Vertenza Natuzzi, Decaro: “Bisogna riportare la produzione qui. Ipotesi cassa integrazione all’80%”

“Dobbiamo tutelare il posto di lavoro a 1800 persone. In queste ore si sta decidendo la possibilità di portare la cassa integrazione all’80% per evitare i licenziamenti e contemporaneamente, nelle riunioni dei prossimi giorni nei tavoli tecnici, l’impegno di tutti, anche delle istituzioni, deve essere quello di far stare allo stesso tavolo l’azienda e il sindacato per cominciare a ragionare delle soluzioni in prospettiva, per risolvere definitivamente questo tema della vertenza di Natuzzi, attraverso una prospettiva lunga che è quella secondo noi del reshoring, cioè di tornare a fare la produzione qui, tutelando i posti di lavoro”.

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, parlando della vertenza Natuzzi, aprendo a Bari la prima riunione del tavolo interregionale con la Regione Basilicata e i sindacati sul distretto del mobile imbottito.

“È chiaro che sarà un percorso lungo – ha detto Decaro – sul quale dobbiamo trovare un accordo tra sindacati e azienda a cominciare proprio dai prossimi giorni dai tavoli tecnici che si terranno al Ministero”.

“Puglia e Basilicata – ha spiegato il governatore – stanno insieme oggi per parlare del distretto del salotto, per fare rete, perché se facciamo rete c’è la possibilità di avere uno sgravio fiscale, se facciamo rete possiamo fare gli acquisti insieme, quindi abbattere i costi, possiamo fare insieme la logistica”.

Vertenza Natuzzi, salta l’incontro con l’azienda. Sindacati proclamano stato di agitazione: mobilitazione il 2 marzo

Salta il tavolo con l’azienda Natuzzi in Confindustria Bari dopo la presentazione del piano industriale che prevede tagli, riduzioni e chiusure di stabilimenti. Per questo i sindacati hanno proclamato unitariamente la mobilitazione in programma il 2 marzo.

In vista del tavolo ministeriale al MIMIT a Roma, ci saranno assemblee in tutti gli stabilimenti e si terrà un presidio sotto la sede del Ministero. “Il piano aziendale è totalmente inaccettabile”, lamentano le organizzazioni sindacali.

“La strada tracciata dall’azienda è del tutto distante dalle necessità reali di chi ogni giorno manda avanti la produzione e non rilancia l’azienda – aggiungono -. Il piano rischia di determinare un netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro senza offrire alcuna prospettiva per una definitiva uscita dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali”.

Sul fronte degli ammortizzatori, i numeri parlano di una sospensione media della Cigs del 45%, giudicata “un colpo durissimo ai salari” e un ulteriore elemento di precarietà strutturale. Per i sindacati l’unica via per ridurre la cassa integrazione è il rientro delle produzioni dalla Romania.