Gravina, confermata in Appello la condanna per l’omicidio di Pietro Capone: 14 anni a Gaetano Scalese

La Corte di Assise di Appello di Bari ha confermato la responsabilità dell’imprenditore gravinese Gaetano Scalese per l’omicidio volontario aggravato di Pietro Capone, il 49enne noto come “paladino della legalità” per il suo impegno contro l’abusivismo edilizio. I giudici hanno ridotto la pena da 15 anni e 4 mesi a 14 anni di reclusione, dichiarando prescritto il reato di porto abusivo di arma.

Secondo la ricostruzione accusatoria, la sera del 10 marzo 2014 Scalese avrebbe seguito Capone in auto mentre rientrava a casa, uccidendolo con due colpi di pistola alla testa, uno alla nuca e un secondo quando la vittima era già a terra. Alla base del delitto vi sarebbe stato un lungo contenzioso legato a un manufatto edilizio che sconfinava su un terreno di proprietà di Capone.

Arrestato nel giugno 2019, quasi cinque anni dopo l’omicidio, Scalese è tornato libero circa un anno fa. Dopo le condanne nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza nel febbraio 2025. L’Appello bis ha però nuovamente confermato la colpevolezza dell’imputato. La difesa, dopo il deposito delle motivazioni previsto entro 90 giorni, valuterà un nuovo ricorso in Cassazione.

Omicidio Capone a Gravina, ricorso accettato in Cassazione: condanna annullata con rinvio dopo 11 anni

La Cassazione, a distanza di 11 anni dall’omicidio di Pietro Capone, ha accolto il ricorso della difesa dell’imprenditore 73enne Gaetano Scalese, annullando con rinvio la sentenza di condanna a 15 anni e 4 mesi di reclusione.

Secondo quanto sostenuto dall’accusa, Capone sarebbe stato ucciso da Scalese con due colpi di pistola a bruciapelo la sera del 10 marzo del 2014. La vittima, conosciuta in Paese come il “paladino della legalità” per le sue battaglie contro l’abusivismo edilizio, aveva denunciate diversi imprenditori e pubblici amministratori. Tra loro anche Scalese, reo secondo Capone di aver costruito un edificio sconfinante sulla sua proprietà.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza hanno ripreso l’auto usata dal killer, una Fiat Punto, secondo l’accusa di proprietà proprio di Scalese, ma non la scena del delitto direttamente. Le indagini sono andate avanti per anni, con l’utilizzo di consulenze tecniche sull’auto, ma anche sui tempi di percorrenza dei mezzi e dei video.

Scalese è finito in carcere nel giugno 2019 ed è ancora detenuto, nel ricorso presentato in Cassazione la difesa ha evidenziato una serie di questioni processuali. Si tornerà dunque in Appello per un nuovo verdetto.