Omicidio Petrone a Bari, il Comune si costituisce contro la richiesta archiviazione: “Vogliamo giustizia e verità”

La giunta comunale, su proposta del sindaco Vito Leccese, ha autorizzato la costituzione nella fase di opposizione alla richiesta di archiviazione delle indagini nei confronti degli indagati proposta dalle parti offese, e, in caso di accoglimento dell’opposizione e di apertura della fase giudiziale, alla costituzione di parte civile del Comune di Bari nei confronti degli imputati nell’omicidio del giovane barese Benedetto Petrone, avvenuto il 28 novembre 1977 in piazza Prefettura.

La procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, infatti, all’esito della riapertura delle indagini sul gravissimo fatto di sangue, ha iscritto nel registro degli indagati alcuni soggetti e ha svolto indagini, all’esito delle quali, nonostante il quadro probatorio, ha chiesto nuovamente l’archiviazione delle stesse, richiesta verso cui le parti offese hanno proposto opposizione. Il Comune di Bari ha ravvisato l’opportunità di intervenire in questa fase del giudizio per associarsi alla opposizione all’archiviazione.

La giunta comunale ha ravvisato, infatti, l’interesse del Comune di Bari, anche se non ancora individuato come persona offesa, al prosieguo delle indagini e alla prosecuzione degli atti, in considerazione della gravità dei fatti e del compendio probatorio già in atti. Fatti che, pur risalenti nel tempo, costituiscono ancora oggi motivo di allarme da parte della cittadinanza e della collettività tutta con riferimento a ogni episodio di violenza esercitata contro avversari politici e con metodo squadrista.

Si legge nell’atto di intervento nel procedimento depositato dall’avvocata civica Alessandra Baldi durante l’udienza tenutasi questa mattina: “Il Comune di Bari, come ente esponenziale cui è stato riconosciuto il diritto proprio alla identità cittadina dalla Corte di appello civile di Bari con la sentenza n. 202/2020, confermata dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 26801/2023, deduce quindi un interesse proprio e quale ente esponenziale a che venga fatta piena luce sui fatti accaduti il 28 novembre 1977, in Piazza Prefettura, a Bari, e che a tale scopo, in piena adesione alle ragioni rappresentate dalle persone offese opponenti, venga respinta la richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero e ordinata la formulazione dell’imputazione di omicidio volontario pluriaggravato nei confronti delle persone indagate e di chiunque verrà ritenuto corresponsabile del grave fatto di sangue, ovvero disponendo ulteriori indagini”.

“Chiedere che sia fatta giustizia e che si riporti alla luce tutta la verità sull’omicidio di Benedetto Petrone è un dovere – commenta il sindaco Vito Leccese -. Ci sono pagine di storia che, per quanto lontane nel tempo, non possono e non devono essere dimenticate, perché ancora oggi sono il simbolo più eloquente di un clima politico fascista, violento e antidemocratico che purtroppo viene rievocato con nostalgia in più parti d’Europa. ‘Archiviare’ quella storia senza aver portato a compimento il processo significherebbe derubricarla a mero episodio di violenza. Invece così non fu, anzi. Crediamo che la famiglia di Benny meriti giustizia fino in fondo, e con essa tutte le persone che si riconoscono nei valori della democrazia, della pace, dei diritti e della legalità e che il Comune di Bari intende rappresentare in questa e in tutte le altre circostanze, giudiziarie e non. L’intera comunità civile è stata ferita e offesa da quel delitto”.

Omicidio Petrone a Bari, la Procura chiede nuova archiviazione: “Non ci sono prove”. La sorella si oppone con l’Anpi

La Procura di Bari ha nuovamente chiesto l’archiviazione dell’indagine sull’omicidio di Benedetto Petrone, il 18enne operaio comunista ucciso il 28 novembre 1977, a Bari, durante un’azione di un gruppo di militanti fascisti.

E, dopo l’opposizione dell’Anpi e della sorella di Petrone, la gip Gabriella Pede ha fissato un’udienza in camera di consiglio per decidere sull’archiviazione.

Le nuove indagini sono partite dopo che, nel 2023, il gip a cui era stata precedentemente chiesta l’archiviazione (di un’inchiesta aperta nel 2017 a carico di ignoti) aveva disposto nuove indagini, riconoscendo l’esistenza delle aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti nell’omicidio di Petrone.

La Procura aveva quindi iscritto sei persone nel registro degli indagati e aveva avviato delle intercettazioni a carico degli stessi. Alcuni dei quali, negli anni Ottanta, erano stati condannati per favoreggiamento. Dalle loro conversazioni, successive alla diffusione della notizia dell’iscrizione di nuovi indagati, sarebbero emersi elementi “interessanti” relativamente alla vicenda del 1977, come il riferimento al numero di partecipanti in quella azione.

Ma, pur essendoci “elementi quantomeno di fondato sospetto circa la partecipazione degli indagati al fatto”, scrivono il Procuratore Roberto Rossi e la pm Grazia Errede nella richiesta di archiviazione, non appare possibile “formulare nei loro riguardi una fondata previsione di condanna” in quanto le indagini svolte non hanno “portato ad ulteriori elementi di prova a corredo e riscontro dei dialoghi trascritti”. Dei sei indagati, cinque si sono avvalsi della facoltà di non rispondere quando chiamati per l’interrogatorio, mentre un sesto vive in Indonesia e non si è presentato. Un indagato, intercettato, in un’occasione sostiene di aver interessato esponenti del governo della vicenda.

Alla richiesta si è opposto l’avvocato Michele Laforgia, che assiste l’Anpi e Porzia Petrone. “Gli odierni indagati devono ritenersi corresponsabili del brutale omicidio di un ragazzo inerme e in condizioni di minorata difesa a causa dei problemi di deambulazione che gli impedirono di sottrarsi alla furia squadrista”, si legge nell’atto di opposizione con cui il legale chiede alla gip di ordinare alla Procura “la formulazione dell’imputazione di omicidio volontario pluriaggravato” nei confronti degli indagati e l’ascolto di altre persone informate sui fatti. La gip deciderà al termine dell’udienza del 9 luglio.

Per l’omicidio, nel 1981, fu condannato a 22 anni di reclusione dalla Corte d’assise di Bari il solo esecutore materiale, Giuseppe Piccolo, con pena ridotta in appello a 16 anni nel 1982. Piccolo morì suicida in carcere due anni dopo la sentenza di secondo grado.

Omicidio Petrone a Bari, dopo 46 anni la svolta: 9 esponenti di estrema destra identificati ma mai indagati

Sono stati disposti altri 6 mesi di indagine sull’omicidio del 18enne operaio comunista assassinato il 28 novembre 1977 in piazza Massari a Bari. L’obiettivo è quello di identificare tutte le persone che avrebbero agito quella sera in concorso con Giuseppe Piccolo, l’unico che all’epoca è stato ritenuto colpevole.

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