Femminicidio a Mariotto, uccide la moglie Lucia Chiapperini a forbiciate. Visaggi in aula: “Ero solo come un cane”

Vincenzo Visaggi, pensionato di Mariotto a processo con l’accusa di aver ucciso la moglie Lucia Chiapperini il 18 aprile scorso nel bagno della loro abitazione con un paio di forbici, nel corso dell’udienza che si è celebrata ieri ha ricostruito le fasi dell’omicidio.

“In quel momento ho perso la testa, ero arrabbiato . Mi sono sentito abbandonato, era quasi Pasqua ed io ero da solo. Sono stato io. Mi sono sentito come un cane abbandonato”, le sue parole. La vittima, a causa di continui litigi con il marito legati a eredità, da alcuni giorni era andata via di casa. Sono stati ascoltati anche i figli di Visaggi.

“Il cervello si è bloccato, mi sono perduto, mi vergogno per quello che ho fatto. La testa mi ha abbandonato – ha poi aggiunto -. Sul lavandino del bagno c’erano le forbici da parrucchiere di solito altrove: non so, il diavolo me le ha fatte trovare”. Il prossimo 16 dicembre la Corte deciderà se disporre o meno una perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto.

Femminicidio a Foggia, l’ultimo saluto della città a Hayat Fatimi: “Cicatrice aperta chiediamo tutti perdono”

È stato dato questa mattina l”ultimo saluto della città di Foggia ad Hayat Fatimi, la 46enne marocchina uccisa a coltellate dal suo ex compagno la notte tra il 6 e 7 agosto scorso a pochi metri dalla sua abitazione nel centro storico di Foggia.

L’uomo è stato fermato dalle forze dell’ordine ore dopo a Roma dove era riuscito a fuggire. Il breve saluto si è svolto, su espressa volontà dei familiari, davanti all’obitorio del policlinico Riuniti.

Presenti, tra gli altri, esponenti dell’amministrazione comunale, operatrici del centro antiviolenza che hanno seguito la vittima nel suo percorso di richiesta di aiuto e denuncia e diversi operatori sanitari. Tanta la commozione e gente in lacrime al passaggio del feretro. L’amministrazione comunale ha proclamato il lutto cittadino e ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile nel processo a carico dell’ex compagno.

“È una nostra cittadina naturalizzata da circa un ventennio nella nostra città la sindaca Maria Aida Episcopo – oltretutto con un comportamento lodevolissimo, da encomio. La piangono e la rimpiangono anche i suoi datori di lavoro. Per noi è un lutto con una cicatrice aperta che sgorga sangue perchè Hayat è una di noi, è una donna di Foggia, è una donna delle nostre, come le nostre sorelle e amiche più care. Per cui noi la accompagneremo anche simbolicamente in questo suo ultimo viaggio (verso il Marocco)”.

“C’è una mamma anziana che l’aspetta – ha detto ancora – e che è ancora incredula e sbigottita di quanto accaduto a sua figlia. Devo dire che la dignità umana della famiglia di Hayat è da encomio”.

Secondo la sindaca, per questa morte “deve chiedere perdono la comunità intera, le istituzioni, lo Stato. Ma non generalizzando perché ci sono state delle istituzioni presentissime. La mia vicinanza va all’impegno del centro antiviolenza, c’è stato ascolto, richiesta di aiuto, un sos anche nero su bianco. Hayat di suo ci ha messo la fiducia in se stessa, la sicurezza che certe cose non possano accadere. Invece accadono davanti casa e dietro l’angolo ed è vergognoso”.

Femminicidio a Foggia, Hayat Fatimi e la telefonata al 113 prima di morire: “Lui è dietro di me”. Poi le coltellate

“Ho finito di lavorare, il tempo di arrivare a casa e lui sta correndo dietro di me, sta dietro di me. L’ho denunciato, sta arrivando verso di me”. Sono queste le ultime parole al telefono alla Polizia di Hayat Fatimi, la 46enne uccisa a coltellate dall’ex compagno la notte del 7 agosto scorso a Foggia.

La telefonata è finita tra gli atti dell’inchiesta. “Io ho chiamato anche l’altra volta. Ho la minaccia di uno, un ragazzo marocchino come me. Mi seguiva tutti i giorni, però lui ha il divieto che non può entrare a Foggia, mi minacciava sempre. Mo’ tutti i giorni viene vicino casa mia: lo caccio, ma lui viene lo stesso. Mo’ ho finito di lavorare, il tempo di arrivare a casa e lui sta correndo dietro di me, sta dietro di me. L’ho denunciato, mo’ sta arrivando verso di me”, le parole della vittima dopo aver visto Tariq El Mefedel nei pressi della sua abitazione in vico Cibele.

La conversazione poi si interrompe e il poliziotto sente le urla della donna mentre viene colpita a coltellate. Gli agenti arrivano sul posto e la 46enne viene ritrovata riversa a terra in una pozza di sangue. Per lei non c’è nulla da fare, l’uomo viene arrestato poche ore a Roma con gli abiti sporchi di sangue.

Si trova nel nel carcere di Regina Coeli ed è a processo con l’accusa di omicidio aggravato da premeditazione e dall’essere stato commesso ai danni di una donna già vittima di stalking. 

Femminicidio a Foggia, la 46enne Fatimi Hayat uccisa dall’ex: presidio in piazza per dire no alla violenza

Centinaia di persone hanno affollato la piazza centrale della città di Foggia per dar vita al presidio rumoroso organizzato per non dimenticare Fatimi Hayat, la 46enne uccisa nelle settimane scorse davanti alla sua abitazione dall’ex compagno.

Un presidio spontaneo per “ribadire il no al patriarcato, ai femminicidi e a tutte le pratiche di normalizzazione della violenza maschile”. Presenti anche rappresentanti dei centri antiviolenza, associazioni e molti giovani, oltre ai rappresentanti dell’amministrazione comunale tra cui la sindaca Maria Aida Episcopo.

“C’è stata una risposta molto forte della cittadinanza. Una numerosa presenza di giovani”, ha sottolineato l’assessore alla legalità del comune di Foggia Giulio De Santis.

“Ma resta il fatto – aggiunge – che lo Stato ha fallito. Una persona, in questo caso Fatimi Hayat, ha denunciato ma è stata uccisa. Cosa non ha funzionato?”.

Nel giorno dei funerali, che saranno celebrati probabilmente domani, ci sarà un saluto religioso nella moschea di Foggia, secondo quanto comunicato dall’assessore De Santis con lutto cittadino già proclamato, poi la salma tornerà in patria come da volere dei familiari della 46enne.

Femminicidio a Foggia, attesa l’autopsia sul corpo di Fatimi Hayat. Proclamato lutto cittadino per i funerali

Lutto cittadino a Foggia il giorno dei funerali di Fatimi Hayat, la 46enne marocchina uccisa la notte del 7 agosto con alcune coltellate nei pressi della sua abitazione dall’ex compagno, Tariq El Mefedel.

L’uomo, con regolare permesso di soggiorno sul territorio nazionale ma senza fissa dimora, è stato catturato a Roma dopo un inseguimento dai carabinieri. Aveva ancora gli abiti sporchi di sangue. Nei prossimi giorni verrà eseguita l’autopsia per stabilire il numero delle coltellate inferte alla donna e le modalità del femminicidio.

Fatimi stava tornando dal lavoro e si è accorta della presenza dell’uomo. Ha allertato la Polizia, ma non ce l’ha fatta. All’arrivo degli agenti era già riversa sull’asfalto. Aveva presentato una denuncia nei confronti del killer ed era protetta dalla normativa codice rosso.

Femminicidio ad Andria, Vincenza Angrisano uccisa dal marito davanti ai figli: Luigi Leonetti condannato all’ergastolo

La Corte di assise di Trani ha condannato alla pena dell’ergastolo Luigi Leonetti, il 51enne di Andria che il 28 novembre di due anni fa uccise a colpi di coltello la moglie, Vincenza Angrisano, di nove anni più giovane.

L’accusa aveva chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per sei mesi. L’uomo, che si trova in carcere ed ha confessato il delitto, risponde di omicidio aggravato dall’aver agito per futili motivi e con premeditazione alla presenza dei figli di sei e 12 anni, che erano in casa nel momento del delitto ed è accusato anche di maltrattamenti in famiglia e lesioni colpose.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri coordinati dalla Procura di Trani, la 42enne sarebbe stata accoltellata a morte, con alcuni fendenti al torace e all’addome, dopo aver riferito al marito che non sarebbe rientrata a casa e che voleva mettere fine alla loro relazione.

“Attendiamo le motivazioni della sentenza e ricorreremo in appello”, dichiara Savino Arbore, difensore di Leonetti che al momento della lettura della sentenza non era in aula.

Femminicidio ad Andria, Vincenza Angrisano uccisa dal marito davanti ai figli: chiesto l’ergastolo per Luigi Leonetti

La Procura di Trani ha chiesto la condanna all’ergastolo con isolamento diurno per Luigi Leonetti, l’uomo di 53 anni reo confesso dell’omicidio della moglie, la 42enne Vincenza Agrisano, uccisa il 28 novembre di due anni fa mentre si trovava sull’uscio della porta del bagno dell’abitazione a tre chilometri dal centro abitato di Andria.

In casa c’erano anche i due figli della coppia che all’epoca avevano 6 e 11 anni. La richiesta è stata formulata nell’ambito del processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Trani. L’uomo è accusato di omicidio volontario con l’aggravante di aver compiuto il fatto ai danni del coniuge.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri, l’uomo avrebbe sferrato tre fendenti alla vittima: quello mortale l’ha raggiunta al petto. La donna, che si occupava della vendita di prodotti per la casa, da quanto emerso dall’autopsia sarebbe morta in poco tempo tanto che al suo arrivo, il personale del 118 chiamato dal marito, ne constatò solo il decesso. La prossima udienza è prevista per l’11 luglio.

Femminicidio nel Salento, spara in testa alla moglie: l’82enne Quarta resta in carcere. Non ha un posto dove andare

Resta in carcere Luigi Quarta l’82enne che domenica scorsa a Lecce ha ucciso nel sonno la moglie malata Amalia Quarta di un anno di più anziana con un colpo di pistola alla testa.

Il gip Stefano Sala al termine dell’interrogatorio di convalida ha confermato la custodia cautelare in carcere, ma solo perché l’uomo non ha parenti e una abitazione in cui vivere.

La casa in cui è avvenuto il delitto, infatti, è ancora sotto sequestro e non c’è un luogo idoneo in cui disporre i domiciliari che erano stati chiesti anche dal pm in virtù dell’età. In queste ore si sta cercando la disponibilità di un istituto che possa accoglierlo.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia alla presenza del proprio legale Augusto Pastorelli, l’anziano ha confermato quanto raccontato già ai carabinieri.

Lamentando come fosse diventato insostenibile per lui accudire la moglie e convincerla ogni giorno a seguire la terapia per il diabete a cui lui era l’unico a provvedere. Una malattia che aveva cambiato anche il carattere della donna rendendola “aggressiva e suscettibile”.

Da qui i continui litigi. L’82enne avrebbe anche riferito di essersi rivolto in passato ai servizi sociali per chiedere aiuto, e di essersi recato in Questura ma le sue lamentele a suo dire non sarebbero state ascoltate.

Femminicidio nel Salento, spara alla testa della moglie e la uccide. La confessione: “Non voleva prendere i farmaci”

Ha confessato. Ha ammesso subito di aver sparato alla moglie mentre dormiva. Ha spiegato di essere esasperato perché la convivenza era diventata difficile perché lui e la moglie litigavano spesso. E ha aggiunto: lei soffriva di diabete e si rifiutava di prendere i farmaci che le erano stati prescritti.

Si è giustificato più o meno così con gli inquirenti l’82enne che ieri mattina ha impugnato la pistola che deteneva legalmente, l’ha puntata alla testa della moglie e ha fatto fuoco. La donna è morta sul colpo, ferita alla tempia da un proiettile che non le ha dato scampo. La vittima è Amalia Quarta, ex rappresentate di argenti di 83 anni. Ad ucciderla è stato il marito, Luigi Quarta, elettricista di 81.

E’ stato l’uomo, che ha lo stesso cognome della moglie, a chiamare il 118 attorno alle 12.20 e a lanciare l’allarme: “Fate presto, ho sparato in testa a mia moglie”. Il femminicidio è avvenuto al piano terra di una villetta in via Bernardino Bonifacio 35, nel quartiere San Pio di Lecce. Il corpo della donna era in camera da letto.

Sul posto, oltre ai carabinieri che hanno arrestato e portato il pensionato in caserma per l’interrogatorio, anche il pm Alessandro Prontera. Il magistrato ha disposto il sequestro dell’abitazione e dell’arma e nelle prossime ore disporrà l’autopsia. L’accusa per il pensionato, portato in carcere dopo circa tre ore di interrogatorio, è di omicidio volontario. Il pm ha delegato ai carabinieri accertamenti per verificare la sua confessione. Il pensionato ha detto che stamattina, dopo l’ennesima lite con la moglie legata al rifiuto di assumere la terapia farmacologica, è uscito per fare la spesa. Tornato a casa, ha trovato la moglie a letto che dormiva. Ha quindi impugnato la pistola e l’ha ucciso nel sonno. L’arma era legalmente detenuta dall’82enne perché la donna in passato era stata agente di commercio di argenteria e lui la tutelava.

“Erano persone perbene, una coppia tranquilla. Non abbiamo mai sentito litigi o avuto segnali di attriti tali da giustificare un epilogo di questo tipo”, raccontano alcuni vicini che si dicono “increduli e sconvolti” per l’accaduto. Nemmeno alle forze di polizia risultano denunce per precedenti liti o dissidi.