Bari, sgombero dell’ex Socrate occupato. Don Angelo Cassano in aula: “Non si poteva lasciare al freddo la gente”

Don Angelo Cassano, oggi parroco della chiesa di San Carlo al quartiere Libertà e referente regionale di Libera contro le mafie, è stato ascoltato come testimone della difesa nel processo in cui sono imputate 30 persone dopo la protesta contro lo sgombero dell’ex liceo Socrate di via Fanelli avvenuto il 22 dicembre 2020 in seguito ad un incendio.

La struttura negli anni si era trasformata in un rifugio per migranti, alla sbarra ci sono trenta persone, accusate di manifestazione non autorizzata e due di loro anche di resistenza a pubblico ufficiale. Don Angelo Cassano, ai tempi parroco di San Sabino, si recò sul posto in qualità di punto di riferimento di diverse associazioni che si occupavano di assistenza ai migranti.

“Sono arrivato nel primo pomeriggio e, siccome si era parlato di incendio, chiesi agli assessori Giuseppe Galasso e Francesca Bottalico di fare una visita nella struttura per capire qual era l’entità del rogo – le sue parole -. Arrivando, mi permetto di dire che l’incendio non aveva questa entità così grave, perché era in un sottoscala dove c’erano dei borsoni, delle cose degli abitanti che erano andate a fuoco, avevano fatto molto fumo”.

Don Angelo richiese l’intervento sul posto dell’allora sindaco Antonio Decaro “perché non si poteva lasciare al freddo la gente in pieno Covid”. La presenza di persone all’interno dell’ex scuola “non era illegittima perché si stava ragionando su una possibilità di far sì che quel luogo diventasse un’abitazione per chi ci stava, non un luogo occupato ma dove la gente viveva, c’era un po’ di tensione ma io onestamente non ho visto difficoltà”.

 

 

Bari, l’ex Socrate in via Fanelli sarà demolito: al suo posto un centro interculturale. Lavori dal 2024

L’edificio dell’ex Socrate, situato in una traversa di via Fanelli e occupato da anni da persone senza fissa dimora, si trasformerà in un Centro per l’integrazione socioculturale e ospitalità in condizioni di emergenza. Lo stabile sarà demolito perché, secondo le valutazione dei tecnici, è impossibile da mettere in sicurezza viste le pessime condizioni in cui versa, dopo essere stato colpito anche da un incendio il 22 dicembre 2020. Il Comune ha deciso così di buttarlo giù e ricostruirlo, i lavori ammontano a circa 3 milioni di euro. I tempi previsti però sono lunghi, si attende infatti il bando per l’affidamento dei lavori con il cantiere che verrà aperto presumibilmente nel 2024.