Oltre 12 ore di lavoro al giorno, senza un regolare riposo settimanale, per stipendi inferiori agli 800 euro al mese e in condizioni ritenute degradanti. È quanto emerso da un’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro sul presunto sfruttamento di braccianti nelle campagne di Castellaneta.
A finire sotto accusa sono tre fratelli, Francesco, Sante e Saverio Iacobellis, titolari di un’azienda agricola. Secondo la Procura, avrebbero approfittato dello stato di bisogno di lavoratori italiani e stranieri, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento, anche attraverso forme di sorveglianza ritenute degradanti.
Gli operai, secondo l’accusa, sarebbero stati costretti a lavorare per molte ore sotto il sole e in possibile esposizione a prodotti fitosanitari. Anche le condizioni abitative sarebbero state precarie: più lavoratori condividevano un appartamento fatiscente, privo di un adeguato impianto di riscaldamento e senza sufficienti sistemi per affrontare il caldo estivo.
In alcuni casi, inoltre, parte dello stipendio sarebbe stata restituita ai datori di lavoro per pagare l’affitto dell’alloggio. Nel corso dell’udienza preliminare diversi braccianti si sono costituiti parte civile, così come la Flai Cgil.
I tre imputati, difesi dall’avvocata Elisa Pugliese, sono stati rinviati a giudizio. Il processo, chiamato a verificare le accuse e le eventuali responsabilità , prenderà il via a novembre.




