Rup e nome dell’azienda prescelta nello stesso documento, roba da Procura: Amtab questione d’amore

Oggi è il giorno della verità. Nelle prossime ore sapremo se l’amministratore unico, l’avvocato Luca D’Amore, sarà riconfermato al comando dell’Amtab.

All’indomani dell’audizione nella Commissione Trasparenza al Comune di Bari, siamo entrati in possesso di un documento molto importante e che dall’incredibile.

La nomina del Rup in questo caso si riferisce ad un affidamento diretto di fornitura di servizi e arriva prima della procedura, una situazione improponibile visto che nello stesso documento è presente il nome del contraente scelto dal Cda, in cui era presente lo stesso D’Amore.

Amtab questione d’amore, forzato l’accordo aziendale. Capiarea senza laurea: “Ecco i nomi”

Dopo aver parlato del bluff dei bus elettrici, dell’impiego dei catorci per la Fiera del Levante e della questione sicurezza nelle 12 sedi dell’azienda del trasporto pubblico bares, della presa di posizione dell’avvocato D’Amore, amministratore unico dell’Amtab, nei confronti di Quinto Potere, delle consulenze esterne e degli affidamenti diretti a un solo partecipante e della reazione assurda al nostro ultimo servizio registrato a bordo di uno dei bus, questa volta vi parliamo della decisione dell’avvocato D’Amore. Per ricoprire ruoli apicali all’interno dell’azienda non serve la laurea. Anche perché i nomi di chi sarà promosso a quanto pare sono già noti.

Amtab questione d’amore, video denuncia sul bus. Contestazione all’autista: “Adesso puniscili tutti”

Dopo aver parlato del bluff dei bus elettrici, dell’impiego dei catorci per la Fiera del Levante e della questione sicurezza nelle 12 sedi dell’azienda del trasporto pubblico bares, della presa di posizione dell’avvocato D’Amore, amministratore unico dell’Amtab, nei confronti di Quinto Potere, delle consulenze esterne e degli affidamenti diretti a un solo partecipante, questa volta vi parliamo della reazione al nostro ultimo servizio registrato a bordo di uno dei bus. 

All’avvocato D’amore non è andata giù la nostra idea e nei confronti dell’autista del mezzo incriminato è stato aperto un procedimento disciplinare. E così le porte dei bus Amtab per noi di Quinto Potere sono ormai chiuse. Abbiamo provato in prima persona a valutare gli effetti della decisione dell’avvocato D’Amore che si definisce da sola. Tutti gli autisti non ci fanno salire sui mezzi ed è partita la gara delle denunce in un vero e proprio clima di terrore, altro che questione d’amore.

Consulenze e forniture, l’affidamento è diretto. Il caso Amtab (2): tutta una questione d’amore

Dopo aver parlato del bluff dei bus elettrici, dell’impiego dei catorci per la Fiera del Levante e della questione sicurezza nelle 12 sedi dell’azienda del trasporto pubblico barese e della presa di posizione dell’avvocato D’Amore, amministratore unico dell’Amtab, nei confronti di Quinto Potere, continuiamo a parlare delle consulenze esterne e degli affidamenti diretti a un solo partecipante. 

Amtab questione D’Amore, l’avvocato ai sindacati: “Metto il telefono di Loconte sotto controllo”

Qualcuno ha invitato noi di Quinto Potere a spegnere i riflettori della nostra telecamera sull’Amtab. Dopo aver parlato del bluff dei bus elettrici, dell’impiego dei catorci per la Fiera del Levante e della questione sicurezza nelle 12 sedi dell’azienda del trasporto pubblico barese, vi parliamo della reazione dell’avvocato D’Amore, amministratore unico dell’Amtab, ai nostri servizi.

Posizione espressa in una riunione con i sindacati. “Metto il telefono di Loconte sotto controllo”, una delle frasi proferite nell’incontro. L’obiettivo è quello di risalire a chi è la fonte che passa le informazioni. Ma non si tratta di un caso isolato e diversi esponenti vicino al mondo della politica ci hanno “invitato” a farci da parte. Noi non facciamo nemmeno un passo indietro.

Amtab questione d’amore, bluff dei bus elettrici: mancano le colonnine. Servizio Fiera coi catorci

L’88esima edizione della Fiera del Levante è stata inaugurata oggi, ma l’Amtab è pronta a questo grande evento? Il trasporto pubblico barese è all’altezza dei tanti visitatori che si recheranno in questi giorni in Fiera? Sono stati acquisiti diversi mezzi elettrici, ma non possono essere ricaricati contemporaneamente, anche a causa della mancanze delle colonnine. Con il passare delle ore e dei giorni torneranno in circolazione quindi i vecchi catorci.

Amtab, una questione D’Amore. Il dilemma: chi controlla il controllore?

Dopo il clamore mediatico iniziale, sull’Amtab sembra essere sceso un pericoloso silenzio, come se si dia per scontato che la gestione unilaterale dell’avvocato Luca D’Amore sia di per sé infallibile. Alla vigilia del rinnovo del suo ufficio di presidenza, ci si chiede se i professionisti scelti abbiamo tutte le competenze necessarie e quanto guadagnino.

Per la verità, sul compenso dell’avvocato e dei suoi collaboratori di fiducia non si sa molto. Qualcuno affettuosamente chiama per nome l’uomo scelto dalla Procura e dal Comune. In un precedente video abbiamo spiegato come alcuni all’interno dell’azienda abbiano sentito la dottoressa Paolilla, capo del personale, chiamare l’avvocato D’Amore Luchino.

Niente di male, ci mancherebbe, ma un certo distacco sarebbe auspicabile. Siamo sicuri che i licenziamenti fatti finora non nascondano altro ed è vero che ce ne sono altri pronti che non vengono ufficializzati per la difficoltà di coprire tutti i turni?

E poi i vari certificati indispensabili per la regolare attività, il pasticciaccio dei bus elettrici. Di cosa da dire ce ne sono tante e le diremo, approfondendo i singoli argomenti. Non una caccia alle streghe, ma è giusto che essendoci la Procura di mezzo e un sacco di chiacchiericcio si faccia chiarezza, si pongano domande, con la speranza di avere risposte.

C’è una vera discontinuità tra l’allegra gestione del passato e quella attuale, in proroga e con i vertici desiderosi di essere riconfermati? Il Comune è contento di quanto sta accadendo, soprattutto per quanto riguarda i mezzi elettrici? Insomma, c’è molto da approfondire e noi, come sempre non ci tireremo indietro.

Amtab, le verità di D’Amore in aula: “Assunte 26 persone vicine ai clan il fratello di Savinuccio decideva tutto”

In passato Massimo Parisi, fratello del boss Savinuccio del quartiere Japigia di Bari, è stato presidente del Cral di Amtab, il circolo ricreativo aziendale dei lavoratori che «gestisce i fondi che vengono versati sia dall’azienda sia volontariamente dai singoli dipendenti, e nel corso del tempo ha svolto una funzione assistenziale di finanziamento ai dipendenti che ne avevano necessità».

Lo ha riferito l’amministratore unico della municipalizzata dei trasporti barese, Luca D’Amore, che ieri in Tribunale a Bari è stato ascoltato in un’udienza del processo nato dall’inchiesta Codice interno di Dda e squadra mobile di Bari, che ha svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria in città.

Nel processo sono imputate 15 persone, tra cui lo stesso Parisi, l’ex consigliera comunale di Bari Maria Carmen Lorusso e il padre, l’oncologo Vito. Nell’ambito dell’inchiesta (che portò a 130 arresti) fu anche disposta l’amministrazione giudiziaria per l’Amtab e D’Amore, nominato amministratore giudiziario dal Tribunale, è successivamente diventato amministratore unico su nomina del sindaco Vito Leccese.

Il Cral, ha spiegato D’Amore, «elargiva fondi ai dipendenti che ne facevano richiesta, prelevati dal fondo comune» sulla base delle «esigenze più disparate», da quelle «odontoiatriche all’acquisto di auto, ma anche esigenze familiari legate alle utenze domestiche».

Il rilascio delle somme era «autorizzato dal presidente del Cral» e quindi, per un periodo, anche da Massimo Parisi. Che, ha spiegato D’Amore, aveva versato nel tempo «quote significative» come «contributo volontario».

«I rappresentanti temporanei del Cral, in assenza del presidente dopo l’arresto, hanno detto di aver aperto dei conti correnti per Parisi» e per gli altri imputati «Lovreglio e De Tullio», ha sottolineato ancora D’Amore. Conti nei quali depositare le quote che questi avevano versato nel Cral.

Massimo Parisi fu assunto nell’Amtab nel 2013, e fino al 2022 è stato autista (ma aveva chiesto «per motivi familiari e di sicurezza» di guidare solo su determinate linee, e non nei quartieri San Paolo e Carbonara) e ha poi ricoperto i ruoli di operatore di rimessaggio e controllore. Recentemente è stato licenziato.

«La maggior parte dei soggetti intervistati» nell’Amtab «hanno ammesso il ruolo di spessore che Parisi, e altri dipendenti coinvolti nell’inchiesta, avevano in termini di peso nei confronti degli altri dipendenti. Tutti sapevano il peso criminale del signor Massimo Parisi, hanno ammesso di conoscere il signor Parisi e hanno ammesso i collegamenti con clan Parisi», ha aggiunto D’Amore. «La stessa presidente Donvito ha dichiarato di sapere chi fosse Massimo Parisi in termini di” vicinanza “a consorterie criminali baresi, unitamente a Tommaso Lovreglio e Michele De Tullio».

Rispondendo alle domande dell’avvocato di Parisi, Gaetano Sassanelli, D’Amore ha detto di «non aver riscontrato direttamente ipotesi di minacce o comportamenti indicativi di indici di mafiosità» da parte di Parisi nei suoi anni da dipendenti Amtab. L’unico elemento riscontrato, ha aggiunto D’Amore, è «una contestazione disciplinare a cui è seguita una sanzione per aver avuto una discussione con un soggetto apicale, legata allo svolgimento delle mansioni. C’è stata una discussione, poi una contestazione disciplinare e infine la sanzione». Il dirigente, ha spiegato D’Amore, non ha subito ritorsioni di alcun tipo.

L’amministratore unico ha poi riferito che è emerso che nella municipalizzata dei trasporti erano vi erano 13 persone assunte direttamente dall’azienda, a tempo determinato o indeterminato, legati da vincoli di parentela o di vicinanza con esponenti del clan Parisi di Bari. Altre 13, sempre in qualche modo vicini al clan, sono state assunte a tempo determinato attraverso le società interinali, e tra questi ci sono anche due figli di Massimo Parisi.

La gestione delle assunzioni nell’azienda, per D’Amore, nel corso degli anni ha «consentito l’ingresso di risorse assolutamente inidonee allo scopo e inserite su metodo clientelare», causando all’Amtab «un danno progressivo difficilmente stimabile». Ci sono poi, ha aggiunto D’Amore, dei «danni derivanti dal fenomeno infiltrativo, come nel caso della vigilanza: prima dell’ingresso dell’amministrazione giudiziaria l’Amtab era terra di nessuno, si poteva entrare e uscire senza alcun tipo di controllo. Il personale che avrebbe dovuto controllare era della società che aveva ottenuto la vigilanza, che di fatto però non svolgeva le attività» per cui aveva ottenuto l’appalto. Per questo, nei confronti di questa società, si aprirà «un contenzioso» civile dato dalla «risoluzione in danno» del contratto.

Nel corso dell’udienza D’Amore ha parlato anche delle misure prese per «escludere i rischi di infiltrazione criminale in tutte le funzioni aziendali», che «non è solo nelle assunzioni, ma anche negli appalti, nella gestione aree di sosta, della gestione dei turni degli operatori d’esercizio. Questa situazione ha necessitato di un approccio a 360 gradi, costringendoci ad esborsi ulteriori per attività che prima l’Amtab non aveva mai fatto e che oggi è costretta a fare, perché oggi i soldi sono usati in maniera diversa».

L’esempio è quello della società che aveva in appalto la vigilanza: «Se uso soldi per pagare aziende che non fanno il loro lavoro, non posso usarli per fare la manutenzione». Tutte queste pratiche, per D’Amore, hanno causato un «danno reputazionale» di grande rilievo per l’azienda, «perché i fatti mediatici collegati all’inchiesta stanno determinando un problema di rating verso gli stakeholders» dell’Amtab, «in particolari quelli bancari». «I principali istituti di credito – ha detto D’Amore – manifestano criticità nella prosecuzione dei rapporti e l’azienda rischia di perdere affidamenti per circa 7 milioni di euro».