Prezzi gonfiati dei macchinari, presunta truffa alla Regione Puglia: assolte in appello due imprenditrici baresi

Sono state assolte in appello Silvia Scaringella, 45 anni, di Altamura, e Angela Curione, 57 anni, di Gioia del Colle, condannate in primo grado a due anni di reclusione per una presunta truffa ai danni della Regione Puglia.

Al centro dell’inchiesta c’erano alcuni macchinari acquistati dal caseificio Vivolat, riconducibile alla famiglia Scaringella, dalla Rizzi Inox nell’ambito di un progetto di ammodernamento finanziato con fondi del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013. Secondo l’accusa, i costi indicati nella documentazione presentata alla Regione sarebbero stati gonfiati.

A far scattare gli accertamenti della Guardia di Finanza era stato il ritrovamento di un file Excel nel quale i prezzi dei macchinari risultavano differenti rispetto a quelli riportati nella documentazione ufficiale.

I giudici d’appello, però, hanno ritenuto incerta la prova di una sovrafatturazione. I macchinari, inoltre, risultano tuttora perfettamente funzionanti e l’azienda ha restituito alla Regione l’intero finanziamento.

Secondo la difesa, sostenuta dagli avvocati Michele Laforgia e Antonio La Scala, non vi sarebbe stata alcuna intesa illecita tra le due donne: nessuna corrispondenza, denaro o altro elemento avrebbe dimostrato un accordo finalizzato alla truffa. Curione, moglie del titolare della Rizzi Inox, avrebbe svolto esclusivamente mansioni amministrative, mentre Scaringella si sarebbe limitata a trasmettere la documentazione alla Regione senza essere consapevole di eventuali irregolarità.