“Il centro migranti di Palese un posto degradante”: il Ministero dell’Interno condannato a risarcire il Comune di Bari

La Corte d’Appello di Bari ha condannato il Ministero dell’Interno a risarcire 20mila euro (oltre rivalutazione e interessi) il Comune di Bari per la gestione del Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Bari Palese.

“C’è stata una vera e propria negazione della dignità delle persone straniere trattenute che venivano trattenute in condizioni estremamente degradate, causando così una lesione del diritto di identità della città di Bari”, affermano i giudici.

Secondo quanto sostenuto non è stato creato un danno d’immagine alla citta per il turismo e per l’economia, ma la vicenda ha pesato sui “valori umanitari e solidaristici, oltre che costituzionalmente protetti, riconducibili all’identità storica, culturale, politica e sociale della città di Bari e dunque costituenti patrimonio dell’intera comunità cittadina” e “ha inciso negativamente sulla collettività barese, producendo concrete ripercussioni sul sentimento e sull’agire di quest’ultima improntati ai predetti valori”.

 

Dal centro migranti in ospedale per partorire, bimba ha fretta e nasce in ambulanza: “Emozione unica”

“È stato un mix emozioni: c’era la paura di non farcela perché dovevo schiacciare sull’acceleratore mentre i miei colleghi mi dicevano di sbrigarmi, e poi la gioia di aver visto nascere quella bambina”. Andrea, 32 anni di Trinitapoli, è ancora emozionato per quanto vissuto ieri quando nell’ambulanza che guidava è nata una bambina lungo il tragitto per l’ospedale.

La mamma, una donna di 30 anni straniera ospitata nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Borgo Mezzanone (Foggia), ha avuto le doglie e così dal centro è stato allertato il 118. “Non è zona nostra perché dipendiamo dalla Asl Bat ma nel Foggiano non c’erano ambulanze disponibili e siamo intervenuti noi”, continua l’autista che lavora nel 118 da quando aveva 18 anni.

“Mai mi era successa una cosa simile”, prosegue. “Quando siamo arrivati, la partoriente era restia, non voleva che qualcuno dell’equipe la toccasse così l’abbiamo presa e messa sul mezzo”, racconta. Con lui c’erano “un infermiere di 30 anni e una soccorritrice di 40 anni: tutti giovani e con un grande senso di responsabilità. Alle 19 il traffico a Foggia era infernale e noi dovevamo raggiungere nel più breve tempo possibile il policlinico Riuniti. Ero all’ultima rotatoria quando ho sentito un grande sospiro. Arrivato davanti all’ospedale, sono sceso e ho aperto il portellone e mentre la barella lasciava il mezzo la piccola è nata”. Mamma e neonata stanno bene e sono in ospedale. “È stato bellissimo, un intreccio di emozioni che né io né i miei colleghi dimenticheremo mai”, conclude.