Presentate offerte per tutta l’ex Ilva, si attende l’apertura delle buste: in pole 3 big stranieri

Scaduto a mezzanotte il termine per la presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisizione del gruppo ex Ilva e dell’acciaieria di Taranto. In attesa dell’ufficialità dell’apertura delle buste, da quanto si apprende, dovrebbero essere tre, e tutte straniere, le offerte presentate per l’intero asset industriale: dal gruppo azero Baku Steel, dagli indiani di Vulcan green steel del gruppo Jindal steel international e dal fondo americano Bedrock Industries. Ci sarebbero poi altre offerte, dovrebbero essere sette, arrivate invece solo per alcuni asset; tra queste anche il gruppo Marcegaglia, da solo e in cordata con altri siderurgici, per i tubifici (a Racconigi, Salerno e Socova a Sénas in Francia).

Ciclista travolto e ucciso da un furgone a Taranto, individuato il pirata della strada: 52enne indagato per omicidio

E’ stato rintracciato dalla polizia e denunciato il pirata della strada che il 26 novembre scorso ha investito e ucciso un ciclista 50enne di nazionalità rumena sulla statale 7, in direzione Massafra, nei pressi della portineria A dello stabilimento ex Ilva.

Si tratta di un 52enne della provincia di Taranto, che ora deve rispondere dei reati di omicidio stradale e omissione di soccorso. L’uomo, interrogato dal pubblico ministero Francesco Sansobrino, a quanto si è appreso ha ammesso le sue responsabilità. Il 52enne era a bordo di una furgone Fiat Ducato di colore bianco che investì due ciclisti, uno dei quali perse la vita. Il suo amico, rimasto ferito in modo lieve, dette l’allarme. Sul luogo dell’incidente la Polizia locale trovò parte di uno specchietto del mezzo in fuga e alcuni bossoli inesplosi, probabilmente appartenenti alla vittima.

Ex Ilva, incendio nel box dell’Acciaieria 2: “Grave incidente area irrespirabile e sostanze tossiche nell’ambiente”

I rappresentanti sindacali sostengono che la coibentazione rimossa dalla cappa, composta da materiale quale lanavetro, è stata stoccata all’interno del box senza adeguate misure di sicurezza. Tali materiali hanno preso fuoco generando un incendio che ha provocato l’emissione di un denso fumo nero, con rilascio di sostanze potenzialmente tossiche nell’ambiente.

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Ex Ilva, migliaia di metri cubi di sostanze oleose: sequestrato l’impianto “Bra 2” in disuso. Aperta inchiesta

È finito sotto sequestro l’impianto in disuso ‘Bra 2’ dell’ex Ilva di Taranto, l’area nella quale fino agli anni ’90 venivano prodotte le bramme d’acciaio. Sono stati i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce nelle scorse settimane, durante un’ispezione, a scoprire i sotterranei di quell’area abbandonata ed ad accorgersi che nei locali interrati, dove un tempo si trovavano gli impianti necessari per mandare avanti la realizzazione dei prodotto d’acciaio, ci sarebbero migliaia di metri cubi di liquidi denso, di sostanze oleose di cui al momento non si conosce né la natura né la provenienza.

Ne dà notizia la Gazzetta del Mezzogiorno evidenziando che non è chiaro in questo momento se quelle sostanze sono penetrate nel terreno danneggiando la falda sottostante. Per questo, sottolinea il quotidiano, i pubblici ministeri Mariano Buccoliero e Francesco Ciardo hanno aperto un fascicolo di indagine contro ignoti contestando il reato di gestione di rifiuti non autorizzata e firmato un decreto di sequestro dell’intera area. Nel documento visionato dalla Gazzetta, i magistrati scrivono che nella zona “‘Bra 2’ era presente una fossa contenente materiale oleoso di ignota consistenza e provenienza”, ma soprattutto che in quegli ambienti si trovavano “condotte di rimozione, trasporto e smaltimento del rifiiuto”. Nel loro provvedimento inoltre, i due inquirenti scrvono che è necessario porre i sigilli sull’ex “Brammificio” per accertare con esami tecnici la “natura, la consistenza e la pericolosità del materiale stoccato”. Nell’atto inoltre si legge che gli investigatori dovranno anche ricercare “tracce del reato riconducibili a indagati allo stato da verificarsi”.

Processo Ambiente Svenduto, sentenza annullata. La rabbia di Emiliano: “Errore giudiziario catastrofico”

“Mi sto prendendo tempo per commentare la tragedia giudiziaria di un processo durato anni che è stato cancellato comunque da un errore. L’errore può essere stato quello del giudizio di primo grado, ma può essere anche quello della Corte d’Appello. Ovviamente ho le mie idee, ma non sto qui a giudicare. Quel che è certo è che il sistema giudiziario, in una vicenda decisiva, ha commesso un errore catastrofico che immagino colpirà al cuore la fiducia dei tarantini, dei pugliesi, e degli italiani in generale, sulla possibilità di avere giustizia in casi di questo tipo”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in merito alla decisione della sezione distaccata di Taranto della Corte d’assise d’appello di Lecce di annullare la sentenza di primo grado del processo “Ambiente svenduto” e trasferire gli atti a Potenza.

“Si tratta – ha aggiunto – di una regola giudiziaria, quella sulla competenza che riguarda i processi dove sono parti i magistrati, che però coinvolge imputazioni poco rilevanti all’interno del castello accusatorio, che pur tuttavia ha determinato l’annullamento di una istruttoria e di un processo durato anni. Una catastrofe giudiziaria senza precedenti. Quali sarebbero state le conseguenze se un evento del genere avesse riguardato la politica, il governo, un sindaco? La risposta – conclude Emiliano – non spetta a me ma a chi ha la responsabilità dell’organizzazione del lavoro giudiziario”.

Ex Ilva, dopo 14 ore di trattative raggiunto accordo sulla cassa integrazione: “Garantita continuità salariale”

“Dopo oltre 14 ore di trattativa al Ministero del Lavoro è stato raggiunto nella notte l’accordo sulla cassa integrazione per i lavoratori ex Ilva. Nell’accordo prevediamo che, con il percorso di ripartenza, siano garantiti tutta l’occupazione e la continuità salariale con un’integrazione dignitosa per le persone che per vivere devono lavorare”.

Lo dichiara in una nota Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil sottolineando che: “nell’accordo c’è un piano di ripartenza che i commissari straordinari dovranno mettere in pratica, c’è la tutela occupazionale perché non sono previsti esuberi e soprattutto alla fine di questo percorso ci sarà la possibilità per tutti di rientrare al lavoro”.

La procedura di cassa integrazione straordinaria per l’ex Ilva riguarderà un numero massimo di partenza, con un solo altoforno in marcia, di 4.050 lavoratori, di cui 3.500 a Taranto, 270 a Genova e 175 a Novi Ligure. Questo è quanto prevede l’accordo siglato. Il numero massimo di lavoratori coinvolti è ridotto rispetto alla richiesta iniziale di 5.200 lavoratori avanzata da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, di cui 4.400 a Taranto.

Le organizzazioni sindacali sottolineano che l’intesa “prevederà importanti novità e agevolazioni per i lavoratori coinvolti dalla cigs: riconoscimento di integrazione salariale pari al 70% della retribuzione globale annua lorda, oltre ai relativi ratei di tredicesima e premio di produzione. Previsto un welfare aziendale fino al 3% dello stipendio lordo proporzionale al raggiungimento dei 3 milioni di tonnellate della produzione. Riconoscimenti delle integrazioni retributive retroattivi a marzo 2024”.

Si aggiunge che dovrà essere assicurata “la massima rotazione tra lavoratori” e che “in base alla risalita produttiva (a partire da ottobre 2024 quando è previsto il riavvio dell’altoforno 1), i numeri dei lavoratori in cigs diminuiranno fino ad azzerarsi dal marzo 2026 con la marcia con tre altoforni”. Il periodo di validità della cigs, spiegano ancora i sindacati, “è di 12 mesi (a partire da marzo 2024), rinnovabile per altri 12 mesi dopo nuovo esame congiunto tra azienda e sindacati”. Nell’accordo si parla di “formazione” e della “possibilità di discutere dello smart working e di altre forme di flessibilità”. Riconosciuta, infine, la “validità dell’accordo del 6 settembre 2018 (in particolare la salvaguardia occupazionale per i lavoratori di Ilva in As)”.