Permessi di soggiorno a falsi braccianti,13 indagati a Bari: tra loro sindacalisti, avvocati e consulenti

Avrebbero favorito l’ingresso in Italia di decine di cittadini extracomunitari attraverso false richieste di permessi di soggiorno per lavoro agricolo. È l’ipotesi della Procura di Bari, che ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini a 13 persone coinvolte nell’inchiesta sul presunto utilizzo illecito del Decreto Flussi.

Tra gli indagati figurano consulenti del lavoro, sindacalisti, avvocati, agenti assicurativi e rappresentanti di patronati e associazioni sindacali. Alcuni di loro erano già stati posti agli arresti domiciliari nell’aprile scorso nell’ambito dell’indagine avviata dalla Procura di Matera.

Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero predisposto pratiche fittizie per conto di aziende, in alcuni casi ritenute inconsapevoli, consentendo così il rilascio dei documenti necessari all’ingresso in Italia.

A vario titolo, sono contestati i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazioni della normativa in materia di immigrazione.

Turni di 10 ore, paghe basse, alloggi sporchi e freddi. Braccianti sfruttati: arrestato titolare di una cooperativa

Sfruttamento di braccianti agricoli nelle campagne tra Brindisi e Taranto: un uomo, legale rappresentante di una cooperativa, è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Brindisi al termine di un’indagine coordinata con l’Ispettorato del Lavoro e i militari della Compagnia di Francavilla Fontana.

Secondo quanto emerso dalle indagini, alcuni lavoratori sarebbero stati costretti a turni di circa dieci ore al giorno con paghe inferiori rispetto a quelle previste dal contratto nazionale di categoria. Gli investigatori avrebbero inoltre accertato condizioni abitative degradanti all’interno di un casolare rurale nella disponibilità dell’indagato, poi sequestrato insieme al mezzo utilizzato per il trasporto dei braccianti.

I lavoratori, secondo l’accusa, sarebbero stati impiegati senza regolare contratto, senza visite mediche e senza formazione in materia di sicurezza, pur utilizzando attrezzature ritenute pericolose. Uno dei braccianti identificati sarebbe risultato inoltre privo di permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

L’inchiesta, definita “lampo” dagli investigatori, è partita alla fine di marzo dopo la denuncia presentata da un lavoratore agricolo. Su disposizione della Procura di Brindisi, l’uomo è stato posto agli arresti domiciliari. Contestualmente sono state elevate sanzioni amministrative e ammende per circa 20mila euro.

Caporalato nel Barese, braccianti pagati in nero e meno di 5 euro l’ora: in 12 a processo

Il gup di Bari Giuseppe Ronzino ha disposto il rinvio a giudizio per 12 persone imputate nel processo nato dall’inchiesta Caporalis dei carabinieri che ha svelato un presunto giro di sfruttamento dei braccianti nei campi della provincia di Bari. Il processo prenderà il via il prossimo 4 dicembre.

Assolto in abbreviato un finanziere per non aver commesso il fatto, per un altro imputato è stato disposto il non luogo a procedere. Tra gli imputati i due presunti caporali, Maria De Villi e Vito Stefano De Mattia, assieme ai titolari di 10 aziende agricole.

De Villi e De Mattia, secondo l’accusa, avrebbero reclutato tra maggio e luglio 2021 braccianti italiani e stranieri con annunci su Facebook e nelle chat di WhatsApp, spendendoli nelle campagne di Turi, Cassano, Acquaviva e Rutigliano. I lavoratori sarebbero stati pagati in nero e meno di cinque euro l’ora.