Soldi riciclati nelle sale slot, la Bari Bene nel mirino. Il pentito: “Medici, avvocati e imprenditori ripulivano il denaro”

Le sale giochi riconducibili ad Alessandro Snidar sarebbero state utilizzate non solo dalla criminalità organizzata per riciclare denaro proveniente dal traffico di droga, ma anche da professionisti e imprenditori intenzionati a regolarizzare ingenti somme di contante non dichiarate. È quanto emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio De Manna, raccolte nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di 20 persone.

Secondo il pentito, medici, avvocati, manager e imprenditori introducevano migliaia di euro nelle videolottery, effettuando pochissime giocate per poi ottenere un ticket che consentiva loro di incassare un assegno come se si trattasse di una regolare vincita. Un sistema che, stando alle accuse, permetteva di “ripulire” denaro contante trasformandolo in somme tracciabili.

De Manna, ex affiliato al clan Telegrafo, ha raccontato di aver osservato per anni il presunto meccanismo all’interno della sala Millionaire di via Fanelli, sostenendo che il metodo fosse noto e diffuso tra i clienti.

Le indagini, inoltre, ipotizzano che il sistema fosse stato esteso anche ad altre province pugliesi, con presunti collegamenti a Foggia, Lecce e Brindisi, dove sarebbero emersi rapporti con ambienti della criminalità organizzata.

Il collaboratore ha infine riferito di un progetto, mai portato a termine, per rapinare Snidar o alcuni suoi uomini di fiducia, ritenendo però l’imprenditore particolarmente difficile da colpire perché sempre protetto da un autista e da una persona incaricata della sua sicurezza.

Slot, scommesse e riciclaggio. Maurizio Viola respinge le accuse: “Mai avuto rapporti illeciti con gli Snidar”

Si è dichiarato estraneo al presunto sistema di riciclaggio riconducibile alla famiglia Snidar Maurizio Viola, 50 anni, finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bari sulle videolottery gestite, secondo gli investigatori, dalla criminalità organizzata.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Antonella Cafagna, Viola si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee sostenendo di non aver mai avuto rapporti con le attività illecite degli Snidar e di non aver mai sospettato che il denaro utilizzato per le scommesse, quasi un milione di euro movimentato in sei anni, potesse provenire da attività criminali.

Titolare di un bar con agenzia scommesse in corso Sonnino, Viola è accusato di concorso in riciclaggio aggravato dal metodo mafioso. Secondo la Procura avrebbe consentito ad Alessandro Snidar di effettuare scommesse a credito, ricevendo successivamente pagamenti in contanti o tramite ticket vincenti provenienti dalle sale slot riconducibili alla famiglia.

L’indagato, però, ha respinto ogni accusa, ribadendo di non essere mai stato a conoscenza del presunto meccanismo di riciclaggio e di non aver immaginato di poter favorire un’associazione mafiosa attraverso l’attività di raccolta scommesse.

Riciclaggio con le slot a Bari, i fratelli Snidar restano in silenzio davanti al gip. Proseguono gli interrogatori

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i fratelli Alessandro, Massimiliano e Antonio Snidar, arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bari sul presunto sistema di riciclaggio nel settore delle videolottery. I tre, comparsi davanti al gip Antonella Cafagna, si sono riservati di essere interrogati dopo aver esaminato gli atti dell’indagine denominata “Mercato”.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dal pm Lanfranco Marazia e condotta dal Gico della Guardia di Finanza di Bari, coinvolge complessivamente 116 indagati.

Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, peculato, emissione di fatture false e altri reati, aggravati dal metodo mafioso. Il gip ha disposto 23 misure cautelari e sequestri patrimoniali per circa 63 milioni di euro, oltre alla chiusura di 13 sale giochi ritenute riconducibili alla famiglia Snidar.

In carcere sono finiti anche Debora Passaquindici, moglie di Alessandro Snidar, il suo guardaspalle Alessandro De Biasi e il commercialista Sergio Petrosino, mentre questa mattina sono state sentite le persone finite ai domiciliari tra cui Annarita Snidar, 38 anni di Bari (sorella di Alessandro, Antonio e Massimiliano), Donato Snidar detto Dani, 30 anni di Bari (figlio di Massimiliano) e la moglie Patrizia Angela Antonicelli, 36 anni di Noci (difesi dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto).

Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe gestito per oltre vent’anni un articolato sistema di riciclaggio attraverso i ticket vincenti delle videolottery, favorendo anche la criminalità organizzata barese e consentendo di ripulire denaro illecito proveniente da diverse attività.

Riciclaggio con le slot a Bari, tra gli indagati l’ex campione del mondo di pugilato Piccirillo. Al via gli interrogatori

Si allarga l’inchiesta della Procura di Bari sul presunto sistema di riciclaggio legato all’impero delle videolottery della famiglia Snidar. Secondo gli investigatori, decine di persone avrebbero prestato il proprio nome per incassare vincite mai realizzate, attraverso il meccanismo del cosiddetto “ticket in, ticket out”, consentendo di ripulire ingenti somme di denaro di provenienza illecita.

Tra gli indagati figura anche l’ex campione del mondo di pugilato Michele Piccirillo, accusato di concorso in riciclaggio. Stando all’accusa, avrebbe utilizzato ticket intestati a suo nome per giustificare circa 200mila euro in contanti derivanti dalla propria attività sportiva all’estero e mai dichiarati al fisco. L’ex pugile avrebbe ammesso agli investigatori di aver chiesto questo favore perché a conoscenza del sistema utilizzato nella sala giochi, investendo poi il denaro ricevuto tramite bonifici e assegni in prodotti finanziari.

Nell’indagine compaiono anche professionisti, imprenditori, un odontotecnico, un conduttore televisivo di un’emittente regionale e numerosi familiari di appartenenti ai clan baresi. Per la Procura non esistono “intestatari inconsapevoli”: chi incassava assegni o bonifici relativi a vincite mai ottenute era perfettamente consapevole dell’illecito e, per questo motivo, è indagato per riciclaggio aggravato dall’agevolazione mafiosa.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dal pm Lanfranco Marazia, ha portato all’arresto di 20 persone, tra cui Alessandro, Massimiliano e Antonio Snidar, ritenuti al vertice di un’organizzazione che avrebbe trasformato bar e sale slot in vere e proprie “lavatrici” di denaro sporco. Secondo gli investigatori, in circa dieci anni sarebbero stati riciclati oltre 5 milioni di euro attraverso una rete di società e attività commerciali, con presunti rapporti anche con i principali clan della criminalità organizzata barese.

Un ruolo centrale nell’inchiesta è stato svolto dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Naviglio, ex affiliato al clan Mercante. Ai magistrati ha raccontato i presunti rapporti tra Alessandro Snidar e le organizzazioni mafiose, parlando di finanziamenti destinati al traffico di droga, regali di lusso e sostegno economico ai clan. Naviglio ha inoltre riferito di essere stato più volte minacciato e aggredito nel carcere di Lecce tra il 2018 e il 2020 dopo aver manifestato l’intenzione di collaborare con la giustizia.

Intanto i tre fratelli Snidar sono attesi davanti al gip Antonella Cafagna per gli interrogatori di garanzia. Nel frattempo la Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro dell’intero impero economico riconducibile alla famiglia, tra sale giochi, società, immobili e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo superiore ai 63 milioni di euro. Secondo la Procura, le 13 sale slot tra Bari e la Bat sarebbero state utilizzate come strumenti per riciclare denaro e favorire gli interessi della criminalità organizzata.

Bari, slot e scommesse per riciclare il denaro dei clan di estorsioni e droga: come funzionava e il ruolo di Snidar

Un sistema di riciclaggio fondato su sale slot, videolottery e ticket vincenti avrebbe consentito ai clan baresi di ripulire ingenti somme di denaro provenienti da traffico di droga ed estorsioni. È quanto emerge dalla maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari e della Guardia di Finanza, che ha portato all’esecuzione di numerose misure cautelari e al sequestro di beni per oltre 60 milioni di euro.

Al centro dell’indagine c’è Alessandro Snidar, 50 anni, ritenuto dagli investigatori il punto di riferimento di un’organizzazione che avrebbe messo a disposizione della criminalità organizzata una rete di sale gioco utilizzate come “lavatrici” di denaro. Secondo un collaboratore di giustizia, Snidar “dava da mangiare a tutti i clan di Bari”, mentre per gli inquirenti la mafia barese sarebbe ormai passata da un ruolo di infiltrazione a uno di piena integrazione nell’economia locale.

L’indagine ha ricostruito un sistema basato sulla compravendita di ticket vincenti: i premi venivano intestati a prestanome incensurati o in difficoltà economica, ai quali spettava una percentuale della vincita, mentre le sale trattenevano una quota del premio. In otto anni sarebbero stati riscossi oltre 62mila ticket da circa 5.800 persone, per un valore complessivo di 96 milioni di euro.

Tra gli arrestati figurano Alessandro Snidar, alcuni familiari e collaboratori, mentre altre persone sono finite ai domiciliari o hanno ricevuto il divieto di esercitare attività imprenditoriali. I sequestri hanno interessato sei aziende, tredici sale slot e numerosi immobili tra Bari e provincia.

Nell’inchiesta compare anche il titolare del bar Viola di corso Sonnino, posto ai domiciliari con l’accusa di riciclaggio. Secondo la Procura avrebbe contribuito a occultare la provenienza delle vincite di Snidar, consentendo il pagamento dei suoi debiti tramite terzi e intestando premi a persone diverse dal reale vincitore. L’uomo respinge le accuse e si difenderà nelle sedi opportune.

Slot e scommesse per riciclare denaro dei clan a Bari, 23 arresti e sequestri per 60 milioni di euro – TUTTI I NOMI

Maxi operazione della Direzione distrettuale antimafia di Bari e del Gico della Guardia di Finanza, che stanno eseguendo 23 misure cautelari personali tra le province di Bari, Bat, Brindisi, Taranto e Roma, nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge oltre 100 indagati. Contestualmente sono stati disposti sequestri patrimoniali per un valore superiore ai 60 milioni di euro.

L’indagine, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dal pubblico ministero Lanfranco Marazia, ipotizza un articolato sistema di riciclaggio dei proventi illeciti dei clan mafiosi baresi Parisi, Strisciuglio e Velluto attraverso società operanti nel settore delle videolottery, delle scommesse e dell’intrattenimento.

I sequestri riguardano le società Millionaire Srl, gestore delle omonime sale di Bari, Barletta, Casamassima, Trani e Monopoli, lo Snooker Bowling, la Income Management e la Target Work, che gestisce le sale Vlt Qasbah e i Bowling Six Strike di Bari, Gioia del Colle e Casamassima. Il giudice per le indagini preliminari ha inoltre disposto sequestri nei confronti di numerosi indagati.

Secondo quanto ricostruito nelle 1.959 pagine dell’ordinanza, tra dicembre 2012 e novembre 2019 le videolottery e le scommesse sarebbero state utilizzate come paravento per riciclare il denaro proveniente dalle attività illecite dei clan. In particolare, secondo l’accusa, i ticket vincenti delle videolottery, anche di migliaia di euro, venivano attribuiti a persone ritenute organiche ai clan, così da poter giustificare patrimoni di origine illecita. Il denaro, secondo gli inquirenti, derivava principalmente dal traffico di stupefacenti. Per questo vengono contestati i reati di riciclaggio aggravato dall’aver favorito le organizzazioni mafiose Parisi, Strisciuglio e Velluto. L’indagine rappresenta l’evoluzione delle perquisizioni eseguite dalla Dda nel luglio 2020 nelle sedi delle società coinvolte.

In carcere sono finiti Adolfo Antonicelli, 49 anni, di Gioia del Colle, Roberto Boccasile, 40 anni, di Bari, Alessandro De Biasi, 59 anni, di Gioia del Colle, Carmelo Isaia, 46 anni, di Conversano, Antonio Monno, 39 anni, di Bari, Debora Passaquindici, 50 anni, di Bari, il commercialista Sergio Petrosino, 62 anni, di Bari, Antonio Ripoli, 40 anni, di Bari, Alessandro Snidar, detto “Snooker”, 51 anni, di Bari, Antonio Snidar, detto “Antonello”, 45 anni, di Bari, Massimiliano Snidar, detto “Massimo”, 55 anni, di Bari, e Angelo Alessio Virgilio, 36 anni, di Noicattaro.

Agli arresti domiciliari sono stati posti Patrizia Angela Antonicelli, 36 anni, di Noicattaro, il marito Donato Snidar, detto “Dani”, 30 anni, di Bari, Giuseppe Balenzano, 72 anni, di Bari, Diego Bellizzi, 34 anni, di Bari, Davide Patruno, 36 anni, di Bari, Onofrio Romito, 42 anni, di Bari, Annarita Snidar, 38 anni, di Bari, e Maurizio Viola, 51 anni, di Bari.

Il gip ha inoltre disposto il divieto di esercitare attività imprenditoriali nei confronti di Francesco Lops, 60 anni, di Bari, ed Emanuele Lucarelli, 40 anni, di Bari, mentre per Giuseppe Diamanti, 37 anni, di Bari, è stato disposto il divieto di esercitare uffici direttivi. Ulteriori misure cautelari potrebbero essere adottate dopo gli interrogatori preventivi disposti nei confronti di Giampaolo Panza, 50 anni, di Bari, Corrado Orciuolo, 36 anni, di Andria, e Domenico Cascarano, 46 anni, di Corato.

Bari, blitz della Finanza nelle sale giochi e in centri scommesse: sequestrate 9 slot irregolari. Maxi multe

Sanzioni tributarie per 900mila euro e amministrative per circa 90mila euro, oltre al sequestro di 9 macchinette presenti nelle sale gioco. Questo è il bilancio dei militari della Guardia di Finanza, occupati nei giorni scorsi nell’area metropolitana di Bari in operazioni finalizzate al contrasto al gioco illegale e irregolare nei confronti di centri scommesse e sale giochi ubicati nel territorio dell’area metropolitana del capoluogo pugliese.

Nel corso delle attività di controllo, è stata riscontrata la presenza di 6 apparecchi (in gergo, chiamati video Newslot o Awp), messi nella libera disponibilità di tutti gli avventori, che non sarebbero stati rispondenti alle caratteristiche indicate dalle leggi. Sono stati, inoltre, rinvenuti 3 totem: le apparecchiature non sarebbero risultate collegate alla rete statale di raccolta gioco, ciò avrebbe precluso la lettura dei dati relativi alle somme giocate per la successiva quantificazione dell’imposta dovuta. Nei confronti dei centri scommesse e sale giochi sottoposti ad ispezione, in considerazione del mancato pagamento del Prelievo Erariale Unico e dell’Imposta Unica, sarebbe stata constatata un’evasione di circa 500mila euro, con correlate sanzioni tributarie per circa 900mila euro. Nei confronti degli esercizi in cui sarebbero sono state riscontrate irregolarità, i finanzieri hanno provveduto al sequestro delle schede presenti all’interno delle newslot e dell’importo rinvenuto all’interno delle stesse (circa 6mila euro).