Bari, aggressione di CasaPound a manifestanti antifascisti. Slitta il processo: “Tempi della giustizia scandalosi”

“Ci aspettiamo una sentenza chiara sul fatto che CasaPound è un’organizzazione di stampo neofascista e quindi che venga sciolta a seguito di questa sentenza”.

Sono le parole di Eleonora Forenza, ex europarlamentare e attuale componente della segreteria nazionale di Rifondazione comunista, a margine dell’udienza sulla presunta aggressione “squadrista” (così definita negli atti della Procura) la sera del 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari, da parte di militanti di CasaPound nei confronti di un gruppo di manifestazione antifascisti di ritorno da un corteo organizzato a pochi giorni dalla visita dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Oggi erano previste repliche e sentenza, ma il Tribunale ha nuovamente rinviato il processo. Si tornerà in aula il 12 febbraio. I 17 imputati rispondono tutti di riorganizzazione del partito fascista e sette di loro anche di lesioni personali. Il procuratore Roberto Rossi ha chiesto condanne tra i 2 anni e i 20 mesi di reclusione.

Tra le vittime dell’aggressione c’erano la stessa Forenza e il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana, costituiti parti civili con Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari e Regione Puglia. Come ad ogni udienza, all’esterno del Tribunale di Bari una piccola delegazione, con la bandiera dell’associazione partigiani, si è riunita in presidio, rendendo anche omaggio alla memoria di Antonio Gramsci nell’anniversario della nascita.

“Quella aggressione – ha detto ancora l’ex europarlamentare – rimane una ferita nella storia di questa città, come è una ferita il fatto che dopo sette anni non ci sia ancora una sentenza di primo grado. Dispiace molto che l’esecutivo si occupi di magistratura in tutt’altra chiave, non per dare al Paese una giustizia con tempi congrui, ma nella direzione di sottomettere la magistratura all’esecutivo. La scandalosa durata di questo processo – ha aggiunto – è una delle ragioni per dire no al referendum Nordio-Meloni”.

Bitritto, pestaggio in una discoteca durante festa privata nel 2021: il rapper barese Young Hash a processo

Angelo Nicola Chiarelli, rapper barese in arte Young Hash protagonista della scena musicale italiana, è a processo con l’accusa di lesioni personali aggravate per una rissa avvenuta nel 2021 in una discoteca di Bitritto, il Cocò de ville, durante una festa privata.

Il rapper, protagonista anche dell’ultimo concertone di Capodanno a Bari, si è presentato questa mattina in aula davanti al giudice monocratico del tribunale di Bari. Ha presentato ricorso contro il decreto penale che condannava lui e altri tre amici, presunti componenti di un branco che quella notte avrebbe pestato due ragazzi.

Una delle due vittime, ricoverato per oltre un mese nel reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Di Venere e operato per frattura delle ossa nasali, ha presentato denuncia.

Ha riportato in seguito all’aggressione anche ematomi palpebrali e oculari, ecchimosi in varie parti del corpo. Sentito dagli investigatori, ha ricostruito la dinamica e spiegato che nella stessa serata si erano registrate nel locale altre due aggressioni. Si tornerà in aula il 1° aprile.

Bari, toglie auto e cellulare alla moglie: imprenditore 50enne rischia il processo. La vittima afferrata anche dal collo

Un imprenditore 50enne barese rischia di finire a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia ai danni della ex moglie. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’uomo sarebbe arrivato a proibire per un mese alla vittima di utilizzare il telefono cellulare per impedirle di parlare con le amiche, dopo aver scoperto che la donna, in alcune chat Whatsapp, si era lamentata del suo rapporto.

Ma non solo. Le avrebbe anche impedito di utilizzare la macchina, minacciandola in caso contrario di dar fuoco alla stessa vettura. Al termine di un litigio il 50enne avrebbe anche afferrato la moglie per il collo bloccandola contro il muro.

Abiti provocanti e pedinamenti, parrocchiana perseguita sacerdote: 52enne finisce a processo con rito abbreviato

Una 52enne sarà giudicata con rito abbreviato, condizionato al suo ascolto, nell’ambito di un procedimento penale in cui è imputata a Lecce per stalking ai danni di un sacerdote.

Lo ha stabilito il gup del tribunale di Lecce, Angelo Zizzari accogliendo l’istanza presentata dal suo legale. Il sacerdote ha deciso di costituirsi parte civile.

La donna è accusata di una serie episodi di stalking e condotte ossessive nei confronti del prete che sarebbero iniziate nel 2022. Nel marzo scorso c’era stato anche un provvedimento di ammonimento da parte del Questore di Lecce per la donna.

Una vera e propria ossessione quella sviluppata dalla parrocchiana nei confronti del prete più giovane di lei. Figura fissa durante le sue celebrazioni, la 52enne si è resa protagonista di diversi episodi in due anni.

Dagli abiti provocanti indossati mentre sedeva ogni domenica in chiesa al primo bianco fino a gesti plateali per cercare il contatto con il prete, come afferrargli le mani al momento dell’Eucarestia.

La donna lo avrebbe anche pedinato più volte a piedi o in auto. A dicembre 2024, dopo averlo seguito, ha tentato anche di investirlo con l’auto. Il 13 aprile scorso, giorno della Domenica delle Palme, ha raggiunto il sacerdote sul sagrato per cercare di raggiungerlo tra la folla.

Choc a Taranto, abusi sessuali su bimbi di 11 e 12 anni in cambio di giri in moto: 56enne a processo

Un 56enne di Taranto è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minore. Secondo quanto ricostruito dalle indagini avrebbe costretto due bambini di 12 e 11 anni a subire violenze tra giugno e luglio scorso. Per l’uomo è stato disposto il giudizio immediato.

Le vittime sono amici di suo nipote, il 56enne sarebbe riuscito ad allontanarsi con loro offrendo alcuni giri in moto in cambio di rapporti sessuali in un parcheggio isolato.

In più avrebbe minacciato uno dei due bimbi di affogarlo in mare premendogli la testa sott’acqua a lungo. Le piccole vittime hanno però raccontato ai genitori le violenze subite e le indagini, condotte dalla squadra mobile, sono partite dopo le denunce.

Medioevo nel Leccese, insulti razzisti al compagno di classe: 4 liceali a processo. Richiesta di messa alla prova

Quattro studenti di un liceo scientifico di Casarano hanno chiesto la messa alla prova dopo aver rivolto insulti razzisti ad un compagno di classe, un 17enne di origine senegalese, umiliandolo e costringendolo a cambiare istituto.

Sono tutti minorenni (tra i 16 e i 17 anni) e risiedono a Taurisano, Ruffano, Tuglie e Ugento. Le accuse nei loro confronti sono di minacce aggravate e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica.  Durante l’udienza preliminare, celebrata dinanzi al giudice del Tribunale per i minori, tre di loro hanno negato le accuse e chiesto di intraprendere un percorso di recupero attraverso attività di volontariato con l’obiettivo di mantenere la fedina penale immacolata.

Il quarto ragazzo ha invece ammesso le sue responsabilità in parte, affermando di aver assistito ad alcuni degli episodi contestati, senza però mai prendere parte. Si tornerà in aula il 9 aprile e la giudice deciderà sulla richiesta di messa alla prova formalizzata.

 

“T’ammazzo”, avvocato e amministratore comunale a processo. La ex: “Un incubo ho paura”

Un avvocato 45enne barese è finito a processo per maltrattamenti nei confronti della moglie anche alla presenza del figlio di 4 anni. Vi avevamo già raccontato questa storia qualche settimana fa e la vicenda ha fatto parecchio scalpore.

Gli eventi risalgono al periodo dal 2022 al 2024 quando l’uomo ha scoperto la relazione extraconiugale della donna con un’altra persona. L’avrebbe strattonata, minacciata e umiliata in diverse occasioni, definendola “putt**a, tr**a, grassa e parassita”.

Ma non solo. “Ti tolgo davanti”, “ti faccio dormire in ospedale”, “ti grattugio la testa a terra”, “ti butto sulla statale mentre cammino ad alta velocità”,” ti tiro un pugno e ti ammazzo”, sono alcune delle frasi proferite.

In un’occasione le avrebbe strappato la maglia e in un’altra avrebbe accelerato all’improvviso dicendola che l’avrebbe veramente buttata fuori dall’auto, salvo poi non farlo solo per l’arrivo dei Carabinieri. Si tornerà in aula il 26 febbraio prossimo, la vittima ha deciso di parlare ai nostri microfoni. Ci siamo recati a Casamassima, ecco la forte testimonianza della donna.

“Fammi vedere mia figlia o salteranno teste”: a Bari donna a processo per maltrattamenti nei confronti dell’ex

Saranno processati per il reato di stalking e danneggiamenti nei confronti di un 33enne barese la ex compagna convivente e un amico di lei, accusati di aver perseguitato l’uomo per quasi due anni, minacciando di «far saltare le teste» se non avesse consentito alla donna di vedere la figlia di 4 anni affidata dai giudici minorili al padre.

Al termine dell’udienza predibattimentale, nella quale il 33enne si è costituito parte civile, il giudice ha fissato l’inizio del processo al 4 giugno 2026. La vicenda contestata risale al periodo compreso tra novembre 2023 e giugno 2025. La relazione tra i due era cessata a settembre 2023.

Da allora, ha raccontato l’uomo nella querela, la donna, anche lei di 33 anni, e l’amico 37enne avrebbero iniziato a pedinarlo, appostandosi sotto casa o davanti al luogo di lavoro, strappandogli dalle mani il cellulare e lanciandolo per terra, tentando in una occasione di tamponarlo con l’auto.

Comportamenti che si sarebbero intensificati da aprile 2025, dopo la decisione del Tribunale per i Minorenni di collocare la figlia a casa del padre. Stando all’imputazione, a quel punto la donna avrebbe iniziato a minacciarlo e ingiuriarlo anche tramite continui messaggi.

«Se entro stamattina non mi fai vedere mia figlia…salteranno le teste, questa volta si fa sul serio» è uno degli sms incriminati. Nei mesi successivi avrebbero iniziato a pedinare e minacciare anche la nuova compagna della vittima con frasi come «ti ammazzo, ti vengo a picchiare».

Dopo la denuncia, la donna, difesa dall’avvocato Daniela Castelluzzo, è stata sottoposta agli arresti domiciliari. Nei giorni scorsi, su richiesta della stessa procura, la misura cautelare è stata revocata ed stato disposto il divieto di avvicinamento.

Omicidio Lello Capriati a Torre a Mare, pistola portata via dal luogo del delitto: Angela De Cosmo a processo

Rinviata a giudizio Angela De Cosmo, la 36enne che si trovava in compagnia del pregiudicato Raffaele Capriati, detto Lello, la sera del 1 aprile 2024 quando l’uomo, nipote del boss Antonio Capriati di Barivecchia, fu ucciso a colpi di pistola in un agguato.

L’accusa è di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Il processo prenderà il via il 3 febbraio 2026.

Stando alle indagini quando Capriati fu colpito e ferito a morte, De Cosmo avrebbe nascosto la pistola che l’uomo aveva con sé e ne avrebbe fatto perdere le tracce. L’arma, notata da alcuni testimoni, non è più stata trovata.

La donna quella sera si trovava alla guida della Fiat 500 a bordo della quale, come passeggero, c’era Capriati. I due avevano trascorso la serata insieme nel quartiere Torre a Mare.

In via Bari l’auto fu avvicinata da una moto con a bordo due persone, una delle quali sparò i colpi di pistola che uccisero Capriati. Per gli inquirenti, la pistola che il pregiudicato aveva con sé cadde quando il suo corpo fu spostato sulla barella: De Cosmo, a quel punto, l’avrebbe presa e nascosta.

Bari, Giacomo Olivieri e l’attico in via Melo da oltre mezzo milione di euro: processo bis per riciclaggio

Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale condannato a 9 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta Codice Interno, si trova ad affrontare un nuovo procedimento giudiziario.

Tutto ruota attorno all’attico in via Melo da 570mila euro. Secondo il capo d’imputazione della Procura, sarebbe stato comprato con denaro proveniente da reati di riciclaggio e fittiziamente intestato alla moglie Maria Carmen Lorusso, ex consigliera comunale di Bari. Olivieri ci abitava lì prima di essere arrestato con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso. Ora ci vive la moglie, mentre l’ex consigliere regionale è confinato ai domiciliari a Parabita.

L’inchiesta nasce dagli accertamenti patrimoniali sui beni sequestrati. Olivieri è imputato per due ipotesi di autoriciclaggio e, insieme con la moglie Maria Carmen, per trasferimento fraudolento di valori. I riflettori sono accesi sul crac Immoberdan, per il quale Olivieri è attualmente sotto processo (è accusato di aver intascato parcelle da 2,7 milioni di euro per attività mai svolte contribuendo a provocare la bancarotta della società) e sulla Fondazione Maria Rossi onlus, intestata alla madre di Olivieri e in cui confluivano i fondi raccolti con le donazioni del cinque per mille.

Nella giornata di ieri si è tenuta l’udienza preliminare, subito rinviata su richiesta della pm Bruna Manganelli che ha chiesto tempo per esaminare la documentazione della difesa.