Slot, scommesse e riciclaggio. Maurizio Viola respinge le accuse: “Mai avuto rapporti illeciti con gli Snidar”

Si è dichiarato estraneo al presunto sistema di riciclaggio riconducibile alla famiglia Snidar Maurizio Viola, 50 anni, finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bari sulle videolottery gestite, secondo gli investigatori, dalla criminalità organizzata.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Antonella Cafagna, Viola si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee sostenendo di non aver mai avuto rapporti con le attività illecite degli Snidar e di non aver mai sospettato che il denaro utilizzato per le scommesse, quasi un milione di euro movimentato in sei anni, potesse provenire da attività criminali.

Titolare di un bar con agenzia scommesse in corso Sonnino, Viola è accusato di concorso in riciclaggio aggravato dal metodo mafioso. Secondo la Procura avrebbe consentito ad Alessandro Snidar di effettuare scommesse a credito, ricevendo successivamente pagamenti in contanti o tramite ticket vincenti provenienti dalle sale slot riconducibili alla famiglia.

L’indagato, però, ha respinto ogni accusa, ribadendo di non essere mai stato a conoscenza del presunto meccanismo di riciclaggio e di non aver immaginato di poter favorire un’associazione mafiosa attraverso l’attività di raccolta scommesse.

Bari, ai domiciliari Maurizio Viola per riciclaggio: le scommesse nel bar di corso Sonnino e il legame con Snidar

Maurizio Viola, 50 anni, titolare dello storico Bar Viola con annessa agenzia di scommesse in corso Sonnino, nel quartiere Madonnella di Bari, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di riciclaggio aggravato dal metodo mafioso nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge anche Alessandro Snidar. Nei suoi confronti è stato inoltre disposto un sequestro preventivo per equivalente di 635mila euro.

Secondo gli investigatori, Snidar era un cliente abituale del locale, tanto da essere considerato “fidelizzato”. Proprio per questo, il titolare gli avrebbe consentito di effettuare scommesse sportive a credito, una prassi che sarebbe proseguita persino durante il periodo di detenzione di Snidar, quando le giocate venivano trasmesse telefonicamente alla moglie Debora Passaquindici.

La Procura contesta a Viola di aver accettato pagamenti provenienti da soggetti diversi dal reale debitore, attraverso contanti, assegni, bonifici e riscossioni di ticket relativi a giocate effettuate in altre sale del gruppo, in particolare con denaro proveniente dallo Snooker Bowling. Per gli inquirenti, il valore complessivo delle scommesse contestate supera il milione di euro.

Secondo l’accusa, il gestore avrebbe inoltre intestato le vincite di Snidar a terze persone indicate dallo stesso imprenditore, consentendo loro di incassare le somme sui rispettivi conti correnti e contribuendo così a occultarne la reale destinazione economica. La Procura sostiene che circa un milione di euro di vincite sarebbe stato attribuito a persone riconducibili a Snidar, mentre debiti per circa 900mila euro sarebbero stati saldati da altri soggetti.

Nell’ordinanza il gip evidenzia inoltre che Snidar avrebbe continuato a scommettere anche dal carcere, dettando telefonicamente alla moglie pronostici e importi delle puntate. Per il giudice, il sistema contestato integra il reato di riciclaggio sia per chi accetta pagamenti da prestanome sia per chi attribuisce le vincite a persone diverse dal reale beneficiario.

Nonostante la notizia dell’arresto abbia rapidamente fatto il giro della città, l’attività del Bar Viola è proseguita regolarmente. Lo storico locale di corso Sonnino, frequentato quotidianamente da professionisti, politici, manager e numerosi turisti, è rimasto aperto e affollato per tutta la giornata. Maurizio Viola, assistito dagli avvocati Michele Laforgia e Mauro Petrarulo, dovrà ora difendersi dalle accuse mosse dalla Procura di Bari.

Bari, slot e scommesse per riciclare il denaro dei clan di estorsioni e droga: come funzionava e il ruolo di Snidar

Un sistema di riciclaggio fondato su sale slot, videolottery e ticket vincenti avrebbe consentito ai clan baresi di ripulire ingenti somme di denaro provenienti da traffico di droga ed estorsioni. È quanto emerge dalla maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari e della Guardia di Finanza, che ha portato all’esecuzione di numerose misure cautelari e al sequestro di beni per oltre 60 milioni di euro.

Al centro dell’indagine c’è Alessandro Snidar, 50 anni, ritenuto dagli investigatori il punto di riferimento di un’organizzazione che avrebbe messo a disposizione della criminalità organizzata una rete di sale gioco utilizzate come “lavatrici” di denaro. Secondo un collaboratore di giustizia, Snidar “dava da mangiare a tutti i clan di Bari”, mentre per gli inquirenti la mafia barese sarebbe ormai passata da un ruolo di infiltrazione a uno di piena integrazione nell’economia locale.

L’indagine ha ricostruito un sistema basato sulla compravendita di ticket vincenti: i premi venivano intestati a prestanome incensurati o in difficoltà economica, ai quali spettava una percentuale della vincita, mentre le sale trattenevano una quota del premio. In otto anni sarebbero stati riscossi oltre 62mila ticket da circa 5.800 persone, per un valore complessivo di 96 milioni di euro.

Tra gli arrestati figurano Alessandro Snidar, alcuni familiari e collaboratori, mentre altre persone sono finite ai domiciliari o hanno ricevuto il divieto di esercitare attività imprenditoriali. I sequestri hanno interessato sei aziende, tredici sale slot e numerosi immobili tra Bari e provincia.

Nell’inchiesta compare anche il titolare del bar Viola di corso Sonnino, posto ai domiciliari con l’accusa di riciclaggio. Secondo la Procura avrebbe contribuito a occultare la provenienza delle vincite di Snidar, consentendo il pagamento dei suoi debiti tramite terzi e intestando premi a persone diverse dal reale vincitore. L’uomo respinge le accuse e si difenderà nelle sedi opportune.

Trepuzzi, rapina armata nel centro scommesse. Dipendenti minacciati con pistola: ladri via con 7mila euro

Rapina a mano armata ieri sera, intorno alle 20.30, in un centro scommesse di Trepuzzi. Due uomini con il volto coperto e armati di pistola hanno fatto irruzione nel locale commerciale, agendo in pochi minuti e sotto la minaccia delle armi.

I malviventi hanno intimato ai dipendenti di consegnare il denaro presente in cassa, riuscendo a impossessarsi dell’incasso della giornata, pari a circa 7.000 euro.

Subito dopo il colpo, i due si sono dati alla fuga a bordo di uno scooter, facendo perdere le proprie tracce nelle strade vicine. Nonostante la paura tra i presenti, nessuna persona è rimasta ferita.

Scattato l’allarme, sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Campi Salentina, che hanno effettuato i rilievi e acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona. Le indagini sono in corso per risalire all’identità dei responsabili.

Calcioscommesse, tegola per il Bari: Sibilli squalificato per 8 mesi. Stagione finita per l’attaccante biancorosso

Tegola per il Bari di Caserta. Giuseppe Sibilli, attaccante biancorosso, è stato squalificato per 8 mesi con l’accusa di aver scommesso su siti legali e su partite di calcio giocate in Italia e non solo.

Le giocate risalgono alle stagioni 2022/2023 (Pisa), 2023/2024 (Bari) e 2024/2025 (Bari-Sampdoria) e comportano una violazione dell’articolo 4, comma 1, e dell’articolo 24, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva.

Sibilli è tornato al Bari dopo aver indossato la maglia della Sampdoria da gennaio a giugno. Proprio a giugno era stato interrogato, dimostrandosi collaborativo con la Procura Federale. Si è optato per la strada del patteggiamento per dimezzare la pena iniziale di 16 mesi, unita a una multa di 20mila euro.

La squalifica terminerà a inizio giugno del 2026, quando il campionato di B sarà terminato. Previsto anche un percorso riabilitativo ed educativo che comporterà la partecipazione di Sibilli a un ciclo di almeno 16 incontri pubblici presso associazioni dilettantistiche, centri del settore giovanile e scolastico d centri di recupero dalle ludopatie, sulla falsa riga di quanto accaduto con Tonali e Fagioli.

Anche il Bari è pronto a prendere dei provvedimenti: il giocatore riceverà un ingaggio pari al minimo federale fino al termine della squalifica e per l’ultimo anno di contratto, in scadenza a giugno del 2027, il suo stipendio sarà dimezzato.

Bellomo espulso dalla panchina contro la Ternana: la Procura di Bari apre fascicolo

Dopo la Figc indaga anche la Procura di Bari sul caso delle scommesse giocate sull’espulsione del calciatore Nicola Bellomo, avvenuta nel corso della gara di ritorno dei playout di Serie B Ternana-Bari dello scorso 23 maggio. Il calciatore del Bari era in panchina e fu espulso al 78′, con il risultato già sul 3-0 in favore dei pugliesi, al termine di un litigio con un raccattapalle umbro.

Ma ad insospettire gli inquirenti è il numero anomalo di scommesse giocate, in alcune ricevitorie di Bari, proprio sul rosso al centrocampista biancorosso, la cui espulsione era quotata 24 volte la posta. Sul caso ha aperto un’inchiesta anche la Procura federale della Figc guidata da Giuseppe Chiné. Il calciatore non è indagato e la guardia di finanza barese procede a carico di ignoti. Nel mirino degli inquirenti non solo le giocate effettuate sui portali legali (che non hanno pagato gli scommettitori, visto che Bellomo è stato espulso dalla panchina e non dal campo) ma anche le giocate su siti illegali, dai quali invece la vincita potrebbe essere stata pagata.