Processo Codice Interno: archiviata la posizione dell’ex assessora Anita Maurodinoia: “Reato prescritto”

È stata archiviata la posizione di Anita Maurodinoia, ex assessora regionale ai Trasporti, nell’ambito dell’inchiesta “Codice interno” della Dda di Bari, che nel 2024 aveva portato alla luce presunti rapporti tra mafia, politica e imprenditoria.

Il gip Alfredo Ferraro ha disposto l’archiviazione, accogliendo la richiesta dei pm Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino, ritenendo prescritto il reato di scambio elettorale politico-mafioso contestato all’ex assessora. Maurodinoia, indagata nell’inchiesta, non era mai stata sottoposta a misure cautelari.

L’indagine aveva portato nel febbraio 2024 all’arresto di 130 persone, mentre 103 sono state successivamente condannate con rito abbreviato. Tra queste anche l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, condannato a nove anni, accusato di aver acquistato voti da tre clan baresi nel 2019 per favorire l’elezione della moglie Maria Carmen Lorusso.

Maurodinoia, nota come “Lady Preferenze”, era finita sotto indagine per alcune frequentazioni con esponenti vicini al clan Parisi, tra cui Tommaso e Battista Lovreglio, legati alla famiglia del boss Savino Parisi.

L’ex assessora resta però imputata in un altro procedimento, relativo a presunti voti comprati alle Regionali del 2020. Nel processo è coinvolto anche il marito Sandro Cataldo, accusato di essere a capo di due presunte associazioni a delinquere che avrebbero condizionato le elezioni a Grumo Appula, Triggiano e le Regionali. Cataldo fu arrestato ai domiciliari nell’aprile 2024, mentre Maurodinoia, pur non essendo stata arrestata, si dimise dalla Giunta regionale.

Inchiesta sul Covid Hospital in Fiera a Bari: archiviata la posizione dell’imprenditore Domenico Barozzi

Esce dall’inchiesta sui presunti illeciti legati alla realizzazione dell’ospedale Covid nella Fiera del Levante di Bari l’imprenditore Domenico Barozzi, rappresentante legale della Cobar di Altamura (Bari). Il gip, su richiesta della Procura, ne ha infatti disposto l’archiviazione.

Nel 2021 l’azienda aveva ottenuto l’appalto per la realizzazione della struttura, i cui costi sarebbero lievitati dai 9,5 milioni iniziali ad oltre 20. Ma dalle indagini non sarebbe emersa alcuna condotta illecita da parte di Barozzi.

L’inchiesta della Procura di Bari è però andata avanti, e a novembre è stato chiesto il rinvio a giudizio per otto persone, tra cui l’ex capo della Protezione civile pugliese Mario Lerario, accusate a vario titolo di corruzione, peculato, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falso e turbata libertà degli incanti.

Insieme a Lerario (già condannato in altre due vicende perché, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto tangenti nel periodo in cui guidava la Protezione civile) è stato chiesto il giudizio anche per l’ex funzionario Antonio Mercurio e per gli imprenditori Sigismondo Zema, Francesco Girardi, Vito Vincenzo Leo, Domenico Tancredi, Alessandro Goffredo Nuzzo e Vito De Mitri.