Tumore del pancreas, la prevenzione parte da un test genetico: l’Oncologico di Bari nello studio italiano

Un semplice test salivare può aiutare a individuare in anticipo il rischio ereditario di tumore del pancreas. È questo il risultato principale dello studio italiano PROPH-ITA, appena pubblicato su United European Gastroenterology Journal, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali nel campo della gastroenterologia.

La ricerca, condotta su 500 persone con familiarità per tumore pancreatico, ha identificato nell’8,8% dei casi mutazioni genetiche patologiche associate a un aumento del rischio (nei geni ATM, BRCA1, BRCA2, PALB2, BRIP1) e nel 31% dei soggetti anomalie radiologiche meritevoli di sorveglianza. Dati che consentono di strutturare percorsi di controllo mirati e aumentare le possibilità di diagnosi precoce in una delle neoplasie più aggressive e difficili da intercettare in fase iniziale.

Tra i sette centri italiani coinvolti nello studio, realizzato sotto l’egida dell’AISP – Associazione Italiana per lo Studio del Pancreas – anche l’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, attraverso l’Ambulatorio per i Tumori Eredo-Familiari e le Neoplasie Cistiche Pancreatiche.

«Questo risultato conferma che solo attraverso una ricerca strutturata, condotta in centri dedicati e con un approccio multidisciplinare, è possibile costruire percorsi concreti di medicina di precisione e offrire ai cittadini strumenti reali di prevenzione» dichiara il Commissario straordinario Alessandro Delle Donne «Il lavoro svolto rafforza il ruolo dell’Istituto Oncologico barese nelle reti nazionali di ricerca e nella presa in carico delle persone con rischio ereditario di tumore pancreatico».

«Parallelamente allo studio PROPH-ITA, l’Istituto sta sviluppando un progetto di ricerca basato su intelligenza artificiale e radiomica applicate ai soggetti con familiarità per tumore pancreatico» spiega la Direttrice Scientifica Raffaella Massafra. «L’obiettivo è integrare dati clinici, genetici e di imaging per migliorare la stratificazione del rischio e rendere sempre più mirata la sorveglianza».

Tra gli autori dell’articolo figurano il chirurgo oncologo Raffaele De Luca, la genetista clinica Margherita Patruno, la biologa genetista Stefania Martino.

Lo studio PROPH-ITA è stato sostenuto da una cordata di associazioni: Fondazione Nadia Valsecchi Onlus, Associazione Oltre la Ricerca, Gli Amici di Mario Sala, iSempreVivi Onlus, AproETS e #IOVADOALMASSIMOBIKE, guidata da Massimo Canonica, che ha supportato il progetto fino alla sua scomparsa a causa del tumore del pancreas.

L’Ambulatorio per la sorveglianza dei tumori del pancreas è attivo nell’Unità Operativa di Chirurgia Generale dell’Istituto Tumori di Bari. Per informazioni: [email protected]

Bari, ricostruzione del seno con tessuto dell’addome: primo intervento all’Oncologico su paziente di 55 anni

Il tessuto addominale di una paziente di 55 anni è stato utilizzato per ricostruirle il seno, asportato dopo un tumore. L’intervento è stato eseguito con una tecnica di microchirurgia, nota come DIEP, deep inferior epigastric perforator flap, una delle tecniche più avanzate attualmente disponibili, applicate in pochissime strutture ospedaliere in Puglia e realizzata per la prima volta all’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico.

“Si tratta – commenta a riguardo il commissario straordinario Alessandro Delle Donne – di un traguardo per la nostra équipe chirurgica ma soprattutto di un’importante chance per le nostre pazienti. Questa tecnica, infatti, assicura un risultato permanente e naturale, che evita le protesi e i rischi ad esse connessi. Gli interventi ad altra complessità chirurgica e medica sono la mission di un Istituto di Ricovero e Cura come il nostro ma anche il frutto di una precisa scelta strategica che abbiamo perseguito dotando questo Istituto di risorse umane e strumentali in grado di realizzare interventi come questo. A qualche giorno dall’operazione, la paziente sta bene, è tornata a casa e ci ha inviato una lettera piena di ringraziamenti: tutto questo affetto ci riempie di orgoglio e ci spinge a migliorarci sempre più”.

L’intervento è stato eseguito dall’équipe dell’unità operativa complessa di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Istituto, diretta da Maurizio Ressa. In sala operatoria i chirurghi Sara Leuzzi, Andrea Armenio, Francesco Castellaneta e Valerio De Santis e gli anestesisti Giuseppe Caravetta e Daniele De Sario. Durante l’intervento è stata ricostruita la mammella precedentemente asportata per il tumore, è stata rimodellata la mammella controlaterale ed è stata eseguita l’addominoplastica.

Nel dettaglio, un lembo composto da cute e tessuto adiposo, con preservazione dei muscoli, dopo essere stato prelevato dall’addome della paziente, è stato trasposto nella zona toracica. Qui il lembo è stato anastomizzato, cioè ricollegato ai vasi sanguigni con tecniche microchirurgiche e mezzi d’ingrandimento, da un’équipe formata composta, tra gli altri, da Sara Leuzzi, chirurgo plastico e ricostruttivo, che ha lavorato a Parigi migliorando le proprie competenze in microchirurgia mammaria e testa-collo. Prima dell’intervento, la paziente è stata sottoposta ad angio-tac, nell’unità operativa di radiodiagnostica dell’Istituto diretta da Donato Oreste, per verificare la buona vascolarizzazione del lembo.

Questa tecnica può essere applicata in specifiche situazioni. In questo caso, la paziente era stata sottoposta in passato a mastectomia e a ricostruzione con protesi ma, nel tempo, la protesi aveva provocato complicanze. Di qui, la necessità di intervenire con una ricostruzione con tessuto autologo, cioè prelevato dalla stessa paziente, che aveva sufficiente adipe addominale per eseguire l’intervento.

Oncologico Bari, nel 2025 aumentano ricoveri e interventi: “Così si riducono i viaggi della speranza”

Nel 2025 l’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, registra un incremento dell’attività chirurgica pari a +17 per cento e dei ricoveri pari a +12 per cento, consolidando il proprio ruolo all’interno della Rete Oncologica Pugliese e contribuendo in modo concreto al contenimento della mobilità passiva oncologica.

“La crescita registrata nel 2025 riguarda l’intero sistema dell’Istituto – afferma il Commissario Straordinario Alessandro Delle Donne –. Aumentano le prestazioni ambulatoriali, degenziali e chirurgiche e si rafforza la capacità di presa in carico. A questi risultati si affiancano quelli della ricerca, con l’incremento dei finanziamenti, i progetti in corso, i brevetti depositati e i riconoscimenti ottenuti. Negli ultimi tre anni un piano di investimenti, sostenuto da fondi regionali, nazionali e del PNRR per oltre 17 milioni di euro, ha accompagnato il rilancio dell’Istituto, rendendo possibile una crescita sul piano tecnologico e organizzativo. In questa visione si inseriscono anche il CORO – Centro di Orientamento Oncologico, che assicura una presa in carico globale del paziente lungo l’intero percorso di cura, evitando frammentazioni e spostamenti ripetuti, e il TeleCoro, che rafforza l’integrazione con il territorio. Tutto questo contribuisce a ridurre la mobilità passiva oncologica e a restituire fiducia ai cittadini pugliesi.”

I dati complessivi relativi al 2025 mostrano innanzitutto una crescita significativa dell’attività chirurgica, con un incremento pari a +17 per cento rispetto al 2024. Nello stesso periodo, i ricoveri sono aumentati da 3.659 a 4.100, con una crescita complessiva pari a +12,1 per cento. Alla crescita dei volumi si accompagna un incremento della complessità assistenziale, con un indice di complessità media passato da 1,69 a 1,72, a conferma di una presa in carico sempre più strutturata e qualificata dei pazienti oncologici.

In crescita anche l’attività di specialistica ambulatoriale, che comprende visite, esami di laboratorio, radiodiagnostica e terapie. Il valore economico complessivo delle prestazioni erogate passa dai 22 milioni di euro del 2024 a oltre 25 milioni del 2025, con un incremento pari a +13,6 per cento, segno di un rafforzamento dell’offerta assistenziale e della capacità di risposta ai bisogni di salute del territorio.

Alla crescita dell’attività clinica si accompagna un significativo investimento in tecnologie e spazi di cura. Negli ultimi tre anni l’Istituto Tumori ha potenziato la propria dotazione con nuove strumentazioni di ultima generazione, tra cui il robot chirurgico Da Vinci, un nuovo acceleratore lineare per la radioterapia, una nuova apparecchiatura di risonanza magnetica e una nuova TAC a 128 strati. Nello stesso percorso di rafforzamento tecnologico, la Regione Puglia ha finanziato l’acquisto di una PET, destinata ad ampliare ulteriormente le capacità diagnostiche dell’Istituto, e la realizzazione di una nuova piattaforma ambulatoriale, che ospita anche il corso di laurea in Scienze infermieristiche di recente istituzione e i nuovi laboratori di ricerca.

Parallelamente, l’Istituto ha rafforzato l’organizzazione dei servizi in un’ottica di umanizzazione delle cure, potenziando il servizio di Medicina fisica e riabilitazione, che dispone, unico caso in Puglia, di una palestra dedicata alla riabilitazione dei pazienti oncologici ricoverati. Grazie al proficuo rapporto con l’Università di Bari, l’Istituto Tumori ha inoltre inaugurato a dicembre il reparto di Urologia a direzione universitaria, potenziando un percorso di convergenza tra didattica, assistenza e ricerca già avviato con il reparto di Ginecologia clinicizzata con UNIBA. Altri reparti ospedalieri hanno inoltre ricevuto un importante potenziamento, come l’Otorinolaringoiatria, la Chirurgia generale e la Chirurgia epatobiliopancreatica.

Un ruolo centrale nel percorso di accesso e orientamento dei pazienti è svolto dal CORO – Centro di Orientamento Oncologico. Nel corso del 2025 il CORO ha registrato circa 1.800 prestazioni, confermandosi come uno strumento chiave per accompagnare il paziente lungo l’intero percorso di cura e migliorare l’appropriatezza e la continuità assistenziale.

L’incremento dell’attività dell’Istituto si inserisce in un quadro regionale che evidenzia un progressivo rafforzamento dell’offerta oncologica pugliese e una riduzione dei cosiddetti “viaggi della speranza”. Oltre l’85 per cento dei pazienti oncologici pugliesi viene oggi curato all’interno della regione, un dato che colloca la Puglia al decimo posto a livello nazionale per capacità di trattenere i pazienti oncologici sul territorio, davanti a regioni come Marche e Trentino-Alto Adige (fonte: AGENAS, Quinta Indagine nazionale sulle Reti Oncologiche, dati 2022 pubblicati nel 2023).

Oncologico Bari, inaugurato il nuovo reparto di Urologia: primo intervento con il robot Da Vinci

Spazi completamente ristrutturati, al terzo piano dell’istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari, nei quali opera anche il nuovissimo sistema robotico Da Vinci, recentemente acquisito nell’ambito del programma regionale Fesr 2021-2027.

Il nuovo reparto di Urologia dell’istituto è stato inaugurato oggi alla presenza, fra gli altri, del commissario straordinario Alessandro Delle Donne, del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato e del governatore uscente, Michele Emiliano.

Proprio ieri, è stato ricordato, è stato eseguito il primo intervento urologico con il nuovo sistema robotico, che consente interventi mini-invasivi ad altissima precisione grazie a una visione tridimensionale ad alta definizione e a strumenti che permettono movimenti estremamente accurati, con benefici rilevanti in termini di riduzione del trauma chirurgico, del dolore post-operatorio e dei tempi di recupero.

“L’apertura del nuovo reparto de l’avvio della chirurgia robotica rappresentano un investimento concreto sulla qualità delle cure e sull’innovazione tecnologica – ha detto Delle Donne -. Dopo la clinicizzazione della Ginecologia nel 2022, questo passaggio si inserisce in un percorso di crescita strutturale e organizzativa dell’istituto, orientato al rafforzamento delle discipline oncologiche ad alta complessità e alla costruzione di modelli assistenziali sempre più integrati”.

Oncologico Bari, oltre 500 interventi nel 2025: il dottor Napoli firma un nuovo record della Chirurgia toracica

Dal 1° gennaio 2025 a oggi il dottor Gaetano Napoli, Direttore della Unità operativa complessa di Chirurgia toracica dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, ha superato quota 500 interventi, confermando una casistica elevata e una costante attività chirurgica nell’ambito delle patologie toraciche oncologiche.

“Questo traguardo non rappresenta soltanto un alto numero di interventi, ma soprattutto la complessità delle procedure affrontate, che richiedono tecnologie avanzate, competenze specialistiche e un’integrazione multidisciplinare di livello – afferma Alessandro Delle Donne, Commissario Straordinario dell’oncologico barese–. La Chirurgia Toracica del nostro Istituto gestisce ogni giorno casi impegnativi, garantendo cure innovative, sicure e in linea con gli standard internazionali. È un risultato che conferma la solidità dell’organizzazione e la capacità delle équipe di operare in scenari che richiedono esperienza e tempestività, mantenendo al centro la qualità e i bisogni dei pazienti. In un contesto di elevata complessità, questi numeri testimoniano un percorso in continua crescita, distinguendosi per affidabilità e impegno verso la cittadinanza”.

Secondo i dati del sistema regionale SDO/DRG, che certifica l’attività ospedaliera e classifica i ricoveri anche in base alla complessità delle procedure, l’aggiornamento al 31 ottobre 2025 registra per la Chirurgia Toracica dell’Istituto un peso medio di complessità pari a 2,036, indicatore che documenta la natura altamente specialistica dei casi trattati. Gli SDO (Schede di Dimissione Ospedaliera) raccolgono tutte le informazioni cliniche e amministrative dei ricoveri, mentre i DRG (Diagnosis Related Groups) suddividono gli interventi in gruppi omogenei in base al livello di complessità: un valore più alto indica procedure più difficili, che richiedono maggiore esperienza, tecnologie avanzate e un’organizzazione altamente specializzata.

“Questo risultato è il frutto del lavoro di un’équipe straordinaria, che ringrazio per dedizione, professionalità e capacità di affrontare ogni giorno interventi ad alta complessità, con il fondamentale supporto dell’équipe medica e di tutto il personale non medico che collabora nella gestione delle problematiche dei nostri pazienti – sottolinea Napoli – la proiezione dell’attività ci porterà a raggiungere circa 530 interventi entro il 31 dicembre, un obiettivo che testimonia l’impegno condiviso nel garantire cure moderne, efficaci e orientate alla qualità di vita dei pazienti”.

L’attività della UOC di Chirurgia Toracica comprende interventi complessi per tumori del polmone e della pleura, tumori della parete toracica e del mediastino, con approccio sia “open” tradizionale sia mini-invasivo video-assistito (VATS), oltre a procedure diagnostico-terapeutiche avanzate in ambito oncologico toracico.

Oncologico Bari, liste d’attesa e prima visita in tempi rapidi: il 95,3% delle urgenze garantite entro 72 ore

Oltre 16mila prestazioni di primo accesso monitorate nel primo semestre del 2025 e risultati di eccellenza nei percorsi oncologici: le visite urgenti garantite entro 72 ore, con un tasso di rispetto dei tempi pari al 95,3% per le urgenze, 97,4% per le prestazioni a priorità breve e 100% per quelle programmate.

È la fotografia che emerge dal monitoraggio condotto da InnovaPuglia nell’ambito del Piano Nazionale per il Governo delle Liste di Attesa (PNGLA), che misura la capacità delle strutture sanitarie di assicurare l’erogazione delle prestazioni entro i limiti stabiliti per legge. I numeri confermano la solidità organizzativa dei percorsi oncologici dell’Oncologico di Bari, dove la prima visita oncologica mostra il pieno rispetto dei tempi stabiliti e un’attesa media minima.

“Garantire tempi di accesso rapidi per i pazienti oncologici è un obiettivo strategico per la sanità pubblica e per la nostra missione di cura – sottolinea Alessandro Delle Donne, Commissario Straordinario dell’Istituto Tumori di Bari –. Un ruolo centrale in questo risultato è svolto dal Centro di Orientamento Oncologico (Coro), a cui abbiamo attribuito il giusto peso strategico per articolare sul territorio la presa in carico del paziente. Il Coro rappresenta infatti una piattaforma moderna e dinamica che, con l’evoluzione del TeleCoro, interpreta pienamente la visione del PNRR verso la deospedalizzazione delle cure e una sanità territoriale più vicina e continua, capace di accompagnare il paziente anche a distanza lungo tutto il percorso di cura. Il monitoraggio e il follow-up vengono poi garantiti grazie al lavoro sinergico con gli specialisti delle altre unità operative del nostro Istituto. È un modello di collaborazione multidisciplinare che consente di assicurare continuità assistenziale, rapidità negli approfondimenti diagnostici e una presa in carico realmente integrata, in cui ogni reparto contribuisce a seguire il paziente in tutte le fasi del percorso di cura, dall’accoglienza alla terapia fino al monitoraggio nel tempo”.

Volumi significativi riguardano anche l’area ginecologica, con più di 1.600 prime visite e oltre 1.400 ecografie ginecologiche monitorate. Per entrambe le prestazioni si confermano buoni livelli di aderenza nelle classi programmate, con percentuali superiori all’85%. L’oncologico barese ha anche avviato un percorso di rimodulazione organizzativa per ridurre ulteriormente i tempi di attesa in queste aree, mantenendo al contempo l’elevato livello di efficienza garantito nelle prestazioni oncologiche prioritarie. Il monitoraggio semestrale, previsto dal PNGLA e condotto secondo criteri nazionali di trasparenza e verifica, rappresenta un presidio essenziale di qualità per la sanità pubblica e uno strumento di miglioramento continuo al servizio dei pazienti.

Oncologico Bari, rimosso tumore raro al seno di due chili: 58enne dimessa sta bene

Un tumore al seno di due chili, considerato raro, è stato asportato a una donna 58enne di Brindisi nel corso di un intervento eseguito dall’equipe di Chirurgia senologica dell’istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari.

Alla paziente, spiega l’istituto in una nota, era stato diagnosticato il tumore solitamente benigno che, però, ha la caratteristica di crescere molto rapidamente. La donna aveva infatti riferito che, in poco più di tre mesi, il tumore aveva raggiunto i venti centimetri, causando numerosi problemi.

L’intervento, eseguito dalla dottoressa Graziana Barile dell’equipe guidata dal dottor Sergio Diotaiuti, ha permesso di rimuovere completamente la massa. La paziente, dimessa due giorni dopo l’intervento, adesso sta bene e sarà sottoposta a ulteriori accertamenti.

“Siamo in grado di intervenire, in maniera efficace, anche su tumori rari – commenta il commissario straordinario dell’istituto, Alessandro Delle Donne -. Anche questo fa parte della presa in carico completa del paziente che viene inquadrato nel giusto setting assistenziale e accompagnato in tutto il percorso, dalla diagnosi al follow up”.

Tumore del polmone, all’Oncologico di Bari somministrato il primo vaccino terapeutico a mRNA

Prima somministrazione di vaccino contro il tumore del polmone all’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Nei giorni scorsi, il primo paziente con tumore del polmone è stato sottoposto a vaccinazione terapeutica mentre altri 15 pazienti sono in attesa della somministrazione, nell’ambito di uno studio clinico internazionale che coinvolge 10 centri in tutt’Italia. L’oncologico barese è l’unico centro pugliese ad arruolare pazienti.

Lo studio in questione sta testando un vaccino personalizzato a mRNA, il V940, nato dalla cooperazione fra due case farmaceutiche, Moderna e MSD (Merck, Sharp e Dohme), in sperimentazione sia per il melanoma che per il tumore del polmone. Come altri vaccini contro il tumore, questa molecola non serve a prevenire il tumore ma è, a tutti gli effetti, una terapia che potenzia e migliora le terapie a cui i pazienti oncologici si sottopongono già. Allo studio possono partecipare infatti i pazienti oncologici che hanno subito di recente un intervento chirurgico di asportazione del tumore. Dal campione chirurgico prelevato dal paziente viene prodotto un RNA messaggero sintetico che è progettato e prodotto sulla base della firma mutazionale unica della sequenza del DNA del tumore di quel determinato paziente. Disegnato così su misura, questo vaccino insegna al sistema immunitario del paziente a riconoscere ed eliminare le cellule tumorali residue. Il vaccino terapeutico si usa dopo la chemioterapia standard in combinazione con l’immunoterapia e, questa è la speranza, dovrebbe nel tempo ridurre decisamente le recidive e portare alla completa guarigione.

«Questo Istituto partecipa con orgoglio e entusiasmo a questo studio internazionale, contribuendo così a scrivere una nuova pagina dell’oncologia e della storia della medicina», commenta a riguardo il commissario straordinario Alessandro Delle Donne. «Ciò che ci rende più entusiasti è, senza dubbio, la possibilità di offrire una ulteriore chance terapeutica ai nostri pazienti. Per altri studi analoghi, per esempio quello sul vaccino contro il melanoma in corso nel nostro Istituto, stanno già arruolando pazienti e continueremo a lavorare per terapie sempre più personalizzate, sempre più precise, sempre più a misura di paziente. Ringrazio tutto il team di oncologia medica toracica che ha costruito, negli anni e con tanto lavoro, le proficue collaborazioni internazionali che oggi ci hanno portato a questo risultato».

«Il tumore al polmone – spiega a riguardo Domenico Galetta, responsabile dell’oncologia medica toracica dell’Istituto Tumori di Bari e Principal Investigator dello studio – è una delle neoplasie più diffuse, in Italia è la seconda più frequente negli uomini e la terza nelle donne, e causa un numero di decessi superiore a quello di qualunque altra forma di cancro. Il vaccino terapeutico che stiamo somministrando ci offre una modernissima opportunità per quei pazienti che, dopo essere stati operati, sono comunque a rischio di recidiva. I risultati promettenti ottenuti in studi analoghi si spingono a lavorare, tutti insieme, in questa direzione che è sicuramente una delle direttrici più importanti dell’oncologia del futuro».

Oncologico Bari, l’unità operativa di urologia diventa clinica universitaria

A Giuseppe Lucarelli, professore associato di urologia e direttore della scuola di specializzazione di urologia dell’Università di Bari, è stata affidata la guida della ‘nuova’ unità operativa di urologia dell’Istituto Tumori di Bari, divenuta clinica a direzione universitaria.

Come già accaduto con la clinicizzazione dell’unità operativa di ginecologia oncologica, divenuta nel 2022 clinica universitaria, anche l’urologia dell’oncologico barese si appresta a diventare sede di attività formativa e di ricerca per professori, ricercatori, specializzandi e studenti di tutti i corsi di laurea afferenti alla Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Bari, punto di riferimento per le attività didattiche, scientifiche e assistenziali di tale specialità.

“Con la firma del contratto del prof. Lucarelli – spiega a riguardo il commissario straordinario dell’Istituto Tumori di Bari, Alessandro Delle Donne – portiamo a compimento l’accordo sottoscritto a gennaio dello scorso anno dalla Commissione Paritetica Regione e Università di Bari che ha incluso, fra le sedi decentrate della collaborazione fra Università e sistema sanitario regionale, anche il nostro Istituto. Tutto ciò si tradurrà in più risorse, mezzi e strumenti per la cura dei tumori: un raddoppio dei posti letto, fino a 16, due urologi in più in servizio, nuovi ambulatori per la cura dei tumori del rene, delle vie urinarie e delle malattie ad essi correlate, collaborazioni qualificate con università e centri di ricerca, più occasioni di studio e ricerca, a beneficio dei pazienti. Accogliamo con gioia il prof. Lucarelli a cui è stato affidato il compito di sviluppare questa nuova opportunità per tutto il servizio sanitario regionale”.

Laureato in medicina e chirurgia e specializzato in urologia presso l’Università di Bari “Aldo Moro”, il prof. Lucarelli è stato research fellow presso l’Institute for Cancer Genetics – College of Physicians and Surgeons della Columbia University di New York e successivamente clinical fellow di urologia oncologica e trapianto di rene presso la Fundaciò Puigvert di Barcellona. Ha conseguito il dottorato di ricerca in biotecnologie applicate ai trapianti di organi e tessuti. Ha maturato una vasta esperienza in chirurgia oncologica robotica e mininvasiva e nella chirurgia delle grandi neoplasie retroperitoneali e pelviche. È membro delle principali società scientifiche internazionali di urologia e ha all’attivo centinaia di lavori su riviste scientifiche.

“Con questo innesto – conclude Delle Donne – cresce e si potenzia ulteriormente l’Istituto Tumori di Bari, la cui finalità è l’implementazione dei percorsi di cura in ambito urologico e nefrologico oncologico, conferendo ancor maggiore centralità e completezza organizzativa all’Istituto, che in questi ultimi anni, ha conosciuto una crescita inarrestabile da un punto di vista assistenziale e della ricerca scientifica, distintivo sul territorio regionale e nazionale. Auguro al prof. Lucarelli ed agli urologi neoassunti un ottimo e proficuo lavoro”.

Furto di farmaci e dpi all’Oncologico di Bari: l’ex primario Vito Lorusso riprova a patteggiare

Vito Lorusso, l’ex primario dell’Oncologico di Bari accusato di essersi appropriato di farmaci e dpi del reparto dove prestava servizio, ritenta la strada del patteggiamento.

Già nei mesi scorsi la difesa aveva presentato la richiesta, rigettata dal gup nell’udienza preliminare in quanto ritenuta non congrua. I legali hanno reiterato la proposta ottenendo questa volta l’ok della Procura, con modifica del capo d’imputazione da peculato in ricettazione.

Il giudice si è riservato, stralciando la posizione dell’ex primario, e deciderà alla prossima udienza del 25 settembre. Lorusso si trova in carcere dopo aver patteggiato una pena di 5 anni per aver chiesto soldi ai pazienti con l’obiettivo di saltare le liste d’attese.

Resta coinvolto anche nell’inchiesta codice Interno: per favorire l’elezione della figlia avrebbe stretto un accordo con Massimo Parisi, fratello del boss ‘Savinuccio’: in cambio dei voti alla figlia avrebbe curato un nipote del capoclan, poi deceduto.

In totale sono 12 gli imputati, tra cui medici, infermieri e operatori sanitari, accusati di peculato e autoriciclaggio per essersi impossessati di dpi e farmaci di proprietà dell’Oncologico di Bari.

Emanuele Fino è stato condannato (pena sospesa) a un anno e 4 mesi per peculato, mentre l’infermiere Vito Novielli, che aveva scelto il rito abbreviato, è invece assolto “perché il fatto non sussiste” dalla stessa accusa. In 7 (Onofrio Costanzo, Maria Longo, Maria Elizabeth Pompilio, Michele Antonacci, Carlo Romito, Basilio Damiani e Vincenzo Senese) hanno patteggiato a pene da un anno e 4 mesi a 2 anni, dopo aver risarcito l’Oncologico che nel processo appare come parte offesa. I sette sono stati anche interdetti dai pubblici uffici e dichiarati incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per 5 anni.

Oltre a Vito Lorusso, sono state rinviate a giudizio anche le infermiere Lidia Scarabaggio e Donata Acquaviva. Per loro il processo inizierà il prossimo 5 ottobre.