Vertenza Natuzzi, trattativa saltata: lo stabilimento di Santeramo chiude dal 3 luglio. Sospesa l’attività in altri due

All’indomani del mancato accordo al Mimit, Natuzzi ha confermato la chiusura dello stabilimento di Santeramo Iesce (Iesce 2) e la sospensione delle attività nei siti di Altamura Graviscella e Ps. I provvedimenti entreranno in vigore dal 3 luglio e comporteranno il trasferimento dei lavoratori interessati.

La riorganizzazione coinvolge complessivamente 668 dipendenti: i 251 lavoratori di Iesce 2 saranno trasferiti quasi interamente nello stabilimento di Laterza, mentre i 417 addetti di Graviscella e Ps saranno destinati ai siti di Matera e Laterza, dove attualmente è in corso la cassa integrazione con una media del 70%.

Nella comunicazione inviata a sindacati, ministeri e alle Regioni Puglia e Basilicata, l’azienda si è detta disponibile a un confronto per illustrare le motivazioni economiche, tecniche e organizzative delle decisioni adottate e valutare possibili misure per ridurre l’impatto sociale. L’incontro è stato proposto per martedì 30 giugno alle ore 11 nella sede di Confindustria Bari.

Vertenza Natuzzi, salta l’accordo al Ministero: stabilimenti chiusi e trasferimento delle produzioni in Romania

Si è concluso senza alcun accordo il tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Natuzzi. È fallito il tentativo del Governo di raggiungere un’intesa tra azienda, istituzioni e organizzazioni sindacali, con la società che ha confermato la propria posizione sulla chiusura di tre stabilimenti e sul trasferimento di parte delle produzioni in Romania.

A renderlo noto è la Fillea Cgil Puglia, che definisce l’esito dell’incontro “grave”, denunciando la mancanza di disponibilità dell’azienda a valutare soluzioni alternative per salvaguardare l’occupazione e il futuro del gruppo.

“Restano inaccettabili tutte le ipotesi che prevedono chiusure di stabilimenti, riduzione dei livelli produttivi e delocalizzazioni”, ha dichiarato il segretario generale della Fillea Cgil Puglia, Ignazio Savino, ribadendo la necessità di un piano industriale con investimenti, garanzie occupazionali e prospettive per tutti gli stabilimenti.

Il sindacato annuncia infine la ripresa delle mobilitazioni, sottolineando che la vertenza riguarda non solo centinaia di lavoratori, ma anche il futuro dell’intero distretto produttivo del mobile imbottito.

Vertenza Natuzzi, Decaro: “Bisogna riportare la produzione qui. Ipotesi cassa integrazione all’80%”

“Dobbiamo tutelare il posto di lavoro a 1800 persone. In queste ore si sta decidendo la possibilità di portare la cassa integrazione all’80% per evitare i licenziamenti e contemporaneamente, nelle riunioni dei prossimi giorni nei tavoli tecnici, l’impegno di tutti, anche delle istituzioni, deve essere quello di far stare allo stesso tavolo l’azienda e il sindacato per cominciare a ragionare delle soluzioni in prospettiva, per risolvere definitivamente questo tema della vertenza di Natuzzi, attraverso una prospettiva lunga che è quella secondo noi del reshoring, cioè di tornare a fare la produzione qui, tutelando i posti di lavoro”.

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, parlando della vertenza Natuzzi, aprendo a Bari la prima riunione del tavolo interregionale con la Regione Basilicata e i sindacati sul distretto del mobile imbottito.

“È chiaro che sarà un percorso lungo – ha detto Decaro – sul quale dobbiamo trovare un accordo tra sindacati e azienda a cominciare proprio dai prossimi giorni dai tavoli tecnici che si terranno al Ministero”.

“Puglia e Basilicata – ha spiegato il governatore – stanno insieme oggi per parlare del distretto del salotto, per fare rete, perché se facciamo rete c’è la possibilità di avere uno sgravio fiscale, se facciamo rete possiamo fare gli acquisti insieme, quindi abbattere i costi, possiamo fare insieme la logistica”.

Vertenza Natuzzi, salta l’incontro con l’azienda. Sindacati proclamano stato di agitazione: mobilitazione il 2 marzo

Salta il tavolo con l’azienda Natuzzi in Confindustria Bari dopo la presentazione del piano industriale che prevede tagli, riduzioni e chiusure di stabilimenti. Per questo i sindacati hanno proclamato unitariamente la mobilitazione in programma il 2 marzo.

In vista del tavolo ministeriale al MIMIT a Roma, ci saranno assemblee in tutti gli stabilimenti e si terrà un presidio sotto la sede del Ministero. “Il piano aziendale è totalmente inaccettabile”, lamentano le organizzazioni sindacali.

“La strada tracciata dall’azienda è del tutto distante dalle necessità reali di chi ogni giorno manda avanti la produzione e non rilancia l’azienda – aggiungono -. Il piano rischia di determinare un netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro senza offrire alcuna prospettiva per una definitiva uscita dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali”.

Sul fronte degli ammortizzatori, i numeri parlano di una sospensione media della Cigs del 45%, giudicata “un colpo durissimo ai salari” e un ulteriore elemento di precarietà strutturale. Per i sindacati l’unica via per ridurre la cassa integrazione è il rientro delle produzioni dalla Romania.