L’Inps aveva revocato l’assegno di inclusione a una donna di 89 anni di Nardò, contestando presunte dichiarazioni mendaci legate alla presenza di una condanna penale a carico del figlio. La pensionata ha però impugnato il provvedimento e il Tribunale di Lecce le ha dato ragione.
La donna ha dimostrato di possedere tutti i requisiti anagrafici, sanitari e patrimoniali necessari per ottenere il beneficio. Il ricorso ha inoltre evidenziato che la normativa prevede il requisito relativo alle condanne penali per il richiedente e non per gli altri componenti del nucleo familiare.
Il giudice del lavoro Luca Notarangelo ha quindi accolto il ricorso, ordinando all’Inps di riattivare l’Assegno di inclusione, pagare le mensilità non corrisposte e rimborsare le spese legali sostenute dalla donna.



