Brindisi, estorsioni con metodo mafioso: arrestato il quarto uomo sfuggito al blitz. Era scappato sui tetti

È stato arrestato ieri sera a San Pietro Vernotico (Brindisi) il 45enne Alessandro Blasi, coinvolto nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce e sfuggito alla cattura durante il blitz della polizia del 17 marzo.

La misura cautelare era già stata eseguita nei confronti di altri tre indagati, tra cui Pietro Guadalupi, 35 anni, ex presidente del consiglio comunale di Brindisi.

Blasi era riuscito a evitare l’arresto fuggendo anche attraverso i tetti delle abitazioni vicine alla sua. Subito dopo la fuga sono scattate le ricerche da parte della squadra mobile, che per ore ha perlustrato campagne, ruderi abbandonati e zone periferiche tra le province di Brindisi e Lecce.

La caccia all’uomo si è conclusa nella serata di ieri. Secondo quanto emerso, il 45enne avrebbe deciso di costituirsi. Blasi è accusato, insieme agli altri indagati, di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Tentata estorsione con metodo mafioso, minacce a commerciante: due arrestati nel Foggiano. Uno ha 18 anni

Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il tribunale di Bari su richiesta della distrettuale antimafia è stata eseguita dai carabinieri di Manfredonia nel Foggiano a carico di un 34enne e un 18enne di Monte Sant’Angelo entrambi accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

Le indagini sono state avviate dai carabinieri di Monte Sant’Angelo in seguito alle dichiarazioni rese da un commerciante, a cui i due indagati si sarebbero rivolti nel tentativo di costringerlo a diminuire il volume di vendite così da eliminare forme di concorrenza a vantaggio di esercenti compiacenti – o, in alternativa, a partecipare direttamente – attraverso un contributo economico – al sostentamento di sodali appartenenti al clan Li Bergolis-Miucci, recentemente arrestati nell’ambito dell’operazione antimafia denominata ‘Mari e Monti’. Secondo la ricostruzione dei carabinieri le pretese sarebbero state reiterate dai due indagati, con le stesse modalità, anche nei confronti di un altro commerciante del luogo, a cui era stato richiesto di contribuire alle spese legali e al mantenimento di esponenti mafiosi detenuti.

Le attività compiute dai militari – viene spiegato in una nota – costituiscono il naturale prosieguo dell’azione di contrasto al fenomeno mafioso promossa dalla procura distrettuale di Bari e dalla procura nazionale antimafia nell’area garganica, che ha recentemente visto il coinvolgimento di carabinieri, polizia e guardia di Finanza nell’esecuzione di 39 misure cautelari e di sequestri patrimoniali per circa 10 milioni di euro. Operazione nel corso della quale i carabinieri hanno anche rinvenuto e sequestrato circa 450mila euro in contanti, occultati all’interno di un’abitazione riconducibile a uno degli indagati, ritenuti provento di attività illecite.