Decaro blocca i nuovi cda di Arpa, Arif e Aret: “Priorità a efficienza e risparmio. Per ora bastano i direttori”

Stop, almeno per il momento, alle nomine dei consigli di amministrazione di Arpa, Arif e Aret. La giunta regionale guidata dal presidente Antonio Decaro ha approvato una delibera che sospende l’applicazione della legge varata nella precedente legislatura, mantenendo alla guida delle tre agenzie i rispettivi direttori generali.

Secondo la Regione, l’avvio delle nomine in questa fase sarebbe in contrasto con i principi di stabilità e buon andamento della pubblica amministrazione. L’obiettivo è avviare una riorganizzazione complessiva del sistema delle agenzie, puntando all’efficientamento della macchina amministrativa e al contenimento della spesa pubblica.

Decaro è inoltre intenzionato a chiedere al Consiglio regionale l’abrogazione della norma che prevedeva l’istituzione dei cda. Fino alla definizione del nuovo modello organizzativo resteranno in carica i direttori generali Bruno Vito (Arpa), Francesco Ferraro (Arif) e Luca Scandale (Aret), che continueranno a esercitare tutte le funzioni di gestione e rappresentanza delle rispettive agenzie.

La Presidenza della Regione è stata incaricata di elaborare un nuovo modello di governance e criteri di valutazione delle performance dei direttori generali.

Ex Ilva, polveri sul rione Tamburi di Taranto: indagati due ex direttori per inquinamento ambientale – NOMI

Nonostante le coperture realizzate per contenere i parchi minerali, le polveri provenienti dall’ex Ilva continuano ad abbattersi sul rione Tamburi di Taranto. Lo sostiene la Procura che ha chiuso un’indagine per inquinamento ambientale e getto pericoloso di cose a carico di due ex direttori dello stabilimento: Loris Pascucci, in carica durante la gestione ArcelorMittal, e Vincenzo Dimastromatteo, suo successore dal 26 aprile 2021.

La notizia è riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno. L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Filomena Di Tursi, si basa in particolare su una relazione di Arpa Puglia. L’Agenzia, analizzando la nube polverosa sollevatasi il 4 luglio 2020 a seguito di una tromba d’aria, ha accertato il rilascio di una “macroscopica quantità di polveri” composte da ferro, carbonio e altri metalli tipici delle lavorazioni siderurgiche. Analisi successive hanno confermato che le polveri che si depositano quotidianamente sulle abitazioni del quartiere sono “compatibili” con le attività dell’ex Ilva.

L’indagine trae origine da un esposto dell’associazione Giustizia per Taranto, presentato nel 2020 da due residenti e dal presidente Massimo Ruggieri. All’atto erano allegati video e fotografie che documentavano la presenza costante di polveri sulle abitazioni, nonostante i lavori di copertura dei parchi minerali, costati circa 300 milioni di euro. In un primo momento la Procura aveva chiesto l’archiviazione, ma l’opposizione dell’associazione, accolta dal gip Gianna Martino, ha portato a nuove indagini.

Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare, Giovanni Caroli, che dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio dei due ex dirigenti, assistiti dagli avvocati Daniele Ripamonti, Roberto Di Marzio e Vincenzo Vozza.