Bari, ricostruzione del seno con tessuto dell’addome: primo intervento all’Oncologico su paziente di 55 anni

Il tessuto addominale di una paziente di 55 anni è stato utilizzato per ricostruirle il seno, asportato dopo un tumore. L’intervento è stato eseguito con una tecnica di microchirurgia, nota come DIEP, deep inferior epigastric perforator flap, una delle tecniche più avanzate attualmente disponibili, applicate in pochissime strutture ospedaliere in Puglia e realizzata per la prima volta all’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico.

“Si tratta – commenta a riguardo il commissario straordinario Alessandro Delle Donne – di un traguardo per la nostra équipe chirurgica ma soprattutto di un’importante chance per le nostre pazienti. Questa tecnica, infatti, assicura un risultato permanente e naturale, che evita le protesi e i rischi ad esse connessi. Gli interventi ad altra complessità chirurgica e medica sono la mission di un Istituto di Ricovero e Cura come il nostro ma anche il frutto di una precisa scelta strategica che abbiamo perseguito dotando questo Istituto di risorse umane e strumentali in grado di realizzare interventi come questo. A qualche giorno dall’operazione, la paziente sta bene, è tornata a casa e ci ha inviato una lettera piena di ringraziamenti: tutto questo affetto ci riempie di orgoglio e ci spinge a migliorarci sempre più”.

L’intervento è stato eseguito dall’équipe dell’unità operativa complessa di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Istituto, diretta da Maurizio Ressa. In sala operatoria i chirurghi Sara Leuzzi, Andrea Armenio, Francesco Castellaneta e Valerio De Santis e gli anestesisti Giuseppe Caravetta e Daniele De Sario. Durante l’intervento è stata ricostruita la mammella precedentemente asportata per il tumore, è stata rimodellata la mammella controlaterale ed è stata eseguita l’addominoplastica.

Nel dettaglio, un lembo composto da cute e tessuto adiposo, con preservazione dei muscoli, dopo essere stato prelevato dall’addome della paziente, è stato trasposto nella zona toracica. Qui il lembo è stato anastomizzato, cioè ricollegato ai vasi sanguigni con tecniche microchirurgiche e mezzi d’ingrandimento, da un’équipe formata composta, tra gli altri, da Sara Leuzzi, chirurgo plastico e ricostruttivo, che ha lavorato a Parigi migliorando le proprie competenze in microchirurgia mammaria e testa-collo. Prima dell’intervento, la paziente è stata sottoposta ad angio-tac, nell’unità operativa di radiodiagnostica dell’Istituto diretta da Donato Oreste, per verificare la buona vascolarizzazione del lembo.

Questa tecnica può essere applicata in specifiche situazioni. In questo caso, la paziente era stata sottoposta in passato a mastectomia e a ricostruzione con protesi ma, nel tempo, la protesi aveva provocato complicanze. Di qui, la necessità di intervenire con una ricostruzione con tessuto autologo, cioè prelevato dalla stessa paziente, che aveva sufficiente adipe addominale per eseguire l’intervento.

L’intelligenza artificiale a supporto della cura del tumore del seno: lo studio dell’Istituto Tumori di Bari

L’intelligenza artificiale può fornire un aiuto efficace per pianificare la terapia del tumore del seno, individuando le cure più appropriate ogni singola paziente. È questo il cuore di uno studio, elaborato dal gruppo di ricerca del laboratorio di biostatistica e bioinformatica dell’Istituto Tumori di Bari, pubblicato sulla nota rivista internazionale ‘Computer in biology and medicine’, dell’editore Elsevier.

Lo studio, a prima firma della ricercatrice Maria Comes, presenta un sistema di supporto alle decisioni mediche, completamente automatizzato e basato su un algoritmo di intelligenza artificiale, che identifica precocemente quali pazienti con tumore del seno possono essere maggiormente propense a rispondere alla chemioterapia neoaudiuvante. La chemioterapia neoaudiuvante viene prescritta di norma prima dell’intervento chirurgico per ridurre le dimensioni del tumore, ma non sempre ha gli effetti sperati. A questo punto, dunque, può essere utile l’intelligenza artificiale che interpreta i dati delle immagini della risonanza magnetica mammaria eseguita dalle pazienti in fase di diagnosi e restituisce al medico un risultato sull’efficacia o meno della chemioterapia neoaudiuvante per quella specifica paziente. In più, il modello studiato dai ricercatori dell’oncologico barese, testato per il momento su 120 pazienti, usa una spiegazione visiva del processo decisionale, che rende ancora più semplice l’interazione fra il medico e l’applicazione di intelligenza artificiale.

«I vantaggi di questo modello sono evidenti», spiega a riguardo il direttore generale Alessandro Delle Donne: «Il medico riesce a definire la terapia per la singola paziente, risparmiandole, laddove non necessario, cure tossiche e invasive. È questa l’oncologia di precisione, un promettente filone di ricerca su cui i ricercatori del nostro Istituto stanno lavorando e, soprattutto, stanno raccogliendo importanti risultati e significativi riconoscimenti internazionali».

«L’uso dell’intelligenza artificiale per predire la possibile risposta dei pazienti alle terapie è uno degli ambiti di maggior interesse dell’oncologia più innovativa», commenta Raffaella Massafra, responsabile del laboratorio di biostatistica e bioinformatica dell’Istituto. «Questo laboratorio ha già all’attivo pubblicazioni sulla possibilità di estrarre dalle immagini radiologiche questo genere di previsioni, per diversi tipi di tumore: della mammella, del polmone, del testa-collo. L’intelligenza artificiale può aiutare e guidare il medico verso le scelte terapeutiche più giuste, con percorsi di cura sempre più personalizzati».

«Questo studio – così il presidente del Consiglio di Indirizzo e Verifica, Gero Grassi – conferma l’importanza di mettere al centro delle cure il malato, sfruttando tutte le opportunità che la tecnica offre per migliorare le possibilità di cura e migliorare la sua qualità di vita».

Riabilitazione oncologica, nuovo ambulatorio all’Istituto Tumori di Bari: “Per il benessere globale del paziente”

Al via, da questa mattina, il nuovo ambulatorio di medicina fisica e riabilitazione dell’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Due le novità. La prima riguarda l’assunzione della dott.ssa Patrizia Dicillo, medico fisiatra, che coordinerà il lavoro dei fisioterapisti già in servizio. La dott.ssa Dicillo si occuperà, in particolare, della riabilitazione oncologica e del recupero delle funzioni dei pazienti, sia quelli ricoverati, sia quelli ambulatoriali, sia coloro che, in cura presso altre strutture, vorranno rivolgersi all’ambulatorio dell’oncologico barese. L’attività di riabilitazione oncologica procederà di pari passo con gli interventi di fisiokinesiterapia già assicurati da due fisioterapisti dell’Istituto. La seconda novità, invece, riguarda l’allestimento dell’ambulatorio nell’ex biblioteca, al piano terra dell’Istituto, in una sala che sarà progressivamente attrezzata con tutto ciò che occorre per la medicina riabilitativa.

“Prende progressivamente forma – così il direttore generale dell’Istituto Tumori, Alessandro Delle Donne – il costante ammodernamento del nostro Istituto, reso possibile non solo dall’assunzione di nuovi professionisti ma anche dall’allestimento di spazi più ampi, più confortevoli, meglio attrezzati. Siamo particolarmente orgogliosi di questo inizio, che potenzia un servizio molto apprezzato e molto richiesto dai nostri pazienti visto che fisiatria e fisioterapia incidono positivamente nel percorso di cura dei pazienti oncologici. Ed è proprio questo che vogliamo sperimentare in questo Istituto: non occuparci solo della cura del tumore, ma del benessere globale del paziente”.

“La riabilitazione oncologica – spiega la dott.ssa Dicillo – è una tappa fondamentale del percorso di cura dei pazienti con tumore perché permette di limitare i danni e gli effetti collaterali della chemioterapia, della radioterapia oppure degli interventi chirurgici. Pensiamo, per esempio, alle pazienti che hanno subito una mastectomia e che possono quindi avere problemi con la mobilità della spalla o linfedema. I trattamenti riabilitativi, specie se precoci, permettono di migliorare la qualità di vita dei pazienti durante e dopo i trattamenti”.

“Si tratta – commenta Gero Grassi, presidente del Consiglio di Indirizzo e Verifica dell’Istituto – di un ulteriore passo avanti verso una medicina che mette al centro la persona e che, oltre alla cura della malattia, si preoccupa di garantirgli il più rapido ritorno alla normalità”.

Screening della cervice uterina per le donne dai 25 ai 64 anni: firmato accordo fra Istituto Tumori e Asl Bari

Una convenzione con la Asl Bari per il programma di screening per la prevenzione dei tumori della cervice uterina, rivolto alle donne tra i 25 e i 64 anni. L’Istituto tumori “Giovanni Paolo II”, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, eseguirà quindi prestazioni specialistiche di approfondimento diagnostico di secondo e terzo livello. Lo screening di primo livello, infatti, è organizzato dalla rete dei consultori familiari, con due esami più specifici a seconda dell’età della donna: il Pap test, da eseguire ogni tre anni, per le donne tra i 25 e i 30 anni; l’HPV DNA test, da eseguire ogni cinque anni, per le donne tra i 31 e i 64 anni. In caso di positività ai test e di eventuali approfondimenti e trattamenti successivi, l’oncologico barese erogherà le prestazioni sanitarie necessarie: colposcopia, esame citologico cervico vaginale, biopsia cervicale e ibridazione con sonda molecolare.

“Con questo accordo – afferma il direttore generale Alessandro Delle Donne – daremo un contributo importante alla Asl Bari e al sistema sanitario regionale per fornire risposte rapide e specializzate alle nostre pazienti. Abbiamo la necessità sensibilizzare sul tema della prevenzione e colmare gap e ritardi dovuti anche alla pandemia, alzando le percentuali di partecipazione agli screening oncologici previsti dai Livelli essenziali di assistenza, come i tumori della cervice uterina. Inoltre, si tratta di un tema che ci sta molto a cuore: il nostro compianto direttore scientifico Massimo Tommasino per 20 anni ha studiato a livello internazionale il legame tra tumori e infezioni, in particolare quelle causate da HPV mucosali e cutanei».

“Ringrazio – conclude il direttore generale – il nostro staff medico che darà immediata esecuzione e operatività alla convenzione con la Asl Bari e soprattutto il professor Gennaro Cormio, direttore dell’Unità operativa di Ginecologia oncologica clinicizzata, e il dottor Alfredo Zito, direttore dell’Unità operativa di Anatomia patologica”.

“È un ulteriore passo avanti – dichiara il presidente del Consiglio di indirizzo e verifica Gero Grassi – verso nuove e importanti sinergie istituzionali, che mette il nostro Istituto ancor più in rete con la sanità pubblica regionale”.

“Il rapporto operativo e di collaborazione tra ospedale e territorio – afferma il direttore del dipartimento prevenzione dell’Asl Bari Domenico Lagravinese – diventa realtà. Il dipartimento di prevenzione, che coordina gli screening oncologici della cervice uterina, della mammella e del colon-retto, amplia l’offerta delle prestazioni sanitarie dalla prevenzione primaria alla prevenzione secondaria, rafforzando con nuove convenzioni il legame tra l’Asl Bari e tutti gli ospedali ricadenti nel territorio, nell’interesse primario dei cittadini. Si garantirà così la continuità della presa in carico e soprattutto prestazioni sanitarie d’eccellenza per i casi per cui sono necessarie cure specifiche. L’oncologico barese si conferma hub di riferimento per tutte le patologie neoplastiche”.