Flotilla, detenuto per un mese in Libia. Domenico Centrone è tornato a Molfetta: “Se tornassi indietro lo rifarei”

È tornato a casa, a Molfetta, Domenico Centrone, il docente 33enne e attivista della carovana umanitaria di terra della Global Sumud Flotilla per Gaza, rimasto trattenuto per un mese in Libia insieme ad altri nove attivisti, tra cui la foggiana Dina Alberizia.

Dopo l’atterraggio a Fiumicino nella mattinata del 24 giugno, in serata è stato accolto nella sua città dall’affetto di familiari, amici e compagni di attivismo.

“Se dovessi tornare indietro lo rifarei”, ha dichiarato Centrone ai cronisti, spiegando però che fino a poche ore prima della liberazione temeva di dover restare in Libia fino ad agosto.

Il 33enne ha poi ribadito il valore dell’impegno umanitario a sostegno della Palestina: “Anche persone comuni possono contribuire a cambiare le cose, mettendosi a rischio e dimostrando che le proprie azioni possono avere un impatto concreto”.

Flotilla, il barese Domenico Centrone detenuto in Libia da un mese: a Bari fiaccolata il 24 giugno

“Un mese. Trenta giorni di silenzio, di attesa, di ingiustizia e di preoccupazione”. Mercoledì 24 giugno, alle ore 18.30, Bari si ritroverà in Piazza Gaza (ex Piazza Prefettura, altezza Cavallo) per una grande fiaccolata statica promossa da Global Sumud Puglia insieme alla circoscrizione Puglia-Matera di Amnesty International e al gruppo di Bari per chiedere la liberazione di Domenico Centrone e Dina Alberizia e di tutti e tutte le attiviste detenute in Libia.

“Il Global Sumud Convoy è la missione internazionale di solidarietà partita per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Il convoglio era partito il 15 maggio con oltre 200 partecipanti provenienti da più di 25 Paesi, 7 ambulanze, 20 case mobili e 10 camion di aiuti umanitari destinati a Gaza – si legge nella nota -. Da un mese i nostri compagni e le nostre compagne non sono libere. Da un mese le loro famiglie attendono risposte e il loro ritorno in sicurezza. Un mese dopo il loro arresto, la nostra richiesta resta la stessa e diventa ancora più forte: libertà per tutti gli attivisti e le attiviste detenute”.

“Sarà una serata di testimonianza, di memoria e di impegno civile. Una piazza illuminata dalle fiaccole per far arrivare fino a Domenico, Dina, Alicia, Laura, Jenelle, Maria, Lucas, Matias, Ana e Ashraf un messaggio chiaro: non siete soli, le vostre compagne e compagni continuano a chiedere il vostro ritorno – aggiungono gli organizzatori -. Alla manifestazione sarà presente Mariarosaria Centrone, sorella di Domenico, che porterà la voce della famiglia e il dolore di chi da un mese vive nell’angoscia dell’attesa chiedendo verità, giustizia e libertà per tutti gli attivisti detenuti, nonché Tony La Piccirella, componente dello Steering Committee della Global Sumud”.

“Chiediamo al Governo italiano, alle istituzioni europee e alla Regione Puglia di moltiplicare ogni sforzo diplomatico e politico affinché questa ingiusta detenzione abbia fine e i nostri concittadini possano tornare a casa – concludono -. In un tempo in cui la solidarietà è ostacolata e chi sceglie la strada della pace è criminalizzato, abbiamo il dovere di non voltare lo sguardo. Per questo invitiamo tutta la cittadinanza, le associazioni, i movimenti, le comunità religiose, il mondo della cultura, dell’università e dell’informazione a partecipare alla fiaccolata di mercoledì 24 giugno, dalle ore 18.30 a Piazza Gaza”.

Flotilla, attivisti detenuti in Libia: tra loro Domenico Centrone di Molfetta. La portavoce pugliese: “Preoccupati”

“Gli attivisti della carovana di terra della Global Sumud Flotilla, tra cui i due italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia “al momento sono detenuti dall’autorità della Libia est, perché privi di permesso di sicurezza speciale, quindi ritenuti clandestini. Dalle informazioni che abbiamo un giudice deciderà nelle prossime ore per l’espulsione”.

Lo dichiara Amina Tridente, portavoce Global Sumud Flotilla Puglia. “Siamo preoccupati per i nostri compagni in Libia. L’importante ora è che tutti tornino a casa” dice.

Il resto del convoglio, composto da circa 400 persone di diverse nazionalità, tra cui 12 italiani, “è accampato a un chilometro dal check point dove sono stati fermati i dieci compagni di cui abbiamo perso i contatti ieri, in attesa di capire cosa accadrà”, conclude.