Neonato trovato morto a Poggiofranco, black out e intervento di manutenzione: verifiche sulla culla termica

Emergono nuovi dettagli sul tragico ritrovamento del neonato senza vita nella culla termica situata nei pressi della chiesa di San Giovanni Battista a Poggiofranco. In attesa dell’autopsia, che dovrà stabilire l’età esatta della vittima e le cause del decesso, proseguono gli accertamenti sulla stessa culla termica, sequestrata nella giornata di ieri nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Bari per abbandono di minore seguito da morte al momento aperta contro ignoti.

Uno degli ultimi retroscena riguarda un black out registrato a Poggiofranco circa 10 giorni fa. Resta da capire se l’interruzione di corrente può aver influito sui meccanismi di funzionamento del sistema di riscaldamento della culletta e dell’allarme. A rivelare questo dettaglio, secondo quanto riportato da La Repubblica, è stato don Marco Simone che da un mese e mezzo è collaboratore del parroco don Antonio Ruccia nella stessa chiesa. Una squadra dell’Enel è intervenuta nella zona per per ripristinare la fornitura di corrente elettrica nella zona di via Arcidiacono Giovanni. Anche questa mattina sul posto si sono recati i poliziotti della Scientifica, mentre c’è chi ha lasciato un peluche e una rosa bianca davanti alla stanza che ospita la culla termica.

Nulla è lasciato al caso. Bisogna valutare se è entrato in funzione il sistema di allarme collegato alla culla. Infatti se un peso viene inserito al suo interno, in automatico scattano la ventilazione e la chiamata al cellulare del parroco, don Antonio Ruccia. Il sacerdote, che si trova a Roma, ha però riferito di non aver ricevuto chiamate di allarme e che il suo telefonino non ha emesso alcuno squillo. Pare che il portiere di un condominio situato nella zona abbia riferito di aver appreso che già qualche tempo fa l’allarme non aveva funzionato e già nelle scorse settimane era stato effettuato un intervento di manutenzione sull’impianto collegato alla culla termica.

Bari, neonato trovato morto nella culla termica. Il vescovo Satriano: “Nessuna vita va abbandonata nell’indifferenza”

“Il neonato senza nome, ritrovato esanime nella culla, è una speranza di vita negata, e rappresenta il culmine di una serie di fragilità e difficoltà sociali, che spesso non emergono alla luce dei riflettori”. Lo dichiara in una nota l’arcivescovo di Bari e Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, che così interviene sul ritrovamento avvenuto ieri del corpo senza vita di un neonato di circa un mese, nella culla termica della chiesa di San Giovanni Battista, nel rione Poggiofranco di Bari. Sul corpo del piccolo è in corso l’autopsia disposta dalla Procura che ha aperto una inchiesta per abbandono di minore con l’aggravante della conseguente morte.

Per Satriano quanto accaduto “è un richiamo urgente per tutti noi: nessuna vita, dal concepimento fino all’ultimo respiro, sia abbandonata nell’indifferenza”, afferma. “È un invito a un impegno più forte, collettivo, per dare supporto a chi si trova in condizioni di vulnerabilità, per costruire una società che non lasci indietro nessuno, anche nelle situazioni più difficili”, aggiunge Satriano evidenziando che “con amarezza profonda prendiamo coscienza che dietro la vetrina luccicante del Natale, esistono storie di solitudine, di fragilità e di disperazione, che non possiamo ignorare”. “Come pastore di questa comunità, soffro con voi per la perdita di una tenera vita, e provo dolore per quanto vissuto da chi ha deposto quel corpicino nella culla termica della parrocchia – continua l’arcivescovo -. Entrambi sono il frutto di una cultura dello scarto che inesorabilmente si fa strada in un mondo sempre più avvitato su se stesso e poco attento ai più deboli e fragili”.

Satriano raccomanda che lunedì prossimo, “solennità dell’Epifania e giornata dedicata all’infanzia missionaria, si abbia cura nelle celebrazioni eucaristiche di ricordare questo bambino e il tragico evento della sua morte nella preghiera dei fedeli”. “Spero che questo dramma susciti in noi maggiore attenzione e cura verso la vita, quando è più indifesa, offrendo sostegno concreto a chi vive nell’ombra. Onoriamo il senso profondo del Natale facendo in modo che eventi come questo non rimangano solo segni di dolore, ma anche di riflessione e cambiamento”.

Bari, neonato trovato morto. Mistero a Poggiofranco: attesa per l’autopsia e verifiche sulla culla termica

La Procura di Bari ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti dopo il tragico ritrovamento del corpo senza vita di un neonato nella culla termica situata nei pressi della chiesa di San Giovanni Battista a Poggiofranco. Il reato ipotizzato è quello dell’abbandono di minore seguito da morte.

L’incarico per l’autopsia sarà conferito oggi, l’esame in primis dovrà accertare l’età esatta della piccola vittima (si parla di un paio di settimane o di un mese massimo), quando è avvenuto il decesso e le cause. Come è emerso dai primi accertamenti sul corpicino non ci sono chiari ed evidenti segni di violenza. Così come nella culla non sono stati trovati biglietti o effetti personali.

Parallelamente ulteriori accertamenti saranno fatti per valutare il regolamento funzionamento della culla termica, sequestrata dalla Scientifica. Il telefono di don Antonio Ruccia ieri non ha squillato e si dovrà capire perché. Non solo non è stato lanciato l’allarme, ma la culla non si è attivata, restando così al freddo. Infatti una volta che viene inserita un peso al suo interno si riscalda. Il tecnico che si occupa del dispositivo è stato già ascoltato, le indagini dovranno stabilire anche eventuali responsabilità sulla manutenzione e attivazione del dispositivo. A setaccio anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Al momento non si vuole identificare chi ha portato il neonato sul posto, perché la culla termica garantisce l’anonimato, ma si vuole solo ricostruire l’esatta dinamica della vicenda. Lo scenario potrebbe cambiare solo se l’autopsia dovesse accertare che il piccolo era già morto quando è stato lasciato nella culla.

Bari, neonato di un mese trovato morto a Poggiofranco: sequestrata la culla termica. Disposta l’autopsia

È stata sequestrata la culla termica in cui, questa mattina, è stato ritrovato il corpo senza vita di un neonato di sesso maschile e di un mese che si trova accanto alla chiesa di san Giovanni Battista nel quartiere Poggiofranco a Bari. Il provvedimento è stato disposto dalla Procura e permetterà di svolgere accertamenti sul corretto funzionamento del sistema di allarme collegato alla culla. Infatti se un peso viene inserito al suo interno, in automatico scattano la ventilazione e la chiamata al cellulare del parroco, don Antonio Ruccia. Il sacerdote, che si trova a Roma, ha però riferito di non aver ricevuto chiamate di allarme e che il suo telefonino non ha emesso nessuno squillo.

Le indagini vanno avanti con l’obiettivo di ricostruire quanto accaduto e per definire cosa non ha funzionato nel sistema di soccorso. La Procura di Bari, che ha aperto una inchiesta contro ignoti per abbandono di minore con l’aggravante della conseguente morte, ha disposto l’autopsia ma non ha ancora conferito l’incarico al professor Biagio Solarino, dell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari. Gli esami autoptici, che saranno svolti nei prossimi giorni, serviranno a chiarire cause e tempo del decesso. Al momento non ci sono chiari ed evidenti segni di violenza sul corpo del bambino. Nella culla non sono stati trovati riferimenti, biglietti ed effetti personali del piccolo.

Bari, trova neonato morto nella culla termica: “Provo tanto dolore l’ho preso in braccio ma era immobile”

“L’ho preso in braccio, vederlo in quella tutina a fantasia militare, immobile, mi ha fatto tanto dispiacere. Non ho avuto paura ma ho provato tanto, tanto dispiacere”. Roberto Savarese, 56 anni di Bari, racconta così all’ANSA, cosa ha provato quando questa mattina intorno alle 9:30 ha trovato il corpo senza vita di un neonato lasciato nella culla termica vicino alla chiesa dedicata a San Giovanni Battista, nel rione Poggiofranco della città. Il piccolo “non ha più di un mese di vita e quando ho aperto quella porta mi ha colpito che fosse coperto da un cappuccio e che non si muovesse: ho capito subito cos’era successo”, spiega l’uomo che da 33 anni è responsabile di una impresa funebre. “La sede dell’agenzia è proprio alle spalle della chiesa e io ricordo tutti i passi compiuti per realizzare la culla e il vano a sua protezione: è stata una cosa bellissima”, racconta.

Oggi, dopo aver sistemato un feretro all’interno della parrocchia mentre era in corso il funerale, stava riferendo del progetto che salva i neonati ai suoi collaboratori. “Uno di loro ne aveva sentito parlare ma non aveva mai visto la culla – dice – e così gliel’ho mostrata. Ho aperto il cancello prima e la porta dopo. Non riuscivo a credere ai miei occhi: c’era un neonato, un maschietto ed era morto. Era immobile, la carnagione chiara e nulla era accanto a lui: non un ciuccio, un biberon, un cambio, un biglietto. Ho chiamato il 118 e da lì sono scattati soccorsi e indagini”. Secondo il 56enne, il bambino “ha trascorso nella culla termica le ultime 24-48 ore ma non comprendo come mai non abbia funzionato il sistema di riscaldamento né perché non sia scattato l’allarme che avrebbe dovuto segnalare la sua presenza”. “Spero non lo abbiano lasciato già morto”, aggiunge. Le indagini sono in corso e dovranno chiarire cosa è successo. “Non posso dimenticare la gioia provata ormai due anni fa, quando fu lasciata una bimba: era bellissima e sono felice abbia una famiglia. Oggi, invece, questo neonato senza vita fa tanta tristezza”, conclude Savarese.