Bari, false retribuzioni non solo per i bagnini: l’inchiesta sul Gruppo Ideazione si allarga. A setaccio altre attività

Non solo bagnini: secondo la Procura di Bari, il sistema delle false retribuzioni ipotizzato nell’inchiesta sul Gruppo Ideazione sarebbe stato utilizzato anche per altri lavoratori e in diversi periodi dell’anno. A riportarlo è La Repubblica.

Gli investigatori della Guardia di finanza, durante le perquisizioni nella sede della società e nello studio del consulente Amedeo Francesco Persi, avrebbero trovato agende, email, annotazioni, buste paga e fogli delle presenze riconducibili a una presunta contabilità parallela. Secondo gli inquirenti, gli importi realmente corrisposti ai dipendenti sarebbero stati stabiliti in anticipo e non avrebbero rispettato i livelli previsti dai contratti.

La documentazione, inoltre, riguarderebbe anche mesi diversi dalla stagione estiva e lavoratori che non svolgevano l’attività di assistente bagnante. Per la Procura, questo potrebbe indicare che il meccanismo fosse parte di una prassi utilizzata durante tutto l’anno.

L’inchiesta aveva già portato al sequestro della società e a un’interdizione di 12 mesi per il fondatore Christian Calabrese, indagato per associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della manodopera insieme a Giovanni Paolino, Oriana Medolla e Amedeo Francesco Persi.

Per quanto riguarda i bagnini, dalle intercettazioni sarebbero emersi accordi per paghe di circa cinque euro l’ora, con una parte dello stipendio che sarebbe stata poi restituita. Una condizione accettata da diversi lavoratori per necessità economiche. Nell’agosto 2025, alcuni avrebbero però deciso di non restituire più il denaro. In quel contesto, secondo la Procura, Calabrese avrebbe pronunciato frasi interpretate dagli inquirenti come una minaccia.

Ora gli investigatori stanno verificando le posizioni di altre persone che hanno lavorato per Ideazione, mentre anche il Comune di Bari ha avviato accertamenti sui rapporti con la società, che negli anni ha gestito diverse attività e partecipato all’organizzazione della festa di San Nicola.

Bari, paura in mare a Palese: genitori e figli soccorsi dai bagnini della Misericordia di Modugno

Momenti di apprensione nel pomeriggio del 21 agosto al lido del Tiro a Volo, conosciuto anche come lido dell’Esercito, dove due genitori in difficoltà sono stati soccorsi e riportati a riva insieme ai loro figli grazie al tempestivo intervento degli addetti al servizio di salvamento della Misericordia di Modugno.

L’episodio si è verificato intorno alle 16.40. Il bagnino Daniele, in servizio presso il secondo pontile, ha notato due genitori in mare con i rispettivi figli, oltre la boa rossa. Le condizioni meteo-marine non erano semplici, con un forte vento di Levante che rendeva particolarmente impegnativo il rientro a riva.

Il responsabile del servizio di salvamento, Francesco, dopo aver valutato la situazione insieme al caposquadra Gianni, ha deciso di intervenire. Francesco e Mauro, dalla postazione del terzo pontile, si sono diretti verso i bagnanti a bordo del mezzo di salvataggio, affrontando un mare reso difficile dal vento.

L’intervento si è concluso nel migliore dei modi: i due genitori e i loro bambini sono stati accompagnati in sicurezza fino a riva, senza conseguenze.

Bagnini sfruttati a Bari, stipendi restituiti e paghe a 2 euro l’ora: spuntano i file Excel. Ecco gli indagati – NOMI

Undici testimonianze di ex bagnini hanno fatto scattare l’inchiesta della Guardia di finanza sulla società barese Ideazione, posta sotto sequestro. Il fondatore, il 51enne Christian Calabrese, è stato interdetto per 12 mesi dall’esercizio dell’attività d’impresa.

Secondo l’accusa, alcuni lavoratori assunti regolarmente sarebbero stati costretti a restituire parte dello stipendio ricevuto. In questo modo, le paghe effettive sarebbero scese dai circa 9 euro previsti dal contratto a 2-5 euro all’ora.

L’indagine, coordinata dal pm Giuseppe Dentamaro, è partita da un controllo in uno stabilimento balneare di Bari San Giorgio. Oltre a Calabrese, sono indagati tre collaboratori: Giovanni Paolino, indicato come reclutatore dei bagnini, Oriana Medolla, che avrebbe gestito una «contabilità parallela», e il consulente del lavoro Amedeo Francesco Persi, accusato di aver predisposto documentazione ritenuta dagli investigatori irregolare. A riportarlo è la Repubblica.

A sostenere l’ipotesi investigativa ci sono anche intercettazioni e chat. In particolare, gli inquirenti avrebbero trovato riferimenti a un file Excel utilizzato per annotare gli importi effettivamente dovuti e le somme che i lavoratori avrebbero dovuto restituire.

Le testimonianze raccolte descrivono un sistema organizzato: alcuni bagnini avrebbero consegnato contanti direttamente a Paolino, in strada o persino in spiaggia. Per la Procura, il 31enne avrebbe svolto un ruolo simile a quello di un «caporale», controllando le ore lavorate e le somme da restituire.

Le accuse, tutte da dimostrare nel corso del procedimento, riguardano l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della manodopera. Il gip ha ritenuto che il meccanismo fosse strutturato attraverso ruoli e compiti distinti, mentre spetterà ora alla difesa degli indagati contestare le ricostruzioni degli investigatori.

Bagnini e lavoratori sfruttati a Bari, sequestrata la società Gruppo Ideazione: a rischio la concessione di Marea

Il Comune di Bari ha avviato il procedimento per la revoca della concessione Marea, affidata alla società Gruppo Ideazione, coinvolta nell’inchiesta della Guardia di finanza sul presunto sfruttamento di una ventina di lavoratori stagionali. La decisione arriva dopo la nomina di un amministratore giudiziario per la società, già sottoposta a sequestro. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Secondo l’accusa, alcuni bagnini impiegati nel lido del Circolo aziendale Acquedotto pugliese a San Giorgio sarebbero stati costretti a restituire in contanti parte dello stipendio, tra 2 e 4 euro per ogni ora lavorata. Le somme sarebbero state poi utilizzate per pagare in nero altri lavoratori durante eventi e feste.

Nell’inchiesta sono state disposte misure interdittive nei confronti del legale rappresentante Christian Calabrese e di un consulente del lavoro. Per la segretaria, invece, non è stata adottata alcuna misura cautelare dopo gli interrogatori preventivi. Le accuse riguardano una presunta associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della manodopera. Per Marea, la società avrà ora dieci giorni per presentare eventuali deduzioni, al termine dei quali il Comune potrà adottare i provvedimenti conseguenti.

Diversa la situazione per Fortino, dove l’amministratore giudiziario ha escluso irregolarità: il contratto di prestazione di servizi potrà quindi proseguire. Per Torre Quetta, invece, la concessione resta sospesa per consentire i lavori in corso e, al momento, non sono previsti ulteriori provvedimenti da parte dell’amministrazione. La difesa di Calabrese, infine, si dice fiduciosa che la vicenda possa essere chiarita nelle sedi giudiziarie competenti.

Caporalato dei bagnini, Ficco (Cigl) attacca: “A Bari il turismo non può crescere sullo sfruttamento”

“Quando insistiamo nel parlare delle due Bari, l’esempio dei bagnini pagati anche 2 euro l’ora da una società che aveva in gestione il lido dell’Aqp è paradigmatico di come da una parte c’è chi si sta arricchendo sulla forte crescita del brand turistico della città, dall’altra – quasi sempre i lavoratori e le lavoratrici – c’è chi paga un prezzo al sistema distorto di fare impresa, come ripetiamo da tempo molto più diffuso del perimetro del settore primario, che comprime diritti, salari, norme sulla sicurezza”. È il commento del segretario generale della CGIL metropolitana di Bari, Domenico Ficco, sulla vicenda portata alla luce dalle indagini della Guardia di Finanza.

“Leggiamo gli impegni di esponenti istituzionali sulla sfida di rendere democratico il mare, che condividiamo, ma non è con gli spot sul consumo critico che si ostacola il caporalato in agricoltura, così come non è il semplice accesso alle spiagge che possiamo vincere la sfida di una gestione oculata e rispettosa della dignità di chi lavora da parte dei gestori delle nostre coste. Allo stesso modo esponenti di associazioni datoriali si affannano a proporre tavoli di confronto sullo sviluppo del brand Puglia e Bari, su come sostenere un settore sicuramente fondamentale per la nostra economia. Ma vorremmo che se confronto vi deve essere che questo parta dalla condizione di chi rende possibile l’accesso a ogni tipo di servizio legato all’accoglienza e all’esperienza turistica. Perché il caso del lido dell’Aqp – tra l’altro una società a controllo pubblico – non è purtroppo l’unico in un settore segnato da altissimi tassi di evasione contrattuale, previdenziale, fiscale. Basta leggersi i report dell’Ispettorato nazionale del lavoro, i cui controlli però interessano percentuali molto basse di imprese rispetto al numero totale. Questo accade quando si disinveste sugli organismi ispettivi, si taglia risorse alle Asl e alle strutture preposte al controllo di prevenzione, quando nel discorso pubblico caro alle destre il lavoro è mero strumento al servizio del profitto, e non mezzo per uomini e donne per emanciparsi, costruire percorsi di vita dignitosi, autonomi e indipendenti”.

“Il brand turistico Bari – conclude Ficco – dai lidi ai Bed and breakfast passando per ristoranti e ogni altro servizio accessorio, non è una cartolina della quale vantarsi se costruito sullo sfruttamento del lavoro. Basta fingere che tutto questo sia episodico e allora si: avviamo un confronto serio e serrato sullo sviluppo e sulla qualità del lavoro in questo territorio: nel turismo, come nei trasporti, nella logistica, nell’edilizia, in ogni settore. Perché parlare di crescita e ricchezza quando c’è chi per lavorare prende 2 euro l’ora dovrebbe far vergognare tutti. Perché il livello di sviluppo di una città non si misura sulla ricchezza di pochi ma dal benessere di tutti e questo non può che passare dalla qualità del lavoro”.

Bari, bagnini pagati pochi euro l’ora e dj in nero: 4 indagati. Nei guai la società Ideazione e la gestione del lido Aqp

Bagnini pagati tra i 2 e i 5 euro lordi all’ora, ben al di sotto dei minimi previsti dai contratti collettivi, e costretti secondo l’accusa a restituire in contanti parte dello stipendio. È quanto sarebbe emerso dalle indagini della Guardia di Finanza su uno stabilimento balneare di Bari.

Nel registro degli indagati sono finite quattro persone, tra i 30 e i 50 anni, accusate di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro. Tra loro ci sarebbero tre responsabili della società Ideazione che gestiva il lido dell’Aqp e un consulente del lavoro, che avrebbe contribuito a modificare le buste paga per far quadrare i conti.

Secondo gli investigatori, parte del denaro restituito dai lavoratori sarebbe stata utilizzata per pagare in nero altri addetti impiegati durante eventi musicali e feste. Tra i lavoratori coinvolti anche ragazzi molto giovani, spesso alla prima esperienza.

La società, guidata da Christian Calabrese, è aggiudicataria di diversi bandi del Comune di Bari e organizza anche il corteo di San Nicola. Per l’amministratore delegato è stato disposto il divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno.

LA NOTA DELL’AQP – In riferimento all’inchiesta sul Gruppo Ideazione, Acquedotto Pugliese (AQP) precisa che la società coinvolta ha gestito alcuni servizi del Lido del Circolo Ricreativo Aziendale (CRAL–AQP) nelle stagioni 2024 e 2025 e non è il soggetto incaricato della gestione per la stagione balneare in corso. Il rapporto contrattuale per la gestione del Lido nelle suddette stagioni è intercorso direttamente con il Circolo CRAL–AQP, associazione autonoma con propri organi e patrimonio che opera secondo i principi di correttezza, trasparenza e responsabilità, in coerenza con i valori aziendali. Si precisa, inoltre, che il lido non è stato sottoposto ad alcun provvedimento di sequestro.

Monopoli, bagnini a nero senza maglietta per confondersi tra la gente: tutti lo sanno nessuno interviene

La storia del giovane bagnino di 24 anni, pagato 40 euro al giorno ma costretto a lavorare per 12 ore, ha fatto parecchio scalpore. A ridosso della pubblicazione della notizia, è arrivata una segnalazione in redazione. In un noto lido sul litorale di Monopoli, lavorerebbero circa dieci bagnini a 40 euro il giorno, rigorosamente a nero. Una notizia parecchio “chiacchierata” nell’ambiente, nessuno però è mai intervenuto fin qui. Secondo quanto segnalato, la cosa più grave è che per buona parte della giornata i bagnini non indossino la maglietta in modo tale da poter confondersi con i bagnanti nel caso di eventuali controlli.