Nave israeliana nel porto di Brindisi, tensione con manifestanti ProPal: croceristi mostrano dito medio

Attimi di tensione oggi al porto di Brindisi dove un gruppo di manifestanti pro Gaza stamattina ha protestato contro l’arrivo della nave da crociera israeliana Crown Iris.

Ad attendere la nave, con cori e striscioni, circa 30 persone.  Alcuni croceristi hanno risposto mostrando un dito medio e con il gesto del saluto romano. La presenza della Polizia ha evitato che la situazione degenerasse.

Bari, tensione in via Capruzzi. Manifestanti respinti si fermano davanti alla stazione: “Vogliamo bloccarla”

Alcune decine di manifestanti che questa mattina erano in corteo a Bari per sostenere Gaza e la Global Sumud Flotilla stanno cercando di entrare nella stazione centrale del capoluogo pugliese dall’ingresso posteriore e sono stati bloccati dalla polizia che presidia lo scalo in assetto antisommossa.

Dopo essere stati respinti si sono fermati davanti all’ingresso, bloccando una parte di via Capruzzi, l’arteria stradale che costeggia il retro della stazione. “Ci hanno bloccati – spiega la studentessa Antonella De Renzo – e non ci permettono di passare. Vogliamo bloccare la stazione e rimaniamo qui nel tentativo di riuscirci”.

Fra i manifestanti ci sono esponenti di Potere al popolo, Cambiare Rotta, Osa e Coordinamento cittadini per la Palestina. “Per il momento rimaniamo qui – prosegue De Renzo -. Ma siamo pacifici ed è quello che vogliamo spiegare. Il nostro obiettivo è solo bloccare la stazione”.

Processo ai membri di CasaPound a Bari, la difesa: “Provocati dai manifestanti”

Negli scontri avvenuti il 21settembre del 2018 a Bari, in occasione della visita in città dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, avrebbe avuto un ruolo “l’inefficienza delle forze dell’ordine”. Gli scontri stessi, poi, sarebbero stati provocati dagli stessi partecipanti alla manifestazione “Bari non si lega”, passati davanti alla sede di Casapound di viale Eritrea (nel quartiere Libertà) nonostante il percorso stabilito per il loro corteo fosse diverso.

È quanto sostenuto ieri, in Tribunale a Bari, dall’avvocato Antonio Mitolo, difensore di sei dei 17 imputati finiti a processo per riorganizzazione del partito fascista e lesioni personali. Gli imputati facevano tutti parte della sede (ora chiusa) di Casapound di Bari, il circolo Kraken, e a loro è contestata l’aggressione (definita dall’accusa “squadrista”) ai danni di alcuni manifestanti.

Tra le vittime dell’aggressione ci sono l’ex europarlamentare Eleonora Forenza e il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana, costituiti parti civili con Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari e Regione Puglia.

Per il difensore dei sei imputati, le forze dell’ordine non avrebbero garantito l’ordine pubblico perché, a pochi minuti dalla fine della manifestazione, avrebbero abbandonato i presìdi disposti lungo il tragitto del corteo. Inoltre, ha sostenuto sempre l’avvocato, i manifestanti avrebbero creato “allarme” nei frequentatori del circolo Kraken passando nelle vicinanze di viale Eritrea.

Per l’accusa, che ha chiesto 17 condanne da un anno e otto mesi a due anni di reclusione, gli imputati avrebbero aggredito i manifestanti colpendoli con calci, pugni e altre armi, tra cui cinture e sfollagente. Le discussioni delle difese proseguiranno nella prossima udienza del 30 ottobre, la sentenza è prevista per il 20 novembre.

Corteo pro Palestina a Bari, scontri tra polizia e manifestanti: tensione davanti al consolato israeliano

Scontri tra polizia e manifestanti pro Palestina durante la manifestazione che si è tenuta ieri sera a Bari. Centinaia di attivisti si sono dati appuntamento al molo San Nicola, sul lungomare, poco dopo le 19.

Alcuni poi si sono spostati in corteo e, dopo aver attraversato corso Cavour, hanno raggiunto la sede del consolato israeliano al grido di “Free Palestine”.

Sui social sono stati diffusi alcuni video degli scontri. Non si registrano feriti, anche se i manifestanti hanno parlato di “manganellate”.