Aggredita brutalmente dal collega perde la causa, Domenica si schianta con l’auto: “È un’ossessione”

La storia che vi stiamo per raccontare è davvero sconcertante. Protagonista è Domenica, tre anni fa è iniziato il suo incubo con i primi messaggi minatori inviati da un suo collega, sorpreso a dormire sul posto di lavoro.

Una scena immortalata anche in alcuni scatti fotografici, arrivati poi ai dirigenti dell’azienda. Sin dai primi istanti Domenica è stata individuata come l’autrice di quelle foto da parte dell’uomo.

Dalle parole ai fatti, la donna è stata poi aggredita dopo un primo battibecco verbale dal suo collega in maniera violenta, come testimoniato anche da alcune foto, nei corridoi dell’ospedale Miulli di Acquaviva.

Il caso è finito in Tribunale, ma Domenica ha perso la causa, nonostante tutte le prove portate. Un qualcosa di insolito e che lascia diversi punti interrogativi in sospeso. Un qualcosa che ha segnato profondamente a livello psicologico, tanto che la stessa Domenica, dopo aver appreso l’esito della sentenza, si è schiantata con la sua auto mentre era alla guida e ora si trova in ospedale per un intervento chirurgico.

Auto elettrica, blitz “senza telecamera” nella concessionaria Stellantis: conviene davvero? (1)

L’auto elettrica conviene oppure no? Da settimane stiamo cercando una risposta a questa domanda, dopo aver incontrato diversi automobilisti che hanno optato per questa scelta.

I loro racconti ci hanno incuriosito e questa volta abbiamo deciso di fare sul serio. Vi mostriamo la prima parte del blitz di Quinto Potere nella concessionaria Stellantis di AutoClub.

Titoli di studio falsi, da truffa a ossessione. Tolte le offese dai social: Ricchiuti banna Antonio

Travolti dallo scandalo sui titoli di studio falsi, Savino Cianci e Lucia Catalano, hanno scelto quintopotere.it per dire la loro verità. Circa 800 persone finite in un giro di titoli senza alcun valore, vissuti a lungo con l’illusione di riuscire così a entrare per esempio nelle graduatorie per l’insegnamento nella scuola.

Un giro d’affari milionario partito da Reggio Calabria con l’operazione “Lucignolo” e sfociato a Trani in un’altra inchiesta, denominata “Zero titoli”. Un sistema partito dalla Calabria, firmato dalle sorelle Modaffari e dalla mamma Anna Maria.

Dopo la prima lunga testimonianza contenuta nel primo servizioaver parlato con Cianci del tribunale mediatico, ci siamo anche occupati del tribunale dei social con la dottoressa Catalano, focalizzando l’attenzione su un gruppo Facebook dove i due vengono attaccati quotidianamente, in particolare da Pietro Ricchiuti, una delle vittime della truffa.

Offese e insulti alla ricerca di una giustizia “privata” che si estendono anche all’intera famiglia dei due, coinvolgendo anche amici estranei e minori. Una vera e propria ossessione. Qualcosa sembra essere cambiato dopo la messa in onda del servizio, tanti messaggi sono stati rimossi dal gruppo, mentre Ricchiuti ha inviato una lettera di diffida alla nostra redazione per chiedere la cancellazione del video precedente.

Titoli di studio falsi, da truffa a ossessione. Catalano nel mirino: “Minacce e offese deliranti”

Travolti dallo scandalo sui titoli di studio falsi, Savino Cianci e Lucia Catalano, hanno scelto quintopotere.it per dire la loro verità. Circa 800 persone finite in un giro di titoli senza alcun valore, vissuti a lungo con l’illusione di riuscire così a entrare per esempio nelle graduatorie per l’insegnamento nella scuola.

Un giro d’affari milionario partito da Reggio Calabria con l’operazione “Lucignolo” e sfociato a Trani in un’altra inchiesta, denominata “Zero titoli”. Un sistema partito dalla Calabria, firmato dalle sorelle Modaffari e dalla mamma Anna Maria.

Dopo la prima lunga testimonianza contenuta nel primo servizio e aver iniziato a parlare con Cianci del tribunale mediatico, questa volta parliamo del tribunale dei social con la dottoressa Catalano.

Esiste un gruppo Facebook dove i due vengono attaccati quotidianamente in particolare da Pietro Ricchiuti, una delle vittime della truffa, in post approvati dall’amministratore Guido Santilli.

Offese e insulti alla ricerca di una giustizia “privata” che si estendono anche all’intera famiglia dei due, coinvolgendo anche amici estranei e minori. Una vera e propria ossessione che si estende anche a messaggi privati inviati su WhatsApp ma non solo. Nel video allegato tutti i dettagli.