Laurea falsificata per il concorso Adp, il volontariato non basta: Carmen Fiorella va a processo

Non sarà sufficiente la messa alla prova per evitare il processo. Il gip del Tribunale di Bari, Vittorio Rinaldi, ha disposto il rinvio a giudizio per Carmen Fiorella, coinvolta in un’inchiesta per falsi e truffe legati a titoli di studio inesistenti o alterati.

La decisione è arrivata durante l’udienza per la ratifica dell’attività di volontariato svolta presso la Caritas di Barletta, nell’ambito della richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova, avanzata dalla difesa.

Al centro della vicenda, la presentazione di una laurea falsa per ottenere un incarico dirigenziale in Aeroporti di Puglia. Secondo quanto emerso, Fiorella avrebbe modificato una laurea reale in Scienze dell’amministrazione, trasformandola in Economia per partecipare a un concorso bandito nel febbraio 2024.

Non solo: in precedenti incarichi, tra cui quello nel consiglio di amministrazione di Acquedotto pugliese (2017-2021), avrebbe dichiarato anche un master di secondo livello inesistente.

Dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, l’imputata aveva ammesso le proprie responsabilità e chiesto di accedere alla messa alla prova, come previsto dalla riforma Cartabia. La Procura aveva espresso parere favorevole, così come era stato concordato un risarcimento di 35mila euro ad Aeroporti di Puglia.

Tuttavia, per il giudice Rinaldi, l’attività di volontariato svolta non è stata ritenuta sufficiente a estinguere i reati contestati. Di conseguenza, Fiorella dovrà affrontare il processo.

Rissa a Mesagne, 20enne viene ferito al collo e rischia di morire: 6 giovani a processo. Tra loro anche la vittima

Rischiò di perdere la vita un 20enne egiziano ferito al collo con un bastone appuntito durante una violenta rissa avvenuta l’8 dicembre nella villa comunale di Mesagne. Concluse le indagini, la Procura di Brindisi ha disposto il giudizio immediato per sei giovani stranieri coinvolti nell’episodio. Tra gli imputati compare anche lo stesso ragazzo rimasto gravemente ferito.

Il processo inizierà il 7 maggio davanti alla terza sezione penale del tribunale di Brindisi. Tutti dovranno rispondere di rissa, mentre per un 22enne egiziano l’accusa è anche di tentato omicidio: secondo quanto ricostruito dagli inquirenti avrebbe colpito il connazionale al collo con un oggetto di ferro appuntito.

Il ventenne, pur essendo la vittima dell’aggressione, è imputato per rissa e lesioni perché avrebbe reagito colpendo l’altro giovane con il coccio di una bottiglia. Dopo i fatti, che avevano suscitato forte allarme in città, furono emessi anche cinque Daspo Willy con il divieto di accesso alla villa comunale e alle zone della movida di Mesagne.

Favori in cambio di voti, chiesto il processo per l’ex assessore regionale Delli Noci: in totale 27 indagati

La Procura di Lecce ha chiesto il rinvio a giudizio per Alessandro Delli Noci, ex assessore pugliese allo Sviluppo economico. Insieme a Delli Noci è stato chiesto il processo per altri 26 imputati e 3 società.

L’indagine, che riguarda il periodo compreso tra il 2018 e il 2021, riguarda presunti favori elargiti nei confronti di alcuni imprenditori (per possibili investimenti in ambito turistico-ricettivo) in cambio di sostegno elettorale.

L’attività investigativa è stata coordinata dai pubblici ministeri Alessandro Prontera e Massimiliano Carducci e condotta dalla Guardia di finanza. Tra gli indagati anche Maurizio Laforgia, ingegnere, figlio dell’ex presidente (ex presidente ndr) dell’Aqp Domenico Laforgia, l’imprenditore Corrado Congedo, e le società che fanno riferimento ad un altro imprenditore, Alfredo Barone.

Il 5 giugno scorso la Procura di Lecce aveva chiesto gli arresti domiciliari nei confronti di Delli Noci; lo stesso assessore aveva rassegnato le dimissioni l’11 giugno; subito dopo gli inquirenti revocarono la richiesta di arresto per mancanza delle esigenze cautelari.

Le accuse contestate, a vario titolo, sono di associazione per delinquere, corruzione, truffa e reati fiscali. Il Gip Tea Verderosa ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 10 luglio.

Bari, viola il divieto di avvicinamento 6 volte in 2 mesi: arrestato 39enne. Sarà processato per direttissima

È stato arrestato nella mattinata di ieri M.T., 39 anni, al termine di un’attività di controllo serrata e prolungata nel tempo da parte dei Carabinieri. L’uomo, già sottoposto al divieto di avvicinamento alla ex compagna e al braccialetto elettronico, è accusato di aver violato ripetutamente le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria.

L’arresto rappresenta l’esito di settimane di monitoraggio meticoloso. Ogni spostamento, ogni segnalazione e ogni infrazione sono stati puntualmente documentati dagli investigatori, nell’ambito delle misure di tutela attivate a favore della donna, inserita nel percorso di protezione previsto dal “codice rosso” sin dal giugno 2024.

Nonostante il dispositivo elettronico di controllo, l’uomo avrebbe infranto il divieto di avvicinamento almeno sei volte nell’arco di due mesi, tra il 25 dicembre 2025 e il 18 febbraio 2026. Episodi che non sono passati inosservati grazie alla costante vigilanza delle forze dell’ordine.

Le origini della vicenda risalgono al giugno 2024, quando i Carabinieri intervennero a seguito di una grave aggressione. Secondo quanto ricostruito, M.T. avrebbe bloccato fisicamente la ex compagna, allora al quinto mese di gravidanza, impedendole di allontanarsi con l’auto. L’episodio provocò un forte stato di stress nella donna, costringendola a un ricovero di cinque giorni presso il Policlinico di Bari. Da quel momento prese avvio il percorso giudiziario e di protezione.

Il 39enne risultava già noto alle autorità per precedenti risalenti all’età minorile, tra cui segnalazioni per reati gravi. Un profilo che, secondo gli inquirenti, aveva reso necessario un sistema di sorveglianza particolarmente attento.

Tra gli episodi più significativi figura quello del 14 febbraio scorso. In quell’occasione, nonostante un temporaneo malfunzionamento della rete che aveva reso inefficace il dispositivo antistalking, i Carabinieri riuscirono comunque a documentare l’avvicinamento dell’uomo a un bar dove la vittima si trovava con il nuovo compagno. Secondo quanto riferito, l’uomo avrebbe compiuto gesti minatori, circostanza acquisita agli atti dell’indagine.

È stata ascoltata anche la madre della donna, convocata per integrare una precedente deposizione. L’uomo ha dichiarato di essersi recato nell’area per prelevare il figlio minore, sostenendo di aver erroneamente ritenuto che la giornata rientrasse tra quelle a lui assegnate. In realtà si trattava di un fine settimana di competenza della madre. In ogni caso, il provvedimento del Tribunale stabilisce che l’eventuale prelievo del bambino debba avvenire tramite persona delegata: per l’occasione era infatti presente la zia del minore.

M.T. si trova ora in stato di arresto e sarà giudicato per direttissima. Spetterà al tribunale valutare le misure cautelari da adottare alla luce della gravità e della reiterazione delle condotte contestate. Nel frattempo prosegue il dispositivo di tutela a favore della donna.

Bari, gli affari del clan Parisi-Palermiti di Japigia con la mafia albanese: chiesto il processo per 26 persone

Si aprirà il prossimo 23 marzo l’udienza preliminare relativa all’operazione «Ura», la vasta indagine della Direzione investigativa antimafia che ha portato alla luce i legami tra la criminalità organizzata albanese e i clan baresi di Japigia. Al centro dell’inchiesta un articolato traffico internazionale di stupefacenti.

Le investigazioni hanno ricostruito un imponente flusso di eroina e cocaina, attivo dal 2016, lungo un asse che collegava i Balcani, il Nord Europa, il Sud America e la Puglia. Secondo gli inquirenti, sarebbe stata accertata una convergenza di interessi tra un’organizzazione con base in Albania, incaricata della gestione e distribuzione transnazionale della droga, e i clan Parisi-Palermiti operanti a Bari.

Ai gruppi di Japigia sarebbe spettata la fase di lavorazione e confezionamento dello stupefacente, successivamente ceduto all’ingrosso ad altre organizzazioni attive nelle province di Bari, Brindisi e Lecce. L’eroina proveniva dalla Turchia, mentre la cocaina arrivava dall’America Latina.

Sono ventisei gli imputati che compariranno davanti al giudice dell’udienza preliminare Antonella Cafagna. Le accuse contestate comprendono traffico internazionale di ingenti quantitativi di droga, riciclaggio e abuso d’ufficio.

Durante le indagini, la Dia ha documentato numerosi rifornimenti di stupefacente giunti a Bari dall’Albania e dal Nord Europa, per un totale di circa 255 chilogrammi tra eroina e cocaina pure, trasportati attraverso corrieri internazionali. Parallelamente, sarebbe stato individuato un costante flusso di denaro contante dalla Puglia verso l’Albania, quale pagamento delle forniture, movimentato tramite autisti di autobus di linea internazionale. Le somme trasferite, pari complessivamente a 4,5 milioni di euro, hanno consentito alle autorità albanesi di contestare l’ipotesi di riciclaggio.

Gli investigatori hanno inoltre ricostruito consegne di denaro avvenute a Bari per importi superiori al mezzo milione di euro, nonché il trasferimento di oltre 500 mila dollari dall’Albania all’America Latina come anticipo per l’acquisto di 500 chili di cocaina spediti da Guayaquil, in Ecuador. Nell’ambito dell’inchiesta sono emersi anche episodi di presunto abuso d’ufficio in territorio albanese.

Tra gli imputati figura Massimiliano Fiore, indicato dagli investigatori come uno dei principali intermediari tra i narcotrafficanti albanesi e il clan Palermiti. Nonostante un precedente per truffa e falso risalente a circa dieci anni fa, secondo la Dia Fiore sarebbe stato pienamente inserito nelle dinamiche criminali del quartiere Madonnella, svolgendo un ruolo di collegamento con gli acquirenti delle partite di droga provenienti dall’Albania. Sarebbe stato inoltre in contatto con Adi Coba, 33 anni, soprannominato «la bestia», ed Erigels Presi, 36 anni, detto «Enrico», ritenuti referenti albanesi dei gruppi smantellati, oltre che con il capo clan di Japigia Eugenio Palermiti.

Il nome dell’operazione, «Ura» — che in albanese significa “ponte” — richiamerebbe proprio questo presunto ruolo di collegamento. A Fiore sarebbe riconducibile anche una villa a Torre a Mare, sequestrata lo scorso ottobre, dove sono stati rinvenuti materiali ritenuti compatibili con il confezionamento di droga: un robot da cucina, buste in cellophane, un bilancino di precisione, nastro adesivo e piastre in acciaio.

L’udienza preliminare prenderà il via il 23 marzo. Il giudice avrà circa due mesi per decidere su un eventuale rinvio a giudizio, mentre la misura cautelare attualmente in corso scadrà a maggio.

Bari, 17 militanti di CasaPound a processo per neofascismo: è il primo caso in Italia. Domani la sentenza

È attesa per domani la sentenza di primo grado a 17 militanti baresi di CasaPound accusati di neofascismo. Si tratta del primo processo in Italia in cui si contesta ad attivisti del movimento politico di estrema destra il reato di riorganizzazione del partito fascista.

Il processo si chiude a più di sette anni dalla presunta aggressione “squadrista” (così definita negli atti della Procura di Bari) commessa la sera del 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari nei confronti di alcuni manifestanti di ritorno da un corteo antirazzista organizzato pochi giorni dopo la visita dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per contestarne le politiche sull’immigrazione.

Gli imputati rispondono della violazione di due articoli (1 e 5) della legge Scelba, “per aver partecipato – si legge nell’imputazione – a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ed in particolare per aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”. Sette di loro, i presunti autori del pestaggio, sono accusati anche di lesioni personali. Il procuratore Roberto Rossi ha chiesto condanne tra i 2 anni e i 20 mesi di reclusione, oltre alla privazione dei diritti politici.

Tra le vittime dell’aggressione c’erano l’allora europarlamentare di Rifondazione comunista Eleonora Forenza e il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana, costituiti parti civili con Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari e Regione Puglia. Quella sera, hanno ricostruito le indagini della Digos anche grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza che hanno documentato l’aggressione, alcuni militanti di CasaPound avrebbero colpito i manifestanti antifascisti con sfollagente, manubri da palestra, manganello telescopico, cinture, calci e pugni, “in esecuzione – è spiegato ancora nei capi di imputazione – di un disegno criminoso giustificato dalla ideologia fascista”.

Anche in occasione dell’attesa sentenza, come avvenuto in tutte le udienze del processo iniziato nel 2022, è stato organizzato per domani un presidio antifascista davanti al Tribunale penale di Bari. In aula sarà presente il segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo. La sede barese di CasaPound, il circolo Kraken in via Eritrea, luogo dove avvenne l’aggressione, è chiuso da allora. Anpi, Prc e le altre persone offese chiedono lo scioglimento del movimento politico ritenuto neofascista.

Ex Ilva, processo “Ambiente svenduto” a Potenza: 21 rinvii a giudizio c’è anche l’ex governatore Vendola

Il gup di Potenza Francesco Valente ha rinviato a giudizio 21 imputati, tra cui l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, coinvolti nel processo ‘Ambiente svenduto’, sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva.

La prima udienza è stata fissata per il 21 aprile prossimo. Le richieste di rinvio a giudizio erano state presentate dal procuratore della Repubblica facente funzioni di Potenza, Maurizio Cardea, e dal sostituto Vincenzo Montemurro.

Il processo ‘Ambiente svenduto’ è ricominciato dall’udienza preliminare a Potenza il 21 marzo 2025, in seguito all’annullamento, per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, pronunciato dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) della sentenza di primo grado con le 26 condanne, per 270 anni di carcere, inflitte il 31 maggio 2021.

Minacce a un giudice di pace: “Ammazzo prima te e poi i tuoi figli”. A processo per stalking 54enne di Modugno

Un 54enne di Modugno è a processo con l’accusa di stalking nei confronti di un giudice di pace in servizio nella sede di Corato. Per mesi, da giugno ad agosto dello scorso anno, la vittima ha subito appostamenti, pedinamenti, minacce di morte, richieste di denaro e aggressioni verbali, tanto da non uscire più di casa e a farsi accompagnare in ogni spostamento.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’atteggiamento da parte del 54enne ha origine da una volontà ritorsiva dopo aver sporto una denuncia contro il figlio del giudice, un avvocato. 

“Devo ammazzare prima te e poi i tuoi figli – le parole proferite sotto l’abitazione della vittima lo scorso 21 giugno -. Bastardi, avete avuto ragione perché non c’è stato il contraddittorio presso l’ordine degli avvocati… Ormai so dove abitate e non vi libererete più di me”.

Non si è trattato di un caso isolato. L’uomo avrebbe anche lasciato un messaggio intimidatorio nella cassetta delle lettere e avrebbe mimato il gesto dello sgozzamento mentre la vittima si trovava all’interno di un bar. 

 

Il carabiniere Carlo Legrottaglie ucciso a Francavilla, al via il processo a Brindisi: imputato Camillo Giannattasio

Si è aperto questa mattina davanti alla Corte d’Assise di Brindisi (presidente Maurizio Saso) il processo per l’omicidio del brigadiere capo Carlo Legrottaglie, ucciso il 12 giugno scorso nei pressi della zona industriale di Francavilla Fontana in un conflitto a fuoco con due persone scoperte a bordo di un’auto risultata rubata.

Unico imputato è Camillo Giannattasio, accusato di concorso in omicidio volontario pluriaggravato (con Michele Mastropietro morto in seguito ad un successivo conflitto a fuoco con due poliziotti durante la fuga).

È anche accusato di resistenza a pubblico ufficiale, porto e detenzione di armi clandestine e munizioni, ricettazione. In aula erano presenti la vedova di Legrottaglie, il collega che era con lui il 12 giugno e l’imputato.

Nell’udienza di oggi è stata accolta la richiesta da parte dell’Avvocatura dello Stato (avvocato Angela Caprioli) di costituzione di parte civile dei ministeri dell’Interno e della Difesa. Le altre parte civili, moglie e figlie della vittima, e il collega, sono assistiti dai legali Stefano Andriola, Giovanni Fiorino e Donato Manelli. L’avvocato Luigi Danucci difende l’imputato.

Nell’udienza di oggi la Corte ha accolto la richiesta del pubblico ministero, Livia Orlando, di disporre una perizia, per estrarre copia forense, sui telefoni cellullari dell’imputato già sequestrati all’indomani dell’omicidio del carabiniere. Nella prossima udienza, fissata per il prossimo 24 febbraio, sarà conferito l’incarico.

Bari, telefoni e droga in carcere in cambio di soldi: a processo una volontaria. Con lei un detenuto e sua moglie

Una donna è stata rinviata a giudizio con le accuse di corruzione, spaccio di sostanze stupefacenti e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione dopo aver tentato di introdurre all’interno del carcere di Bari telefonini e droga, destinati ad un detenuto, in cambio di soldi.

L’episodio risale al 7 febbraio 2024. La donna, che aveva la possibilità di entrare in carcere come volontaria, secondo quanto ricostruito dall’accusa ha nascosto nella sua borsa due plichi di piccole dimensioni, avvolti entrambi da nastro isolante nero: all’interno tre mini smartphone, sim, un pezo di hashish, cavetti usb e una batteria a litio.

A processo sono finiti anche lo stesso detenuto, accusa di concorso in corruzione, e la moglie dell’uomo che avrebbe istigato la volontaria. Il processo prenderà via il 3 marzo.