Bakari Sako ucciso perché “inferiore”, la baby gang tra armi e razzismo sui social: “Con voi nulla in comune”

Shock e sgomento a Taranto dopo l’omicidio di Bakari Sako, il bracciante maliano ucciso in piazza Fontana da un gruppo composto da due 15enni, due 16enni e un 20enne. Ma è caccia anche al sesto componente della baby gang.

Secondo gli investigatori, il branco avrebbe agito senza un reale movente, spinto da una volontà di sopraffazione nei confronti delle persone più vulnerabili. Prima dell’aggressione mortale, alcuni dei giovani avrebbero mimato il gesto di sparare contro la vittima, mentre poche ore prima il 15enne accusato di aver sferrato i fendenti mortale era stato ripreso dalle telecamere di una sala slot mentre impugnava due pistole.

Le indagini hanno ricostruito gli ultimi momenti prima del delitto: dopo aver importunato un altro uomo africano in bicicletta, il gruppo avrebbe accerchiato Bakari Sako, colpendolo brutalmente e accoltellandolo tre volte tra torace e addome. Il 15enne, dopo aver confessato, ha poi indicato agli investigatori il luogo dove era stato nascosto il coltello a serramanico usato nell’aggressione.

Intanto continuano gli accertamenti sul possibile sfondo razziale dell’omicidio, anche se al momento la procura non parla di movente xenofobo. Gli inquirenti evidenziano però un clima di violenza e ostentazione sui social, tra selfie, frasi di appartenenza e post dai contenuti inquietanti pubblicati dai ragazzi nei giorni precedenti e successivi al delitto. Tra questi un post dove è ritratto un ragazzo straniero ritratto a bordo di uno scooter con una scritta: “Non sono superiore ma con voi non ho nulla in comune”.

La procuratrice del tribunale dei minorenni, Daniela Putignano, ha spiegato che i giovani coinvolti, tutti incensurati, provengono da “contesti difficili” già noti ai servizi sociali. Intanto emergono interrogativi anche sul comportamento del titolare di un bar dove Bakari Sako aveva cercato rifugio poco prima di morire: secondo la procura, l’uomo lo avrebbe invitato a uscire senza chiamare le forze dell’ordine. In città cresce la rabbia e il dolore. Per domani le associazioni locali hanno organizzato una manifestazione pubblica in memoria della vittima e contro la violenza giovanile.

Urla “il cono è piccolo”, lo lancia nel bidone e insulta gelataia con frasi razziste: follia a Foggia

Acquista un gelato ma si arrabbia con la banconista pretendendo che metta più gelato di quanto previsto nel cono. E per questo – denuncia il titolare del locale – l’ha aggredita verbalmente, agitando le mani in modo aggressivo all’altezza del suo volto, urlando contro di lei. Avrebbe poi lanciato il gelato nel bidone della spazzatura sbattendo con forza il coperchio.

Poi, ha spalancato la porta con cui ha colpito un cliente, continuando a insultarla. Poco dopo, in una recensione negativa, l’ha appellata con una frase razzista. È accaduto a Foggia venerdì pomeriggio nella gelateria Rocco Navigli.

È stato lo stesso titolare in un post sui social a denunciare l’accaduto. “Questo comportamento è inaccettabile, vergognoso ed umiliante – scrive -. Non riguarda il gelato, riguarda la dignità delle persone. La bottega di Rocco Naviglio difende i propri collaboratori e non accetterà mai violenze o discriminazioni. Qui il gelato può piacere o non piacere, ma il rispetto non è negoziabile. Chi non lo porta con sé non è il benvenuto. Siamo orgogliosi della nostra collaboratrice e saremo sempre al suo fianco”.

Interpellato telefonicamente il titolare ha poi spiegato che “la ragazza è molto provata e che vorrebbe che tutta questa eco sull’accaduto si spegnesse. C’è stata enorme solidarietà”.

Caso Dorval-Vasquez in Bari-Cremonese, slitta la decisione del Giudice Sportivo: chiesta relazione aggiuntiva

“Il Giudice sportivo, letto il rapporto dei collaboratori della Procura federale, ritiene necessario che venga inviata, a cura della medesima Procura, acquisite anche ulteriori testimonianze, una dettagliata relazione aggiuntiva in ordine ai fatti accaduti al termine della gara”.

Questa la nota inserita all’interno del documento diramato dal Giudice Sportivo di Serie B in merito alle squalifiche dopo l’ultima giornata di campionato di Serie B. Resta in sospeso dunque il caso per le presunte accuse di insulti razzisti in campo da parte di Vasquez nei confronti del biancorosso Dorval.

A far scattare l’indagine, dopo la denuncia del tecnico del Bari, nel dopo partita gli ispettori federali presenti allo stadio. Sabato era stato proprio Moreno Longo a ricostruire l’accaduto nel dopogara finita 1-1: “Il caso Dorval? Mi dispiace enormemente per il ragazzo. Mi dispiace fare il nome di Vasquez, perché non va bene”. “C’è stata una frase offensiva grave: ‘Negro di m…’. Una roba del genere – ha dichiarato l’allenatore del Bari – non si può dire. A furia di stare zitti, e di mettere la polvere sotto il tappeto non risolviamo niente. Siamo stufi nel 2025 di parlare di queste cose”.

“Abbiamo parlato col ragazzo – ha fatto sapere con una nota il dg della Cremonese, Paolo Armenia – che ha negato nel modo più assoluto di aver rivolto offese razziste al calciatore del Bari. Per noi il discorso finisce qui”.

Caso di razzismo in Bari-Cremonese, Dorval e Vazquez già sentiti dalla Procura: attesa la sentenza del Giudice Sportivo

Sono già stati ascoltati dalla procura federale Mahdi Dorval e Franco Vazquez, i giocatori di Bari e Cremonese al centro della polemica per la accuse di insulti razzisti in campo del secondo al primo, sabato al San Nicola.

Lo apprende l’ANSA. A far scattare l’indagine dopo la denuncia del tecnico del Bari nel dopo partita gli ispettori federali presenti allo stadio. La procura Figc trasmetterà oggi l’esito della rapida indagine al giudice sportivo della serie B, Ines Pisano, che dovrà valutare le eventuali sanzioni a carico di Vazquez.

Sabato era stato il tecnico dei pugliesi Moreno Longo a ricostruire l’accaduto nel dopogara finita 1-1: “Il caso Dorval? Mi dispiace enormemente per il ragazzo. Mi dispiace fare il nome di Vasquez, perchè non va bene”.

“C’è stata una frase offensiva grave: ‘Negro di m…’. Una roba del genere – ha dichiarato l’allenatore del Bari – non si può dire. A furia di stare zitti, e di mettere la polvere sotto il tappeto non risolviamo niente. Siamo stufi nel 2025 di parlare di queste cose”.

“Abbiamo parlato col ragazzo – ha fatto sapere con una nota il dg della Cremonese, Paolo Armenia – che ha negato nel modo più assoluto di aver rivolto offese razziste al calciatore del Bari. Per noi il discorso finisce qui”.

Vergogna a Parco Rossani, picchia 24enne per il colore della pelle: Alessio Blasi condannato a 8 anni

Alessio Blasi, il 20enne riconosciuto responsabile di aver aggredito con calci e pugni un 24enne senegalese nel parco Rossani di Bari il 5 aprile 2022, è stato condannato a 8 anni di reclusione. Come ricostruito dagli inquirenti, il giovane colpì la vittima con un “violento pugno all’arcata dell’occhio sinistro” provocandogli “lo scoppio del bulbo oculare” e la perdita permanente di un occhio, per poi continuarlo a colpire “con pugni e calci nonostante la vittima fosse ormai caduta a terra”. L’aggressione partì dopo che la vittima aveva chiesto spiegazioni a Blasi per uno sguardo di troppo: il 20enne in risposta lo minacciò, gli rivolse insulti razzisti e lo aggredì. Il collegio, presieduto dal giudice Ambrogio Marrone, ha riconosciuto le aggravanti dell’odio razziale e dell’aver commesso il fatto in presenza di minori, ma ha anche riconosciuto le attenuanti generiche in favore dell’imputato. Nel corso dell’ultima udienza, svoltasi a maggio, la pm Isabella Ginefra aveva chiesto la condanna a sette anni di reclusione. I giudici hanno anche disposto il risarcimento dei danni in favore della vittima, da quantificarsi in sede civile.