allarga l’inchiesta della Procura di Bari sul presunto sistema di riciclaggio legato all’impero delle videolottery della famiglia Snidar. Secondo gli investigatori, decine di persone avrebbero prestato il proprio nome per incassare vincite mai realizzate, attraverso il meccanismo del cosiddetto “ticket in, ticket out”, consentendo di ripulire ingenti somme di denaro di provenienza illecita.

Tra gli indagati figura anche l’ex campione del mondo di pugilato Michele Piccirillo, accusato di concorso in riciclaggio. Stando all’accusa, avrebbe utilizzato ticket intestati a suo nome per giustificare circa 200mila euro in contanti derivanti dalla propria attività sportiva all’estero e mai dichiarati al fisco. L’ex pugile avrebbe ammesso agli investigatori di aver chiesto questo favore perché a conoscenza del sistema utilizzato nella sala giochi, investendo poi il denaro ricevuto tramite bonifici e assegni in prodotti finanziari.

Nell’indagine compaiono anche professionisti, imprenditori, un odontotecnico, un conduttore televisivo di un’emittente regionale e numerosi familiari di appartenenti ai clan baresi. Per la Procura non esistono “intestatari inconsapevoli”: chi incassava assegni o bonifici relativi a vincite mai ottenute era perfettamente consapevole dell’illecito e, per questo motivo, è indagato per riciclaggio aggravato dall’agevolazione mafiosa.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dal pm Lanfranco Marazia, ha portato all’arresto di 20 persone, tra cui Alessandro, Massimiliano e Antonio Snidar, ritenuti al vertice di un’organizzazione che avrebbe trasformato bar e sale slot in vere e proprie “lavatrici” di denaro sporco. Secondo gli investigatori, in circa dieci anni sarebbero stati riciclati oltre 5 milioni di euro attraverso una rete di società e attività commerciali, con presunti rapporti anche con i principali clan della criminalità organizzata barese.

Un ruolo centrale nell’inchiesta è stato svolto dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Naviglio, ex affiliato al clan Mercante. Ai magistrati ha raccontato i presunti rapporti tra Alessandro Snidar e le organizzazioni mafiose, parlando di finanziamenti destinati al traffico di droga, regali di lusso e sostegno economico ai clan. Naviglio ha inoltre riferito di essere stato più volte minacciato e aggredito nel carcere di Lecce tra il 2018 e il 2020 dopo aver manifestato l’intenzione di collaborare con la giustizia.

Intanto i tre fratelli Snidar sono attesi davanti al gip Antonella Cafagna per gli interrogatori di garanzia. Nel frattempo la Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro dell’intero impero economico riconducibile alla famiglia, tra sale giochi, società, immobili e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo superiore ai 63 milioni di euro. Secondo la Procura, le 13 sale slot tra Bari e la Bat sarebbero state utilizzate come strumenti per riciclare denaro e favorire gli interessi della criminalità organizzata.

Slot e scommesse per riciclare denaro dei clan a Bari, 23 arresti e sequestri per 60 milioni di euro – TUTTI I NOMI

Maxi operazione della Direzione distrettuale antimafia di Bari e del Gico della Guardia di Finanza, che stanno eseguendo 23 misure cautelari personali tra le province di Bari, Bat, Brindisi, Taranto e Roma, nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge oltre 100 indagati. Contestualmente sono stati disposti sequestri patrimoniali per un valore superiore ai 60 milioni di euro.

L’indagine, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dal pubblico ministero Lanfranco Marazia, ipotizza un articolato sistema di riciclaggio dei proventi illeciti dei clan mafiosi baresi Parisi, Strisciuglio e Velluto attraverso società operanti nel settore delle videolottery, delle scommesse e dell’intrattenimento.

I sequestri riguardano le società Millionaire Srl, gestore delle omonime sale di Bari, Barletta, Casamassima, Trani e Monopoli, lo Snooker Bowling, la Income Management e la Target Work, che gestisce le sale Vlt Qasbah e i Bowling Six Strike di Bari, Gioia del Colle e Casamassima. Il giudice per le indagini preliminari ha inoltre disposto sequestri nei confronti di numerosi indagati.

Secondo quanto ricostruito nelle 1.959 pagine dell’ordinanza, tra dicembre 2012 e novembre 2019 le videolottery e le scommesse sarebbero state utilizzate come paravento per riciclare il denaro proveniente dalle attività illecite dei clan. In particolare, secondo l’accusa, i ticket vincenti delle videolottery, anche di migliaia di euro, venivano attribuiti a persone ritenute organiche ai clan, così da poter giustificare patrimoni di origine illecita. Il denaro, secondo gli inquirenti, derivava principalmente dal traffico di stupefacenti. Per questo vengono contestati i reati di riciclaggio aggravato dall’aver favorito le organizzazioni mafiose Parisi, Strisciuglio e Velluto. L’indagine rappresenta l’evoluzione delle perquisizioni eseguite dalla Dda nel luglio 2020 nelle sedi delle società coinvolte.

In carcere sono finiti Adolfo Antonicelli, 49 anni, di Gioia del Colle, Roberto Boccasile, 40 anni, di Bari, Alessandro De Biasi, 59 anni, di Gioia del Colle, Carmelo Isaia, 46 anni, di Conversano, Antonio Monno, 39 anni, di Bari, Debora Passaquindici, 50 anni, di Bari, il commercialista Sergio Petrosino, 62 anni, di Bari, Antonio Ripoli, 40 anni, di Bari, Alessandro Snidar, detto “Snooker”, 51 anni, di Bari, Antonio Snidar, detto “Antonello”, 45 anni, di Bari, Massimiliano Snidar, detto “Massimo”, 55 anni, di Bari, e Angelo Alessio Virgilio, 36 anni, di Noicattaro.

Agli arresti domiciliari sono stati posti Patrizia Angela Antonicelli, 36 anni, di Noicattaro, il marito Donato Snidar, detto “Dani”, 30 anni, di Bari, Giuseppe Balenzano, 72 anni, di Bari, Diego Bellizzi, 34 anni, di Bari, Davide Patruno, 36 anni, di Bari, Onofrio Romito, 42 anni, di Bari, Annarita Snidar, 38 anni, di Bari, e Maurizio Viola, 51 anni, di Bari.

Il gip ha inoltre disposto il divieto di esercitare attività imprenditoriali nei confronti di Francesco Lops, 60 anni, di Bari, ed Emanuele Lucarelli, 40 anni, di Bari, mentre per Giuseppe Diamanti, 37 anni, di Bari, è stato disposto il divieto di esercitare uffici direttivi. Ulteriori misure cautelari potrebbero essere adottate dopo gli interrogatori preventivi disposti nei confronti di Giampaolo Panza, 50 anni, di Bari, Corrado Orciuolo, 36 anni, di Andria, e Domenico Cascarano, 46 anni, di Corato.

Riciclaggio e slot machine, maxi operazione della Finanza: 23 misure cautelari e sequestri per oltre 60 milioni

Maxi operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari, contro l’impresa mafiosa e il riciclaggio di denaro nel settore dei giochi elettronici e dell’intrattenimento.

Sono in corso di esecuzione 23 misure cautelari personali nelle province di Bari, Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Taranto e Roma, oltre a misure cautelari reali per un valore complessivo superiore a 60 milioni di euro. L’inchiesta coinvolge oltre 100 persone indagate.

I dettagli dell’operazione, disposta dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della Procura, saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa prevista alle 10.30 presso gli uffici della Procura di Bari. Interverranno il Procuratore della Repubblica Roberto Rossi, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Bari, generale Pasquale Russo, e il Comandante del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO), generale Antonio Nicola Quintavalle Cecere.

Truffe informatiche, documenti falsi e riciclaggio. Maxi operazione tra Puglia e Campania: 18 arresti

Un’organizzazione criminale specializzata in truffe informatiche, riciclaggio e falsificazione di documenti è stata smantellata dalla Polizia di Stato con un’operazione che ha portato all’arresto di 18 persone tra Puglia e Campania: nove sono finite in carcere e nove agli arresti domiciliari. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Foggia.

All’operazione hanno partecipato oltre 80 specialisti della Polizia Postale provenienti da tutta Italia, che hanno sequestrato computer, smartphone, denaro e software utilizzati per falsificare assegni e documenti.

Secondo gli investigatori, il gruppo era organizzato in due articolazioni operative, una nel Napoletano e una nel Foggiano, dove sarebbero stati commessi i principali episodi di riciclaggio. Le indagini hanno consentito di ricostruire numerose truffe per ingenti somme di denaro e di bloccare la monetizzazione di consistenti proventi illeciti.

Riciclaggio di auto rubate, targhe clonate e documenti falsi: 4 arresti e 19 indagati nel Brindisino – NOMI

Un’organizzazione specializzata nel riciclaggio di auto rubate e nella rivendita di veicoli con targhe clonate e documenti falsi è stata smantellata nell’ambito dell’inchiesta “Taurus” della Procura di Brindisi. Sei le misure cautelari eseguite: due persone sono finite in carcere, due ai domiciliari e altre due sottoposte all’obbligo di firma.

Secondo gli investigatori della Polizia Stradale, il gruppo avrebbe rigenerato auto incidentate utilizzando pezzi provenienti da veicoli rubati tra Taranto, Brindisi e Lecce, rimettendole poi sul mercato tramite piattaforme online a prezzi vantaggiosi.

Al centro dell’indagine c’è Dario Nardelli, 44enne di Latiano, ritenuto promotore dell’associazione e incaricato di coordinare furti, clonazione di targhe e passaggi di proprietà tramite agenzie compiacenti o inconsapevoli. Oltre a lui è finito in carcere anche Santo Ingrosso, 54enne di Latiano, ai domiciliari il 30enne brindisino Cristian Ciciriello e il 35enne di Nardò Pierluigi Calignano. Obbligo di firma per Antonio Pennisi, 35 anni di Torino, e Michele Monteleone 32enne anch’egli torinese.

Nonostante i primi sequestri e l’avvio delle indagini, il sistema si sarebbe evoluto, sfruttando anche una società di vendita online intestata alla compagna dell’uomo. In totale gli indagati sono 16. Il gip ha evidenziato la natura “professionale” dell’attività criminale, ritenuta proseguita anche dopo la scoperta dell’inchiesta.

Bari, Giacomo Olivieri e l’attico in via Melo da oltre mezzo milione di euro: processo bis per riciclaggio

Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale condannato a 9 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta Codice Interno, si trova ad affrontare un nuovo procedimento giudiziario.

Tutto ruota attorno all’attico in via Melo da 570mila euro. Secondo il capo d’imputazione della Procura, sarebbe stato comprato con denaro proveniente da reati di riciclaggio e fittiziamente intestato alla moglie Maria Carmen Lorusso, ex consigliera comunale di Bari. Olivieri ci abitava lì prima di essere arrestato con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso. Ora ci vive la moglie, mentre l’ex consigliere regionale è confinato ai domiciliari a Parabita.

L’inchiesta nasce dagli accertamenti patrimoniali sui beni sequestrati. Olivieri è imputato per due ipotesi di autoriciclaggio e, insieme con la moglie Maria Carmen, per trasferimento fraudolento di valori. I riflettori sono accesi sul crac Immoberdan, per il quale Olivieri è attualmente sotto processo (è accusato di aver intascato parcelle da 2,7 milioni di euro per attività mai svolte contribuendo a provocare la bancarotta della società) e sulla Fondazione Maria Rossi onlus, intestata alla madre di Olivieri e in cui confluivano i fondi raccolti con le donazioni del cinque per mille.

Nella giornata di ieri si è tenuta l’udienza preliminare, subito rinviata su richiesta della pm Bruna Manganelli che ha chiesto tempo per esaminare la documentazione della difesa.

Ricettazione e riciclaggio, 16 arresti a Barletta: tra loro 6 donne. Sequestrati 5 bar e una ditta di surgelati

La Polizia di Stato ha eseguito 16 misure cautelari a Barletta nei confronti di soggetti ritenuti responsabili di aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori, ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Tutti hanno tra i 21 e i 57 anni, nove persone sono finite in carcere e altre sette ai domiciliari. Tra gli indagati ci sono sei donne. Disposto anche il sequestro preventivo finalizzato alla successiva confisca di 6 compendi aziendali (5 bar e una ditta di rivendita all’ingrosso di prodotti surgelati) nel comune di Barletta.

Bancarotta, autoriciclaggio e evasione. Maxi sequestro da 65 milioni a Trani: nei guai 4 imprenditori e 5 società

Beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro sono stati sequestrati dai finanzieri a quattro persone e cinque società edili finite in una inchiesta della Procura di Trani per bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario.

I sigilli riguardano 112 unità immobiliari, somme di denaro e strumenti finanziari nella disponibilità degli indagati frutto del reato di bancarotta, distrazione, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario, complessivamente per circa 40 milioni di euro; tre immobili oggetto di autoriciclaggio; partecipazioni o quote di tutte le società e delle aziende, amministrate o comunque riconducibili agli indagati; 9 compendi aziendali relativi a otto società e una ditta individuale per un valore stimato di circa 25 milioni di euro.

L’indagine, denominata Circùmfero, è partita da accertamenti investigativi su tre società edili, amministrate dalla stessa persona e costituite in Ati per l’attuazione di un programma di edilizia convenzionata con il Comune di Trani. Secondo l’accusa gli indagati non avrebbero versato gli oneri di urbanizzazione oggetto di convenzione, per oltre 2 milioni di euro di cui Tar Puglia nove anni fa ingiunse il pagamento.

Le imprese per non ottemperare al provvedimento dei giudici amministrativi avrebbero compiuto “una serie di operazioni distrattive del patrimonio e fittizie compravendite immobiliari”, spiegano i finanzieri, cedendo unità abitative di nuova costruzione e altri beni societari a favore di altre due società comunque riconducibili però allo stesso imprenditore. Inoltre, gli indagati avrebbero simulato pagamenti mai portati all’incasso con scritture contabili falsate per mascherare la natura fallace delle operazioni. Tutte le operazioni avrebbero provocato “il dissesto patrimoniale delle società coinvolte e la loro messa in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Trani”.

Le due società acquirenti, avrebbero ostacolato “l’identificazione della provenienza delittuosa delle unità immobiliari acquisite” sarebbero state a loro volte smembrate e comprate da tre nuove imprese edili, gestite da familiari dell’imprenditore inizialmente dichiarato fallito.