Braccianti sfruttati nelle campagne di Castellaneta, 12 ore al lavoro e stipendi da 800 euro: tre fratelli a processo

Oltre 12 ore di lavoro al giorno, senza un regolare riposo settimanale, per stipendi inferiori agli 800 euro al mese e in condizioni ritenute degradanti. È quanto emerso da un’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro sul presunto sfruttamento di braccianti nelle campagne di Castellaneta.

A finire sotto accusa sono tre fratelli, Francesco, Sante e Saverio Iacobellis, titolari di un’azienda agricola. Secondo la Procura, avrebbero approfittato dello stato di bisogno di lavoratori italiani e stranieri, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento, anche attraverso forme di sorveglianza ritenute degradanti.

Gli operai, secondo l’accusa, sarebbero stati costretti a lavorare per molte ore sotto il sole e in possibile esposizione a prodotti fitosanitari. Anche le condizioni abitative sarebbero state precarie: più lavoratori condividevano un appartamento fatiscente, privo di un adeguato impianto di riscaldamento e senza sufficienti sistemi per affrontare il caldo estivo.

In alcuni casi, inoltre, parte dello stipendio sarebbe stata restituita ai datori di lavoro per pagare l’affitto dell’alloggio. Nel corso dell’udienza preliminare diversi braccianti si sono costituiti parte civile, così come la Flai Cgil.

I tre imputati, difesi dall’avvocata Elisa Pugliese, sono stati rinviati a giudizio. Il processo, chiamato a verificare le accuse e le eventuali responsabilità, prenderà il via a novembre.

Bagnini sfruttati a Bari, stipendi restituiti e paghe a 2 euro l’ora: spuntano i file Excel. Ecco gli indagati – NOMI

Undici testimonianze di ex bagnini hanno fatto scattare l’inchiesta della Guardia di finanza sulla società barese Ideazione, posta sotto sequestro. Il fondatore, il 51enne Christian Calabrese, è stato interdetto per 12 mesi dall’esercizio dell’attività d’impresa.

Secondo l’accusa, alcuni lavoratori assunti regolarmente sarebbero stati costretti a restituire parte dello stipendio ricevuto. In questo modo, le paghe effettive sarebbero scese dai circa 9 euro previsti dal contratto a 2-5 euro all’ora.

L’indagine, coordinata dal pm Giuseppe Dentamaro, è partita da un controllo in uno stabilimento balneare di Bari San Giorgio. Oltre a Calabrese, sono indagati tre collaboratori: Giovanni Paolino, indicato come reclutatore dei bagnini, Oriana Medolla, che avrebbe gestito una «contabilità parallela», e il consulente del lavoro Amedeo Francesco Persi, accusato di aver predisposto documentazione ritenuta dagli investigatori irregolare. A riportarlo è la Repubblica.

A sostenere l’ipotesi investigativa ci sono anche intercettazioni e chat. In particolare, gli inquirenti avrebbero trovato riferimenti a un file Excel utilizzato per annotare gli importi effettivamente dovuti e le somme che i lavoratori avrebbero dovuto restituire.

Le testimonianze raccolte descrivono un sistema organizzato: alcuni bagnini avrebbero consegnato contanti direttamente a Paolino, in strada o persino in spiaggia. Per la Procura, il 31enne avrebbe svolto un ruolo simile a quello di un «caporale», controllando le ore lavorate e le somme da restituire.

Le accuse, tutte da dimostrare nel corso del procedimento, riguardano l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della manodopera. Il gip ha ritenuto che il meccanismo fosse strutturato attraverso ruoli e compiti distinti, mentre spetterà ora alla difesa degli indagati contestare le ricostruzioni degli investigatori.

Sannicandro, sette lavoratori sfruttati senza riposo settimanale: quattro erano in nero. Arrestato 46enne

Sfruttava sette lavoratori stranieri, costretti a percepire stipendi inferiori a quelli previsti dai contratti nazionali, con turni di lavoro oltre i limiti consentiti e, in molti casi, senza il previsto riposo settimanale.

È quanto contestato a un 46enne, gestore di un’attività commerciale di Sannicandro di Bari, arrestato lo scorso 28 luglio dai carabinieri della Compagnia di Gioia del Colle e Monopoli, con il supporto del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Bari e del Nucleo Carabinieri Forestali di Cassano delle Murge.

Secondo le indagini, tutti e sette i dipendenti erano impiegati in condizioni irregolari: non erano stati sottoposti a visita medica né avevano ricevuto la formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Inoltre, quattro di loro risultavano completamente in nero.

L’uomo è accusato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Sono ancora in corso ulteriori accertamenti, anche di natura amministrativa, da parte dei carabinieri forestali e dell’Ispettorato del Lavoro per verificare il rispetto della normativa vigente.