Carcere scongiurato. La richiesta di messa alla prova è stata accolta e Sonia sconterà gli 8 mesi di condanna, per oltraggio a pubblico ufficiale, da ottobre con volontariato dopo aver preso a calci un’auto della Polizia Locale. Un nuovo, l’ennesimo, colpo di scena con la speranza che Sonia possa intraprendere la direzione giusta una volta per tutte dopo gli errori fatti nel passato.
Ordini dal carcere tramite telefono e affari nell’edilizia, blitz della Dda di Bari: 6 arresti nel clan Sinesi-Francavilla
Sei persone ritenute vicine alla batteria mafiosa Sinesi-Francavilla della Società Foggiana sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari ed eseguita da Carabinieri e Polizia di Stato.
Secondo gli inquirenti, il clan avrebbe continuato a operare nonostante la detenzione dei suoi principali esponenti, mantenendo contatti e impartendo direttive dall’interno delle carceri. Tra gli arrestati figurano due fratelli ritenuti ai vertici dell’organizzazione.
Le indagini hanno documentato presunti traffici di droga, estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti e tentativi di infiltrazione nell’economia legale. Sotto la lente della Dda anche un presunto investimento di circa 600mila euro di provenienza illecita nel settore edilizio, realizzato con la complicità di un imprenditore foggiano.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito i rapporti tra il clan Sinesi-Francavilla e il gruppo garganico dei Li Bergolis, ritenendo ancora solida l’alleanza tra le due organizzazioni. A uno degli indagati viene contestato di aver utilizzato un telefono cellulare all’interno del carcere di Tolmezzo per mantenere i collegamenti con il sodalizio e favorire accordi legati alla gestione della piazza di spaccio di Vieste.
Panico a Foggia, detenuto nasconde droga nel colon e tenta l’evasione: tre poliziotti penitenziari feriti
Oltre 160 grammi di cocaina nascosti nel colon retto sono stati sequestrati dalla polizia penitenziaria a un detenuto di 44 anni originario della provincia di Brindisi, rientrato nel carcere di Foggia dopo un permesso premio. L’episodio è avvenuto sabato 20 giugno ed è stato reso noto dal Sappe, il Sindacato autonomo polizia penitenziaria.
Dopo un primo controllo in istituto, l’uomo è stato accompagnato agli Ospedali Riuniti di Foggia, dove gli esami diagnostici hanno evidenziato la presenza di sette ovuli contenenti droga. Durante la permanenza al pronto soccorso il detenuto avrebbe tentato di allontanarsi, ma è stato bloccato dagli agenti. Tre poliziotti penitenziari sono rimasti feriti, riportando lesioni guaribili in pochi giorni.
Al termine degli accertamenti e dell’espulsione degli ovuli, il 44enne è stato ricondotto in carcere. Nei suoi confronti sono stati contestati i reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, tentata evasione e resistenza a pubblico ufficiale.
Il segretario nazionale del Sappe, Federico Pilagatti, ha denunciato le difficili condizioni di lavoro del personale, evidenziando il forte sovraffollamento del carcere di Foggia e la carenza di organico che costringe gli agenti a turni superiori alle 12 ore.
Carcere di Bari, abbattuto drone con droga e cellulari: la scoperta della polizia penitenziaria
Un drone carico di materiale proibito è stato intercettato e abbattuto nella notte dalla polizia penitenziaria nel carcere di Bari. Il velivolo trasportava un pacchetto contenente quasi 700 grammi di sostanze stupefacenti, cinque schede Sim, un telefono cellulare, cavetti di ricarica e auricolari.
A darne notizia è il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), che sottolinea l’efficacia dei fucili anti-drone in dotazione agli istituti di pena. Secondo il sindacato, negli ultimi mesi sono stati numerosi i droni intercettati, con conseguenti sequestri di droga e dispositivi elettronici destinati ai detenuti.
Il segretario nazionale del Sappe, Federico Pilagatti, ha evidenziato come i recenti sequestri rappresentino una risposta alle critiche rivolte al penitenziario barese, accusato in passato di essere diventato una “piazza di spaccio”. Pilagatti ha inoltre rimarcato le difficoltà operative degli agenti, chiamati a gestire una struttura progettata per circa 300 detenuti ma che attualmente ospita quasi 450 persone.
Evasione da film dal carcere di Brindisi, detenuto 23enne riesce a scappare: ripreso dopo poche ore
Prima l’evasione dal carcere di Brindisi, poi la cattura nel giro di poche ore. Un detenuto albanese di 23 anni è riuscito a fuggire nella mattinata del 18 giugno scavalcando il muro di cinta dell’istituto penitenziario, ma è stato rintracciato e arrestato poco dopo alla stazione di Latiano.
Secondo quanto riferito dal Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), il giovane avrebbe approfittato dell’apertura dei passeggi per raggiungere l’intercinta e arrampicarsi sul muro esterno, privo di sorveglianza. Il 23enne, che prima dell’arresto viveva a Latiano, stava scontando una condanna per reati legati allo spaccio di droga e per resistenza a pubblico ufficiale.
A bloccarlo sono stati gli agenti della Polizia penitenziaria con il supporto della Polizia di Stato del commissariato di Mesagne e dei carabinieri. Secondo le prime ricostruzioni, il giovane si sarebbe diretto verso Latiano, dove risiederebbe la sua fidanzata.
Il Sappe attribuisce l’evasione alla grave carenza di personale nel carcere di Brindisi, denunciando che i circa 120 agenti in organico devono vigilare su quasi 270 detenuti, a fronte di una capienza prevista di 150 posti. Il sindacato ha annunciato un esposto alla magistratura e torna a chiedere interventi urgenti da parte delle istituzioni e dell’amministrazione penitenziaria.
Omicidio a Molfetta, caccia al killer del 23enne Antonio La Forgia: aveva lasciato il carcere minorile 6 mesi fa
Era tornato in libertà da appena sei mesi Antony La Forgia, il 23enne ucciso ieri a Molfetta. Il giovane aveva scontato una condanna definitiva per reati legati allo spaccio di droga commessi quando era minorenne e aveva lasciato il carcere minorile Fornelli di Bari il 9 dicembre scorso, dopo la revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali.
Durante la detenzione, tra il 2024 e il 2025, aveva partecipato a un laboratorio di scrittura creativa e freestyle promosso da Antigone Puglia e dall’associazione Epochè, esperienza confluita nel progetto “Lettere d’amore dall’Istituto penale per minorenni di Bari”. Nel videoclip realizzato nell’ambito dell’iniziativa, La Forgia aveva raccontato il proprio passato e il valore della libertà maturato durante la permanenza in carcere.
Dopo il ritorno a Molfetta, sui social erano però ricomparse immagini e messaggi dal tono ostentato e violento, con riferimenti a uno stile di vita improntato ai simboli di status e frasi che richiamavano la logica dello scontro. Gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire il contesto dell’omicidio e il movente che ha portato alla morte del 23enne.
Carcere di Taranto, 32 detenuti indagati per l’uso di cellulari: contatti con amici e parenti più volte al giorno
Nuovo filone d’inchiesta sul carcere “Carmelo Magli” di Taranto, ancora al centro dell’attenzione della Procura jonica per l’utilizzo illecito di telefoni cellulari all’interno del penitenziario. Sono 32 i detenuti raggiunti dall’avviso di conclusione delle indagini con l’accusa di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione.
Secondo quanto ricostruito dalla pubblico ministero Marzia Castiglia, nel corso del 2023 i reclusi, per lo più originari della provincia di Taranto, avrebbero utilizzato cellulari introdotti illegalmente per contattare amici e parenti anche più volte al giorno. Alcuni degli indagati si trovano tuttora detenuti negli istituti di Taranto e Brindisi.
I difensori avranno ora venti giorni di tempo per presentare memorie e richieste. L’inchiesta si inserisce nel più ampio filone investigativo che, nei giorni scorsi, ha portato all’arresto di un agente della polizia penitenziaria, accusato di aver favorito l’ingresso di droga e telefoni nel carcere in cambio di 8mila euro. In quell’indagine erano state eseguite undici misure cautelari.
Racale, uccise la madre con un’accetta: Filippo Manni lascia il carcere. Trasferito in una struttura psichiatrica
A quasi un anno dal delitto che sconvolse Racale, Filippo Manni, il 22enne reo confesso dell’omicidio della madre Teresa Sommario, ha lasciato il carcere di Borgo San Nicola per essere trasferito in una Comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica (Crap). Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari dopo l’ultima udienza.
La decisione sarebbe legata alle condizioni psicofisiche del giovane, studente universitario, che secondo la perizia collegiale disposta dalla gip è stato ritenuto parzialmente incapace di intendere e di volere al momento dell’omicidio, avvenuto il 17 giugno 2025. La donna, 52 anni, fu uccisa nella casa di famiglia con diversi colpi di accetta.
L’inchiesta prosegue e si attendono ora le determinazioni della Procura. Al momento appare improbabile un proscioglimento, poiché gli accertamenti non hanno evidenziato una totale incapacità mentale. Più verosimile, invece, il riconoscimento della seminfermità, circostanza che potrebbe comportare una riduzione della pena ed evitare l’ergastolo.
Subito dopo il delitto, Manni aveva confessato agli investigatori di aver perso il controllo durante una lite con la madre. Dopo l’arresto era stato trasferito in carcere, dove è rimasto per circa un anno. Con il nuovo provvedimento giudiziario inizierà ora un percorso terapeutico in una struttura specializzata.
Investe e uccide l’amico di 17 anni dopo la festa, 18enne resta in carcere: “Non l’ho visto pensavo fosse un animale”
Il gip ha convalidato l’arresto del 18enne accusato di omicidio stradale per la morte di Giorgio Pienabarca, il 17enne investito e ucciso all’alba del 12 giugno a San Nicandro Garganico mentre rientrava a casa dopo una festa di compleanno.
Secondo la ricostruzione, il ragazzo stava attraversando via Torre Mileto insieme a un amico quando è stato travolto dall’auto guidata dal giovane, che faceva parte della stessa comitiva.
“Non l’ho visto, non lo potevo vedere. Stavo facendo una curva chiusa, cieca e l’ho trovato di fronte, stava attraversando la strada. Pensavo di aver investito un animale, mi sono fermato, sono sceso e mi sono accorto cosa era accaduto”, le sue parole.
Il giovane è risultato positivo all’alcol test e agli esami tossicologici, ma la difesa sostiene che non fosse in stato di alterazione e che non procedesse a velocità elevata. Dopo l’impatto avrebbe tentato immediatamente di prestare soccorso.
L’investitore e la vittima si conoscevano e erano amici. La difesa ha annunciato l’intenzione di chiedere la messa alla prova per il 18enne, che nei prossimi giorni avrebbe dovuto sostenere gli esami di maturità. Nel pomeriggio è prevista l’autopsia sul corpo del 17enne, mentre il sindaco di San Nicandro Garganico, Matteo Vocale, ha proclamato il lutto cittadino in occasione dei funerali.
Tentato omicidio, estorsioni e ordini dal carcere: arrestati 4 baresi. Sim al fidanzato detenuto con bacio – NOMI
Tre persone sono finite in carcere e una ai domiciliari nell’ambito dell’operazione antimafia “Re Nero”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, che ha fatto luce su un tentato omicidio, episodi estorsivi e sulla gestione di attività criminali anche dall’interno del carcere. Gli arresti, disposti dal gip Vittorio Rinaldi, hanno colpito Donato Antonio Alfarano, 31enne di Bari detto Cipster, Giovanni Lopez, 21 anni, e Giuseppe Caputo, 34 anni, mentre per Crescenza Carbonara, 70 anni, sono stati disposti i domiciliari (tutti e tre di Palo del Colle). Rigettata invece la richiesta cautelare per un altro indagato.
Secondo gli inquirenti, Alfarano, ritenuto vicino al clan Strisciuglio, avrebbe imposto a un imprenditore di Palo del Colle la cessione gratuita di auto a noleggio attraverso minacce e intimidazioni. L’escalation sarebbe culminata il 16 novembre 2023 con un agguato davanti al bar della vittima: quindici colpi di pistola esplosi contro il locale da un commando arrivato a bordo di un’auto rubata e poi incendiata per cancellare le tracce.
L’indagine ha inoltre documentato come il presunto controllo criminale di Alfarano sarebbe proseguito anche dal carcere grazie all’utilizzo illecito di telefoni cellulari e schede Sim introdotte clandestinamente. Tra gli episodi contestati anche il presunto ordine, impartito dal carcere per motivi di gelosia, di rubare e incendiare l’auto della fidanzata.
Grazie alle immagini delle telecamere e alle intercettazioni, è stato documentato il passaggio clandestino delle schede telefoniche durante un colloquio in carcere: le Sim, avvolte nella pellicola, sarebbero state trasferite dalla bocca della fidanzata alla mano del detenuto per consentirgli di continuare a comunicare con l’esterno tramite cellulari detenuti illegalmente nelle celle.
La fidanzata è indagata a piede libero con l’accusa di aver consegnato le schede con l’aiuto di altri due indagati, ma anche perché non ha denunciato il compagno quando, secondo l’accusa, avrebbe ordinato dal carcere l’incendio della sua auto per motivi di gelosia. Nonostante fosse a conoscenza dei fatti, la donna avrebbe denunciato il rogo come opera di ignoti (la foto è stata pubblicata da La Gazzetta del Mezzogiorno).








