Bari, 13 anni dalla morte della psichiatra Paola Labriola. Lo sfogo del marito: “La sanità pubblica è precipitata”

Sono trascorsi tredici anni dalla morte di Paola Labriola, la psichiatra di 53 anni uccisa il 4 settembre 2013 mentre era al lavoro nel Centro di salute mentale di via Tenente Casale, a Bari. Fu aggredita da un paziente tossicodipendente, che la colpì con 57 coltellate. Una tragedia che sconvolse la città e che, a distanza di anni, continua a interrogare il mondo della sanità e delle istituzioni.

Nel giorno dell’anniversario, a ricordarla sui social è il marito, Vito Calabrese, con un messaggio accompagnato dall’immagine dell’acquaforte di Francisco Goya Il sonno della ragione genera mostri. Parole dure, attraverso le quali torna a denunciare ciò che, a suo giudizio, non è cambiato in questi tredici anni.

“Il suo fu un femminicidio consumato sul luogo di lavoro, nel silenzio complice di chi doveva proteggerla”, scrive Calabrese. Nel mirino finisce soprattutto lo stato della sanità pubblica e della psichiatria territoriale, che secondo il marito della psichiatra non avrebbero ricevuto quel rilancio auspicato dopo la tragedia.

“Non hanno visto alcun riscatto – accusa –. Sono precipitate, piegate dalla logica dell’aziendalizzazione e dei tagli di bilancio, svuotate di organici, risorse e dignità”. Calabrese contesta anche la risposta alle aggressioni contro il personale sanitario, definendo insufficiente l’inasprimento delle pene e chiedendo invece maggiori investimenti e strumenti di prevenzione e tutela.

Nel suo intervento, il marito di Paola Labriola critica anche le iniziative simboliche organizzate negli anni in memoria della psichiatra: “Intitolazioni e rappresentazioni simboliche si sono ridotte a commemorazioni vuote”, sostiene.

E torna sul Centro di salute mentale del quartiere Libertà, rimasto chiuso dopo l’omicidio: “È rimasto sprangato nell’ombra, mai più restituito alla vita”. Una chiusura che, secondo Calabrese, avrebbe finito per privare di un importante presidio di cura e prossimità una parte fragile della popolazione.

A tredici anni dalla morte di Paola, dunque, il ricordo si trasforma ancora una volta in una richiesta di cambiamento. “Ricordare Paola ha un senso solo se questo ricordo alimenta una speranza attiva”, scrive il marito. E conclude rivendicando la necessità di “una sanità pubblica degna, umana e capace di proteggere chi cura e chi è curato”.

Bari, molestata da due ragazzini in monopattino a Poggiofranco. Lo sfogo è virale: “Vi insegno a stare al mondo”

Una studentessa universitaria, tramite un video diffuso sui social diventato in poco tempo virale, ha denunciato di aver ricevuto uno schiaffo sul sedere da un ragazzo giovanissimo a bordo di un monopattino.

L’episodio è avvenuto in via Martin Luther King, nel quartiere Poggiofranco di Bari. La vittima, che indossava un semplice completo sportivo, non è rimasta impassibile al gesto e ha deciso di raccontare l’accaduto in un video, mostrando la foto in lontananza del ragazzo e del suo amico, annunciando anche la volontà di presentare regolare denuncia alla Polizia.

“Non mi interessa se avete 13, 14 e 15 anni se la vostra madre non vi ha insegnato a stare al mondo, ve lo insegna la sottoscritta. Non iniziamo a dire che era solo un ceffone sul sedere, perché è da questi gesti che inizia tutto, gli stupri, le violenza, le umiliazioni, per poi arrivare ai femminicidi”, lo sfogo della studentessa.

Taranto, mamma e figlio autistico sfrattati. L’appello: “Qui è cresciuto non è mai troppo tardi per la solidarietà”

L’amaro sfogo di Adriana Parisi, madre di Saverio, un ragazzo autistico di 31 anni, che ha ricevuto una nuova notifica di sgombero dell’abitazione di Taranto, in cui vivono da 24 anni, persa all’asta in quanto la donna e suo marito, separati dal 2016, non sono più riusciti a pagare le rate del mutuo.

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