“Nasce l’Europa degli Italiani”: successo a Francoforte per il primo grande raduno delle comunità italiane in Europa

Il 13 giugno 2026, all’Hilton Frankfurt Gravenbruch, nel cuore finanziario dell’Eurozona, Massimo Romagnoli — imprenditore, Presidente della V Commissione del CGIE (Ministero degli Affari Esteri — Promozione del Sistema Italia e del Made in Italyall’estero), Presidente della Confederazione degli Imprenditori Italiani in Europa e Coordinatore per gli Italiani nel Mondo di Alternativa Popolare — ha promosso il primo grande raduno delle comunità italiane residenti in Europa. Trecento delegati provenienti da oltre venti Paesi hanno partecipato a Nasce l’Europa degli Italiani”: un appuntamento che ha coniugato visione strategica, proposta politica e partecipazione di comunità.

La scelta di Francoforte non è casuale. Sede della Banca Centrale Europea, capitale tedesca dei servizi e dell’industria, una delle città con la più strutturata presenza italiana nel continente, è il luogo giusto per rilanciare una tesi che Romagnoli porta avanti con determinazione: gli italiani all’estero non sono un capitolo della nostalgia, ma un asset economico e strategico che l’Italia non ha ancora imparato a valorizzare appieno.

«Gli italiani nel mondo non sono solo una voce nei bilanci delle rimesse. Sono persone, professionisti, imprenditori, portatori di competenze, relazioni, cultura e opportunità. Un vero e proprio sistema, futuro economico e veri ambasciatori dell’Italia nel mondo.»

Nel suo intervento, Romagnoli ha articolato una tesi precisa: il valore dell’emigrazione italiana è troppo spesso raccontato in chiave sentimentale, anziché come fenomeno strutturale con impatti misurabili su export, investimenti diretti esteri e trasferimento di competenze.

«Gli imprenditori italiani all’estero hanno contatti internazionali. Conoscono i mercati locali. Parlano più lingue. Hanno capacità di adattamento. Possono creare ponti tra l’Italia e l’Europa.»

Il tema del Made in Italy è stato riletto in chiave sistemica: non il singolo prodotto di eccellenza, ma la cultura industriale che lo genera.

«Il Made in Italy non è solo un prodotto, è un sistema, è cultura industriale, è qualità, è bellezza, è creatività. Il nostro compito è trasformare questo capitale reputazionale in vantaggio competitivo strutturato, attraverso reti e infrastrutture relazionali oggi ancora troppo frammentate.»

Paolo Alli, Presidente di Alternativa Popolare, già Segretario Generale della NATO Parliamentary Assembly, membro della Fondazione Alcide De Gasperi e Senior Research Advisor al Wilfried Martens Centre for European Studies di Bruxelles, ha inquadrato la giornata nella cornice del popolarismo europeo — da Sturzo a De Gasperi — richiamando la lunga e solida appartenenza alla famiglia del Partito Popolare Europeo come elemento identitario irrinunciabile di Alternativa Popolare:

«La vera ricchezza dell’Italia non sono le materie prime, ma le persone. Per questo le comunità italiane in Europa rappresentano una risorsa strategica: creano valore, costruiscono relazioni e rafforzano la presenza del nostro Paese in un mondo sempre più competitivo.»

Alli ha sottolineato come gli italiani all’estero siano “veri ambasciatori del nostro Paese”, capaci ogni giorno di affermare la propria identità nel lavoro, nell’impresa, nelle professioni e nell’impegno politico: un patrimonio che l’Italia esporta attraverso i suoi cittadini e che deve imparare a riconoscere, sostenere e valorizzare.

Tobias Hans, già Ministro-Presidente del Saarland ed esponente di primo piano della CDU tedesca, ha portato la prospettiva europea, ribadendo la necessità di rafforzare il PPE per contrastare ogni forma di sovranismo e populismo:

«La libertà di vivere e lavorare in qualsiasi Paese dell’Unione Europea è una conquista straordinaria. Gli italiani all’estero ne sono una delle espressioni migliori: una comunità che crea valore, impresa e opportunità in tutta Europa.»

Angelo Capelli, tesoriere di Alternativa Popolare, ha rimarcato i valori cristiano-democratici che ispirano il progetto del partito, confermando come Alternativa Popolare creda in un’Europa come casa comune dei popoli: capace di unire senza cancellare le identità nazionali, valorizzando le specificità di ciascun Paese dentro un progetto condiviso di crescita, libertà e sussidiarietà.

Particolarmente significativo il messaggio della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha richiamato la credibilità internazionale dell’Italia, il valore dell’Europa dei Padri fondatori e della sussidiarietà, l’importanza dei connazionali all’estero e l’apprezzamento per il percorso che Alternativa Popolare sta portando avanti nel centrodestra, in Italia e in Europa. Numerosi i messaggi di saluto giunti da leader politici italiani ed europei della famiglia popolare e autonomista.

Un’agenda concreta, non solo retorica

L’evento ha affrontato dossier specifici: accesso ai fondi europei per imprenditori e professionisti italiani all’estero, creazione di reti mediche e legali di supporto alle comunità, efficientamento dei servizi consolari digitali, formazione professionale per le nuove generazioni, tutela dei pensionati italiani residenti fuori dall’Italia. Ampia discussione ha suscitato la proposta di rivedere la normativa sulla TARI per i cittadini italiani all’estero proprietari di immobili in Italia di cui non fruiscono i servizi.

«Gli italiani all’estero non devono essere solo ricordati quando mandano rimesse, quando aprono ristoranti, quando promuovono il Made in Italy. Devono essere messi nelle condizioni di crescere, investire, innovare.»

La giornata ha incluso una cerimonia di riconoscimento che ha coinvolto decine di protagonisti provenienti da oltre venti Paesieuropei, con rappresentanti dalla Germania alla Spagna, dal Belgio all’Austria, dall’Albania al Principato di Monaco, dai Paesi Baltici al Lussemburgo. Un riconoscimento speciale in apertura è stato assegnato a Elena Cristiano (Bulgaria), figura storica della comunità italiana in Europa.

 Tra le altre premiazioni: Cav. Damiano Ferraro (Germania), Cav. Vittorio Zagaia (Turchia), Adriano Visconti (Regno Unito), Dott. Franco Picano, Cav. Jonhatan Gauci Maistre (Malta), Alessandro Pucci (Spagna), Gerardo Tanga (Germania), Alessandra Klotz (Baden-Baden), Gaetano Arcadipane (Germania), Lidia Campanale (Austria), Caterina Mela (Saarland), Giuseppe Volpe (Bruxelles), Cav. Anna Mastrogiacomo (Stoccarda), Nicoletta Albano (Francoforte), Mario Ferrera (Berlino), Calogero Virzì (Colonia), Rocco Remallino (Stoccarda), Maria Cocolocchio (Mainz), Marina Bresciani (Europa), Orazio Lo Giurato (Svizzera), Deniss Calovskis(Paesi Baltici), Carmine Iampietro (Albania), Natalie Tarasova (Francia e Montecarlo), Maria Monteleone (Lussemburgo), Don Pierluigi Vignola (Amburgo), Rocco Capobianco (Dortmund), Pier Paolo Perrone (Francoforte), Massimiliano Letizia (Belgio), Maria Mallaci (Belgio), Marcello Austini (Belgio), Isidoro Diaco (Ludwigshafen), Rosario Balsamo (Mannheim), Sandra Calanni, Francesco Caracuta (Belgio). Altri riconoscimenti speciali sono stati assegnati a: Padre Gaetano Vicario, Renato Mangano (Italia), Gino Basile (Sicilia), Carlo Castrogiovanni, Nello Lombardo (Europa), Mattia Gattuso, Alessia Micale, Roberto Mulè.

 La giornata si è chiusa con l’impegno a rendere “Nasce l’Europa degli Italiani” un appuntamento ricorrente, con gruppi di lavoro tematici sui dossier prioritari: programmi UE, previdenza, servizi consolari digitali, reti d’impresa, scambi formativi.

«Gli italiani all’estero non sono solo memoria. Sono futuro economico. Il nostro compito è costruire le condizioni perché quel futuro si realizzi.» Con Francoforte, Massimo Romagnoli conferma la propria ambizione: costruire un ponte stabile tra l’Italia e le sue comunità nel mondo, rafforzare il protagonismo italiano in Europa e dare rappresentanza concreta a un patrimonio umano, culturale ed economico che costituisce una delle più grandi ricchezze del Paese.

“Gli italiani all’estero sono i primi ambasciatori del Made in Italy – ha dichiarato Francesco Caracuta, consulente e già manager di importanti società informatiche intervenuto per delineare le opportunità di sviluppo per la comunità italiana in Europa -. Tenere viva la nostra identità e fare comunità ci rende più forti, visibili e capaci di creare nuove opportunità”.

Morti 5 italiani durante immersione alle Maldive: tra loro anche un’ex ricercatrice dell’Università di Bari

C’è anche una giovane ricercatrice che aveva lavorato all’Università di Bari tra le cinque vittime della tragedia avvenuta alle Maldive durante un’immersione subacquea. Si tratta di Muriel Oddenino, 31 anni, originaria di Poirino, in provincia di Torino.

La giovane aveva collaborato con l’Uniba dal 2023 al 2024 come ricercatrice per undici mesi. Laureata in Scienze naturali all’Università di Torino, aveva poi proseguito il proprio percorso accademico a Genova, dove aveva ottenuto un assegno di ricerca nel dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita.

Numerosi i messaggi di cordoglio pubblicati sui social da colleghi e amici, che ne ricordano la professionalità e il carattere solare. Commovente anche il ricordo dei colleghi baresi: “Hai portato gioia nel nostro gruppo, eri competente e sempre sorridente”.

Nella tragedia hanno perso la vita anche Monica Montefalcone, docente di Ecologia all’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, e gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri. Monica Montefalcone un anno fa era stata a Bari per presentare il progetto “Il mare e la sua protezione”, organizzato da Greenpeace Italia con cui collaborava.

Secondo una prima ricostruzione, il gruppo avrebbe tentato l’esplorazione di alcune grotte a circa 50 metri di profondità. Le autorità delle Maldive stanno indagando sulle cause dell’incidente: tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe un possibile problema alla miscela di ossigeno nelle bombole.

Baresi bloccati a Dubai, l’odissea continua. Michele: “Pronti a partire ma il volo è stato spostato senza certezze”

“Siamo bloccati in aeroporto dopo aver acquistato i biglietti per Bergamo a nostre spese”. Inizia così il racconto di Michele, uno dei baresi bloccati per giorni nei Paesi del Golfo Persico a causa dell’escalation nella guerra che coinvolge USA, Israele e Iran dopo la chiusura dello spazio aereo sul Medio Oriente.

Lo avevamo sentito in videochiamata qualche giorno fa per diffondere il suo appello da Dubai. “Dopo aver fatto il check per il volo previsto alle 18 locali, ci hanno comunicato che il volo è stato spostato a domani mattina alle 7. Tutto però senza avere alcuna certezza”, aggiunge.

“Sono partiti tanti voli per altre nazioni, tranne il nostro. Ci sono altri italiani qui e lo stesso volo lo hanno prenotato da un link girato dalla Farnesina. Ora siamo qui tutti bloccati senza risposte”, conclude.

Promesse milionarie dall’Albania, italiani truffati dai facilitatori: l’inganno dei crediti falsi

Le sirene albanesi continuano ad attrarre sempre più investitori italiani. Le linee di credito e i finanziamenti facili facili promessi da alcuni “facilitatori”, però, si rivelano presto delle truffe vere e proprie. Non solo raggiri milionari, ma anche nel caso si voglia aprire un’azienda di qualunque tipo.

Negli ultimi anni, il fenomeno ha assunto connotati mostruosi. In virtù dell’alto tasso di corruzione presente nel Paese, questi pseudo consulenti, con tanto di profili social accattivanti, trovano spesso professionisti locali o dipendenti di banca disposti a reggere il gioco in cambio di poche centinaia di euro.

Affari in apparenza milionari diventano preso flop clamorosi, soprattutto quando a rivolgersi a questi imbonitori finanziari sono imprenditori italiani che in nessun altro modo potrebbero avere soldi in prestito a causa del loro passato burrascoso e problematico. Ma come si fa ad aprire un’azienda in Albania? Come si fa a ottenere finanziamenti?

Una fonte, molto ferrata nell’argomento, ha deciso di darci una mano ad aprire il vaso di pandora. Abbiamo già raccolto decine di testimonianze, siamo stati in Albania, abbiamo ascoltato persone informate sui fatti, professionisti e abbiamo fatto cadere in un tranello uno di questi facilitatori, un uomo di Bitonto molto noto in certi ambienti finanziari, non solo in Puglia. Scoprirete circostanze e dettagli nel corso della nostra inchiesta, la cui morale è semplice semplice: l’Albania non si trova nel Terzo Mondo, per investire e avere finanziamenti, bisogna essere solidi e rispettare le regole.

Nel caso del nostro consulente, senza autorizzazione a esercitare tanto in Italia quanto in Albania, si tratta di una questione paradossale, che si alimenta con le speranze di chi non ha alternative in una giungla normativa di difficile interpretazione. Allacciate le cinture, perché ne vedrete e ascolterete delle belle.

Cure dentali, Albania invasa da italiani increduli. Ultimi giorni a Tirana: “Mirupafshim së shpejti”

Sono tantissimi gli italiani che scelgono l’Albania per le cure dentali. Durante la nostra visita a Tirana, abbiamo incontrato altri connazionali che hanno voluto raccontarci la loro esperienza con la clinica DentalCare One. A spostarsi sono comitive intere, c’è chi unisce così l’utile al dilettevole. Per info e per prenotare una visita con la clinica DentalCare One (clicca qui per il sito) contattare questo numero: 3444759489.

Italiani a Valona, la dentosofa Isabella: “Il Covid una farsa. L’Italia non è più la mia Patria” (4)

Dopo aver trascorso un lungo periodo a Tirana per parlarvi dei dettagli sulle cure dentali, raccontandovi come la truffa sia dietro l’angolo non affidandosi a cliniche e professionisti fidati, continua il nostro viaggio a Valona.

La città costiera è una meta ambita da migliaia di italiani. Attualmente se ne contano più di 4mila. Non si tratta solo di pensionati, ma anche di numerosi professionisti. Le motivazioni che spingono a questo tipo di emigrazione sono molteplici.

Riccardo, pensionato di 67 anni è stato mosso da motivazioni diverse da quelle considerate da Luigi, affermato consulente del lavoro 50enne, emigrato nella città costiera da Benevento con moglie e figli piccoli circa tre anni fa. Questa volta è il turno della dentosofa campana Isabella che ha scelto di lasciare l’Italia dopo l’esplosione della pandemia.

Emigranti in Albania, destinazione Valona: vizi e virtù della città con oltre 4mila italiani (1)

Dal “caos” di Tirana alla tranquillità di Valona dove si trovano oltre 4mila italiani. Il viaggio di Quinto Potere in Albania continua, le due città sono distanti circa due ore.

Qui abbiamo incontrato e intervistato Riccardo, pensionato con origini baresi che vive a Valona da 3 anni, Luigi, spostatosi con la sua famiglia, Isabella, professionista, e Dania, titolare di un locale. Presto vi racconteremo le loro storie. Ora mettevi comodi, allacciate le cinture e viaggiate con noi.