Asilo degli orrori a Bari, bimbi chiusi nello stanzino per punizione: educatrice chiede il rito abbreviato

Una educatrice di 32 anni, in servizio in un asilo di Bari, ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato nel processo che la vede imputata per abuso dei mezzi di correzione.

Secondo l’accusa, per punire i bambini quando erano particolarmente vivaci, li avrebbe rinchiusi in uno stanzino buio, chiamato «la stanza di don Oronzo», alimentando nei piccoli la paura del buio e di questo personaggio inesistente. Nel corso dell’udienza si sono costituiti parte civile i familiari di sei bambini ritenuti presunte vittime.

L’inchiesta, coordinata dalla pm Savina Toscani e condotta dai carabinieri, è nata dalle denunce di alcune madri che avevano raccolto i racconti dei figli, spaventati da «don Oronzo». Le successive indagini hanno portato alla raccolta di ulteriori testimonianze, ritenute dagli investigatori concordanti.

Bari, false assunzioni per ottenere la Naspi: in cinque a processo per truffa ai danni dello Stato

Avrebbero simulato l’assunzione di tre persone all’interno dell’istituto di vigilanza privata Nuova Italpol di Gravina per consentire l’indebita percezione dell’indennità di disoccupazione Naspi erogata dall’Inps.

Per questa vicenda la Procura di Bari, con la pm Chiara Giordano, ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone, accusate a vario titolo di concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato.

Tra gli imputati figurano Nicola Lisi, 69 anni, e Giovanni Lisi, 45 anni, rispettivamente legale rappresentante e amministratore di fatto della società, oltre ai presunti falsi lavoratori Anna Quarto, 65 anni, Cristina Troiani, 42 anni, e Rocco Paternoster, 54 anni.

Secondo l’accusa, grazie alle assunzioni fittizie i tre avrebbero percepito senza averne diritto l’indennità di disoccupazione tra febbraio 2019 e novembre 2020. L’udienza pre-dibattimentale è fissata per il 3 novembre 2026 davanti al giudice Luna Calzolaro.

Bari, falso complotto contro maresciallo della Finanza e Michele Laforgia: Sandrino Cataldo a processo per calunnia

La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per Sandrino Cataldo, fondatore del movimento politico “Sud al Centro” e marito dell’ex assessora regionale Anita Maurodinoia, e per il suo ex braccio destro Armando De Francesco. I due sono accusati di calunnia.

Secondo gli inquirenti, avrebbero inventato un presunto complotto per screditare un maresciallo della Guardia di Finanza e l’avvocato Michele Laforgia, sostenendo di essere stati incastrati nell’inchiesta sulla presunta compravendita di voti. Per la Procura, però, quel complotto non sarebbe mai esistito. L’udienza preliminare è stata fissata per il 1° ottobre.

Morte Fabiana Chiarappa, a processo don Nicola D’Onghia: è accusato di omicidio colposo. Udienza il 19 ottobre

Don Nicola D’Onghia, ex parroco di Turi, comparirà il prossimo 19 ottobre davanti al gup del Tribunale di Bari nell’udienza preliminare per la morte di Fabiana Chiarappa, la soccorritrice del 118 di 32 anni deceduta il 2 aprile 2025 sulla statale 172 tra Turi e Putignano. Il sacerdote è accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri e della Procura di Bari, la donna era appena caduta dalla sua moto quando sarebbe stata investita dall’auto del prete, che l’avrebbe travolta con la ruota anteriore destra mentre, secondo l’accusa, era distratto dall’utilizzo del cellulare. Gli investigatori ritengono inoltre che, dopo l’impatto, il sacerdote si sia allontanato senza prestare soccorso, fermandosi poco distante in una stazione di servizio, dove le telecamere lo avrebbero ripreso mentre controllava la carrozzeria della vettura.

Arrestato ai domiciliari il 29 aprile, Don D’Onghia ha successivamente ottenuto la sostituzione della misura con l’obbligo di soggiorno nel comune di Noci, poi revocato. Resta invece in vigore il ritiro della patente.

Femminicidio a Foggia, la 46enne Fatimi Hayat uccisa a coltellate dall’ex: il killer finisce a processo

Il gup di Foggia ha rinviato a giudizio il 46enne di origini marocchine Tariq El Mefeddel, accusato dell’omicidio volontario di Hayat Fatimi, coetanea connazionale dell’imputato, uccisa nell’agosto del 2025 a Foggia. Il processo inizierà il 9 ottobre dinanzi alla Corte di Assise di Foggia.

Hayat Fatimi è stata uccisa con 15 coltellate, davanti al portone della sua abitazione, nella notte tra il 6 e il 7 agosto 2025, nel centro storico di Foggia. L’uomo, con il quale la vittima aveva avuto una breve relazione e che aveva già denunciato, fu fermato a Roma meno di 12 ore dopo il delitto. Risponde anche di stalking e detenzione del coltello.

Ieri, nell’udienza preliminare, il Comune di Foggia si è costituito parte civile, rappresentato dalla dirigente dell’avvocatura comunale Maria Antonucci, “a tutela degli interessi dell’intera comunità foggiana, profondamente ferita da questa vicenda”. Si sono costituiti parti civili anche il centro antiviolenza al quale la donna si era rivolta e la sorella della vittima.

“Hayat Fatmi era una donna conosciuta e apprezzata da tanti, una grande lavoratrice che aveva scelto Foggia per costruire il proprio futuro – evidenzia il Comune in una nota. – Qui aveva comprato casa, qui aveva messo radici e costituito la sua rete amicale. E alle istituzioni si era rivolta con fiducia, chiedendo aiuto e protezione”.

“La costituzione di parte civile è un atto di giustizia e di vicinanza nei confronti di Hayat e dei suoi familiari – dichiara la sindaca Maria Aida Episcopo -. La sua morte ha colpito profondamente la nostra comunità e ci richiama a una responsabilità collettiva. Davanti alla violenza non possono esserci indifferenza né silenzio. Le istituzioni hanno il dovere di stare accanto alle vittime e di affermare, anche con la loro presenza nelle aule di giustizia, che ogni donna colpita dalla violenza è una ferita inferta all’intera città”.

Quadro sparito dalla Banca Popolare di Bari e rivenduto: a processo l’ex autista di Jacobini

Un dipinto del pittore pugliese Onofrio Martinelli, “Abbazia di San Vito” del 1957, è al centro di un processo per ricettazione in corso al Tribunale di Bari.

Imputato è l’ex autista dell’allora presidente della Banca Popolare di Bari, Gianluca Jacobini, accusato di aver sottratto l’opera, del valore di circa 25mila euro, per poi rivenderla a un negozio dell’usato del centro cittadino per 1.700 euro.

Il quadro è stato scoperto casualmente in vetrina, accanto a un libro dedicato alla storia della banca, da un avvocato che ha avvisato i dirigenti dell’istituto. Dopo la denuncia presentata nel maggio 2024, la Polizia ha sequestrato l’opera e avviato le indagini.

Nel corso del processo, la difesa del 55enne ha chiesto l’assoluzione, sostenendo la nullità della denuncia perché presentata da una persona ritenuta priva di titolo. Il giudice si pronuncerà il prossimo 1 ottobre.

Tempesta di chiamate l’ex compagna in una sera, 50enne a processo a Bari: è accusato di stalking

Sarà processato dal prossimo 2 luglio dal Tribunale di Bari un 50enne del Brindisino accusato di stalking nei confronti della ex compagna residente in provincia di Bari.

La vittima, assistita dalla associazione Gens Nova, si sarebbe rifiutata di riallacciare la relazione con l’uomo che avrebbe così iniziato a perseguitarla creandole «un costante stato di ansia e timore per la sua incolumità», riferisce Anna de Tommaso, legale della donna.

Gli episodi contestati all’imputato, risalgono al periodo compreso tra febbraio e marzo scorsi quando dopo la fine della relazione con la vittima, l’uomo avrebbe messo in atto «condotte assillanti e persecutorie» attraverso «continue telefonate, in ogni ora del giorno e della notte”: 79 quelle fatte in una sola serata.

E quando la donna ha bloccato il suo numero, lui l’avrebbe minacciata di raggiungerla a casa, come poi accadde. L’imputato, infatti, avrebbe seguito la donna anche al lavoro o nel tempo libero. Stanca e impaurita, la vittima ha sporto querela. Su richiesta della Procura, il gip ha disposto il giudizio immediato che consente, quando la prova del reato appare evidente, di saltare l’udienza preliminare e di andare direttamente a dibattimento.

Follia a Bari, si denuda in hotel e aggredisce i Carabinieri: turista canadese finisce in carcere e a processo

Da una serata in uno dei locali più esclusivi del capoluogo pugliese a una notte nel carcere di Trani. È la vicenda che ha coinvolto una turista canadese di 31 anni, arrestata con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate dopo aver aggredito un carabiniere.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna avrebbe dato in escandescenze all’interno dell’Hotel Bra, nel centro di Bari, dove si trovava come cliente esterna. Avrebbe infastidito ospiti e personale, arrivando anche a denudarsi davanti a diverse persone. Allontanata dalla struttura, avrebbe tentato di rientrare con la forza, aggredendo i militari intervenuti.

Dopo aver trascorso una notte nel carcere di Trani, la 31enne è comparsa davanti al giudice per il processo per direttissima ed è stata rimessa in libertà. Rimane accusata di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.

Toglie cellulare e chiavi all’elettricista dopo lite per i lavori al suo trullo in Valle d’Itria: Raz Degan a processo

Proseguirà il processo nei confronti di Raz Degan, accusato di violenza privata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il Tribunale di Brindisi ha disposto il rinvio del giudizio al termine dell’udienza predibattimentale.

L’inchiesta nasce dalla denuncia di un elettricista che aveva eseguito alcuni lavori nel trullo di proprietà dell’attore, situato tra Ostuni e Cisternino. Secondo l’accusa, il 31 luglio 2024, al culmine di una discussione sui lavori, Degan avrebbe sottratto all’imprenditore il cellulare e le chiavi dell’auto per impedirgli di lasciare il luogo.

L’uomo avrebbe accusato un malore, chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine, per poi presentare denuncia. La prima udienza del processo è stata fissata per il prossimo 2 ottobre. La presunta vittima si è costituita parte civile ed è assistita dall’avvocato Pierpaolo Argentiero.

Lucia Salcone morta in un incidente stradale simulato, a processo il marito Ciro Caliendo: si parte il 9 ottobre

Si aprirà il 9 ottobre davanti alla Corte d’Assise di Foggia il processo a Ciro Caliendo, 48enne imprenditore vitivinicolo, accusato dell’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione della moglie Lucia Salcone, 47 anni, trovata morta il 27 settembre 2024 all’interno di un’auto in fiamme nei pressi di San Severo.

Lo ha disposto il gip Mario De Simone, che ha accolto la richiesta di giudizio immediato, consentendo di saltare l’udienza preliminare. Secondo le indagini della polizia, l’uomo avrebbe simulato un incidente stradale e il successivo incendio del veicolo, riportando egli stesso ustioni alle braccia.

Determinanti per l’accusa sono state le perizie coordinate dalla Procura, che hanno riguardato la presenza di eventuali liquidi infiammabili sull’auto e le tracce biologiche ed ematiche rinvenute nell’abitazione della coppia. Gli accertamenti avrebbero contribuito a rafforzare l’ipotesi della natura dolosa del rogo e dell’omicidio.