Ex Ilva, il Tribunale di Milano ordina lo stop della produzione dal 24 agosto. Il ministro Urso: “Sono preoccupato”

“La sentenza del Tribunale di Milano che spegne le aree a caldo dell’ex Ilva “cambia tutto” e “riscrive le regole del gioco”, “ha un impatto anche sulla continuità produttiva e sull’occupazione”.

Lo afferma ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a margine dell’evento “IA e Lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità” dove si dice “‘molto preoccupato”. Se la sentenza dovesse influire sul negoziato per la cessione , “non ci sarebbero le condizioni” neanche l’erogazione del prestito ponte.

L’annuncio del ministro Urso: “Ok all’Aia per l’ex Ilva. Taranto continuerà lo stabilimento è salvo”

“Mi è appena arrivato il messaggio che l’Aia”, l’Autorizzazione integrata ambientale per l’ex Ilva di Taranto “è stata rilasciata pochi minuti fa. Taranto continuerà, lo stabilimento è salvo. La siderurgia italiana è salva, l’industria italiana può ancora avere l’acciaio”.

Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo al congresso della Cisl.

Taranto, l’annuncio del ministro Urso dopo il Cdm: “Stanziamento di 200 milioni per ex Ilva”

“Per la siderurgia c’è uno stanziamento di 200 milioni di euro in favore di Adi (Acciaierie d’Italia, ex Ilva) in amministrazione straordinaria per garantire la continuità produttiva e mettere in sicurezza gli impianti”.

Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso illustrando il decreto sulla siderurgia approvato dal Cdm.

Il testo contiene anche una norma che istituisce un commissario per la concessione di autorizzazioni “nel caso di significativi investimenti esteri” e la “possibilità per la regione di utilizzare i residui di bilancio per l’indotto”.

Ex Ilva, esposto dei cittadini in Procura: “Gestione scellerata degli impianti indagate il ministro Urso”

“Abbiamo chiesto alla procura di Taranto di indagare il ministro Urso e tutti i responsabili della gestione scellerata degli impianti dello stabilimento a causa delle sue chiare responsabilità legate all’incidente che ha posto a rischio la vita degli operai e dei cittadini di Taranto”.

Lo annunciano l’attivista Luciano Manna, fondatore di Veraleaks, e Carla Luccarelli, madre di Giorgio Di Ponzio, il 15enne di Taranto morto il 25 gennaio del 2019 per un sarcoma ai tessuti molli, malattia che i genitori mettono in relazione alle emissioni dello stabilimento siderurgico.

Il riferimento è a una denuncia penale depositata oggi, presso il commissariato borgo della polizia di Taranto, “nei confronti dei responsabili della conduzione degli impianti dello stabilimento”.

Manna e Luccarelli riferiscono di essere in possesso e di aver depositato anche “un video inedito che mostra chiaramente l’inferno che si è scatenato il 7 maggio sull’altoforno1 dell’ex Ilva (sottoposto a sequestro probatorio, ndr) e la totale impreparazione di chi interviene sul luogo dell’incidente, gente che è intervenuta a spegnere l’incendio su afo1 come se stesse spegnendo il fuoco del barbecue nel giardino della villa al mare”. Il video è anche allegato alla nota in cui riferiscono dell’esposto.

Alla procura, concludono, “abbiamo fornito evidenze circa le critiche condizioni delle cokerie dove di recente sono avvenuti incidenti analoghi a quelli dell’altoforno”.

Ex Ilva, il ministro Urso attacca la Procura di Taranto: “Magistratura ha detto il falso sugli interventi urgenti”

“Siamo di fronte a una gravissima anomalia istituzionale. I documenti resi noti oggi dimostrano che la Procura ha fornito informazioni non corrispondenti al vero. È stato affermato che nessuno aveva chiesto interventi urgenti per la salvaguardia dell’altoforno, ma gli atti dicono il contrario”.

È quanto ha detto, stamani a Fabriano (Ancona), il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, commentando quanto accaduto nelle ultime ore all’ex Ilva di Taranto, in merito al sequestro dell’altoforno 1 deciso dalla magistratura.

“Parliamo di un impianto industriale strategico per il Paese che, a causa di una gestione non coordinata dell’atto giudiziario, rischia ora danni irreversibili, l’impianto è compromesso”, ha proseguito Urso. “In sede di sequestro non sono stati autorizzati interventi tecnici che i responsabili dell’impianto avevano segnalato come indispensabili per evitare il collasso dell’altoforno”, ha ricordato Urso.

“È inaccettabile – ha aggiunto – che una comunicazione ufficiale della Procura abbia negato la richiesta di tali interventi, quando oggi emergono prove che tali richieste erano state presentate fin dal primo momento”. “Ciò compromette gravemente la possibilità di ripristinare l’impianto e rischia di mettere in ginocchio l’intero comparto siderurgico, con ripercussioni drammatiche sull’occupazione”, ha sottolineato.

“Mi appello – ha concluso il ministro – al concorso leale di tutte le istituzioni. Serve responsabilità e trasparenza. Quanto accaduto a Taranto è un monito: senza collaborazione istituzionale non può esserci rilancio né tutela dell’interesse nazionale”.

Ex Ilva, il ministro Urso dopo l’incontro con Emiliano: “Azienda rispetti accordo”. Sciopero di 4 ore il 21 novembre

I sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato 4 ore di sciopero per lunedì 21 novembre in tutti gli stabilimenti del gruppo. Così Fim, Fiom e Uilm al termine dell’incontro al ministero delle Imprese e Made in Italy sul futuro di Acciaierie d’Italia. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al termine dell’incontro sull’ex Ilva di cui si è detto “soddisfatto”. “Vogliamo che l’azienda rispetti l’accordo e ovviamente lo Stato utilizzerà le risorse già stanziate affinché ci sia questo. Ci deve essere una prospettiva per il futuro dell’acciaieria italiana, europea e questo è il nostro impegno”. “Il nostro obiettivo – aggiunge il ministro – è quello di riequilibrare la governance in modo che davvero ci sia una risposta rispetto agli impegni” presi. Per il governatore pugliese, Michele Emiliano, Mittal è un partner inaffidabile, “mi auguro che il governo attraverso l’aumento di capitale riduca il suo ruolo”. “Ovviamente – aggiunge – mi auguro che l’azienda immediatamente revochi la sua decisione di non pagare e di rescindere i contratti con le aziende” dell’indotto.