Undici testimonianze di ex bagnini hanno fatto scattare l’inchiesta della Guardia di finanza sulla società barese Ideazione, posta sotto sequestro. Il fondatore, il 51enne Christian Calabrese, è stato interdetto per 12 mesi dall’esercizio dell’attività d’impresa.
Secondo l’accusa, alcuni lavoratori assunti regolarmente sarebbero stati costretti a restituire parte dello stipendio ricevuto. In questo modo, le paghe effettive sarebbero scese dai circa 9 euro previsti dal contratto a 2-5 euro all’ora.
L’indagine, coordinata dal pm Giuseppe Dentamaro, è partita da un controllo in uno stabilimento balneare di Bari San Giorgio. Oltre a Calabrese, sono indagati tre collaboratori: Giovanni Paolino, indicato come reclutatore dei bagnini, Oriana Medolla, che avrebbe gestito una «contabilità parallela», e il consulente del lavoro Amedeo Francesco Persi, accusato di aver predisposto documentazione ritenuta dagli investigatori irregolare. A riportarlo è la Repubblica.
A sostenere l’ipotesi investigativa ci sono anche intercettazioni e chat. In particolare, gli inquirenti avrebbero trovato riferimenti a un file Excel utilizzato per annotare gli importi effettivamente dovuti e le somme che i lavoratori avrebbero dovuto restituire.
Le testimonianze raccolte descrivono un sistema organizzato: alcuni bagnini avrebbero consegnato contanti direttamente a Paolino, in strada o persino in spiaggia. Per la Procura, il 31enne avrebbe svolto un ruolo simile a quello di un «caporale», controllando le ore lavorate e le somme da restituire.
Le accuse, tutte da dimostrare nel corso del procedimento, riguardano l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della manodopera. Il gip ha ritenuto che il meccanismo fosse strutturato attraverso ruoli e compiti distinti, mentre spetterà ora alla difesa degli indagati contestare le ricostruzioni degli investigatori.

