Fine vita, in Puglia avvia l’iter per una legge regionale: sono 5 le richieste di suicidio assistito arrivate all’Asl

È iniziato in commissione Sanità del Consiglio regionale pugliese l’iter per una legge sul fine vita, tema sul quale maggioranza e opposizione restano divise. Al confronto si affianca la necessità di rafforzare l’assistenza domiciliare per i pazienti con malattie croniche e inguaribili, come Sla e Sma.

Il centrosinistra ha presentato un proprio disegno di legge, mentre due esponenti del centrodestra, Napoleone Cera e Marcello Lanotte, hanno depositato una proposta alternativa. Durante la discussione è emersa anche la situazione delle cure palliative: secondo quanto riferito dall’Asl Bari, sono cinque le richieste di suicidio assistito attualmente in fase di istruttoria, senza che siano ancora giunte al comitato etico del Policlinico.

Famiglie e associazioni hanno chiesto un potenziamento della rete assistenziale e la realizzazione di un centro specializzato al Policlinico di Bari, previsto da una delibera del 2023 ma non ancora operativo. L’obiettivo indicato in commissione è garantire una maggiore continuità delle cure e un adeguato sostegno anche ai caregiver.

Fine vita, la Puglia ci prova. Proposta di legge da Lega e Forza Italia: “Non possiamo più girarci dall’altra parte”

Si compone di 14 articoli e si basa, tra gli altri, sui principi di “rispetto della dignità della persona”, “libertà e consapevolezza delle decisioni”, “protezione delle persone in condizione di particolare fragilità e vulnerabilità”, la proposta di legge sul fine vita presentata dai consiglieri regionali pugliesi di centrodestra Napoleone Cera (Lega) e Marcello Lanotte (Forza Italia).

“È arrivato il momento in cui nessuno può più girarsi dall’altra parte su un tema che riguarda una parte maggioritaria della popolazione” dichiarano i due esponenti del centrodestra pugliese in una nota.

La proposta di legge, spiegano, “non pretende di stabilire nuovi diritti, né di modificare i presupposti previsti dall’ordinamento nazionale” ma “interviene sull’organizzazione del servizio sanitario regionale, affinché chi si trova ad affrontare una scelta così delicata sappia a chi rivolgersi, possa contare su professionisti competenti e trovi un percorso uniforme, trasparente e tempestivo in tutta la Puglia”.

Nel testo si specifica che, dopo la presentazione dell’istanza da parte del paziente all’azienda sanitaria di competenza, questa ha “tassativamente l’obbligo di rappresentare la necessità di avvalersi di cure palliative come opzione alternativa prioritari”.

Viene poi predisposta l’istituzione di una commissione multidisciplinare permanente per lo svolgimento delle valutazioni sanitarie demandate alle strutture pubbliche del Servizio sanitario, che comprenda un medico specialista in anestesia e rianimazione, un medico con specifica esperienza nelle cure palliative, un medico specialista in psichiatria, uno psicologo, un medico specialista in medicina legale, un infermiere con adeguata esperienza clinico-assistenziale.

Questa procederà quindi alla valutazione clinica del paziente, esaminando, tra gli altri elementi, la sua situazione clinica, la capacità di assumere decisioni libere e consapevoli, la verifica dell’assenza di indebiti condizionamenti.

Legge sul fine vita, la Puglia sulla scia della Toscana. PD: “Vogliamo concludere l’iter iniziato 2 anni fa”

“L’approvazione della legge sul fine vita da parte della Regione Toscana è un ulteriore stimolo a portare a conclusione l’iter legislativo avviato oltre 2 anni fa in Consiglio regionale su iniziativa del gruppo del Partito Democratico”.

Inizia così la nota del capogruppo del PD, Paolo Campo. “Ora come allora crediamo che la scelta di porre termine alla propria vita quando non è più definibile tale debba essere nella piena disponibilità di chi la compie e non vincolata o negata dai principi altrui”, si legge nella nota.

“Il nostro obiettivo è preservare la dignità di chi soffre così tanto da scegliere di morire e per sottrarre familiari e amici al calvario di un’assistenza inutile e un conforto senza speranza – conclude -. Abbiamo rispetto per le convinzioni etiche e religiose altrui e ciascuno ha il diritto di agire in base a quelle, purché non diventino un’imposizione a chi ne ha di diverse”.