È ancora avvolta nel mistero la morte di Sadam Houssain, bracciante pakistano di 32 anni scomparso il 4 agosto e ritrovato 18 giorni dopo nel bagagliaio della sua auto, parcheggiata sotto un telone nel ghetto di Borgo Mezzanone.
La Procura di Foggia indaga per omicidio e attende l’esito dell’autopsia per stabilire le cause e le modalità della morte. Il corpo, trovato in avanzato stato di decomposizione anche a causa delle alte temperature, sarebbe stato ucciso probabilmente il giorno della scomparsa.
Sadam, secondo quanto riferito dal fratello Nazim e da alcuni connazionali, lavorava come intermediario per alcuni braccianti: accompagnava con la propria auto quattro o cinque lavoratori pakistani e bengalesi nelle campagne del Foggiano, dove aveva rapporti con i proprietari delle aziende. Gli investigatori stanno verificando se proprio l’attività legata al caporalato possa rappresentare il movente dell’omicidio.
«Era una persona onesta, non ha mai litigato con nessuno», racconta Arshad, connazionale che aveva vissuto con lui a Ippocampo. Il fratello Nazim, che ha ritrovato il corpo, chiede ora di conoscere la verità: «Vuole sapere chi ha ammazzato suo fratello».
Sadam era arrivato dal Pakistan nel 2015 e, dopo un periodo in Grecia, dal 2020 viveva in Italia con un permesso di soggiorno per protezione speciale. La sua morte è il settimo omicidio del 2026 in Capitanata e il quarto nell’ultimo anno nella zona di Borgo Mezzanone.

