Bari, psichiatra uccisa nel 2013 a coltellate da un paziente nel Csm: l’Asl risarcisce i familiari di Paola Labriola

La Asl Bari ha dato esecuzione all’accordo transattivo con i familiari della psichiatra Paola Labriola, uccisa il 4 settembre 2013 con 58 coltellate da un paziente tossicodipendente mentre lavorava nel Centro di salute mentale del quartiere Libertà, a Bari. Per il delitto, Vincenzo Poliseno sta scontando una condanna definitiva a 30 anni di carcere.

L’Azienda sanitaria, riconosciuta responsabile civile, è stata condannata al risarcimento dei danni. L’intesa raggiunta con i familiari chiude definitivamente ogni contenzioso tra le parti e prevede la rinuncia a ulteriori pretese.

Il lungo iter giudiziario era iniziato nel 2013. Nel marzo 2024 il Tribunale del lavoro ha riconosciuto Paola Labriola come «vittima del dovere», accogliendo il ricorso presentato dal marito e dai tre figli. Secondo i giudici, la psichiatra fu assassinata durante l’esercizio della propria attività professionale in condizioni che la esponevano a maggiori rischi per la salute e l’incolumità personale.

Psichiatra uccisa a Bari, la sentenza d’Appello rinviata al 26 febbraio. L’Asl si difende: “Omicidio non prevedibile”

È slittata al prossimo 26 febbraio la sentenza d’Appello relativa al procedimento sulle presunte responsabilità della Asl di Bari in relazione all’omicidio di Paola Labriola, la psichiatra uccisa da un paziente il 4 settembre 2013 con 57 coltellate nel centro di salute mentale in via Tenente Casale, nel quartiere Libertà.

Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva a 30 anni di carcere Vincenzo Poliseno. Nel processo parallelo, in primo grado, era stato condannato a 3 anni e 6 mesi per omicidio colposo l’ex dg della Asl di Bari Domenico Colasanto, accusato della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e di omissione di atti d’ufficio.  La Procura ha chiesto la conferma della condanna, la difesa ha sostenuto che l’omicidio “non era prevedibile né evitabile”.

Per l’ex funzionario della Asl Alberto Gallo, accusato invece di falso (avrebbe compilato il “Documento di valutazione dei rischi della struttura” dopo l’omicidio e retrodatato “per coprire le sue mancanze e sviare le indagini”) è stata chiesta la prescrizione.

Psichiatra uccisa a Bari, la Procura chiede la conferma delle due condanne: si torna in aula il 29 gennaio – I NOMI

La Procura generale di Bari ha chiesto la conferma della condanna a tre anni e sei mesi di reclusione, in primo grado, nei confronti dell’ex dg della Asl di Bari Domenico Colasanto, condannato nel 2021 per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro per la morte della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa da un paziente il 4 settembre 2013 con 57 coltellate nel centro di salute mentale di via Tenente Casale, nel quartiere Libertà di Bari.

Sollecitata anche la conferma della condanna a tre anni per l’ex funzionario della Asl Alberto Gallo, ritenuto responsabile della compilazione di un falso Dvr (Documento di valutazione dei rischi) della struttura in cui lavorava la psichiatra. I due, in primo grado, erano stati assolti dal reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, Gallo anche da altre contestazioni di falso.

Nel corso della lunga udienza svoltasi oggi in corte d’Appello, Colasanto ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Il processo è stato rinviato al prossimo 29 gennaio per la discussione delle parti civili, del responsabile civile (la Asl) e delle difese degli imputati. Nella stessa data potrebbe arrivare la decisione.

Psichiatra uccisa a Bari, il giudice del lavoro accoglie il ricorso dei familiari: “Paola Labriola è vittima del dovere”

L’Asl Bari è stata condannata al pagamento di circa 200mila euro in favore degli eredi come “speciale elargizione” e degli assegni vitalizi mensili di 1500 euro in favore di ciascuno di essi. Concessa loro anche l’esenzione dal pagamento del ticket per qualsivoglia prestazione sanitaria.

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