Omicidio Martimucci ad Altamura, due condanne per l’attentato: 20 anni a Nicola Centonze e 6 a Nicola Laquale

La gup di Bari Antonella Cafagna ha condannato a 20 anni di reclusione Nicola Centonze e a 6 anni Nicola Laquale, imputati per l’attentato dinamitardo nel locale ‘Green Table’ di Altamura (Bari) il 5 marzo del 2015 a seguito del quale, dopo cinque mesi, morì il 26enne Domenico Martimucci. La vittima era un calciatore dilettante soprannominato ‘Il piccolo Zidane’.

Nell’esplosione rimasero ferite altre otto persone. I due imputati sono accusati, a vario titolo, di omicidio volontario, tentato omicidio plurimo, detenzione e porto di esplosivo, con aggravante mafiosa.

Secondo la Dda di Bari, Centonze sarebbe stato l’intermediario tra mandante ed esecutori dell’attentato, mentre Laquale è considerato l’uomo che avrebbe fornito l’esplosivo. I due imputati – interdetti in perpetuo dai pubblici uffici sono stati condannati anche a risarcire le parti civili costituite, Regione Puglia, Comune di Altamura e i familiari di Martimucci (questi ultimi assistiti dall’avvocato Donato Carlucci).

Per la stessa vicenda sono stati già condannati in via definitiva dalla Cassazione il mandante dell’attentato, il boss Mario D’Ambrosio (30 anni di reclusione), l’esecutore materiale Savino Berardi (20 anni) e uno dei complici, Luciano Forte (18 anni).

Omicidio Martimucci ad Altamura, rito abbreviato per due imputati a 10 anni dalla morte. Chiesto maxi risarcimento

Nicola Centonze e Nicola Laquale, arrestati lo scorso febbraio in relazione all’attentato avvenuto ad Altamura il 5 marzo 2015, all’interno del locale Green Table’ in cui rimase ferito, e poi morì dopo cinque mesi, il calciatore 27enne Domenico Martimucci, saranno giudicati con rito abbreviato che si discuterà il prossimo 13 ottobre.

Le accuse a vario titolo nei loro confronti sono di omicidio, tentato omicidio plurimo, detenzione e porto di esplosivo, con aggravante mafiosa. Sono state ammesse come parti civili la Regione Puglia, il Comune di Altamura e i parenti della vittima.

Comune e Regione hanno chiesto agli imputati un risarcimento da 500mila euro,  i genitori, le sorelle e una nipote della vititma oltre due milioni. Per la stessa vicenda sono stati già condannati in via definitiva dalla Cassazione il mandante dell’attentato, il boss Mario D’Ambrosio (a 30 anni di carcere), l’esecutore materiale Savino Berardi (a 20) e uno dei complici, Luciano Forte (a 18 anni). Centonze è considerato dalla Dda di Bari l’intermediario tra mandante ed esecutori, Laquale è l’uomo che avrebbe fornito l’esplosivo.