Immigrazione clandestina, smantellata a Taranto la rete delle false richieste di lavoro: 30 misure cautelari

Maxi operazione nella notte dei carabinieri di Taranto, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 30 persone nelle province di Taranto, Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa e Latina. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dalla Procura di Taranto, ipotizza l’esistenza di un’organizzazione che avrebbe sfruttato il sistema del Decreto Flussi per favorire l’ingresso irregolare in Italia di centinaia di cittadini extracomunitari, soprattutto provenienti da Pakistan, Bangladesh e India.

Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe presentato false richieste di assunzione attraverso il portale “ALI” del Ministero dell’Interno, con pratiche gestite da un Caf di Taranto e il coinvolgimento di intermediari e imprenditori compiacenti. Gli stranieri avrebbero pagato fino a 6.500 euro per ottenere il nulla osta e il visto d’ingresso.

Permessi di soggiorno a falsi braccianti e immigrazione clandestina: 11 arresti tra Bari e la Basilicata – NOMI

Un sistema organizzato per favorire l’ingresso illegale di cittadini extracomunitari in Italia attraverso false pratiche amministrative è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Matera. Su disposizione del gip Roberto Scillitani, su richiesta della pm Lucia Spinelli, sono finite agli arresti domiciliari undici persone tra consulenti del lavoro, agenti assicurativi e intermediari.

Ecco chi sono: Rocco Angelo Caponio, 58 anni, di Bari, residente a Santeramo, Giovanni Brancale, 50 anni, di Bari, Giuseppe Gaudio, 59 anni, di Rotondella, i bangladesi Abdur Razzak  Matubbar detto Rosario, 44 anni, e Faruk Sheikh, 38 anni, entrambi residenti a Matera, il senegalese Tall Gora, 59 anni, residente a Matera, Angelo Roberto Fiorentino, 59 anni, di Santeramo, residente a Matera, Domenico Capoluongo, 53 anni, di Potenza, gli egiziani Kaled Mohamed Mohamed Abou Elmkarem, 45 anni e Hossan Mohamed Abdelwahan Elrashidy, 41 anni e l’iracheno Wisam Abdulraza Ahmed, 45 anni, residente a Rotondella.

Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe predisposto centinaia di pratiche fittizie presentate alle Prefetture di Bari, Potenza, Matera e Milano, finalizzate all’ottenimento di permessi di soggiorno per immigrati qualificati come braccianti agricoli. Un meccanismo che avrebbe sfruttato documentazione falsa per attestare requisiti inesistenti.

L’inchiesta conta complessivamente 36 indagati, accusati a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in relazione a 13 episodi. Tra loro figurano anche soggetti con precedenti penali, oltre a ex consiglieri comunali di Bari e dipendenti del Comune di Triggiano.

Il sistema si basava su una rete articolata: alcuni indagati avrebbero reclutato cittadini stranieri interessati a ottenere un titolo di ingresso, mentre professionisti tra Puglia e Basilicata si sarebbero occupati della predisposizione delle pratiche irregolari.

Determinante, secondo l’accusa, anche il coinvolgimento di imprenditori agricoli, talvolta titolari di aziende create ad hoc per simulare la necessità di manodopera. Per alcune posizioni, il gip ha disposto la trasmissione degli atti alle Procure competenti di Bari, Potenza e Castrovillari per ulteriori approfondimenti.

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Le attività investigative coordinate in Italia dalla DDA presso la Procura di Bari, condotte dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, unitamente alla Squadra Mobile ed all’Ufficio di Polizia di Frontiera di Bari, hanno portato alla costituzione di una Squadra Investigativa Comune, composta dalle Forze di Polizia di Italia, Belgio, Germania, Austria e Francia.

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