“Cozze tarantine alla diossina”, Magistà travolto dalle polemiche. Attacco dalla Regione: “Parli senza cognizione”

“Difendere le cozze di Taranto significa difendere l’identità stessa della città e della Puglia. Per questo respingiamo con fermezza le affermazioni rilasciate dall’ex direttore Enzo Magistà in una trasmissione Rai, dichiarazioni che rischiano di ledere ingiustamente un settore sano, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Le cozze tarantine non sono un semplice alimento, ma un patrimonio identitario che intreccia storia, tradizioni, economia e cultura. Sono presidio Slow Food e rappresentano un elemento distintivo del prodotto turistico enogastronomico pugliese, contribuendo a valorizzare l’immagine della nostra regione nel mondo”.

Inizia così la dura presa di posizione da parte dell’assessore al Turismo, Sviluppo e impresa turistica, Gianfranco Lopane dopo le dichiarazioni fatte da Vincenzo Magistà, ex direttore di Telenorba, durante la puntata di Mi Manda Rai Tre focalizzata sulla truffa delle orecchiette di Barivecchia che ha visto anche la nostra partecipazione in studio.

“Prima di diffondere opinioni in un contesto nazionale, è doveroso verificare con rigore i fatti: parlare senza cognizione significa arrecare un danno non solo alla reputazione dei nostri mitili, ma anche a mitilicoltori, produttori e a chi ogni giorno lavora con onestà per garantire qualità, sicurezza e genuinità – aggiunge Lopane -. Non consentiremo che questo patrimonio venga svilito da notizie imprecise o strumentali. Al contrario, ribadiamo il nostro impegno affinché la filiera della mitilicoltura continui a rispettare standard elevati, trasparenti e verificabili, e affinché ogni interlocutore istituzionale riconosca e valorizzi la dignità di un settore che è pilastro della nostra comunità. Ci aspettiamo da Magistà un passo indietro: un gesto di responsabilità necessario per ristabilire la verità e restituire dignità a un comparto che è motivo di orgoglio per Taranto e per l’intera Puglia”.

Gli fa eco il consigliere Scalera (LPD). “Chi contribuisce ad infangare la città di Taranto, la sua storia, le sue tradizioni, la sua economica e il suo percorso di rivincita e di rinascita è complice del danno che arreca ad una intera comunità che sta cercando, tra mille sforzi ed enormi sacrifici, di rialzarsi dopo anni in cui è stata dimenticata, tradita e ferita – si legge nella nota diffusa -. Taranto rispedisce al mittente la dichiarazione resa dall’ex direttore di Telenorba, Enzo Magistà, nella quale afferma che la cozza tarantina è inquinata dalla diossina. Da anni, i mitilicoltori, a costo di enormi sacrifici, continuano a portare avanti un’attività di tradizione, che rappresenta vanto ed orgoglio per Taranto, la capitale della Magna Grecia”.

“Le acque di Taranto sono le più controllate d’Italia con 52 punti di rilevazione e controllo in cui vengono fatte costanti verifiche da parte dell’ASL jonica e dalla autorità competenti. Tra l’altro le acque del secondo seno, dove si completa la crescita della cozza sono state classificate “A”. Ciò significa che i mitili una volta prelevati dal mare possono essere portati direttamente ai centri di spedizione o di trasformazione senza subire il processo di stabulazione – continua -. Il Mar Piccolo custodisce i segreti e le influenze di 3000 anni di storia. Il destino moderno di questa città antichissima è legato al suo rapporto con il mare e nonostante le polemiche e la continua diatriba tra salute e lavoro, la sua gente è ancora aggrappata al mare e alla sua mitilicoltura, attività di tradizione millenaria. L’ormai ex direttore Magistà abituato a stare comodamente seduto dietro una poltrona, con quella sua dichiarazione, ci fa pensare che non si è mai informato di ciò che accadeva in Puglia ed in particolar modo nella città di Taranto. Se non ha elementi a suffragio della sua tesi che metterebbero in discussione tutto quello che viene certificato continuamente dalla ASL e dalle autorità competenti, chieda scusa lasci perdere la nostra città e si occupi di altro se ne è capace”.

Regione Puglia, l’assessore Lopane: “Nessun caso su di me da legalità a caccia alle streghe il passo è breve”

Una nota dell’assessore al Turismo, Gianfranco Lopane, in riferimento agli articoli del Corriere del Mezzogiorno pubblicati il 16 aprile 2024 e oggi 18 aprile a firma del giornalista Antonio Della Rocca e dell’articolo ripreso ieri, 17 aprile, da La Verità a firma di Antonio Rossitto.

“Il 16 aprile sul Corriere del Mezzogiorno è stato pubblicato un articolo dal titolo in prima pagina palesemente scandalistico: ‘Conflitto d’interessi. Aziende familiari e fondi regionali. Esplode il caso Lopane-Osmairm’. A pagina 5 l’articolo reca poi un ulteriore roboante titolo: ‘Osmairm, assessore sotto accusa «È in pieno conflitto d’interessi»’. Ieri l’articolo è stato ripreso da La Verità con un ulteriore vaneggiante titolo a rincarare la dose: ‘Puglia, scoppia la parentopoli dell’assessore’. Sequela di titoloni giunta a stamani con un nuovo articolo di Antonio Della Rocca che in prima pagina titola ‘Su Emiliano anche la bufera Lopane’ e a pagina 2 ‘«Nessun conflitto di interessi» Ma sull’azienda di Lopane la Finanza avvia gli accertamenti’. A riguardo, osservo subito, quanto al primo articolo: l’‘accusa’ da chi sarebbe stata formulata? Ed il ‘conflitto d’interessi’ chi l’avrebbe già sentenziato? Per il secondo: chi ha deciso di far ‘scoppiare’ una ‘parentopoli’? E sugli ultimi di oggi: una ‘bufera’ che si tenta di scatenare sulla base di quali elementi fattuali? Come ho già precisato con le mie dichiarazioni, amministro una società di servizi, Armonia Immobiliare srl, sin dal 2018, dunque da prima che fossi eletto al consiglio regionale. La mia società eroga servizi a diversi clienti, tra cui anche Osmairm. Il conflitto d’interessi non ha nulla a che fare con la mia attività privata, peraltro nella salda considerazione che le cause di incompatibilità rispetto all’incarico politico che ricopro sono regolate da precise norme di legge che definiscono il concetto stesso di legalità e che, per converso, hanno escluso l’esistenza di qualsiasi conflitto d’interessi a me riferibile rispetto alla mia candidatura prima ed elezione dopo. Da chi è sollevato oggi questo conflitto? Forse dalla maldicenza interessata di alcuni segnalatori, anonimi o meno, a cui inspiegabilmente si ritiene di attribuire credito senza alcuna verifica?”.

“Non è dato francamente neppure comprendere le ragioni per le quali la notizia, nonostante i miei chiarimenti, venga in modo tendenzioso accostata ad altre vicende rispetto alle quali sono assolutamente estraneo: ai legittimi controlli (non ‘perquisizioni’ e ‘sequestri’ come erroneamente riporta La Verità) dei giorni scorsi della Guardia di Finanza nelle strutture Osmairm che non hanno in alcun modo riguardato la mia società di servizi; così come l’indebito accostamento tra la mia attività professionale e pubblica con i fatti di inchiesta e arresti che hanno interessato la recente cronaca giudiziaria di Bari e della nostra regione. Non trovo un nesso plausibile salvo quello di voler indirettamente condizionare scelte politiche da parte di chi è chiamato ad assumerle in un momento delicato. È in corso un accanimento giornalistico vergognoso, diffamatorio e del tutto insensato attraverso toni scandalistici e contenuti privi di opportuna verifica o frutto di illecite fughe di notizie. Per queste ragioni risulta oltremodo paradossale leggere dalle colonne del Corriere che l’azienda che amministro sia ‘nel mirino dei finanzieri’ con accertamenti in atto che apprendo solo dalla penna di chi scrive. Ciò detto, qualora si dovesse presentare la reale circostanza di dover esibire documentazione sarò, come sempre, pronto a rispondere nella più assoluta trasparenza e onestà. Comprendo perfettamente l’importanza del giornalismo come strumento essenziale di democrazia e confronto di idee e opinioni e nutro il massimo rispetto per la professione giornalistica. Spiace constatare però come la mia assoluta disponibilità a rispondere puntualmente ad ogni quesito non abbia distolto dall’idea di far ‘esplodere un caso’ del tutto inesistente e privo di qualsiasi contenuto di illegittimità. Per tutto quanto fin qui riportato, ho deciso di intraprendere azioni legali per tutelare la mia onorabilità e reputazione”.

L’azienda della moglie dell’assessore Lopane prende 30 milioni all’anno dalla Regione: blitz della Finanza

Una nuova ondata di polemiche rischia di travolgere Emiliano e la Puglia. Sono 30 i milioni di euro che la Regione verserebbe ogni anno al centro di riabilitazione Osmairm di Laterza. L’amministratrice delegata è Clemy Pentussaglia, moglie dell’assessore regionale al Turismo Lopane, mentre la rappresentante delegata è Maria Luisa Paciulli, suocera di Lopane. L’Osmairm a sua volta finanzia la società Armonia Immobiliare. L’amministratore è proprio Gianfranco Lopane.

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