Si denuda e m@sturb@ in spiaggia, senzatetto evita il pestaggio: finisce in carcere per atti osceni

Momenti di tensione domenica sulla spiaggia di Pane e Pomodoro, a Bari, dove un uomo senza fissa dimora di nazionalità tedesca è stato arrestato con l’accusa di atti osceni in luogo pubblico dopo essersi denudato e aver iniziato a masturbarsi davanti ai bagnanti.

L’episodio ha suscitato sconcerto tra le numerose persone presenti, comprese famiglie e bambini. Alcuni presenti, indignati per il comportamento dell’uomo, avrebbero tentato di aggredirlo, ma l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha evitato che la situazione degenerasse in un pestaggio Gli agenti hanno bloccato il senzatetto, arrestato con l’accusa di atti osceni in luogo pubblico.

Ricercato da 7 anni, 47enne residente in Francia arrestato in vacanza a Gallipoli: deve scontare 6 mesi di carcere

Un 47enne originario della provincia di Cuneo, residente in Francia e ricercato da anni, è stato arrestato dalla Polizia a Gallipoli mentre si trovava in vacanza.

L’uomo era destinatario di un ordine di carcerazione emesso nel 2020, in esecuzione di una condanna definitiva a sei mesi di reclusione per un furto aggravato commesso all’interno del carcere di Pesaro, dove era detenuto per altra causa.

Gli agenti del commissariato lo hanno rintracciato in una struttura ricettiva nei pressi della città salentina, dopo il suo rientro in Italia con un volo dalla Francia, dove viveva da sette anni.

Bari, Lacarpia ucciso in carcere dopo aver ammazzato la moglie: giudizio immediato per il compagno di cella

Il processo per l’omicidio di Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina morto nel carcere di Bari nell’ottobre 2024, inizierà l’8 settembre davanti alla Corte d’Assise di Bari. A processo, con rito immediato richiesto dalla Procura, ci sarà Saverio Scarano, 45enne barese, accusato di aver soffocato il compagno di cella.

Determinante per il rinvio a giudizio è stata la confessione resa dallo stesso Scarano, che avrebbe dichiarato di aver ucciso Lacarpia non per le sue condizioni di salute, ma perché “dava fastidio” e voleva imporre la propria autorità all’interno della cella.

Lacarpia era stato arrestato pochi giorni prima con l’accusa di aver ucciso la moglie, Maria Arcangela Turturo, tra il 5 e il 6 ottobre 2024. Secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe prima incendiato l’auto con la donna all’interno e, dopo che questa era riuscita a uscire dal veicolo, l’avrebbe uccisa schiacciandole il torace.

In un primo momento, il decesso di Lacarpia, avvenuto circa due settimane dopo l’arresto, era stato ipotizzato come un suicidio. Le successive indagini hanno invece accertato che, nella notte del 22 ottobre, Scarano lo avrebbe sorpreso nel sonno e soffocato stringendogli una corda attorno al collo.

Secondo gli inquirenti, il movente sarebbe legato ai continui contrasti in cella: la vittima avrebbe infastidito gli altri detenuti pregando durante la notte e per problemi legati all’incontinenza.

Nella stessa vicenda giudiziaria è coinvolto anche Michele Vincenzo Guglielmi, rinviato a giudizio con richiesta di rito abbreviato per un tentato omicidio ai danni di un detenuto salentino, avvenuto sempre nel carcere di Bari il 19 ottobre 2024.

Mistero sulla morte di un detenuto nel carcere di Lecce: aperta un’inchiesta. Malore dopo colloquio con i genitori

È giallo sulla morte di Michele Fina, 34 anni, originario di Campi Salentina, deceduto mercoledì 15 luglio nel carcere di Lecce. L’uomo, che stava scontando una condanna definitiva e sarebbe tornato libero a ottobre, si è sentito male subito dopo un colloquio con i genitori mentre giocava a biliardino con altri detenuti. Si è accasciato improvvisamente ed è morto prima che i sanitari potessero tentare la rianimazione.

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti e nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia, con esami tossicologici che dovranno chiarire le cause del decesso.

Secondo il Sindacato di Polizia Penitenziaria (SPP), si tratterebbe della sesta morte avvenuta nel carcere leccese negli ultimi tre mesi e della terza, tra aprile e luglio, riconducibile a una presunta overdose. Il segretario generale Aldo Di Giacomo torna a denunciare la diffusione della droga negli istituti penitenziari, definendoli vere e proprie “piazze di spaccio”.

Più cauta la legale della famiglia, l’avvocata Chiara Capodieci, che invita ad attendere gli esiti degli accertamenti. L’ultimo colloquio con il detenuto risaliva al 7 luglio: “Era tranquillo e lamentava soltanto alcuni disturbi di stomaco, per i quali era già in terapia”. Tre settimane prima Fina era stato ricoverato all’ospedale Vito Fazzi di Lecce e, a breve, il Tribunale di Sorveglianza avrebbe dovuto esaminare la richiesta di detenzione domiciliare in una comunità.

Carcere di Bari, allarme sovraffollamento: 436 detenuti a fronte di 293 posti. Mancano agenti, educatori e medici

Sovraffollamento, carenza di personale e strutture datate. Sono le principali criticità emerse durante la visita della delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione nel carcere di Bari, nell’ambito di una mobilitazione nazionale che ha interessato numerosi istituti penitenziari.

La struttura ospita attualmente 436 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 293 posti. Tra le problematiche segnalate figurano anche la carenza di agenti di polizia penitenziaria, la presenza di soli quattro educatori e la mancanza di medici, psicologi e assistenti sociali.

Secondo quanto riferito dalla delegazione, le celle risultano pulite e dotate di acqua calda, ma presentano diffuse infiltrazioni di umidità e muffa e mancano adeguati spazi di socialità. Criticità sono state riscontrate anche nel reparto Sai, dedicato ai detenuti con particolari esigenze sanitarie, dove la carenza di personale specializzato continua a incidere sull’assistenza.

Nonostante le difficoltà, all’interno dell’istituto vengono garantite alcune attività culturali e ricreative estive, tra cui biblioteche, laboratori musicali, karaoke e servizi di supporto ai detenuti.

Cocaina nascosta nei dolci di pasta di mandorla: arrestata una 37enne durante un colloquio in carcere

Una donna di 37 anni di Copertino è stata arrestata dopo aver tentato di introdurre cocaina nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, nascondendola all’interno di dolcetti di pasta di mandorla destinati al marito detenuto.

Durante i controlli di routine, gli agenti della polizia penitenziaria hanno scoperto 15 involucri di droga, per un totale di oltre 19 grammi di cocaina, occultati nei dolci.

Secondo gli investigatori, la sostanza, già suddivisa in dosi, sarebbe stata destinata allo spaccio all’interno dell’istituto penitenziario. Il marito della donna, detenuto dallo scorso maggio per reati legati agli stupefacenti, era già stato arrestato dopo il ritrovamento nella sua abitazione di droga e mezzo chilo di esplosivo.

Davanti al gip, la 37enne si è avvalsa della facoltà di non rispondere, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee ammettendo le proprie responsabilità. Il giudice ha convalidato l’arresto, disponendo però gli arresti domiciliari in considerazione della difficile situazione familiare della donna, già coinvolta in passato in un’altra vicenda di spaccio.

Bari, avvocata minacciata dal cliente in carcere durante un colloquio: “Vedrai che ti succede se non esco da qui”

Un’avvocata d’ufficio è stata aggredita verbalmente e minacciata da un detenuto durante un colloquio nel carcere di Bari, mentre stava preparando la strategia difensiva in vista dell’udienza prevista per domani. L’uomo, recluso con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, avrebbe preteso una rapida conclusione del procedimento per ottenere la scarcerazione, arrivando a rivolgere pesanti intimidazioni alla legale.

Secondo quanto riferito dalla Camera penale di Bari, il detenuto avrebbe pronunciato la frase: «Vedrai che ti succede se non esco da qui». Il tempestivo intervento degli agenti della polizia penitenziaria ha evitato conseguenze più gravi. In seguito all’accaduto, la professionista ha deciso di rimettere il mandato.

In una nota, la Camera penale di Bari ha espresso solidarietà alla collega e ha ribadito il principio dell’inviolabilità del diritto di difesa. Il presidente Filippo Castellaneta ha sottolineato come episodi di questo tipo siano sempre più frequenti, ricordando anche il recente caso di un avvocato di Termini Imerese sequestrato nel proprio studio da un cliente.

Per affrontare il fenomeno, la Camera penale ha istituito un gruppo di lavoro denominato “Avvocati minacciati”, con l’obiettivo di tutelare i professionisti e garantire il pieno esercizio del diritto di difesa.

Omicidio Signorile a Carbonara, convalidato il fermo per il killer Alessandro Barcellona: resta in carcere

È stato convalidato il fermo ed è stata confermata la custodia cautelare in carcere per Alessandro Barcellona, la guardia giurata di 40 anni che ha confessato l’omicidio del 38enne Alessandro Signorile, ucciso il 30 giugno in via De Marinis, a Carbonara.

La decisione è stata presa dalla gip del Tribunale di Bari, Paola Angela De Santis, al termine dell’udienza durante la quale l’indagato, assistito dai suoi legali, ha ribadito di aver agito per vendetta e gelosia.

Davanti alla giudice e alla pm Larissa Catella, Barcellona ha ricostruito i fatti, raccontando di aver avuto intenzioni suicide subito dopo il delitto, ma di aver cambiato idea dopo aver ricevuto un messaggio della figlia, decidendo così di costituirsi.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, la mattina del 30 giugno Barcellona avrebbe incontrato casualmente Signorile, con il quale avrebbe avuto un acceso litigio legato alla crisi della propria relazione sentimentale. Dopo la discussione si sarebbe allontanato per recuperare la pistola d’ordinanza, raggiungendo poi il rivale in moto e sparandogli quattro colpi di pistola, tutti andati a segno.

Dopo l’omicidio avrebbe inviato messaggi di addio a parenti e amici, per poi dirigersi verso il lungomare prima di essere intercettato e fermato dai militari mentre si stava consegnando alle autorità.

Follia a Bari, si denuda in hotel e aggredisce i Carabinieri: turista canadese finisce in carcere e a processo

Da una serata in uno dei locali più esclusivi del capoluogo pugliese a una notte nel carcere di Trani. È la vicenda che ha coinvolto una turista canadese di 31 anni, arrestata con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate dopo aver aggredito un carabiniere.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna avrebbe dato in escandescenze all’interno dell’Hotel Bra, nel centro di Bari, dove si trovava come cliente esterna. Avrebbe infastidito ospiti e personale, arrivando anche a denudarsi davanti a diverse persone. Allontanata dalla struttura, avrebbe tentato di rientrare con la forza, aggredendo i militari intervenuti.

Dopo aver trascorso una notte nel carcere di Trani, la 31enne è comparsa davanti al giudice per il processo per direttissima ed è stata rimessa in libertà. Rimane accusata di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.

Aggressione nel carcere di Bari. Prima la spallata, poi i pugni: agente penitenziario ferito da un detenuto

Un agente della polizia penitenziaria è stato aggredito nella giornata di ieri da un detenuto nel carcere di Bari durante l’ora di pranzo. A denunciare l’episodio è l’Uspp (Unione sindacale polizia penitenziaria), secondo cui l’autore dell’aggressione sarebbe un detenuto barese ristretto nel reparto di alta sicurezza.

Stando alla ricostruzione del sindacato, il recluso avrebbe preteso di essere visitato immediatamente nell’area sanitaria. Di fronte alla richiesta dell’agente di attendere il proprio turno, il detenuto avrebbe reagito con violenza, colpendo il poliziotto prima con una spallata e poi con diversi pugni al volto e al busto.

L’agente è stato trasportato al pronto soccorso per le cure del caso, mentre al momento non è ancora nota la prognosi. L’Uspp ha espresso solidarietà al poliziotto ferito e ha chiesto alle autorità competenti l’adozione di provvedimenti urgenti, compreso il possibile trasferimento fuori regione del detenuto responsabile dell’aggressione.

Il sindacato torna inoltre a sollecitare interventi concreti per garantire maggiori tutele e sicurezza agli operatori penitenziari, impegnati quotidianamente in contesti considerati particolarmente complessi e critici.