Caporalato dei bagnini, Ficco (Cigl) attacca: “A Bari il turismo non può crescere sullo sfruttamento”

“Quando insistiamo nel parlare delle due Bari, l’esempio dei bagnini pagati anche 2 euro l’ora da una società che aveva in gestione il lido dell’Aqp è paradigmatico di come da una parte c’è chi si sta arricchendo sulla forte crescita del brand turistico della città, dall’altra – quasi sempre i lavoratori e le lavoratrici – c’è chi paga un prezzo al sistema distorto di fare impresa, come ripetiamo da tempo molto più diffuso del perimetro del settore primario, che comprime diritti, salari, norme sulla sicurezza”. È il commento del segretario generale della CGIL metropolitana di Bari, Domenico Ficco, sulla vicenda portata alla luce dalle indagini della Guardia di Finanza.

“Leggiamo gli impegni di esponenti istituzionali sulla sfida di rendere democratico il mare, che condividiamo, ma non è con gli spot sul consumo critico che si ostacola il caporalato in agricoltura, così come non è il semplice accesso alle spiagge che possiamo vincere la sfida di una gestione oculata e rispettosa della dignità di chi lavora da parte dei gestori delle nostre coste. Allo stesso modo esponenti di associazioni datoriali si affannano a proporre tavoli di confronto sullo sviluppo del brand Puglia e Bari, su come sostenere un settore sicuramente fondamentale per la nostra economia. Ma vorremmo che se confronto vi deve essere che questo parta dalla condizione di chi rende possibile l’accesso a ogni tipo di servizio legato all’accoglienza e all’esperienza turistica. Perché il caso del lido dell’Aqp – tra l’altro una società a controllo pubblico – non è purtroppo l’unico in un settore segnato da altissimi tassi di evasione contrattuale, previdenziale, fiscale. Basta leggersi i report dell’Ispettorato nazionale del lavoro, i cui controlli però interessano percentuali molto basse di imprese rispetto al numero totale. Questo accade quando si disinveste sugli organismi ispettivi, si taglia risorse alle Asl e alle strutture preposte al controllo di prevenzione, quando nel discorso pubblico caro alle destre il lavoro è mero strumento al servizio del profitto, e non mezzo per uomini e donne per emanciparsi, costruire percorsi di vita dignitosi, autonomi e indipendenti”.

“Il brand turistico Bari – conclude Ficco – dai lidi ai Bed and breakfast passando per ristoranti e ogni altro servizio accessorio, non è una cartolina della quale vantarsi se costruito sullo sfruttamento del lavoro. Basta fingere che tutto questo sia episodico e allora si: avviamo un confronto serio e serrato sullo sviluppo e sulla qualità del lavoro in questo territorio: nel turismo, come nei trasporti, nella logistica, nell’edilizia, in ogni settore. Perché parlare di crescita e ricchezza quando c’è chi per lavorare prende 2 euro l’ora dovrebbe far vergognare tutti. Perché il livello di sviluppo di una città non si misura sulla ricchezza di pochi ma dal benessere di tutti e questo non può che passare dalla qualità del lavoro”.

Caporalato nel Barese, 68 lavoratori reclutati in nero e pagati 4,60 euro l’ora: due arresti. Indagate 12 persone

Il Comando Provinciale Carabinieri di Bari ed il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro (NIL) di Bari – hanno eseguito un provvedimento emesso dal GIP del Tribunale di Bari con il quale è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone, un uomo ed una donna, ritenute responsabili, fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa, del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. L’attività investigativa, denominata convenzionalmente “Caporalis”, ha interessato la campagna agricola nel periodo maggio-luglio 2021, nonché l’attualizzazione delle due posizioni al termine dell’indagine nel mese di giugno 2023. Nel corso dell’attività è stato possibile accertare l’esistenza di una struttura ben articolata di soggetti (nr. 2 “caporali” attinti da misura e nr. 12 titolari di nr. 10 aziende) che, in concorso tra loro, operando nei comuni di Cassano Murge (BA), Turi (BA), Acquaviva Delle Fonti (BA) e Rutigliano (BA), reclutavano ed impiegavano manodopera mediante l’attività di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il tutto in violazione delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Le articolate indagini poste in essere dall’Arma di Cassano delle Murge (BA) e dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro (NIL) di Bari, condotte mediante servizi di osservazione, controllo e pedinamento e per mezzo di attività tecniche, supportate, inoltre, da dichiarazioni di lavoratori, trae origine da una denuncia presentata presso il Comando di Cassano delle Murge (BA) da una donna oggetto di sfruttamento da parte dei destinatari dell’odierna misura restrittiva. Successivamente alla denuncia, si avviavano le attività tecniche e gli accertamenti sul campo, corroborate da copiose verifiche documentali, centinaia di riscontri telematici sulle banche dati delle FF.PP. e dell’INPS, accessi ispettivi nelle aziende, controllo dei datori di lavoro ed escussione della manodopera sfruttata. Le complesse attività d’indagine hanno consentito di identificare complessivamente 68 lavoratori in nero (66 italiani e 2 stranieri) reclutati dai “caporali” al fine di essere sottoposti a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno, ricorrendo alla reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali e territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali o comunque sproporzionate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato. Gli stessi lavoratori venivano minacciati dai “caporali”, i quali si vantavano di essere imparentati a soggetti affiliati a noti clan camorristici di Bari. Relativamente alle retribuzioni, si accertava che la manodopera veniva sottopagata (circa 4,60 € l’ora a fronte dei circa 11 € previsti per legge). Nel contempo, veniva accertato che 25 lavoratori impiegati in nero, erano percettori di reddito di cittadinanza. Nel medesimo contesto sono state appurate condizioni di lavoro in violazione delle norme previste dal T.U. Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, controllate e sanzionate nr. 10 imprese agricole, le quali assumevano, impiegavano e sfruttavano manodopera mediante l’attività di intermediazione condotta dai 2 “caporali”.

Nel corso dell’indagine, a riscontro delle attività tecniche e dei connessi servizi di osservazione controllo e pedinamento, sono state documentate le dazioni di denaro tra “caporali” e titolari d’Azienda attive nel settore agroalimentare; sequestrati alcuni quaderni manoscritti “c.d. libri mastro”, sui quali gli intermediari annotavano tutte le giornate di presenza della manodopera, appunti necessari a contabilizzare la loro attività illecita. Il procedimento penale, nel quale sono contestati complessivamente 10 capi d’imputazione, oltre alle due persone arrestate, vede iscritte 12 persone indagate dei medesimi reati, in concorso tra loro e a vario titolo.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione delle misure cautelari odierne, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti. L’operazione odierna testimonia la costante attenzione dell’Autorità Giudiziaria e dell’Arma dei Carabinieri al delicato fenomeno del cd. “caporalato”, evidenziando il ruolo delle Istituzioni quale punto di riferimento per un’efficace azione di contrasto.